Gay & Bisex
Cella 47
17.09.2026 |
3.223 |
4
"Il suono dello sperma che colpiva la ceramica, l’odore acre e salato che riempiva la cella… mi faceva venire i brividi..."
Eccomi qui. Mi chiamo Leo, ho venticinque anni e questa è la mia cella.
La cella 47.
Quando la pesante porta di metallo si è chiusa alle mie spalle con quel tonfo sordo che ti entra nelle ossa, ho capito che non c’era più via di fuga. Alto, orecchie a sventola, capelli castani pettinati di lato, labbra carnose e un naso importante su cui gli occhiali neri scivolano sempre un po’ troppo in basso. Occhi vispi, attenti, da nerd. Ero riuscito a truffare il sistema, a far entrare tanto denaro. Pensavo di essere più furbo di tutti. Invece eccomi qua, con la divisa grigia stropicciata tra le braccia e il cuore che batteva così forte da sentirlo nella gola.La cella odorava di sudore maschile, di cemento umido e di qualcosa di più antico, di chiuso, di rassegnazione. Tre uomini mi guardavano.Il più grosso si chiamava Marius. Romeno, imponente, rude. Petto e pancia larghi, ricoperti di peli scuri e tatuaggi che si perdevano sotto la cintura dei boxer. Un culo grosso, pesante, sorretto da due cosce pelose e potenti. Capelli biondo-castani arruffati, barba incolta, un orecchino all’orecchio destro. Accanto a lui c’era Bazooka: alto, magro, muscoloso quanto basta, pelle scura, peli neri, ventre piatto, gambe lunghe e definite. Occhi neri, taglienti, che sembravano trapassarti. E poi Er Bombo, romanaccio doc, pelato, barba nera e folta, sguardo cattivo, petto largo e peloso, pancia soda e dura. Tutti e tre in boxer. Nient’altro.Marius parlò per primo, con un accento pesante:«Tu nuovo. Come ti chiami?»«Leo…» risposi, e la voce mi uscì più sottile di quanto volevo.Bazooka sorrise di lato, mostrando i denti bianchi.«Leo… carino. Perché sei qui, nerd?»Gli raccontai della truffa, a voce bassa. Loro ascoltarono, annuendo. Poi toccò a loro. Marius aveva ucciso un uomo per gelosia. Bazooka era dentro per violenza sessuale aggravata. Er Bombo per traffico di armi. Parlavano come se fosse la cosa più normale del mondo. Io sentivo solo il sangue che mi ronzava nelle orecchie.«Brandina sotto Marius» ordinò Er Bombo, indicando il letto a castello. «E non fare casino.»Mi sdraiai. Sopra di me, il materasso scricchiolava sotto il peso di Marius. L’odore del suo corpo scendeva: sudore, pelle calda, qualcosa di animale. Avevo il cuore in gola.Il giorno dopo cominciò tutto.Il caldo era insopportabile. L’aria non circolava. Loro si mossero nudi. Prima solo per andare in bagno, poi per mangiare, poi per restare così. Non c’era pudore. I loro cazzi dondolavano pesanti mentre camminavano. Marius lo aveva cicciotto, lunghetto, con due palle grosse e pelose che si muovevano a ogni passo. Bazooka… beh, il nome non mentiva: grosso, lungo, venato, le palle pendenti e piene. Er Bombo tozzo, spesso, scuro, ricoperto di peli, con due palle enormi. Io, invece, avevo solo un cazzetto sottile e corto, due palline normali. Cercavo di coprirmi con le mani, con il lenzuolo, con qualsiasi cosa. Loro notavano. Ridevano piano.«Guarda quant’è rosso» mormorò Bazooka una mattina, mentre scendeva dal letto già duro.Iniziarono a masturbarsi. Ogni mattina. Scendevano con il cazzo eretto, andavano sul cesso a vista, e si toccavano guardandomi. Io facevo finta di dormire, ma spiavo. Li vedevo stringere, strofinare, i muscoli delle braccia che si tendevano. Quando sborravano gemevano ad alta voce, denshi, gutturali, e mi fissavano. Il suono dello sperma che colpiva la ceramica, l’odore acre e salato che riempiva la cella… mi faceva venire i brividi. Ero rosso come un peperone. Mi sentivo piccolo, esposto, ridicolo.Le docce erano peggio. Loro si lavavano lentamente, esibendosi, confrontandosi. «Il mio è più grosso del tuo oggi, Marius.» «Ma il mio sborra di più.» Ridevano. Io stavo in un angolo, cercando di nascondermi, ma l’acqua calda e il vapore non aiutavano. L’odore di sapone mescolato al loro sudore mi entrava nelle narici e non voleva più uscire.Poi, da un giorno all’altro, smisero di masturbarsi.I cazzi restavano duri. Sempre. Pisciavano nudi, camminavano nudi, scendevano dal letto già eretti. Marius spesso scendeva e il suo cazzo cicciotto mi sballonzolava davanti agli occhi, a pochi centimetri dal mio volto. Sentivo il calore che emanava. Bazooka si strofinava distrattamente la coscia contro il mio letto. Er Bombo mi guardava con quegli occhi cattivi e non diceva niente, ma il suo cazzo tozzo restava dritto per ore.La notte cominciarono i sogni.Sognavo cazzi. Duri. Grossi. Che sborravano. Sognavo di toccarli, di sentirne il peso caldo sulla lingua, di succhiarli fino a farli esplodere. Mi svegliavo confuso, sudato, con lo stomaco sottosopra e il mio piccolo cazzo dolorosamente teso sotto le mutande. Il desiderio mi bruciava. Avevo paura. Paura di loro, di me, di quanto avrei resistito.Una sera Marius si sporse dal letto di sopra. La sua voce era bassa, rauca:«Senti, Leo… ti vedo. Ti vedo mentre ci guardi. Ti piace, vero?»Il cuore mi esplose nel petto.Bazooka rise piano dal suo letto:«Dillo. Nessuno ti giudica qui dentro. Anzi…»Er Bombo si alzò e venne verso di me. Nudo, duro, l’odore del suo corpo che mi investiva come un muro.«Hai un cazzetto da ragazzino» disse con quel tono romanaccio. «Ma la bocca… quella sembra fatta bene. Vuoi provarla?»Io tremavo. L’aria era pesante di sudore, di pre-sborra, di tensione. Sentivo il desiderio salirmi dalla pancia alla gola. Avevo paura. Tanta paura. Ma il bisogno di toccare, di annusare, di assaggiare era più forte.«Io…» cominciai, e la voce mi si spezzò.Marius scese. Il suo cazzo cicciotto mi sfiorò la guancia. Caldo. Vivo. Profumato di maschio.«Dai, nerd» mormorò. «Facci vedere quanto sei bravo.»E in quel momento, con il cuore che batteva selvaggio e le mani che tremavano, capii che non sarei durato ancora a lungo.Non molto a lungo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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