Gay & Bisex
Ludus Carnis - 4. Quintus
12.09.2026 |
886 |
0
"Il corpo rispondeva alle mani di Marcus in un modo diverso da come rispondeva a Quintus..."
Non lo lasciarono riposare.Poco dopo che Marcus si era ritirato, due guardiani aprirono il cancello della cella. Caelan era ancora nudo, la sborra di Marcus che gli colava lenta tra le cosce, il corpo segnato e dolente. Lo trascinarono su per scale di pietra, lungo corridoi illuminati da lampade a olio, fino a una porta di legno pesante.
Quintus Valerius lo aspettava in piedi, già senza tunica. Solo un subligaculum di cuoio scuro che gli stringeva l’inguine. Il torace magro ma muscoloso, le braccia venose, lo sguardo freddo e appiccicoso.
«Ti hanno già usato,» disse, annusando l’aria. «Odori di cazzo e di paglia. Bene. Non perderò tempo a prepararti.»
Lo fece entrare e chiuse la porta. La stanza era più calda, con un letto basso di legno e pelli, una vasca di rame e una sedia. Quintus gli camminò intorno, gli toccò il culo ancora aperto, infilò due dita senza preavviso e le fece girare dentro, sentendo la sborra di Marcus.
«Ti ha riempito bene, il mio Marcus. Adesso ti riempio io.»
Lo spinse a quattro zampe sul letto. Si tolse il cuoio. Il cazzo gli spuntò fuori, lungo, non grosso come quello di Marcus ma duro e curvo, la testa già lucida. Si inginocchiò dietro Caelan e lo penetrò con un colpo solo, fino in fondo.
Caelan gridò. Il dolore era fresco, il canale ancora sensibile. Quintus non gli diede tregua: cominciò a scoparlo con ritmo secco e preciso, tenendolo per i fianchi, facendo sbattere il bacino contro le natiche bianche. Ogni spinta faceva uscire un po’ della sborra di Marcus, che gli colava lungo le palle.
«Stringi,» ordinò Quintus. «Voglio sentire quanto sei stretto dopo essere stato aperto.»
Caelan obbedì, a denti stretti. Il piacere cominciava a mescolarsi al dolore in modo sporco, indesiderato. Il cazzo gli pendeva pesante sotto il ventre, gocciolando sulla pelle. Quintus se ne accorse e rise.
«Guardati.. Ti piace. Il selvaggio del Nord che si bagna mentre un romano gli fotte il culo. Vergognati.»
Lo scopò più forte, più a fondo, finché Caelan non riuscì più a trattenere i gemiti. Quando Quintus venne, lo fece con un grugnito basso, spingendo fino a toccargli il fondo, riempiendolo di nuovo. Poi lo fece girare, gli mise il cazzo ancora semi-duro in bocca e gli fece pulire ogni goccia.
«Torna in cella. Domani ti voglio vedere combattere. Se deludi… ti faccio usare da tutti, uno dopo l’altro, fino a che non riesci più a camminare.»
Il sole batteva già forte quando li fecero uscire nel cortile. Caelan camminava con le gambe rigide, il culo dolorante e pieno della sborra di due uomini. Marcus lo stava aspettando, nudo a parte il subligaculum, un gladius di legno in mano.
«Hai passato la notte dal padrone,» disse senza sorridere. «Si vede. Odori di lui.»
Gli lanciò un altro gladius di legno. L’allenamento fu brutale. Marcus non gli diede respiro: colpi, prese, scontri di petto contro petto, sudore che mescolava i loro odori. Ogni volta che Caelan cadeva, Marcus lo teneva a terra qualche secondo di troppo, il ginocchio tra le cosce, il bacino premuto contro il suo culo.
«Alzati, nordico. Combatti. O ti riscopo qui davanti a tutti.»
Caelan si alzò. La rabbia gli dava forza. Colpì più duro. Per un attimo riuscì a far indietreggiare Marcus. Ma il veterano rise e lo scaraventò di nuovo a terra, questa volta a faccia in giù, e gli strinse i polsi dietro la schiena.
«Bravo,» mormorò contro il suo orecchio, il cazzo già duro che gli premeva contro la fessura attraverso il cuoio. «Mi piaci quando ti ribelli. Mi fai venire voglia di romperti.»
Gli altri guardavano. Qualcuno si stava già toccando. Caelan sentiva il piacere montare di nuovo, contro la sua volontà. Il corpo rispondeva alle mani di Marcus in un modo diverso da come rispondeva a Quintus. Più sporco. Più personale.
Quella sera Marcus fece allontanare gli altri.
In cella restaroni solo loro due. Marcus chiuse il cancello e si tolse il cuoio. Il cazzo gli si alzò lento, pesante, già gocciolante.
«Stasera sei mio. Solo mio.»
Lo spinse sulla paglia e se lo prese da dietro, senza fretta questa volta. Colpi lunghi, profondi, che facevano gemere Caelan contro il braccio. Marcus gli parlava mentre lo fotteva:
«Ti ha scopato il padrone. Ti ha riempito. Ma sei tornato qui. E adesso stringi intorno al mio cazzo come se non volessi che uscissi mai.»
Caelan odiava le parole. Odiava di più il fatto che fossero vere. Il piacere saliva, diverso, più caldo, più pericoloso. Quando Marcus gli afferrò il cazzo e lo pompò al ritmo delle spinte, Caelan venne con un grido soffocato, a scatti lunghi, mentre Marcus continuava a scoparlo attraverso l’orgasmo.
Marcus venne poco dopo, spingendo fino in fondo e restando lì, dentro di lui, respirando pesante contro la sua schiena.
«Domani combatti di nuovo,» mormorò. «E se vinci… ti tengo ancora. Se perdi… ti do in prestito.»
Caelan restò immobile sotto di lui, il corpo tremante, il culo pieno, il cuore che batteva troppo forte. La rabbia c’era ancora. L’umiliazione pure. Ma sotto, più in basso, qualcosa di nuovo aveva messo radici: un bisogno confuso di quelle mani, di quella voce, di essere preso proprio da lui.
E questo lo spaventava più di qualsiasi catena.
rapina sessuale schiavitù legionario prisone romano sesso anale stimolazione anale allenamento marziale cella
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Ludus Carnis - 4. Quintus :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
