Gay & Bisex
Canyon boys 13
13.10.2026 |
761 |
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"Lo portarono sull’orlo e lo tennero lì, dilettandosi con la sua disperazione, finché Bryan non venne con un urlo soffocato, il corpo che si contraeva, il seme che entrambi raccolsero con la..."
La sera scese lenta sul ranch.Jake portò la cena nel fienile su un vassoio di legno: stufato ancora caldo, pane, un po’ di formaggio e una bottiglia d’acqua. Aveva detto ai genitori di Bryan che il ragazzo era uscito per affari e sarebbe tornato tardi. Nessuno aveva fatto domande.
Bryan mangiò seduto sulla coperta, nudo, mentre Jake stava accanto a lui in silenzio. Quando ebbero finito, Jake prese il secchio d’acqua tiepida che aveva preparato, un sapone neutro e un panno pulito. Con gesti lenti e precisi iniziò a lavarlo. Passò il panno sul petto, sulle spalle ancora segnate dai morsi, sul ventre, poi più in basso, con una delicatezza che faceva quasi male. Bryan chiuse gli occhi e si lasciò fare. Jake gli lavò anche tra le cosce e il sedere ancora sensibile, senza nessuna intenzione sessuale, solo cura. Poi lo asciugò con un asciugamano di cotone, tamponando ogni goccia.
Si stesero uno accanto all’altro. Jake parlava a bassa voce della giornata: di un cavallo che aveva zoppicato, di una staccionata da riparare, di quanto suo padre avesse apprezzato l’aiuto. Ogni tanto gli accarezzava i capelli o gli posava una mano calda sul petto. Bryan ascoltava, la testa appoggiata alla spalla di Jake, e per la prima volta da giorni si sentì davvero al sicuro.
Poi, in lontananza, si sentì il rombo familiare del pickup di Tony.
Nessuno dei due si mosse. Pochi minuti dopo la porta del fienile si aprì. Tony entrò, si tolse il cappello e si sedette vicino a loro senza dire niente. L’aria si caricò subito. Bryan lo sentì. La tensione tra Jake e Tony era quasi fisica.
Bryan si mise a sedere. Guardò prima uno, poi l’altro.
«Allora», cominciò, la voce ferma nonostante il cuore che gli batteva. «Voi due. Finitela. Questa è la situazione attuale. Io vivo qua. Non me ne vado. E nemmeno voi dovete andarvene. Se mi volete bene davvero, se tenete a me, mettete da parte gelosie e discussioni. Non siete dei bambini. Io posso essere di uno come dell’altro. Non devo scegliere. E non voglio che voi due vi fate del male per colpa mia.»
Fece una pausa. Respirò.
«Jake, tu già vivi qua, lavori qua. Tony… se non vuoi continuare a fare su e giù dal paese, creiamo qualcosa qui che ti tenga legato. Allarghiamo i giri turistici. Offriamo pranzi tipici con vista sul Canyon. Possiamo pure trasformare questo fienile in una piccola struttura ricettiva, con poche camere. Roba semplice, autentica. Così non devi spostarti tanto. E stiamo tutti insieme.»
Jake e Tony si guardarono. Per un lungo momento non dissero niente. Poi Jake annuì, lento. Tony lo imitò.
«Va bene», disse Tony con voce roca. «Proviamoci.»
«Sì», confermò Jake. «Ma a una condizione. Niente più marce indietro. Se lo facciamo, lo facciamo sul serio.»
Bryan sorrise, sollevato. «Allora accendiamo un fuoco fuori. E buttiamo giù delle idee.»
Uscirono. Jake preparò un piccolo fuoco nel braciere del cortile. Si sedettero intorno, le facce illuminate dalle fiamme. Parlarono a lungo. Di quanti turisti potevano gestire in più. Di dove mettere i tavoli per i pranzi. Di come isolare una parte del fienile per farne due o tre camere rustiche. Jake proponeva soluzioni pratiche. Tony aggiungeva dettagli sui percorsi e sui gruppi. Bryan ascoltava, interveniva, e per la prima volta li vedeva collaborare invece di misurarsi. L’entusiasmo gli scaldava il petto più del fuoco.
A tarda sera, quando le idee iniziavano a prendere forma su un pezzo di carta sporco di cenere, Bryan si stiracchiò e disse, con un sorriso stanco ma chiaro:
«Sto meglio. E… ho voglia...»
Jake e Tony si guardarono. Sorrisero entrambi, lo stesso sorriso lento e affamato. Spensero il fuoco con qualche mestolo d’acqua e tornarono nel fienile.
Bryan non aspettò. Si inginocchiò tra i due, nudi dalla vita in giù, e con le mani sicure prese i loro cazzi. Li prese entrambi, uno per mano, e iniziò a leccarli, alternandoli, poi li avvicinò e cercò di prenderli insieme tra le labbra. Non ci riusciva del tutto, ma ci provava con dedizione, la lingua che scorreva da uno all’altro, la saliva che li bagnava entrambi.
Jake e Tony guardavano in basso, ansimanti. Poi i loro sguardi si alzarono e si incontrarono. Tony allungò una mano e pinzò un capezzolo di Jake tra il pollice e l’indice, stringendolo. Jake emise un suono basso, sorpreso e piacevole. Si avvicinò e lo baciò.
Fu un bacio lento all’inizio, poi più profondo, più umido. Le lingue si mescolarono mentre Bryan, da sotto, li guardava con gli occhi spalancati e intensificava il lavoro della bocca. Succhiava più forte, più a fondo, una mano su ciascun cazzo, il ritmo che diventava disordinato e affamato. Vedere i due uomini baciarsi sopra di lui lo eccitava in un modo che non sapeva spiegare.
Jake gemette contro la bocca di Tony. Tony gli morse il labbro inferiore. Bryan accelerò ancora, le guance scavate, gli occhi umidi per lo sforzo. Li fece venire quasi insieme: prima Jake, con un suono rotto, poi Tony, un attimo dopo, entrambi che si svuotavano nella sua bocca e sul suo mento mentre continuavano a baciarsi.
Bryan inghiottì quello che poteva, il respiro corto, il viso sporco. I due uomini si staccarono dal bacio e lo guardarono dall’alto, ansimanti, gli occhi scuri di piacere e di qualcosa di nuovo.
Poi si chinarono entrambi.
Due bocche sul cazzo di Bryan. Jake lo prese in gola mentre Tony gli leccava le palle, poi si scambiarono, le lingue che si sfioravano ogni volta che passavano da un lato all’altro. Si baciavano intorno alla sua asta, succhiavano insieme la testa, si disputavano ogni centimetro con una fame condivisa. Bryan si aggrappò ai loro capelli, la testa riversa all’indietro, i gemiti che non riusciva più a trattenere.
«Cazzo… così… non fermatevi…»
Non si fermarono. Lo portarono sull’orlo e lo tennero lì, dilettandosi con la sua disperazione, finché Bryan non venne con un urlo soffocato, il corpo che si contraeva, il seme che entrambi raccolsero con la lingua e si passarono in un bacio lento e sporco sopra la sua erezione ancora pulsante.
Quando finalmente si staccarono, Bryan era un disastro sudato e sazio, disteso sulla coperta, gli occhi semichiusi. Jake e Tony si stesero ai suoi lati, ciascuno con una mano sul suo petto, le dita che ogni tanto si sfioravano.
Fuori, la notte del deserto era silenziosa.
Dentro il fienile, per la prima volta, la tensione si era trasformata in qualcosa che assomigliava a una tregua.
E forse, a qualcosa di più.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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