Gay & Bisex
Il viaggio di Mikol
14.09.2026 |
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"Mikol accelerò, prendendolo più a fondo, quasi fino in gola, respirando dal naso..."
È UN RACCONTO DI FANTASIAIl viaggio di Mikol – Capitolo 1: La prima sera
Il resort era immerso nella savana, con il caldo umido dell’Africa che si appiccicava alla pelle come una seconda pelle. Mikol, diciannove anni, biondo platino, occhi azzurri da cerbiatto e labbra rosa lucide, camminava a piedi nudi sulla sabbia calda della spiaggia privata. Il costume rosa chiaro gli stringeva il culetto sodo, evidenziando le curve morbide e le movenze quasi femminili che gli venivano naturali. Ogni passo faceva oscillare i fianchi con una grazia che attirava sguardi.Fin dal primo giorno aveva notato gli occhi del personale. Uomini di colore alti e muscolosi, pelle scura lucida di sudore, braccia potenti e sorrisi larghi che si posavano su di lui con una fame silenziosa. Mikol lo sentiva. Gli piaceva. Quella terra, gli odori di terra rossa, di legna bruciata, di spezie e di corpi caldi sotto il sole, lo eccitavano in un modo nuovo. C’era qualcosa di primitivo, di antico. Aveva sentito parlare della leggenda della statuina bianca dai capelli d’oro, simbolo di fertilità. Si chiedeva, mentre si sistemava i capelli biondi dietro l’orecchio, se anche loro lo vedessero così: un piccolo idolo venuto da lontano.Quella sera, allo spettacolo di animazione, era arrivato tardi. I genitori erano già seduti davanti. Lui si era infilato in fondo, lontano dalle luci. Un ragazzo dell’animazione, alto, pelle scura, sorriso bianco e voce profonda, si era avvicinato.«Sei nuovo, vero? Ti chiami Mikol, giusto? Ti ho visto in piscina oggi.»
Mikol arrossí ma non si era tirato indietro. Avevano chiacchierato a bassa voce mentre i tamburi e i canti riempivano l’aria. Il ragazzo si chiamava Kwunat, ventisei anni, corpo atletico, odore di sapone, di sudore leggero e di qualcosa di speziato. Quando lo spettacolo finì, Kwunat gli sussurrò:«Vuoi bere qualcosa e fare una passeggiata in spiaggia? L’aria è più fresca laggiù.» Mikol accettò senza esitare. Il cuore gli batteva forte.La spiaggia era quasi deserta. Solo il rumore delle onde lente e il canto lontano di qualche insetto. L’aria odorava di sale, di alghe e di terra calda. Camminavano vicini. Kwunat parlava poco, ma il suo braccio sfiorava ogni tanto quello di Mikol. Poi si fermarono dietro un gruppo di palme.«Sei molto bello», mormorò Kwunat, guardandolo dall’alto. «Qui non arrivano ragazzi come te.» Mikol alzò lo sguardo, le labbra già leggermente socchiuse. Sentiva il calore tra le gambe, il costume rosa che cominciava a stringere. Kwunat gli accarezzò il viso con la mano grande e calda, poi scese lentamente sulla nuca. Mikol si avvicinò, annusando la pelle scura: odore di sole, di muschio e di desiderio.Si baciaro. La bocca di Kwunat era calda, le labbra carnose. Mikol si lasciò andare, le mani sulle spalle larghe. Il bacio diventò più profondo, più urgente. Kwunat lo spinse delicatamente contro il tronco di una palma. Mikol sentiva il legname ruvido sulla schiena e il corpo caldo e solido che lo premava.Le mani di Kwunat scesero sul culetto sodo, lo strinsero forte attraverso il tessuto rosa. Mikol gemette piano.«Ti piace, vero?» chiese Kwunat con voce roca. Mikol annuì, già in ginocchio sulla sabbia ancora tiepida. Tirò giù i pantaloni corti di Kwunat. Il cazzo era grosso, scuro, già duro, con la pelle tesa e una vena che pulsava. L’odore era forte, maschile, misto a sapone e a qualcosa di selvatico che faceva girare la testa a Mikol.
«Lo so come si fa…», sussurrò Mikol, prima di aprirlo le labbra rosa e prendere il glande in bocca.Il sapore era intenso, salato, caldo. Mikol chiuse gli occhi e cominciò a succhiare lentamente, usando la lingua per leccare sotto il glande, poi scendendo più in profondità. Sentiva le mani grandi di Kwunat tra i suoi capelli biondi, che lo guidavano senza forzarlo troppo. Il suono umido della sua bocca si mescolava al fruscio delle onde. Mikol si eccitava sempre di più: il calore della sabbia sotto le ginocchia, l’odore della pelle scura, il peso di quel cazzo che gli riempiva la bocca.Suceva con gusto, facendo scorrere le labbra su e giù, saliva che colava un po’ sul mento. Kwunat gemette basso, le anche che iniziavano a muoversi. Mikol accelerò, prendendolo più a fondo, quasi fino in gola, respirando dal naso. Gli piaceva sentirsi usato così, piccolo e biondo contro quel corpo scuro e potente.Quando Kwunat gli avvertì che stava per venire, Mikol non si ritrasse. Continuò a succhiare, più forte, più avido. Il primo getto caldo gli riempì la bocca, denso e amaro-dolce. Mikol lo ingoiò tutto, deglutendo con avidità, leccando gli ultimi schizzi che gli colavano sulle labbra rosa. Restò in ginocchio qualche secondo, ansimando, le guance arrossate, gli occhi lucidi.Kwunat lo aiutò ad alzarsi e lo baciò ancora, assaporando se stesso sulla bocca di Mikol.
«Sei incredibile», mormorò.
Mikol sorrise, ancora eccitato, il costume rosa teso sul davanti. Il cuore gli batteva forte. L’Africa, quegli uomini, quell’odore di terra e di corpi caldi… voleva di più.Si sistemarono in fretta e tornarono verso il resort, camminando vicini ma non troppo. Mikol sentiva ancora il sapore di Kwunat in bocca e il brivido tra le gambe.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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