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Gay & Bisex

Il viaggio di Mikol 8


di MASQUARATE
14.09.2026    |    495    |    0 9.7
"» Mikol gemette, gli occhi chiusi, le unghie che affondavano nelle spalle di Jabari..."
È UN RACCONTO DI FANTASIA

Il viaggio di Mikol – Capitolo 8: Le parole e il ritorno
Mikol uscì dall’acqua della piscina ancora con la testa piena. Si asciugò, si sistemò i capelli biondi e andò a cercare i genitori, che stavano leggendo all’ombra di un ombrellone.Si sedette accanto a loro, le gambe ancora un po’ molli, e cominciò a parlare con naturalezza.«Sapete… in questi giorni ho parlato con alcune persone del resort. Il direttore mi ha fatto una proposta. Mi offrirebbe un lavoro qui: animazione, assistenza agli ospiti… camera mia, stipendio, tutto. Mi piacerebbe tanto restare. Questa terra… mi sento diverso qui. Più vivo.»La mamma lo guardò con sorpresa, poi sorrise. Il papà alzò un sopracciglio ma non sembrò contrario.«Se è una cosa seria e regolare», disse il padre, «e se firmi il contratto prima della nostra partenza, non siamo contrari. Hai diciannove anni, sei grande abbastanza. Ma vogliamo vedere tutto nero su bianco.»Mikol annuì, il cuore che batteva forte. Aveva il via libera dei genitori. Ora doveva solo decidere.Prima di accettare, però, voleva una cosa sola: tornare al villaggio e parlare direttamente con lo stregone.Chiese a Jabari. Jabari sorrise e organizzò tutto in poco tempo. Nel tardo pomeriggio partirono di nuovo con la jeep. Il villaggio li accolse in silenzio. Lo stregone li stava già aspettando sotto lo stesso albero.Niko si inginocchiò di fronte a lui, a torso nudo, solo la mutandina rosa addosso. Gli parlò con rispetto, raccontandogli della proposta del direttore e del fatto che i genitori erano d’accordo se avesse firmato.Lo stregone lo ascoltò in silenzio, poi posò le mani grandi sulle spalle di Mikol. Parlò in lingua antica, poi Jabari tradusse:«Dice che tu sei il dono che aspettavano. Se resti, i rituali continueranno. Due volte a settimana… o di più, se la terra lo chiederà.»Lo stregone lo fece alzare, lo girò lentamente e gli accarezzò il culetto con un gesto quasi sacro. Poi gli fece capire, con gesti chiari, che voleva “benedirlo” di nuovo prima che tornasse. Mikol accettò. Fu usato lì, sotto l’albero, prima dalla bocca e poi dal dietro, mentre Jabari guardava. Lo stregone venne dentro di lui con un gemito basso e gutturale, lasciandolo pieno e tremante. Solo dopo lo lasciò andare, con un ultimo tocco sulla testa bionda.

Tornarono al resort al tramonto. Mikol era ancora eccitato e confuso. Si era appena sistemato in camera quando sentì bussare piano. Aprì. Era Jabari.«Il direttore vuole una risposta presto», disse Jabari entrando e chiudendo la porta. «Ma prima… lascia che ti convinca io.»Non ci furono molte parole. Jabari lo spinse contro il muro, gli abbassò i pantaloncini e si inginocchiò per leccarlo avidamente. Poi lo fece salire sul letto. Mikol gli donò di nuovo il culetto. Jabari era più intenso del solito, più possessivo. Lo scopò lentamente all’inizio, poi con colpi di reni sempre più forti e profondi, sussurrandogli all’orecchio quanto sarebbe stato bello tenerlo lì, usarlo, condividerlo con lo stregone e con gli altri.«Resta…», ansimava mentre lo penetrava fino in fondo. «Resta e sarai nostro.» Mikol gemette, gli occhi chiusi, le unghie che affondavano nelle spalle di Jabari. Quando Jabari venne dentro di lui, caldo e abbondante, Mikol si sentì di nuovo pieno e strano… e sempre più legato a quella terra.Dopo, mentre erano ancora nudi e sudati, Jabari gli accarezzò i capelli biondi.«Domani puoi firmare. Se vuoi.»Mikol restò in silenzio a lungo, il seme di Jabari che gli colava lentamente lungo la coscia, il corpo ancora sensibile, e il cuore che batteva per una decisione che stava diventando sempre più chiara.
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