Gay & Bisex
Marco and Alvin 32
10.09.2026 |
345 |
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"Dentro la casa, per la prima volta, una data precisa segnava l’inizio di qualcosa che non era più solo un progetto..."
Eddy si rivelò davvero utile.Si alzava presto, preparava il caffè, andava a prendere i materiali che mancavano, parlava con gli operai quando serviva, teneva i conti delle piccole spese. Era attento senza essere invadente, disponibile senza chiedere niente in cambio. Marco si ritrovò con più tempo libero e meno peso sulle spalle. Alvin, quando era presente, osservava tutto in silenzio e ogni tanto faceva un cenno di approvazione.
Gli avevano dato una stanza in soffitta, grande e confortevole, con bagnetto privato e una finestra che dava sul giardino sul retro. Eddy la usava soprattutto per lavarsi e per cambiare i vestiti. Dormire lì capitava di rado. La maggior parte delle notti finiva nel letto matrimoniale con loro due. A volte c’era sesso — lento, diretto, con Alvin che decideva i tempi e i ruoli. Altre volte non succedeva niente. Si accoccolavano in tre, corpi caldi intrecciati, Eddy che stringeva Marco da dietro mentre Alvin gli teneva una mano sul petto. Coccole lunghe, respiri sincronizzati, il silenzio della casa intorno. Era diventata una routine quieta e naturale.
L’estate avanzava. Le tre camere per gli ospiti erano pronte, il salone sistemato, il giardino curato. Il nome della struttura non l’avevano ancora scelto, ma il passaparola discreto aveva già iniziato a circolare tra certe chat private e alcuni siti molto chiusi.
Arrivò il giorno di scegliere il primo ospite esterno.
Seduti al tavolo di cucina, con i telefoni e un taccuino aperto, guardarono la lista. Oltre a Luca — il trentaduenne di Milano, educato, chiaro nelle intenzioni — c’erano altre due richieste.
La prima era di un certo Davide, quarant’anni, imprenditore di Bologna. Messaggio lungo, toni rispettosi, diceva di aver sentito parlare del posto da una conoscenza comune e di cercare «qualche giorno di totale discrezione e disponibilità». Aveva mandato foto: corpo curato, sguardo sicuro.
La seconda veniva da due ragazzi insieme, Andrea e Samuele, entrambi sulla soglia dei trent’anni, di Roma. Chiedevano di venire in coppia, di poter «condividere» e di sapere fin da subito se il padrone di casa (Alvin) avrebbe assistito o diretto. Il tono era diretto ma non volgare.
Eddy, seduto con loro, ascoltava senza intervenire. Ogni tanto riempiva le tazze di caffè.
Alvin lesse i tre profili ad alta voce, poi posò il telefono e guardò Marco.
«Uno solo per la prima volta. Niente coppie, niente situazioni troppo complesse. Dobbiamo vedere come reagisci tu, come reagisce la casa, come reagisco io.»
Marco annuì. Sentiva il solito brivido misto di eccitazione e tensione.
«Luca è il più chiaro», disse. «Ha scritto esattamente cosa vuole e ha accettato che tu sia presente e che decida tu. Davide sembra a posto, ma è più… formale. I due di Roma li terrei per dopo.»
Alvin restò in silenzio qualche secondo. Poi fece un cenno.
«Luca, allora. Un weekend. Arrivo venerdì sera, partenza domenica pomeriggio. Camera quella di mezzo. Regole le stesse di sempre: io dirigo, tu esegui, lui chiede. Eddy resta in casa, ma non partecipa a meno che io non lo decida.»
Eddy alzò lo sguardo e annuì, sereno. «Va bene. Io resto nello sfondo.»
Marco sentì il cuore accelerare. Guardò Alvin, poi Eddy, poi di nuovo Alvin.
«Gli scriviamo adesso?»
Alvin prese il telefono, digitò un messaggio breve e preciso, e lo inviò. Dopo pochi minuti arrivò la risposta di Luca:
«Perfetto. Confermo. Arrivo venerdì alle 19. Grazie.»
Alvin posò il telefono sul tavolo. Guardò Marco e gli passò una mano sulla nuca, le dita calde.
«Allora è deciso. Tra sei giorni arriva il primo.»
Marco deglutì, già mezzo duro solo a pensarci. Eddy sorrise di lato e si alzò per preparare altra caffè.
Fuori i limoni erano pieni di frutti quasi maturi.
Dentro la casa, per la prima volta, una data precisa segnava l’inizio di qualcosa che non era più solo un progetto.
Era reale.
E tutti e tre, in modi diversi, lo sentivano.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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