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Gay & Bisex

Carico proibito 4


di MASQUARATE
16.10.2026    |    1.926    |    5 9.9
"Solo aggrappandosi più forte, spingendo i fianchi incontro a ogni colpo, prendendo tutto quello che lo zio gli dava..."

Le mani si muovevano insieme, lente all’inizio, poi sempre più sicure.
Mauro stringeva il cazzo di Paolo con più forza, sentendo le vene sotto la pelle calda, il glande che si gonfiava e si ritirava tra le sue dita. Ogni tanto il pollice gli sfiorava l’apertura, spalmando il liquido che usciva sempre più abbondante. Paolo respirava pesante contro il suo collo, la barba ruvida che gli graffiava la pelle.
La mano dello zio sul cazzo di Mauro era più grezza, più sicura. Le dita grosse lo pompavano con un ritmo regolare, stringendo alla base e poi salendo fino alla cima, dove il prepuzio si tirava indietro. Mauro gemette di nuovo, più forte questa volta. I fianchi gli si mossero da soli, spingendo nel pugno di Paolo.
«Così…», mormorò lo zio. La voce era bassa, roca, quasi un ringhio. «Spingi pure. Non ti trattenere.»
Mauro obbedì. I fianchi cominciarono a muoversi di più. Il suo cazzo scivolava avanti e indietro nella mano calda e callosa di Paolo. Allo stesso tempo non smetteva di pompare quello dello zio, più grosso, più pesante, che gli riempiva completamente il pugno.
Paolo avvicinò ancora di più il corpo. Il petto peloso premeva contro quello di Mauro. I peli scuri e unti di sudore gli si appiccicavano alla pelle. Il cazzo di Paolo, ancora stretto nella mano del nipote, sfiorava ora la coscia interna di Mauro, lasciando una scia calda e umida.
Poi lo zio fece qualcosa di nuovo. Lasciò il cazzo di Mauro e scese più in basso. Le dita grosse gli accarezzarono le palle, le sollevarono, le strinsero appena. Poi scivolarono ancora più indietro, tra le natiche. Un dito medio, spesso e caldo, trovò l’ingresso e lo premette piano, senza entrare. Solo pressione.
Mauro sussultò. Un brivido gli corse lungo la schiena. La mano sul cazzo di Paolo si fermò un attimo, poi riprese più forte.
«Ti piace», disse Paolo. Non era una domanda. «Lo sento. Sei tutto teso.»
Mauro non riuscì a rispondere con parole. Solo un gemito rotto, mentre i fianchi gli si spingevano indietro, cercando più contatto con quel dito.
Paolo sorrise contro il suo orecchio. La barba gli graffiò di nuovo la guancia.
«Allora apri un po’ le gambe.»
Mauro obbedì. Le cosce si allontanarono. Paolo spinse il dito un poco più avanti. Solo la punta. Lenta. Attenta. Mauro sentì l’ingresso cedere, il calore, la pressione. Un altro gemito gli uscì dalla gola, più lungo.
Allo stesso tempo la mano libera di Paolo tornò sul cazzo del nipote e riprese a pompare, più veloce. Mauro non reggeva più il ritmo lento. Pompava il cazzo dello zio con urgenza, la mano ormai scivolosa di liquido.
I corpi erano completamente intrecciati. Pelle contro pelle, respiro contro respiro. La cuccetta scricchiolava leggermente sotto di loro.
Paolo spinse il dito un altro centimetro. Mauro aprì la bocca in un sospiro muto. Gli occhi erano socchiusi, le labbra socchiuse.
«Dimmi se vuoi di più», sussurrò lo zio. La voce era ormai quasi un ringhio. «O se vuoi solo questo.»
Mauro girò la testa. Gli occhi castani, lucidi, incontrarono quelli scuri di Paolo. Il respiro gli usciva a tratti.
«Di più…», riuscì a dire. La voce era rotta. «Voglio di più.»
Paolo non aspettò oltre.
Il dito medio, spesso e caldo, spinse più a fondo. Lento, ma deciso. Mauro sentì l’ingresso cedere, il calore intenso, la pressione che si faceva più forte. Un gemito lungo e rotto gli uscì dalla gola. Le unghie gli si conficcarono nella spalla pelosa dello zio.
«Respira», mormorò Paolo contro il suo orecchio. La barba gli graffiava la guancia. «Rilassati.»
Mauro obbedì come poté. Il respiro gli usciva a tratti. Il dito di Paolo andò più in profondità, fino a sparire quasi completamente. Poi cominciò a muoversi. Lento. Fuori. Dentro. Fuori. Dentro. Ogni spinta faceva contrarre i muscoli di Mauro intorno a quel dito spesso.
Allo stesso tempo la mano libera di Paolo non lasciò il cazzo del nipote. Continuava a pomparlo, più veloce ora, il pollice che sfregava sul glande già scivoloso. Mauro non reggeva più. I fianchi si muovevano da soli, spingendo avanti nel pugno dello zio e indietro contro il dito.
«Cazzo…», gemette Mauro. La voce era quasi irriconoscibile. «Paolo…»
Lo zio rispose con un suono basso, gutturale. Ritirò il dito. Mauro emise un lamento di protesta, ma solo per un secondo. Paolo si alzò appena sulla cuccetta, si mise in ginocchio tra le gambe del nipote e gli aprì ulteriormente le cosce. Il suo cazzo, grosso e scuro, pulsava pesante, una lunga scia di liquido che gli pendeva dal glande.
Si chinò. Sputò sulla mano. Si bagnò le dita. Poi ne infilò due.
Mauro gettò la testa all’indietro. Un gemito più forte gli riempì la cabina. Le due dita erano più spesse, più invadenti. Paolo le mosse con pazienza, aprendolo, stirandolo, cercando quel punto dentro di lui che faceva tremare le cosce.
Lo trovò.
Mauro sussultò violentemente. Un grido soffocato gli uscì dalle labbra. I fianchi gli si sollevarono dalla cuccetta.
«Ecco», disse Paolo, la voce roca di eccitazione. «Lì.»
Continuò a stimolarlo. Le dita entravano e uscivano, piegate, precise. Con l’altra mano teneva fermo il cazzo di Mauro, ma non lo pompava più. Lo lasciava solo pulsare, rosso e gocciolante, mentre lo apriva.
Mauro era un disastro. Sudava. Gemiti corti e disperati gli uscivano a ogni movimento delle dita. Le mani cercavano qualcosa a cui aggrapparsi e trovarono i peli del petto di Paolo, li strinsero.
«Per favore…», riuscì a dire. Gli occhi erano lucidi, le labbra socchiuse. «Mettilo… mettilo dentro.»
Paolo si fermò. Le dita restarono sepolte fino alle nocche. Guardò Mauro dall’alto, il respiro pesante, il cazzo che gli batteva contro la coscia interna del nipote.
«Sei sicuro?»
Mauro annuì più volte, quasi disperato.
«Sì. Ti prego.»
Paolo ritirò le dita. Si chinò, prese il proprio cazzo in mano e lo strofinò contro l’ingresso di Mauro, spalmando il liquido che gli usciva abbondante. Poi spinse.
La testa entrò.
Mauro aprì la bocca in un sospiro muto. Gli occhi si chiusero. Il dolore e il piacere si mescolarono in un’ondata che gli fece tremare tutto il corpo. Paolo aspettò. Immobile. Solo il glande dentro, caldo, pulsante.
Poi, lentamente, spinse ancora.
Centimetro dopo centimetro. Il cazzo grosso e spesso apriva Mauro, lo riempiva, lo stirava. Quando fu dentro fino in fondo, Paolo si fermò di nuovo. Il pube peloso premeva contro le natiche del nipote. Il respiro di entrambi era pesante, quasi ansimante.
Paolo abbassò la testa. La barba gli sfiorò il collo di Mauro.
«Tutto dentro», mormorò. La voce era un ringhio basso. «Ce l’hai tutto.»
Mauro non riusciva a rispondere. Solo respirava a tratti, le unghie ancora conficcate nei peli del petto dello zio. Si sentiva pieno come non aveva mai immaginato. Ogni battito del cuore di Paolo gli arrivava dentro.
Poi Paolo cominciò a muoversi.
Lento. Profondo. Fuori quasi del tutto, poi di nuovo dentro fino in fondo. La cuccetta scricchiolava. Il suono umido dei corpi che si scontravano riempiva la cabina. Mauro gemette a ogni spinta, sempre più forte, sempre più aperto.
Paolo aumentò il ritmo. Le mani grosse gli tennero le cosce aperte. I colpi divennero più secchi, più profondi. Il petto peloso sfregava contro quello di Mauro. Il sudore li univa.
«Cazzo, come sei stretto…», ansimò Paolo. «Da quanto tempo volevi questo?»
Mauro non rispose con parole. Solo aggrappandosi più forte, spingendo i fianchi incontro a ogni colpo, prendendo tutto quello che lo zio gli dava.
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