Gay & Bisex
Marco and Alvin 19
10.09.2026 |
495 |
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"Ogni tanto i loro sguardi si incontravano e restavano agganciati un secondo più del necessario..."
Si svegliarono tardi.La luce che filtrava dalle tende era già chiara, quasi bianca. Marco aprì gli occhi e per un momento non capì dove fosse. Poi sentì il peso del braccio di Alvin sul suo petto e l’odore familiare della sua pelle, e tutto tornò a posto. Il corpo gli doleva in modo diffuso e dolce: le cosce, la schiena, soprattutto il sedere, ancora sensibile e leggermemente aperto. Ogni piccolo movimento gli ricordava la notte prima.
Alvin era già sveglio. Lo guardava in silenzio, i capelli biondo cenere scompigliati, gli occhi ancora un po’ gonfi di sonno.
«Hey», mormorò.
Marco sorrise, la voce roca. «Hey.»
Restarono ancora qualche minuto abbracciati, senza fretta. Alvin gli accarezzava i capelli con dita lente, ogni tanto gli lasciava un bacio sulla fronte o sulla spalla. Poi, con un sospiro, si alzò.
«Vado a fare il caffè. Tu resta pure a letto.»
Marco lo guardò vestirsi in modo disordinato — solo pantaloni della tuta e una felpa aperta — e uscire. Il suono dei suoi passi scendere le scale gli diede una strana sensazione di normalità.
Si alzò piano. Ogni passo gli ricordava quanto fosse stato usato. Si guardò allo specchio del bagno: occhiaie leggere, labbra un po’ gonfie, un paio di segni rossi sul collo e sui fianchi. Si lavò il viso con acqua fredda, si passò i denti e si infilò una maglietta larga di Alvin che gli arrivava a metà coscia. Poi scese.
In cucina c’erano già odore di caffè e di pane tostato. Alvin gli porse una tazza senza dire niente. Si sedettero uno di fronte all’altro al tavolo piccolo. Fuori nevicava di nuovo, fiocchi lenti contro il vetro. Dentro regnava un silenzio comodo, spezzato solo dal ticchettio delle posate e dal sorso di caffè.
A un certo punto il telefono di Marco vibrò sul tavolo.
Poi di nuovo.
E di nuovo.
Alvin alzò un sopracciglio. Marco sbloccò lo schermo.
C’erano diversi messaggi.
Il primo era da un numero sconosciuto, uno dei ragazzoni della confraternita della sera prima:
«Ciao troietta. Ieri sei stato bravo. Se vuoi tornare a farci visita, sai dove trovarci. Il compleanno è stato memorabile grazie a te.»
Subito sotto, un altro:
«Il biondo chiede di te. Dice che gli sei piaciuto. Se passi, gli fai un favore.»
Poi un messaggio di Eddy, inviato solo mezz’ora prima:
«Ho saputo che ieri vi siete divertiti. Tutto ok? Alvin non ti ha mangiato vivo dopo?»
E infine, quasi in fondo, un messaggio più lungo da un altro numero:
«Sono Matt, quello del compleanno. Grazie per ieri. Se un giorno vuoi ripetere — anche solo tu e un paio di noi — fammi sapere. Sei stato perfetto.»
Marco lesse tutto in silenzio. Le guance gli si scaldarono. Alzò gli occhi verso Alvin e gli porse il telefono senza dire niente.
Alvin lesse con calma. Il volto restò impassibile, ma un angolo della bocca si piegò appena. Alla fine posò il telefono e bevve un sorso di caffè.
«Ti stanno già richiamando», commentò con tono neutro. «Ti sei fatto una bella reputazione in una sola notte.»
Marco abbassò lo sguardo sulla tazza. «Non so cosa rispondere.»
Alvin restò in silenzio un momento. Poi allungò una mano oltre il tavolo e gli toccò le dita.
«Non rispondere subito. Se un giorno vorremo tornare, lo decidiamo insieme. Come tutto il resto. Per ora… mangia. E resta qui con me.»
Marco strinse quelle dita. Annuì.
«Va bene.»
Finirono la colazione in un silenzio più leggero. Ogni tanto i loro sguardi si incontravano e restavano agganciati un secondo più del necessario. Fuori la neve continuava a cadere. Dentro, tra il calore del caffè e la maglietta di Alvin che gli odorava addosso, Marco sentì che — nonostante i messaggi, nonostante il corpo ancora segnato, nonostante tutto — era esattamente dove voleva essere.
Alvin si alzò per versarsi un altro caffè. Nel passare gli accarezzò la nuca con le dita, un gesto piccolo e possessivo.
«Oggi non usciamo», disse. «Restiamo a casa. Solo noi.»
Marco sorrise, piccolo e stanco, e rispose soltanto:
«Sì.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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