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Gay & Bisex

Marco and Alvin 35


di MASQUARATE
10.09.2026    |    955    |    1 9.0
"Continuò con più passione, prendendo i due cazzi a turno, a volte insieme, mentre sopra di lui i due uomini si baciavano senza nascondersi..."
La domenica sera l’aria era ancora calda, piena del profumo dei limoni e della terra.
Eddy aveva passato il pomeriggio al computer. In poche ore aveva messo su le basi di tutto: un sito discreto, elegante, senza foto esplicite, solo immagini della casa, del giardino, della vista sull’Etna e del golfo. Pagine private su due social selezionati, pubblicità mirata a un pubblico molto ristretto, filtri di contatto. Controllava già le email in arrivo, ordinava le richieste, rispondeva con toni misurati. Ogni tanto alzava gli occhi verso Marco e Alvin e sorriva di quel sorriso lento che ormai faceva parte della casa.
«Stanno arrivando», disse a un certo punto. «Non tante, ma di qualità. Sciara Nera sta iniziando a esistere davvero.»
Quando il sole cominciò a scendere, decisero di non cenare dentro.
Portarono fuori una tovaglia grande e chiara, la stesero sotto il limone più vecchio del giardino. Lanterne a energia solare e candele basse tutto intorno. Cibo semplice: pane, formaggio, fichi, un po’ di prosciutto, vino bianco fresco. Si spogliarono senza dire niente e si sedettero nudi sulla tovaglia, la pelle ancora calda del giorno, le ombre delle foglie che si muovevano sui loro corpi.
Per un pezzo mangiarono e bevvero in silenzio. Poi, quasi naturalmente, cominciarono a parlare.
Marco fu il primo.
«Quando sono tornato qui dopo la nonna… pensavo di sentirmi solo. Invece adesso, con voi, con questa casa che sta diventando qualcosa di nostro… mi sento a posto. Come se il posto mi riconoscesse. Come se io riconoscessi lui.»
Alvin, seduto con le gambe piegate, gli passò una mano sulla coscia nuda.
«Io pensavo di restare solo il tempo della laurea e di andarmene. Invece ogni volta che guardo te e questa collina… non voglio più scegliere altro. Anche quando ti guardo prendere altri. Specialmente allora. Perché so che alla fine torni qui. Con me.»
Eddy restò in silenzio qualche secondo, le dita che giocavano con un filo d’erba. Poi alzò lo sguardo.
«Io sono arrivato per caso. O forse no. So solo che quando sono con voi due non ho fretta di essere altrove. Mi sento… a casa. Non solo nella casa. Con voi. E questo posto aiuta. Ha un peso buono. Come se tenesse insieme le cose.»
Si guardarono. Non c’era imbarazzo. Solo una quieta, profonda consapevolezza.
Il sesso arrivò senza fretta.
Alvin attirò Marco contro di sé e lo baciò piano, mentre Eddy gli si metteva dietro e gli accarezzava la schiena, i fianchi, il sedere. Si stesero tutti e tre sulla tovaglia, tra le candele e le lanterne. Le mani esploravano senza urgenza. Le bocche si cercavano. A un certo punto Marco scese e prese in bocca prima Alvin, poi Eddy, alternandoli con un ritmo lento e affettuoso, quasi devoto. Li teneva entrambi duri, la lingua calda, le labbra strette.
Fu allora che Alvin e Eddy si guardarono.
Si chinarono uno verso l’altro e si baciarono.
Non fu un bacio di circostanza. Fu pieno, con la lingua, lento e profondo. Marco, inginocchiato tra di loro, li guardò un attimo dal basso mentre continuava a succhiare, e sentì un calore nuovo e strano al petto. Continuò con più passione, prendendo i due cazzi a turno, a volte insieme, mentre sopra di lui i due uomini si baciavano senza nascondersi.
Il bacio tra Alvin e Eddy durò a lungo. Quando si staccarono, restarono fronte contro fronte, il respiro corto. Poi Alvin guardò Marco e gli fece cenno di salire.
Marco si sistemò a cavalcioni su Alvin e si lasciò scendere lentamente sul suo cazzo. Eddy si mise dietro di lui, lo preparò con cura e, quando Alvin annuì, entrò anche lui. I tre rimasero uniti sotto il limone, muovendosi con un ritmo rilassato e passionale, fatto di spinte profonde e di mani che si cercavano. Non c’era fretta di venire. C’era solo il piacere di restare connessi, pelle contro pelle, respiro contro respiro.
Vennero quasi insieme, con gemiti bassi che si persero tra le foglie. Poi restarono distesi uno sull’altro, sudati, nudi, le candele che tremolavano intorno.
Eddy accarezzò i capelli di Marco e, con la voce ancora roca, disse:
«Vi voglio bene. A tutti e due.»
Alvin non rispose subito. Gli passò una mano sulla schiena scura e, dopo un attimo, annuì.
«Anche noi.»
Marco, stretto tra i due corpi, chiuse gli occhi e sorrise.
Fuori il buio era ormai completo.
Le lanterne illuminavano appena i tre corpi intrecciati sotto il limone.
Dentro Sciara Nera, per quella notte, non c’era più nessuna distanza.
Solo loro tre.
E il posto che, finalmente, li stava tenendo insieme.
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