Gay & Bisex
Marco and Alvin 26
10.09.2026 |
492 |
6
"Ma sotto le domande c’era qualcos’altro: la possibilità concreta che Marco potesse restare in Sicilia..."
Dopo l’ultima notte con i cinque rugbisti, la vita riprese un ritmo strano e familiare allo stesso tempo.Marco e Alvin continuarono a scopare quasi ogni giorno: al mattino ancora mezzo addormentati, sotto la doccia, la sera sul letto disfatto. A volte Eddy entrava in camera senza bussare e si univa a loro, e quelle notti erano più selvagge, più rumorose. Altre volte Alvin portava Marco fuori — una festa, una stanza presa per poche ore, due o tre volti nuovi — e lo guardava mentre veniva preso, per poi reclamarsi alla fine con una possessività che non era mai diminuita.
I giorni passavano. Febbraio, marzo. La neve lasciò spazio a una pioggia fredda e costante. Marco studiava, Alvin giocava e andava a lezione. La fame di Marco non era sparita, ma ormai aveva un confine chiaro: passava sempre dalle mani di Alvin.
Poi arrivò la telefonata.
Era un pomeriggio di fine marzo, pochi giorni prima delle vacanze di Pasqua. Marco era in camera a ripassare quando il telefono vibrò con un numero italiano. Rispose. Dall’altra parte c’era la voce di una cugina che non sentiva da anni, rotta e precisa.
La nonna stava male. Molto male. I medici avevano detto che restavano pochi giorni, forse ore. Era cosciente a intermittenza. Aveva chiesto di lui.
Marco restò in silenzio per diversi secondi, il cuore che gli batteva in gola. Ringraziò, disse che avrebbe richiamato, e chiuse la chiamata. Quando Alvin rientrò un’ora dopo, lo trovò seduto sul bordo del letto, lo sguardo fisso sul pavimento.
«Cos’è successo?»
Marco glielo disse con voce piatta. La nonna. La fine. E poi, quasi come un dettaglio secondario, aggiunse:
«Ha lasciato la casa a me. Quella grande sulla collina. Nel testamento c’è scritto che spera che il nipote torni “dalle terre lontane”. Parole sue.»
Alvin si sedette accanto a lui. Non lo toccò subito. Lasciò passare il silenzio.
Nelle ore successive parlarono a lungo.
Marco diceva che non sapeva se riusciva a tornare, che quella casa era piena di ricordi dell’estate precedente, di loro due, di tutto quello che era iniziato lì. Alvin ascoltava e ogni tanto poneva domande pratiche: quanto tempo, i documenti, lo studio, i soldi. Ma sotto le domande c’era qualcos’altro: la possibilità concreta che Marco potesse restare in Sicilia.
«Ho venti giorni di pausa dal college», disse alla fine Alvin. «Posso venire. Almeno per i funerali e per capire. Non ti lascio andare da solo.»
Marco lo guardò. «E dopo? Se decidessi di restare?»
Alvin non rispose subito. Gli prese una mano e la strinse.
«Allora lo decidiamo insieme. Come tutto il resto. Ma prima andiamo. Tua nonna ti ha aspettato abbastanza.»
La decisione arrivò la sera stessa, dopo altre due ore di discorsi, silenzi e qualche lacrima che Marco non riuscì a trattenere. Avrebbero preso il primo volo utile. Alvin avrebbe usato i suoi venti giorni di vacanza. Il resto — la casa, il futuro, cosa sarebbe successo alla loro vita in America — lo avrebbero affrontato una volta lì.
Quella notte non scoparono.
Si limitarono a restare abbracciati, nudi sotto le coperte, con Marco che ogni tanto nascondeva il viso contro il collo di Alvin e Alvin che gli accarezzava i capelli in silenzio.
Due giorni dopo, con due valigie e un silenzio carico di troppe cose non dette, lasciarono la confraternita.
Eddy li accompagnò fino alla macchina. Abbracciò Marco più a lungo del solito e, quando strinse la mano ad Alvin, gli disse solo: «Riportalo intero.»
Alvin annuì.
Mentre l’auto si allontanava sotto la pioggia di fine marzo, Marco guardò per un’ultima volta la casa di mattoni scuri. Poi voltò la testa verso il finestrino e, senza dirlo ad alta voce, pensò alla collina in Sicilia, ai limoni, alla stanza con i due lettini che una volta avevano unito.
Stavano tornando al punto in cui tutto era cominciato.
Ma non erano più gli stessi.
E nessuno dei due sapeva ancora se quella casa enorme, lasciata con la speranza di un ritorno, sarebbe diventata un nuovo inizio o la fine di qualcosa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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