Il commesso viaggiatore
La maggior parte dei lettori è troppo giovane per aver conosciuto questi poveracci, che giravano sfiancati per paesi e città a vendere qualche spazzola o qualche calza di finta seta, assillando le persone che di quella roba non avevano nessun bisogno, ma che alla fine cedevano pur di toglierseli dai piedi.
Personalmente, ricordo i venditori di enciclopedie… Ok, lasciamo stare: non voglio ricordare quel giovanotto che col suo sorriso riuscì a vendermi non so quante Enciclopedie e Storie Universali, indebitandomi per almeno cinque anni. Non voglio ricordarlo, ma ce l’ho ancora stampato nella mente: era un figo della madonna!
Ma veniamo a noi.
È successo un paio di mesi fa. Eravamo già in autunno, un pomeriggio di quelli in cui la luce del sole è piena dei colori, quasi trasudati dalle foglie purpuree degli alberi e dai petali sbiaditi degli ultimi fiori.
Stavo leggendo non ricordo cosa, quando mi riscosse il trillo implacabile del campanello. Non quello di strada, ma quello dell’appartamento, il che significava che qualcuno aveva lasciato il portone aperto e il disturbatore era salito su indisturbato.
Andai ad aprire, pensando che fosse qualche amico, e invece mi trovai davanti un giovane sconosciuto che, dopo aver dato un’occhiata veloce alla targhetta sul campanello:
“Il signor Andrea?”, fece.
Immagino che adesso vi aspetterete una descrizione entusiastica del tipo che avevo davanti, considerando anche che ci troviamo in un racconto erotico, in realtà era un tipo abbastanza insignificante: sui venticinque/trenta anni, un metro e settanta all’incirca, lineamenti regolari, ma alquanto anonimi. Nel complesso, di quelle persone che se le incontri per strada, gli dai a malapena un’occhiata di striscio e passi via.
“Il signor Andrea?”, fece, dunque.
“Sì, - risposi – e lei chi è?”
“Mi chiamo Roberto… Roby. - rispose, tendendomi la mano – Sono un rappresentante di commercio.”
“Un rappresentante di commercio? – dissi, stringendogli la mano, che contrariamente alle aspettative era forte e nervosa – Veramente, io non ho nessuna attività commerciale.”
Lui arrossì un po’, dandosi un po’ di colore sulle guance.
“La mia azienda preferisce rivolgersi direttamente ai propri acquirenti.”
“Cioè, vendere porta a porta. Non immaginavo che fosse ancora in auge.”, commentai.
Rimase in silenzio, passandosi la valigetta da una mano all’altra con aria impacciata. Mi fece pena, lo ammetto: non doveva passarsela bene.
“Beh, si accomodi, - dissi, facendomi da parte – almeno si riposa un po’: quattro piani di scale a piedi sono duri.”
A quelle parole, Roby si illuminò tutto, il che, devo ammetterlo, gli accese un certo fascino. Lo feci accomodare in soggiorno.
“Posso offrirle qualcosa da bere? – chiesi, ma qualcosa nel suo sguardo mi fece cambiare idea – O preferisce un panino?”
“Troppo gentile, ma…”
Ebbi la sensazione che deglutisse a vuoto.
“Vada per il panino.”, decisi, allora.
Lo feci accomodare al tavolo in cucina e gli preparai un ricco panino con prosciutto e formaggio, sul quale si avventò non appena glielo porsi assieme a una birra.
“Mi scusi, - fece dopo i primi bocconi – ma…”
“Non ha avuto tempo di fermarsi a pranzo da qualche parte.”, conclusi per lui.
Finito il pranzo:
“Allora, quali sono gli articoli in cui commercia?”, gli chiesi.
Si guardò attorno alla ricerca della valigetta, che aveva lasciato in soggiorno. Andò a prenderla, la poggiò sul tavolo.
“Abbigliamento intimo.”, disse aprendola e tirandone fuori un fascicoletto alquanto malconcio, che mi porse.
Era una serie di foto, non proprio eccezionali, di slip di vari modelli e colori.
“Intimo maschile.”, notai.
“Sì”, fece lui con un certo imbarazzo.
“Mi perdoni, Roby, ma non ci vedo niente di eccezionale: su internet c’è di meglio e presentata anche meglio.”
“Abbiamo anche prodotti per una clientela più esigente.”, fece lui, alquanto abbattuto, e mi porse un altro fascicoletto in cui erano fotografati modelli abbastanza comuni di sospensori, perizomi e cose del genere.
Guardai le foto con simulata attenzione, poi, restituendoglielo:
“Le ripeto quanto già detto, Roby, non vedo niente di particolare. Dovreste almeno fare un catalogo con dei modelli che indossano i vari capi, in modo da dare un’idea della loro vestibilità.”
“Quanto a questo, posso fare di meglio.”, disse lui e, sorridendo, si slacciò i pantaloni e se li sfilò, restandomi davanti in mutande e maglietta.
Rimasi letteralmente senza fiato, non tanto per la sua sfrontatezza, quanto per il cambiamento che si verificò davanti ai miei occhi: quello che all’inizio mi era apparso un tipo alquanto insignificante, mostrava un fisichetto aggraziato con tutte le sue cose al posto giusto.
“Quello che indosso è uno slip tradizionale - disse – e, come può vedere, ha una buona vestibilità…”
E su questo niente da dire, considerando che la maglina aderiva alle sue forme, sostenendogli il bozzolo sul davanti e avvolgendogli sul retro le natiche come una seconda pelle.
“Davvero un ottima vestibilità…”, mormorai, sentendomi la gola secca.
“E può verificare anche la qualità del tessuto, un cotone particolare, che assorbe il sudore senza rilasciare odori molesti. Senta la qualità del tessuto. – disse, avvicinandosi – tocchi pure, non si preoccupi.”
Allungai la mano e sfiorai il tessuto sul fianco: aveva davvero la consistenza della seta. Come fu, come non fu, spianai la mano e gli lisciai la natica, manifestando apertamente la mia meraviglia… se per la levigatezza del tessuto o la soda rotondità della natica, non saprei dirlo.
“E anche davanti, - continuò – può notare come sostiene gli intimi alla perfezione, senza cedere al peso o alla voluminosità.”
Stavolta non esitai a passargli una mano sotto le palle e insistentemente sul bozzolo, senza che lui accennasse al minimo segno di protesta, anzi quasi compiaciuto dal mio interesse.
“Tenga presente che li indosso da stamattina e ho camminato parecchio: sente qualche odore sgradevole?”
“No, è vero.”, feci snasando ostentatamente come un cane e accostandomi fin quasi a sfiorargli il pacco con il naso.
Nessun cattivo odore, se non un gradevole, quanto caldo, aroma di bagnoschiuma e ammorbidente.
“Straordinario”, esclamai stolidamente, ancora una volta senza sapere neppure io a cosa alludessi.
“E… - mormorai senza allontanare la mano dalle sue belle forme – la svestibilità? è agevole?”
Ma che cazzo di domanda era quella? A mia giustificazione, posso dire che a questo punto non capivo più niente.
“Cosa intende?”, fece lui spaesato, ma forse stava solo giocando con me.
“È… è altrettanto comodo manipolarli?”
“I bordi elastici sono aderenti, ma facilmente… Provi.”, e mi prese la mano, poggiandosela sul fianco, appena al di sotto della natica.
Dopo un attimo di esitazione, spinsi le dita sotto il bordo elastico, che si sollevò senza opporre resistenza, lasciando che la mia mano scivolasse al di sotto, avvolgendogli la vellutata curvatura della chiappa e spingendomi fino allo spacco del culo, oltre il quale non osai andare.
“Vede? – fece Roby – È un indumento che avvolge perfettamente, ma non crea nessun impaccio ad eventuali… come dire... esplorazioni.”
Lo guardai in faccia, mentre proseguivo la voluttuosa esplorazione del suo culo, e lo vidi perfettamente calmo, professionale nella sua esposizione.
“Anche… anche davanti?”, mormorai.
“Certo, ma provi, vedrà quanto è facile.”
Mi rendo conto, adesso, a mente fredda, che il nostro era un dialogo pieno di allusioni e doppi sensi, ma allora non avevo la mente fredda e ogni sillaba mi veniva suggerita dalla mia libidine ormai scatenata. Credo, però, che lui avesse capito molto bene chi aveva davanti e mi stava guidando con sapiente astuzia dove voleva lui.
Senza frapporre indugio, seguii il suo invito e sfilatagli la mano dalla natica, gliela
poggiai sulla coscia, scivolai con le dita sotto il bordo elastico e gliele avvolsi attorno alle palle, caldissime e avvolte di setosa peluria.
“Incredibile…”, sospirai.
La risposta del suo cazzo fu immediata: schizzò turgido, arrestandosi solo in prossimità dell’elastico della cintura. A quel punto, mi restava da testare solo un’ultima cosa e non aspettai certo il suo invito: afferrai la sua mazza bollente e la estrassi di lato assieme ai coglioni.
“Vede quanto è facile?”, sorrise lui.
“È facile sì…”, concordai.
“Sente cattivo odore?”
“Sento un buonissimo odore di cazzo!”, sospirai, dandogli una inopinata leccata alla cappella già sgusciata e sbavata di sugo denso e appiccicaticcio.
“Ah, - sospirò Roby, chiudendo gli occhi e gettando indietro la testa – Finalmente…”
Quasi avessi ricevuto il suo assenso, mi ingollai quasi la metà di quel meraviglioso cazzo, non grosso, ma bello dritto e sostanzioso, e iniziai il mio lavoro. Appena le gambe iniziarono a tremargli, si appoggiò col sedere al bordo del tavolo, al che mi gli inginocchiai davanti e proseguii a slurparlo con evidente maggior goduria di entrambi.
Mi sarebbe piaciuto pensare che fosse il suo primo pompino, ma per quanto non fosse un Adone, credo che il suo cazzo avesse visitato parecchie altre bocche prima della mia. E allora, come rendergli memorabile questo momento? Cos’è che manda i maschietti fuori di testa? Ingoiare il loro latte, naturalmente. Così, continuai alacremente, finché il suo tremore divenne incontrollabile e lui balbettò:
“Vengo…”, con voce malferma, cercando nel contempo di allontanarmi dal suo grembo.
Ma io non mollai: più lui sguaiolava e fremeva, più io lo tenevo saldamente per i fianchi e continuavo a suggere il suo pennellone. Alla fine, si arrese, mi afferrò la testa e me lo piantò ancora più a fondo, poi con un grugnito animalesco, dal fondo della gola, lasciò che le palle gli esplodessero, riempiendomi la bocca di sugo denso e cremoso. Lo ingoiai a piccoli sorsi, mentre il cazzo gli si smollava e lui riprendeva piano piano il controllo.
“Wow!”, fece alla fine, sfilandomi il cazzo dalla bocca.
“Te lo fai succhiare da tutti i tuoi clienti?”, chiesi, tanto per dire, mentre mi rialzavo e mi mettevo a sedere.
“Na… - ghignò lui, rimettendosi a posto – solo con quelli che mi ispirano.”
“E io ti ispiravo?”
Scoppiò a ridere.
“Ti ho letto la voglia negli occhi, fin da quando mi hai aperto la porta.”
“Sono così trasparente?”
“Certi froci lo sono… Oh, scusa, non volevo offenderti.”
“Non preoccuparti: mi piace chiamare le cose con il loro nome. Tu però non sei frocio.”, osservai.
Roby fece spallucce e fu in quel momento che mi apparve anche bello.
“Sono un normalissimo, squallidissimo etero… - rispose - Però mi piace sborrare e non mi faccio problemi di sorta.”
“Meno male, questo mi tranquillizza.”
“Ti tranquillizza?”
“Beh, mi toglie la sensazione di averti fatto in qualche modo violenza.”
Mi fissò con aria divertita.
“Ascolta, -disse – non c’è problema: te lo avrei messo anche nel culo, se me lo avessi fatto capire.”
“Buono a sapersi. Me veniamo agli affari.”
“Senti, - fece lui, con tono adesso professionale – non sei obbligato a comprarmi niente. Quello che è successo…”
“No, no, mi piacciono davvero i tuoi capi. Mostrami il campionario, dai.”
Così, scelsi una decina di capi tra slip, tanga, sospensori e quando tirai fuori il portafoglio:
“No, il pagamento è alla consegna. – disse lui – diciamo fra un paio di settimane.”
“Tramite corriere?”
“Aspetta… - fece lui, tirando fuori lo smart e controllando l’agenda – Venerdì prossimo devo venire a ***, è a ventina di chilometri, se vuoi mi allungo a farti la consegna.”
“Non potrei chiedere di meglio…”, ghignai, leccandomi le labbra.
“Preparati, allora. E prepara anche questo.”, disse, dandomi una vigorosa palpata alle chiappe.
Morale della favola? Ho un cassetto del comò pieno di biancheria intima, di cui ormai non so cosa fare… anche perché è in continuo accrescimento.
Mi sa che metterò un annuncio su qualche sito, diciamo hard: “Vendo… anzi no, regalo, intimo maschile nuovo, mai indossato, taglia XL. Senza secondi fini. Scrivere a…”
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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