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Gay & Bisex

QUANDO IL SESSO TI PRENDE...


di RedTales
27.04.2026    |    2.242    |    4 9.8
"Infatti ogni tanto pensava che le scopate fatte alla cantinetta erano nulla in confronto..."
Purtroppo in questi ultimi mesi sono oberato da impegni e non trovo proprio il tempo di sistemare qualche racconto preso dal mio diario. Però, guardando dei vecchi file, ho trovato questo raccontino che, ad una rapida letta, mi sembra completo. Non è un esperienza vissuta ma una pura invenzione di fantasia. Lo ho scritto nel 2007 ma credo sia ancora attuale e pubblicabile. Alla fine avevo lasciato alcuni appunti per completarlo ipotizzando una piacevole sorpresa ma, per ora, lo lascio così. Almeno, dopo tanto tempo, pubblico di nuovo qualcosa.


Primi anni duemila. Luca, diciannove anni, ultimo anno di superiori.
All’ingresso della scuola di quella calda giornata di maggio i due bulletti gli si avvicinarono e Nicholas fu categorico: “alle dieci in bagno.”
“Dai…”
“Alle dieci!”
“Va bene.”
Luca sapeva che doveva esserci.
“Si lavora anche oggi?” gli chiese ironicamente Matteo che aveva sentito.
“Geloso? Hai voglia anche tu?” replicò sorridendo mentre la campanella ricordò loro che dovevano andare in classe.
Passò le prime due ore svogliatamente e, alle dieci in punto, al cambio del prof, si fiondò ai servizi.
Nicholas e bruno erano già lì. Fumavano.
Senza dire una parola, il primo gli indicò con un gesto del capo di seguirlo nell’ultimo box e, appena ci entrò si aprì i pantaloni e, abbassando gli slip, tirò fuori l’uccello e, reclinata la tavoletta, si sedette. L’altro rimase vicino alla porta socchiusa a fare da palo.
Luca si accovacciò davanti a lui e, dopo aver appoggiato le mani sulle sue gambe, si infilò quel “affare” floscio in bocca. In pochissimo lo sentì indurirsi e quindi si diede da fare con rapidi movimenti della testa per una manciata di minuti finché non sentì i ripetuti e caldi fiotti riempirgli la gola.. Andò avanti, inghiottendo tutto, finché Nicholas non lo fermò.
Si alzò mettendosi in un angolo mentre Bruno si accomodò. Questa volta, eccitato da quanto aveva visto, il pene dell’altro svettava già duro verso il soffitto. Altri minuti di intenso lavoro e una seconda schizzata si riversò in gola.
“E brava la puttanella.”
“Sì, proprio brava, come sempre” sottolineò l’altro.
“Ti è piaciuto?”
“Sì.”
“Magari domani, quando usciamo, andiamo alla cantinetta. Una pompa è bella ma una scopata è meglio.”
“Sì, hai ragione” confermò Bruno.
“Se vi va” fu la laconica risposta di Luca.

La cantinetta era una stanza, facilmente raggiungibile scavalcando una finestra, di un edificio abbandonato. Non gli piaceva proprio ma era solito andarci.
Erano diversi i ragazzi della scuola che lo portavano lì per farselo e Luca li seguiva sempre. Infatti, da quasi un anno aveva scoperto quanto gli piacesse il cazzo e, pur di averlo, era diventato una specie di puttanella. All’inizio era stata un’esperienza occasionale ma poi la voce si era sparsa e, dopo i primi momenti di sbandamento e preoccupazione, si era calato nella parte. Quasi sempre con soddisfazione.

A quel punto i due uscirono dal bagno mentre lui si diede dello stupido perché aveva dimenticato le mentine e, per togliere quel sapore di sperma, si sciacquò più volte la bocca prima di rientrare in classe.
Il resto della giornata trascorse normalmente, con tanto di interrogazione proprio all’ultima ora. All’uscita non lo cercò nessuno e quindi ritornò a casa.
Arraffò qualcosa dal frigo da mettere sotto i denti e si mise subito a fare degli esercizi per la scuola perché sapeva che aveva tempo fino alle cinque. Poi doveva andare da Carlo.
Alle quattro e mezza si fiondò in bagno per una veloce doccia ed un’attenta pulizia intima. Si passò anche il rasoio elettrico per togliere qualche sparuto pelo di quella barba che ancora non voleva proprio iniziare a crescere e preparò lo zaino. Ci mise anche due paia di slip puliti.
Lasciò un biglietto sul tavolo della cucina per sua madre: “forse dormo da Alberto. Adesso non lo so. Forse torno per cena” e uscì.
Dopo una mezz’ora l’autobus lo fece scendere vicino alla casa di Carlo e, poco dopo, suonò.
Come spesso capitava, non c’era. Non era ancora tornato dal lavoro. Lo aspettò seduto sui gradini vedendolo arrivare alcuni minuti dopo.
L’uomo parcheggiò ed insieme entrarono.

Carlo era il suo amore. Era da ottobre che si era innamorato di lui ma ci aveva messo tre mesi a farsi notare. Un altro mese per cominciare ad incontrarlo e poi, preso tutto il coraggio che aveva, a dichiararsi, trovando immediatamente una calda risposta ed un immediato coinvolgimento.
Finirono a letto lo stesso giorno e, da allora non smisero più.
Carlo era un farmacista, molto più grande di lui. La prima volta lo aveva visto mentre acquistava dei preservativi e quegli occhi neri, la folta barba e quel modo gentile gli fece fare un sobbalzo. Per Luca fu amore a prima vista. Carlo ci mise di più a notarlo ma, alla fine, ricambiò l’interesse.

Già in ascensore si scambiarono un lungo bacio e, una volta a casa, ci misero poco a ritrovarsi nudi sul lettone. Era da domenica che non si vedevano ed entrambi furono presi da una pazza voglia di sesso che durò fino a sera.

Ormai erano quasi tre mesi che si frequentavano o, come diceva Luca: “ottanta sette giorni di amore con te.”
Anche quel pomeriggio si diedero da fare alla grande, con Carlo che lo sistemò in svariate posizioni penetrandolo con gioia e con Luca che ricambiò offrendogli la massima attenzione e tutto se stesso. Alla fine di quell’interminabile momento di piacere Carlo raggiunse due volte l’orgasmo mentre Luca una sola anche se tremò per il piacere per almeno un’ora, interrottamente. Carlo ci sapeva fare e si muoveva dentro di lui con naturalezza, forza e con un’instancabile voglia che gli faceva letteralmente toccare il cielo per il piacere che sapeva dargli.
Infatti ogni tanto pensava che le scopate fatte alla cantinetta erano nulla in confronto. Anzi, avrebbe voluto smettere ma non sapeva proprio come fare a liberarsi di quei ragazzi che continuavano a cercarlo per incularlo in quel posto così squallido. Aveva anche pensato di chiedere aiuto a Carlo ma poi aveva avuto paura di rovinare il loro splendido rapporto e così aveva continuato a far coesistere le sveltine con i ragazzi al vero sesso con quell’uomo.
Ovviamente a Carlo non aveva mai detto nulla di come accettasse di farsi usare da tutti quei compagni di scuola, anche se si riproponeva di smettere del tutto con loro una volta finita la maturità, ed ormai mancava davvero poco.

“Dio! Sono le nove passate. Quando sono con te perdo il senso del tempo. Hai fame? Vuoi mangiare qualcosa? Devi tornare a casa? Ti accompagno?”
“Anch’io perdo il senso del tempo. Perché sei meraviglioso. E poi, in ordine: sì, sì, no, no.”
“Vuoi che andiamo a cena fuori?”
“No, preferirei restare qui.”
Ovviamente senza rivestirsi andarono in cucina dove l’uomo si mise a spadellare mentre il ragazzo apparecchiò la tavola.
Quando finirono Carlo ripropose: “davvero vuoi restare? Ma a casa? Sicuro che a tua madre vada bene?”
“Sicuro. Poi le ho lasciato un biglietto. Comunque stasera uscirà con le sue amiche e farà tardi. Quando torna neanche guarda se ci sono. Ho già preso anche lo zaino con le cose per domani.”
Con un sorriso Carlo buttò lì: “hai fatto i compiti?”
“Dai! Certo. Fatto tutto e anche studiato. Forse domani mi interrogano in storia.”
“Vuoi che ripetiamo?”
“Ma va! Ma dicevi di storia o di quello che abbiamo fatto prima a letto?”
“Sciocco! Però la seconda mi piace.”
Ripresero a baciarsi mentre le mani di Luca cominciarono ad accarezzare le parti intime dell’uomo che, così stimolate, diedero immediati segni di risveglio.
“Andiamo di la?”
“Sì.”
Tornarono in camera e, come se entrambi fossero due ragazzini con gli ormoni alle stelle, ricominciarono ad amarsi. Il sesso dell’uomo ritornò a varcare prepotentemente ma con delicatezza lo sfintere del giovane e ci rimase assai a lungo. Tra baci, carezze, abbracci e posizioni che continuavano a cambiare, si fermarono spossati quasi a mezzanotte e, dopo una velocissima doccia, spensero la luce per dormire.
Luca si raggomitolò davanti a Carlo, quasi in posizione fetale e lui lo strinse in un tenero abbraccio. Si addormentarono così. Con il pene dell’uomo appoggiato contro quei candidi glutei.
“Adoro sentirti così” quasi sussurrò il giovane.
“Anch’io.”
Poi le possenti braccia di Morfeo presero il sopravventi sui due.
All’alba la sveglia suonò implacabilmente anche se Carlo la zittì immediatamente mentre la mano di Luca andò a cercargli il pene.
“E già pronto. Vuoi?”
“Dai! Devi andare a scuola.”
“E allora? Dieci minuti li abbiamo. Così mi porto un po’ di te in classe.”
“Sciocco…” rispose tappandogli la bocca con un bacio.
Poco dopo gli era dentro e, come ipotizzato dal ragazzo, in una decina di minuti gli riversò nello stretto pertugio una calda razione di crema.
Poi fu tutto un “corri corri”. Un caffè messo su al volo, una rapida doccia e un vestirsi di fretta.
Carlo lo accompagnò vicino a scuola, lasciandolo a qualche centinaio di metri: “quando torni?”
“Sabato, finita scuola? Lavori?”
“No, mi prendo mezza giornata.”
“E domenica?”
“No, non siamo di turno. Resti a dormire?”
“Sì.”
Luca allungò la mano per dargli una carezza sulla patta mentre l’uomo si guardò intorno con circospezione. Non c’era nessuno.
Si salutarono e si avviarono ai loro impegni.
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