incesto
UNA FAMIGLIA INCESTUOSA: GAY, ETERO, LESBO
07.08.2025 |
6.801 |
5
"“Visto!”
“Però si può rimediare subito” suggerisce la mamma: “adesso te la sistemo io la tua piccola Clarabella (il sesso della figlia)..."
E il primo luglio del 1970 e la Mercedes che trasporta la famigliola viaggia tranquillamente in direzione del mare quando rallenta e accosta in una piazzola di sosta. Umberto, il padre che è alla guida, si apre i pantaloni e, sollevandosi leggermente, li fa scendere a metà gamba.
“Perché ci fermiamo?” chiede Chiara, la figlia diciottenne, che è intenta a leggere un libro e che non ha visto cosa ha fatto l’uomo perché le è seduta dietro.
“Una necessità” dice il guidatore mentre Lucia, la mamma che è anche lei dietro, conferma: “lo sai che papà ha le sue esigenze.”
Giovanni, 19 anni, gli è a fianco, sull’altro sedile, e capisce immediatamente il desiderio del padre e si piega su di lui infilandosi in bocca il pene quasi pronto e inizia a succhiarlo.
“Non è giusto! Perché sempre Giovanni?”
“Perché è seduto davanti” replica pacata la mamma.
“Sì, ma… E io?”
“Dai! Non dirmi che non lo fai mai. Lo sai che papà non fa distinzioni. E poi è un bravo papà. Non ce lo fa mai mancare. Giusto?”
“Sì, ma adesso sarebbe piaciuto anche a me. Quanto manca per arrivare?” conclude riaprendo il libro.
“Un’oretta o poco di più” risponde il padre mentre ad occhi socchiusi si gusta l’abile lavoro di bocca del figlio.
“Giovanni, attento a non sporcare i sedili” suggerisce la madre: “sono di velluto.”
La sosta dura una decina di minuti. Il tempo necessario al ragazzo per farsi inondare la bocca con il gustoso nettare. Quando sente il primo schizzo serra le labbra e continua con attenzione per poi lasciarlo sfilare fuori fino alla cappella. A quel punto, dopo aver inghiottito tutto, passa la lingua tutto attorno e, infine, tenendolo con una mano per sicurezza, lo fa uscire per terminare il “lavoretto” in punta di lingua.
“Tutto pulito? Non è scappato niente?” insiste Lucia.
“Sì mamma, neanche una goccia” replica Giovanni mentre lei si protende in avanti tra i sedili per accertarsene.
“Sì, bravo” conferma mentre il padre si ricompone per ripartire.
Appena la Mercedes si avvia Chiara ritorna alla carica: “però lo volevo anch’io. Perché Giovanni si siede sempre davanti? Non è giusto.”
“Dai Lucia, al ritorno ti siedi tu davanti.”
“Sì, ma intanto a lui sì e a me no” continua sbuffando.
“Lo volevi proprio anche tu?”
“Sì!”
“E lo volevi tanto?”
“Tanto? Tantissimo!”
“E ti andrebbe bene anche quello di Giovanni?”
“Il mio!” esclama il ragazzo.
La sorellina, presa in contropiede, resta un attimo in silenzio: “sì, può andare, ma come faccio? È seduto davanti.”
“Non cominciate voi tre, ci siamo appena fermati. Prossima fermata al mare” sentenzia chi è al volante.
“Giovanni, riesci a passare qui dietro senza che il papà si debba fermare? Sempre se ti va...”
“Certo che mi va” dice iniziando ad infilarsi tra i due schienali per poi lasciarsi cadere al centro dell’ampio sedile posteriore. Anche lui si abbassa i pantaloni mentre la sorella scivola in giù accucciandosi sul pavimento.
Un attimo dopo è già intenta a giocare con il suo pene tenendolo stretto con una mano poiché non è ancora del tutto rigido. All’inizio lo lecca e succhia, almeno fin quando non è in grado di restarsene completamente eretto e quindi, dopo averlo accolto tra le fauci, prosegue con il movimento in su e in giù della testa.
La mamma guarda per un po’ e quindi piega la testa verso il figlio e, appoggiate le labbra sulle sue, gli spinge la lingua quasi in gola dando il via ad un lunghissimo bacio.
Si stacca da solo per raccomandare alla ragazza di: “non far uscire niente. Non macchiarmi il sedile, ti prego. Fai la brava. Attenta anche alla maglietta.”
Chiara ascolta ma non smette fin quando non sente il caldo e piacevole sapore del fratello invadergli il palato e, a quel punto, si premura di inghiottire tutto stando ben attenta a non lasciar scivolare niente dai lati. Ci riesce alla grande e pure lei, una volta liberato il suo “ostaggio”, lo percorre con attenzione in punta di lingua per essere sicura che sia perfettamente privo di crema.
Mentre Giovanni raggiunge l’orgasmo ansima e mugola nella bocca della mamma che resta schiacciata contro di lui. Solo quando smette di “soffrire” si stacca.
“Mamma? Non ti pare che a Giovanni sia cresciuto ancora Pippo (il pene del figlio)?”
La donna abbassa lo sguardo sul sesso, sorride e aggiunge: “se lo dici tu che lo consoci bene. A me sembra più o meno il solito bel gelato. Però può essere.”
“Sì, ne sono sicura. Tu che dici?”
“Mah! Non so. A me sembra di averlo sempre troppo piccolo.”
“Ma no! Non è niente male” lo rincuora Chiara.
“Sarà, però lo vorrei come quello del papà.”
Madre e figlia si guardano e sorridono in modo complice e malizioso: “magari crescendo diventerà più lungo, però è già quasi grosso come quello di papà” sentenzia la mamma.
“Sì, sì, quasi…” dice ironicamente Chiara mentre la madre, cercando di mettere fine a quella querelle, mette sul piatto un po’ del suo rammarico: “però è sempre così. Al papà ha pensato Giovanni, Giovanni lo ha accontentato Chiara, ma a me? A me non pensa mai nessuno. Anche Minni (è così che in famiglia chiamano la vagina della madre) avrebbe un po’ di voglia?”
“Lo faccio io mamma. Sai che mi piace tanto.”
“No, io. Tu lo hai già fatto a papà.”
“Sì, ma anche tu lo hai fatto a me.”
“Ragazzi! Possibile che dobbiate sempre litigare? Che dite se fate a metà?”
“Sì, può andar bene” accetta Chiara.
“Sì, va bene anche a me. Chiara? Chi comincia? Tu hai appena finito con me… parto io?”
“Sì, sì, va bene.”
E così il ragazzo si sistema sul pavimento mentre Lucia, sfilati gli slip e sollevata la gonna, posiziona con attenzione dei fazzolettini tra le cosce: “cerchiamo di lasciar pulito…”
Il giovane passa subito la lingua, facendola scorrere dall’alto verso il basso, cercando di aprire le labbra già umide e quindi dedica le prime attenzioni alla grossa clitoride succhiandola e mordicchiandola tra i lamenti della mamma. Prosegue con cura, gustandosi il delicato sapore che adora. Si da da fare con abilità e passione, osservato con gran attenzione dalla sorella che già pregusta il suo turno. Non stacca la faccia dalle cosce ormai lucide e umidissime fin quando Chiara non gli chiede il cambio. Solo allora si allontana. Alza il viso, completamente bagnato, e chiede: “sei venuta?”
“Sì, è stato bellissimo.”
“Sì, sentivo che ti tremavano le gambe.”
“Dai, spostati” fu la secca richiesta.
Giovanni ritorna a sedersi, sostituito da Chiara che si tuffa letteralmente nel sesso di mamma e, da femmina, ricomincia a stimolarla cercando di darle il massimo del piacere.
Appena il fratello si è sistemato, la mamma lo tira verso di sé e gli sussurra: “lasciami sentire che sapore ho oggi” e inizia a leccare la faccia del figlio. Lo fa con cura anche se, di tanto in tanto, ha qualche spasmo dovuto a “botte” di piacere che salgono dal basso. Dopo poco però smette di leccare e si sbottona la camicetta, solleva il reggiseno ed offre al ragazzo i seni.
Giovanni sorride e ci sprofonda dentro il viso che gli è stato appena nettato. Lecca la lieve traccia di sudore che lo imperla al centro e poi afferra una tetta con la mano e, come se fosse un neonato, si mette a succhiare il grosso e sodo capezzolo dell’altra. Lecca, pizzica, accarezza, ciuccia fin quando la donna, sazia di piacere non chiede ad entrambi di fermarsi.
I tre ritornano a sedersi e si sistemano i vestiti.
Lucia toglie i fazzoletti assicurandosi che non vi siano macchie quando la tormentosa sorellina trova modo di fare un altro appunto.
“Bel viaggio. Siete venuti tutti meno io. È sempre così.”
Giovanni si mette a ridere: “ma non ti basta mai?”
“No, voi siete venuti, io no.”
“Però ha ragione” la appoggia il padre che è rimasto fino ad allora in silenzio.
“Visto!”
“Però si può rimediare subito” suggerisce la mamma: “adesso te la sistemo io la tua piccola Clarabella (il sesso della figlia). Fatemi solo trovare una posizione comoda per arrivarci.” Convengono che il solo modo è di far tornare Giovanni davanti.
Quindi, dopo aver ricoperto il sedile con altri fazzoletti: “sei una fontanella, più ne metto e meglio è”, mamma chiede alla ragazzina di aprire bene le gambe. Lei solleva la cortissima gonna, allarga le ginocchia e un’esclamazione esce da Giovanni: “Chiara è senza mutandine! È senza mutandine!”
“Come senza!” replica il papà.
“Chiara! Quante volte ti abbiamo detto che con la minigonna devi sempre mettere le mutandine.” la riprende con voce stizzita la mamma.
“Sì, sì, ma stiamo andando alla casa al mare. Non ci vede nessuno.”
“Non importa! Hai capito? Ogni volta che esci controlleremo” sentenzia il padre con severità.
“Va bene, non lo faccio più, ma adesso puoi…”
“E se per punizione non lo faccio più?”
“No, dai, ti prego, ti prego, ti prego” piagnucola in rapida sequenza con vocina supplicante.
“Va bene, però mai più senza, capito?”
“E se metto i pantaloncini?” replica quasi per sfida.
“Allora è meglio lasciar perdere!”
“No, no, ti prego, non dico più niente. Scherzavo.”
Lucia trova una posizione tra le minute gambe della figlia e comincia a soddisfarla. Ben presto è “annegata” nei suoi abbondanti umori ma continua, facendola fremere e vibrare come la classica foglia al vento. La macchina si riempie di gridolini, ansimanti respiri e bruschi tremori fin quando l’inarcarsi del corpo della ragazza, ormai teso come una corda di violino, associato ad un acuto lamento non segnala che ha raggiunto l’apice dell’orgasmo.
La donna passa la lingua ancora un po’ attorno a quella giovane passerina e quindi si risolleva.
“Ho fatto bene?”
“Sì mamma, sei sempre fantastica.”
“Tra donne…”
“Siamo al casello. Un quarto d’ora e ci siamo.
Chiara si asciuga con dei fazzolettini che le passa mamma e poco poco arrivarono a destinazione.
Trovata la casa, Lucia ordina a Chiara di aprire la valigia, prendere le mutandine e mettersele: “è la prima cosa che devi fare. Hai capito?”
“Sì mamma.”
“Va bene!”
“Mamma?”
“Sì.”
“Anche qui possiamo stare sempre tutti nudi in casa?”
La donna si guarda tutto intorno e, osservata la posizione isolata e ben recintata della villetta, da il suo assenso.
“Che bello! Come a casa” e le butta le braccia al collo sollevando la gonnellina ben oltre il sedere.
“Vai a metterti le mutandine! Hai il culo fuori. Muoviti” la rincalza papà.
“Sì, vado. Mamma?”
“Cosa vuoi ancora?”
“Dormiamo tutti e quattro nel lettone anche qui?”
“Se vi va e se non avete caldo…”
“Sì, sì… nel lettone. Nudi nel lettone. Ti voglio tanto bene mamma.”
“E a papà?”
“Tantissimissimo anche a lui.”
“E a Giovanni?”
“Grrr. Ma no, anche al fratellone!”
Il racconto è finito ma ci potrebbe essere la continuazione con il primo giorno e la prima notte di vacanza. Dove i ruoli tra i quattro protagonisti si scambiano in continuazione: tutti fanno tutto a… tutti. Se interessa a qualcuno… ditemelo. Ho già cominciato a scrivere qualcosa. Posso finirlo.
Per pura curiosità, visto che cito i nomignoli dati al sesso dei figli e della madre ma non quello di papà Umberto, beh… il suo è Topolino.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per UNA FAMIGLIA INCESTUOSA: GAY, ETERO, LESBO:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
