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Gay & Bisex

NE HO PRESI TRE DIVERSI TRA PRANZO E CENA 2


di RedTales
15.08.2026    |    837    |    5 8.8
"D’altra parte ero così pulito intimamente… È dentro e si muove e mi sento pieno..."
CONTINUA DALLA PRIMA PARTE

“Scusa, qui è un casino. Non aspettavo visite.”
Fa una battutaccia: “letto già disfatto, così non ci dobbiamo preoccupare di far disordine.”
Prendo le calze e gliele mostro.
“Sì, dai, mettile.”
Mi siedo sul bordo del letto e me le infilo. Poi mi alzo e le sistemo meglio.
Mi guarda e capisco che si sta eccitando.
“Ti piaccio così?”
“Tanto!”
Sorrido e, maliziosamente, mi giro di fianco per fargli vedere le chiappe.
“Hai anche i copricapezzoli?”
“Sì, ma devo cercarli.”
Ricordo di averli appoggiati da qualche parte ma non li vedo. Ci penso e metto a fuoco che si erano staccati e li avevo infilati in una tasca. Frugo e li trovo.
Li premo sui capezzoli ma cadono. La colla non tiene.
Ma ho la soluzione, la stessa che avevo usato il giorno prima. Vado in bagno e prendo il tubetto della pasta adesiva per dentiere che da quando me l’hanno consigliata per fare questo la tengo sempre a portata di mano.
“Colla! La colla per le tette!” esclamo mostrandogli il tubetto mentre spalmo il contenuto sull’interno del pezzetto di tessuto.
Li premo e rimangano attaccati.
Mi si avvicina e mi strizza un seno. E proprio perché è leggermente carnoso riesce a stringerlo tra le dita. L’adesivo tiene.
“Ho voglia di scoparti” sbotta con disarmante semplicità: “ti va di metterti a cagnetta?”
“Sì.”
Si spoglia ed è già pronto. Ha il, palo dritto e duro.
Vedendolo mi viene in mente che: “è il terzo cazzo che mi faccio oggi. Quando lo scriverò al mio amico di chat su Annunci69 sono sicuro che non mi dirà più che sono tornato come mi aveva conosciuto ma esclamerà: “sei diventato ancora più porcello di prima!”
A parte questa curiosa riflessione non ho nemmeno un’esitazione nel partire per il prossimo “giro di giostra” che sto per fare con Gianluca.
Come avevo osservato è già pronto, non serve alcun aiutino orale e così appoggio mani e ginocchia sul pavimento e mi preparo.
Si mette dietro a gambe larghe e lascia cadere abbondante saliva tra i glutei che poi spalma con le dita e, vedendo come in un flashback quanto era successo con “il capo”, mi scappa un sorriso.
Ho davanti agli occhi la spontanea sincerità del mio precedente amante che, poche ora prima, voleva prendere l’olio.
“Ahi!”
La tenera immagine sparisce istantaneamente perché Gianluca è entrato di prepotenza e con forza. Non me l’aspettavo e mi ha fatto un po’ male.
“La signorina si lamenta? Non è più abituata a prendere cazzi? Si è già dimenticata di come si fa?”
Vorrei rispondergli per le rime ma sto al gioco: “dai, trattalo bene. È un culetto piccolo e delicato. E ha anche i suoi anni.”
Per tutta risposta mi molla due forti sculaccioni, uno per chiappa.
Mi piace.
È deciso.
Proprio come ieri, anzi, forse anche di più.
È a gambe larghe sopra di me e me lo ha spinto tutto dentro in un colpo solo. Certo, non ha un cannone ma fa pur sempre la sua bella figura.
Parte con una scarica di spinte che mi fa traballare ed oscillare in avanti e indietro.
“Dio come lo sento!” mi dico. “Forse sarà perché oggi lo ho già “sfruttato” a lungo senza mai gratificarlo e adesso è pronto per godere alla grande.”
Sarà questo o sarà semplicemente che ha trovato una bella posizione e i movimenti giusti ma mi diventa duro, mi esplode quella sensazione di strano solletico e formicolio dentro il basso ventre e, poco dopo, sgocciolo come una fontanella. Prima comincio a perdere quella specie di liquido viscoso che inizia a colare e scende fino a terra formando una filo, poi partono degli schizzi. Mi guardo e li conto. Ne faccio sei e sono anche abbastanza abbondanti. Godo e lo faccio capire con dei decisi lamenti anche se lui non sa sicuramente a cosa sono dovuti. Insomma, va alla grande! Gianluca continua a cavalcare.
“Bella resistenza” penso ma mi dico anche “però potrebbe anche venire:”
Ma lui non ci pensa nemmeno. Probabilmente quando sente il colpo in canna usa le sue strategie per resistere: si ferma, si muove leggermente, esce. Lo fa almeno cinque volte.
“Non voglio riempirti subito” mi conferma domandando subito dopo: “ti piace? Lo senti fino in fondo?”
“Tanto. Tantissimo. Dio che bello! Sì, sì, sei tutto dentro.”
“È grosso? È grosso, vero?”
“Sì, grossissimo. Mi stai sfondando.” Chissà perché a volte i maschi vogliono sentirsi dire che lo hanno grande e grosso? Mah!
Prosegue. Resiste davvero a lungo prima di svuotasi con un orgasmo travolgente nel quale perde la misura della sua stessa stretta, serrandomi i fianchi con le mani così forte da farmi sobbalzare e gridare dal dolore.
L’urlo gli fa allentare la presa e poi fermarsi. Ma lo fa anche perché ha superato l’apice del piacere ed è ritornato con i piedi per terra.
Insiste con qualche colpo e oltre al suono del suo corpo che sbatte sulle chiappe si sente in modo distinto uno sciacquio, una specie di gorgoglio d’acqua.
“Ma quanta ne ha fatta?” mi dico per poi ripeterlo ad alta voce: “Ma quanta ne hai fatta? Mi hai riempito? Senti come suona. Senti che roba!”
“Sì, ti ho riempito.”
Poco dopo esce e, con tono porcello, mi chiede di pisciarla fuori.
“Fammi vedere quanta roba esce.”
“Mh! Stai diventando proprio un porcellino!”
“Sì, ma con te so di andare sul sicuro. Vero? Ho letto che hai fatto certe cose che questa, in confronto, è una passeggiata.”
Ci resto un po’ male perché è proprio questo il motivo perché preferisco non incontrare mai uomini di Annunci69. Perchè so che se leggendo le cose che ho scritto in piena sincerità e senza filtri, poi pensano di poterle replicare così, a comando. In parte è vero e mi piace, ma la cosa mi imbarazza terribilmente. Un conto è giocare concordando i limiti, un altro è incontrare uno che dà per scontato che con me… non ci sono limiti.
Comunque sono contento, ho goduto alla grande e non ho alcuna difficoltà ad accontentarlo. Allargo un po’ di più le gambe e comincio a spingere leggermente. Forse non serve nemmeno perché sento ancora pulsare l’ano per il trattamento appena ricevuto e, in questi casi, so che, piano piano e con piccole ondate, mi svuoto da solo. Infatti lentamente mi sento colare. Ma a Gianluca non basta. Non ha pazienza e mi dice di mettermi come se stessi per cagare su una turca. Mi sollevo, piego leggermente le ginocchia e, finalmente, il flusso diventa più consistente. Lo sento scorrere sulle palle e poi lo vedo gocciolare per terra. Lui è piegato dietro a me che osserva. Poco dopo mi infila dentro un dito e, muovendolo e facendolo entrare e uscire, accelera l’espulsione.
Effettivamente la macchia è bella abbondante.
“Sai cosa mi piacerebbe fare adesso che sei così aperto?”
“Cosa?”
“Metterti dentro una mano.”
Mi prende alla sprovvista. Da lui non me la sarei aspettata questa richiesta. Però sto al gioco. So di potermi fidare.
“Vuoi provare? Mi metto come prima che ti viene meglio.”
Esita. Forse nemmeno lui si aspettava questa mia risposta.
Mi lascio cadere in avanti e appoggio le mani sul pavimento e poi mi inginocchio lasciandogli il culo a sua disposizione.
Ci prova. Direi quasi con delicatezza. Un dito, due, tre dita. Piano piano continua ad allargarmi. Ci sa fare. Forse servirebbe del lubrificante ma lo sento scorrere bene. Poi percepisco una forzatura e credo provi ad entrare con tutte e cinque le dita unite. Mi accorgo che non scivola più bene e, proprio mentre sto per suggerirgli di prendere il gel, lui mi anticipa.
“Hai del lubrificante?”
“Sì, nel cassetto del tavolino dovrebbe essercene. Altrimenti…”
“Trovato!”
Me ne fa colare in abbondanza e riprende. Provo quella strana sensazione di freddo ma adesso è tutta un’altra cosa. Mi sento slargare ma anche scivolare. Ci sa proprio fare. Entra, esce, le fa scorrere e, lentamente, prova ad entrare sempre di più. È quasi piacevole anche se questo mettere a nudo la mia intimità più viscerale, nonostante sia navigato alla grande, non so perché, mi provoca un certo senso d’imbarazzo.
Lo supero quando sento che probabilmente siamo arrivati al punto critico. Le nocche alla base delle dita stanno premendo contro lo sfintere che, nonostante cerchi di restare rilassato, sta opponendo resistenza. Mi fa male e mi lamento ma lo lascio fare. Poi è un attimo. Una fitta, un senso di strappo e di pienezza e quindi, subito dopo, la stessa piacevole sensazione di quando… ci si svuota. Un vero sollievo. Poi ho un attimo di imbarazzo ancora più grande perché ho la sensazione di aver… perso qualcosa. Fortunatamente non sento alcun odore “strano” e immagino che sia stata solo una sensazione. D’altra parte ero così pulito intimamente…
È dentro e si muove e mi sento pieno. È come se lo avessi dappertutto dentro la pancia. Ed è caldo, molto caldo. Mi sembra di essere in estasi e lascio che tutto quello che è dentro e fuori di me mi faccia “volare”. Improvvisamente ho un forte stimolo all’eiaculazione. Credo di schizzare di nuovo ma dal pene escono solo poche gocce che poi sono seguite da alcuni schizzi. Non è sperma ma pipì. Mi sto pisciando addosso. Ma non me ne importa. Il piacere supera tutto il resto.
Gianluca è soddisfatto e lo sento far pressione per uscire. Insiste e con un altro strappo è fuori. Di colpo mi sento rinfrescato ma, contemporaneamente mi accorgo che ho una serie di spasmi e contrazioni proprio lì.
Lui è dietro, con il viso davanti al culo e guarda. Mi guarda “dentro”. Stranamente non mi sento più messo a nudo come prima, anzi, mi piace che mi osservi così da vicino. Non sento nemmeno un briciolo di pudore.
“Wow! Dovresti vederti. Ti apri e ti chiudi come una porta girevole.”
La cosa va avanti a lungo e così, dopo una manciata di minuti, continuo ancora a sentire il culo pulsare a cui si associa un’impellente voglia di… cagare.
Glielo dico e corro sul water. Lì sotto tutto continua a muoversi ma… non esce niente. Aspetto un poco ma non succede nulla. Mi pulisco ma la carta è sporca solo del gel che avevamo messo. Niente color cioccolata... Sarà stupido ma mi sento contento.
Ritorno da lui che mi fa notare, indicando la chiazza sul pavimento, che ho pisciato.
“Sì, mi hai fatto impazzire e non sono riuscito a trattenermi.”
“Quindi sono ancora bravo?”
“Bravissimo. Mi hai fatto impazzire. Ma come ho fatto per tutto questo tempo senza di te” aggiungo volutamente per gratificarlo. So che gli piace sentirselo dire…
In ogni caso penso che per oggi ho davvero fatto abbastanza. Provo a dirgli che sarei stanco ma vuole guardarmi ancora il culo. È elettrizzato dalle pulsazioni che, seppur diminuite, hanno ancora una cadenza ritmica. Prova perfino a mettere ancor del gel e ad allargarlo divaricando con le mani le chiappe. Quindi ci infila un dito per sentirselo stringere da quell’onda che non vuole fermarsi. Gli piace. Dopo una mezz’ora è quasi tutto finito anche se la sensazione mi durerà per tutta la notte.
Sono quasi le undici e gli propongo: “una doccetta assieme prima che te ne vai?”
Accetta. Ci insaponiamo, spugnamo e sembra essere arrivata la fine di questa interminabile giornata ma Gianluca se ne esce con un’altra richiesta.
“Sai che mi piacerebbe pisciarti addosso?”
“Ma cosa vuoi fare oggi? Tutto? E lasciare qualcosa per le altre volte?” è la mia ironica risposta.
“Dai! Non sai da quanto ci penso. Ho una voglia. Sai che non lo ho mai fatto. Mai!”
Indugio. Mi sembra di averne fatte già abbastanza.
“Dai, come con quel tuo padrone. Mi hai anche mandato le foto…”
“Le foto?”
“Sì, ti ho scritto una email e me le hai mandate.”
Adesso sono davvero imbarazzato e divento perfino rosso.
Non solo ha letto quel racconto (IL PADRONE MI USA DI NUOVO: GODO!) ma gli ho anche mandato “quelle” foto.
D’altra parte me le avevano chieste in parecchi e… come potevo sapere che era lui.
In ogni caso, come mi capita in queste occasioni, per mascherare l’imbarazzo mi faccio intraprendente.
“E dove vorresti pisciarmi?” gli chiedo restando girato di spalle per non fargli vedere il viso che ha preso fuoco.
“Dove vuoi, anche qui. Sulle gambe?”
“Sulle gambe? O preferisci farlo sul pisello?”
“Sì, sì, anche sul pisello.”
“ E vuoi che mi abbassi?”
“Se ti va.”
“ O è meglio in faccia?”
“In faccia?”
È stupito. Adesso lo ho preso in contropiede. E insisto.
“Magari apro anche la bocca e me la fai dentro.”
“In bocca? Davvero?”
È eccitato e mi piace, mi sembra che adesso sia lui a dipendere da me e non mi fermo.
“E se la bevo anche?”
Così provocato gli è venuta una voglia e adesso vuole farlo assolutamente e, troia come sono, lo accontento. Mi siedo sul piatto della doccia appoggiando la schiena nell’angolo e mi lascio scivolare in avanti verso di lui. Lo invito: “dai, falla” e spalanco la bocca.
Mi accorgo che gli è diventato mezzo duro.
“Colpito e affondato” mi dico. Chissà perché perché penso a questo..
Inizia a provare ma non gli esce niente. Ci mette davvero due minuti prima di far comparire un timido schizzo. Poi, finalmente ce la fa. Mi irrora per bene dappertutto e, restando a bocca aperta sotto quella fontana di pioggia dorata, me la riempio e sputo o la lascio colare fuori dalle labbra. Mi arriva dappertutto, dai piedi alle palle, dal petto ai capelli, anche se credo che diriga la maggior parte del getto tra bocca e occhi.
Pur provando a sentire il sapore, ciò mi riesce solo marginalmente. La trovo vagamente salata ed amara ma non saprei descrivere il gusto che ha. Direi che è soprattutto calda.
Appena ha finito mi sollevo di quel tanto che basta e glielo succhio, come per spremere anche l’ultima goccia rimasta.
Lo guardo e lo vedo toccare il cielo con un dito. Gli ridono gli occhi, il viso e, direi persino il cazzo.
Ci rifacciamo la doccia e, finalmente una decina di minuti dopo, asciugato alla bell’e meglio se ne va.
Io sono raggiante. Questa è stata la ciliegina sulla torta di un’esperienza che credo pochi possono provare e che ho ricevuta servita su un gran bel piatto di portata. Del servizio migliore.

Piccole considerazioni finali. A differenza di quanto scritto all’inizio, non sono riuscito a terminare questo racconto la notte stessa. Lo ho finito alcuni giorni dopo. Non lo ho neanche scritto tutto alla tastiera perché, quando accorgendomi di non farcela, mi sono spostato sul diario. Qui ho elencato in modo schematico quanto ricordavo di aver fatto o detto di significativo con i miei tre amanti, in modo da poter riprendere ogni particolare senza dimenticarne qualcuno.

Adesso ho finito di trascrivere tutto e, lentamente e con attenzione, ho riletto e ho fatto una riflessione: sono passati alcuni giorni ma è come se fossi ancora lì, immerso in questo girone del sesso.
Guardando le pagine scritte e che tra poco leggeranno in tanti penso che, oltre ad essere una gran troia, sono anche un esagerato esibizionista che gode nel mettere sotto gli occhi di chiunque voglia curiosare (ed abbia la pazienza di leggere) tutti i miei segreti (ma sono ancora dei segreti?): intimi e privati. I trascorsi e le pratiche di vita (intese alla maniera di Pasolini: basate sulla centralità del corpo e sulla libera sensualità) che mi stanno accompagnando dalla gioventù fino a questa tarda età. Età che, cazzi alla mano, o in culo, è ancora ricca di esperienze e florida di vitalità e di… trasgressione. “Dai!” mi dico: “nonostante l’età sei ancora una troia che i maschi vogliono scopare.” Dio, non so proprio cosa sia la modestia sparando dei simili pensieri, anche se solo dentro di me!
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