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Gay & Bisex

NE HO PRESI TRE DIVERSI TRA PRANZO E CENA 1


di RedTales
15.08.2026    |    1.502    |    4 9.6
"” “Ma adesso sei a casa?” Penso che stia scrivendo in modo assai distratto perché gli avevo scritto poco sopra che ero rientrato da poco, ma glielo confermo..."

È lunedì 10 agosto. Tarda serata. Mi sembra incredibile di essere di nuovo qui alla tastiera. Badate bene, non con la penna e con il diario (come faccio da… cinquant’anni), ma con il computer. Ma quanto mi è successo oggi dovevo proprio scriverlo subito e farlo così è più facile e veloce. Non mi è capitato nulla di “chissà cosa” ma, alla mia reverenda età, sono riuscito a farmi scopare da tre uomini in tre situazioni diverse tra l’ora di pranzo e quella della cena. Scopate che, prese singolarmente non dicono nulla di speciale ma, messe in fila, una dopo l’altra in così poche ore, fanno una piccola avventura, almeno per me, che mi va di raccontare.
E in una giornata lavorativa e ci tengo a precisare che, a parte il primo incontro che immaginavo succedesse, anzi lo aspettavo, gli altri due mi sono capitati senza che li cercassi. Vi assicuro, la cosa mi ha fatto estremamente piacere anche perché due dei tre maschietti hanno una decina abbondante di anni meno di me. Mi fermo e vi racconto tutto dall’inizio.

Oggi sono al lavoro. Giornata piatta. Si vede che è la settimana di ferragosto. Nessun cliente e strade quasi vuote. Probabilmente per il gran caldo. Nella pausa caffè il capo mi chiede se sono sempre interessato ad andare a pranzo da lui. Confermo.

E qui devo fare un piccolo inciso. Con quest’uomo ho avuto una relazione diversi anni fa, poi ci siamo persi di vista fin quando, alcuni mesi fa, è diventato il responsabile dell’ufficio dove lavoro. Per diverso tempo entrambi abbiamo fatto finta di niente, come se tra noi non fosse successo niente. E così e stato fin quando, pochi giorni fa, sono rientrato in ufficio dopo una brutta esperienza di violenza e sopraffazione che ho dovuto subire per alcune settimane. Lui si è dimostrato premuroso, tenero, disponibile e, al tempo stesso, discreto pur non sapendo cosa era successo. Così, anche se non volevo, gli ho confidato tutto quello che mi avevano fatto e, forse cogliendo al volo l’assenza di moglie e figli perché al mare, mi ha invitato a casa sua. Inutile dire che per passare dalle frasi di conforto al letto non ci è voluto molto e così ci siamo messi a ricordare i bei tempi passati.
Questo è successo venerdì sera, tre giorni fa, prima che sabato andasse a trovare la mogie per il fine settimana. Allora ci eravamo dati un appuntamento non solo per oggi in ufficio ma anche per… l’extra ufficio.

Adesso riprendo. È lunedì 10 agosto e sono quasi le tredici.
Poco prima della chiusura mi dice di aspettarlo vicino alla sua macchina.
All’una e venti siamo da lui e impieghiamo poco a metterci “comodi”. Accende il clima e prende da bere mentre io mi do una veloce pulizia intima. Esco dal bagno già nudo mentre lui si è tolto solo la giacca e sta sbottonando la camicia. Vedendomi già li fa più in fretta e, poco dopo mi viene vicino, mi abbraccia e comincia a toccarmi. Mi dice che gli piace che sia tutto depilato. Allungo anch’io le mani e ben presto le ho proprio sul suo pacco. Il pene è barzotto. Mi lascio scivolare in giù tra le braccia e mi inginocchio per poter prendermi cura di quel piccolino. Inutile dire che lo vedo crescere “a vista d’occhio” e in poche manciate di secondi raggiunge la sua forma migliore, almeno per il mio gusto. Mi lascia fare e si gode le mie attenzioni. Alzo gli occhi per incontrare il suo sguardo ma non lo trovo. Ha la testa sollevata. Lo faccio affondare tutto in gola e mi pianto così. Ha un fremito e mi accarezza la nuca. È delicato, gentile… Non prende l’iniziativa ma mi lascia fare.
Percepisco un sottile profumo, forse di vaniglia e penso che intimamente è perfettamente… pulito anche dopo una mattina passata al lavoro. Maliziosamente immagino che prima di uscire dall’ufficio sia passato in bagno per darsi una rinfrescata proprio lì.
È pronto e voglioso. Non lo dice ma percepisco che vuole infilare il suo sesso da un’altra parte. Mi pare di capire, tra le righe, che adora il lato b ma che sua moglie non glielo da più… o non glielo ha mai dato.
Mi stacco e ci guardiamo. Mi piacerebbe sentirlo dire qualcosa, magari cosa vorrebbe fare, ma rimane in silenzio.
Propongo: “andiamo in camera? Ho tanta voglia. Tu? Se lo vuoi il buchetto è tutto tuo. Puoi farci quello che desideri.”
Dice solo sì e, una volta lì, abbassa le tapparelle per creare una decisa penombra. Non dico il buio… ma quasi.
Mi siedo sul lettone.
“Come vuoi che mi metta?”
“Sdraiato.”
“A pancia in su?”
“No, sotto.”
Un attimo dopo mi è sopra. Allargo le gambe per facilitarlo. Mi punta e spinge ma… non ce la fa ad entrare.
Con un filo di voce faccio presente che: “non entra. È troppo asciutto. Bagnalo un po’. Hai del gel?”
Si alza e mi guarda come se avessi detto chissà cosa.
Mi risponde che va a vedere in cucina.
“In cucina? Lo tenete lì?” rispondo sorridendo
“Va bene l’olio?”
Strabuzzo gli occhi: “l’olio?”
Mi guarda. Sembra imbarazzato.
“Possibile che non sappia di cosa sto parlando? Ma come facevamo una volta?” penso e provo a mettere a fuoco il bel tempo passato con lui ma non ho alcun ricordo su questo… particolare.
E in testa mi frulla un: “ma venerdì, come abbiamo fatto? Ah! Mi ha preso dopo che lo ho succhiato. Sicuramente era bello sgocciolante di saliva.”
Ovviamente tutto questo avviene nelle frazioni di secondo che precedono un mio: “ma dai? Così si unge tutto. Un po’ di saliva basta.”
Fa la faccia di chi ha fatto una marachella ed è stato scoperto. Mi sento in imbarazzo.
“Aspetta.”
Mi giro e glielo lecco e poi me lo infilo in bocca.
“Così dovrebbe bastare.”
Poi, per sicurezza, mi passo altra saliva sul buchetto.
Mi sdraio di nuovo e lui riprova. Aperto come sono… non entra, sprofonda.
È immediatamente felice.
Comincia a muoversi e, come l’altro giorno, cerca di non pesarmi. Con le braccia si tiene leggermente sollevato da me mentre mi scopa.
Aveva fatto così anche venerdì. Penso che sia un tenerone. Mi piace. Però, al tempo stesso, mi fa quasi rabbia non ricordare com’era anni fa, quando ci eravamo frequentati.
Purtroppo, non so perché, mi entra improvvisamente nella testa il pensiero dei due mascherati che poco tempo fa, per alcune settimane, dopo avermi legato, mi brutalizzavano, uno dopo l’altro. Il tutto dura un attimo ma ho come un fremito e mi sembra di risvegliarmi dopo un brutto sogno. Mi scuoto e realizzo che sono con lui che, fortunatamente, non si accorge di nulla.
Si impegna e, ad un certo momento, comincia a baciarmi sul collo. Continua finché non viene. Lo fa quasi in silenzio ma si capisce che gode. Si sposta subito. Si siede vicino e mi porge degli Scottex. È preoccupato di sporcare le lenzuola: “se no le devo mettere a lavare…”
Sorrido. Sembra un bimbo. È dolcissimo. Non mi ero accorto di questo aspetto del suo carattere e non lo ricordavo affatto. Probabilmente anni fa non era così.
Mi infilo i fazzolettini tra le chiappe: “vuoi che vada a lavarmi?”
“Sì, è meglio.”
Trotterello in bagno. Come mi riaffaccio sulla porta della camera mi chiede se ho fame e gli rispondo quasi provocatoriamente: “sì, del tuo cazzo. Me ne dai un poco?”
Mi guarda ma, invece di commentare o ridere, incredibilmente si sdraia ed io mi accomodo al suo fianco, mi piego su di lui e glielo afferro con i denti. È già molliccio. Umido e molliccio. Il sapore è strano. Quasi non riconosco né l’odore né il gusto dello sperma. È solo vagamente salato. Forse lo ha pulito con delle salviettine umide mentre ero andato di la.
Si mette le mani sotto la testa e si gode quel momento.
“Come lo fa tua moglie?” butto lì in una breve pausa.
“Non lo fa. Non lo prende mai in bocca.”
“Mai?”
“No, mai fatto. Ma mi va bene così.”
Vorrei chiedere se lo prende dietro ma credo sia inutile. Ho capito: queste cose per loro sono tabù.
Si capisce che ha tanta voglia perché il cosino gli riprende vita davvero con poco e ho di nuovo davanti un signor cazzo. Lo spompino con allegria e, dai versi e da come si contrae, gradisce proprio. Mi fermo solo per chiedergli se vuole arrivare in bocca o: “di nuovo lì dietro?”
Preferisce il lato b e mi fa mettere nuovamente come prima. Questa volta è bello lubrificato e scivola dentro che è un piacere. Mi scopa subito di buona lena, tenendosi sempre sollevato fin quando mi dice che gli piacerebbe provare tenendo le gambe larghe.
Avvicino e stringo le mie mentre lui, stando attento a non uscire, mi scavalca. Adesso ho il culo stretto stretto e le sue spinte sono decisamente più piacevoli. Dio come le sento.
Prosegue a lungo fin quando mi sussurra, quasi nell’orecchio, che gli piacerebbe venirmi in bocca e sottolinea: “come mi hai detto.”.
“Certo. Quando sei pronto mi giro.”
“Adesso.”
Mi sistemo su un fianco mentre lui, precipitosamente si posiziona nel modo migliore per schizzarmi. Provo ad aprire la bocca ma, agitandolo freneticamente con la mano, inizia subito a “sparare”. Il primo getto mi colpisce proprio nell’occhio: brucia. Lo chiudo, anzi li chiudo entrambi e spalanco la bocca ma… non entra nulla. Le colate mi raggiungono su naso, fronte e capelli. Mi pulisco l’occhio che mi da parecchio fastidio e apro bene l’altro. Ha finito e sta per spostarsi ma lo prendo con la mano e me lo infilo in bocca. Lo succhio. Adesso il sapore è più deciso. Purtroppo si sposta quasi subito togliendomi il piacere di continuare ad assaggiare quel delizioso bocconcino.
Ho quasi la sensazione che sia diventato… pudico. O, almeno, non ricordavo affatto che si comportasse così.
Improvvisamente esplode. Scatta in piedi e: “è tardi. Sono quasi le tre, dobbiamo andare.”
Penso che sia una scusa ma, purtroppo, ha ragione.
Corre in bagno e si fa un bidet. Con fretta, quasi con ansia, oserei dire. Come finisce mi sciacquo pure io e, in dieci minuti siamo di nuovo in macchina. Arriviamo quasi puntuali.
Il resto del pomeriggio passa pigramente fino alle diciotto, quando chiudiamo.
Mi saluta dicendo che è stato bellissimo e che gli ho fatto rivivere emozioni ancora più belle di venerdì.
“Se vuoi possiamo vederci ancora. Scusa se sono stato un po’ rigido. È da tanto che non faccio più certe cose…”
Gli sorrido e gli confermo che ci vedremo ancora.
Quasi timidamente propone: “domani? Come oggi?”
“Certo.”
“Hai un occhio rosso.”
“Davvero?” Ma non ci faccio caso.
Mi avvio verso la macchina ma fatti dieci metri mi viene incontro Giovanni.

E qui faccio un’altra breve pausa per dirvi chi è Giovanni. Lui è quello che definisco “il mio scopamico”. Ci conosciamo da parecchi anni e ci incontriamo principalmente per… fare sesso anche se qualche volta andiamo a mangiare qualcosa assieme o al cinema. Il nostro è un rapporto totalmente libero e basato quasi esclusivamente sulla reciproca soddisfazione del piacere. Abbiamo concordato solo una e semplice regola: quando uno ha voglia di fare sesso, chiama l’altro. Se si può, si combina.

In questi ultimi giorni è anche stata una spalla con cui confidarmi. Gli ho raccontato la brutta esperienza passata e lui si è dimostrato molto sensibile ed attento. Così attento che oggi era passato a vedere come stavo e, dopo un po’ di chiacchiere in un bar, lo seguo a casa sua.
Non lo diciamo espressamente ma è evidente che andando lì… faremo del sesso. Detta chiaramente, non ci sarei andato ma ha insistito dicendomi che proprio oggi, con questo caldo, gli era venuta una gran voglia e, se possibile, preferiva farsi una scopata piuttosto che una sega solitaria.
Appena arrivati mi sono preso cinque minuti per una veloce rinfrescata proprio lì e quindi ci siamo messi sul lettone e l’oretta successiva, tra una posizione e l’altra, è volata via in fretta. Con lui il sesso è sempre piacevole perché è piuttosto resistente, sa prendere il tempo giusto ed è anche decisamente abile nel muoversi nel buchino. Insomma un bravo amante. Nei miei racconti su questo sito non ho mai parlato di lui perché quando ci troviamo per scopare lo facciamo in modi talmente… normali e tranquilli che non mi hanno mai scatenato quel desiderio di… raccontarlo. Però ogni nostro singolo incontro lo ho indelebilmente annotato sul mio diario personale.
Poco prima delle venti mi ha detto che aveva un impegno e che sarebbe dovuto uscire, così ci siamo salutati e me ne sono ritornato a casa pensando nuovamente che per uno che qualche mese fa non ne voleva più sapere del sesso… ne avevo fatte due, con due maschietti diversi in una manciata di ore.
Mezz’ora dopo sono finalmente a casa e già mi pregusto una tranquilla serata con un film. Mi sento bene e, per rilassarmi e pulirmi con accuratezza dopo le “scariche” ricevute oggi, mi preparo un bel bagno nella vasca.
Sono immerso fino al collo a gustarmi quel momento di relax che sento arrivare un messaggio. Penso di non guardarlo ma ne arriva un altro e poi un terzo. Poiché il telefonino è quasi a portata di mano, mi sforzo e lo prendo.
È Gianluca. L’uomo che mi sono scopato sabato e di cui ho parlato nell’ultimo racconto (MA QUANTO SONO TROIA…) e che, per non farmi mancare nulla, ho rivisto proprio ieri… quando ci siamo impegnati a fare tanto sesso!
“Sei a casa?”
“Tutto bene?”
“Ieri è stato bellissimo. Grazie, grazie, grazie.”
Che dolce, penso e rispondo: “sì, appena rientrato. Sì, bellissimo. Sei bravissimo! Sei stato davvero super.”
Appoggio il telefonino e sento suonare il campanello. Sono ancora nella vasca, non aspetto nessuno e… non vado a vedere. Suonano ancora.
“Pazienza.” penso, “chiunque sia se ne andrà. Adesso non è proprio il momento.”
Arriva un altro messaggio: “grazie, anche tu sei stato fantastico. Non mi ricordavo nemmeno che fossi così…”
Gli rispondo mettendo una faccina con il sorriso.
“Abiti dove mi hai detto?”
Messaggio strano. Anzi, preoccupante. Soprattutto perché non ricordo di avergli dato il mio indirizzo. Attimo di panico. Che ci sia lui dietro a quanto mi è successo? Perchè mi chiede questo? Poi mi ricordo che glielo ho detto io, proprio ieri. Giuro, ero rimasto terrorizzato. Rispondo: “sì, da ieri non ho cambiato casa e aggiungo una faccina che ride.”
“Ma adesso sei a casa?”
Penso che stia scrivendo in modo assai distratto perché gli avevo scritto poco sopra che ero rientrato da poco, ma glielo confermo.
“E perché non rispondi al campanello?”
Panico. Un altro momento di panico. “Cazzo! È lui!” dico tra me e me.
Banalmente rispondo: “sei qui fuori?”
“Sì, sto suonando proprio adesso.”
Un altro squillo. Mi alzo, infilo al volo l’accappatoio e vado a rispondere al citofono.
È lui. Gli apro.
“Ma che diavolo ci fa qui” penso.
Un attimo dopo entra
“Ciao. Già in accappatoio? Mi aspettavi?” dice ridendo.
“Direi proprio di no.”
“Sorpresa?”
“Sì.”
“Hai impegni?”
“No, pensavo solo ad una serata tranquilla. Ero nella vasca.”
“Giornataccia?”
“No, ma ho avuto tanti… impegni” e, vorrei aggiungere: “se sapessi quali!” Ma mi fermo.
Lo vedo deciso, infatti mi si avvicina e mi apre l’accappatoio. Mi guarda e lo lascia cadere.
“Ti metteresti le calze di ieri?”
“Vuoi davvero?”
“Mi piacerebbe. Ti stanno bene.”
“Sono ancora sulla sedia.”
Mi dirigo in camera e lui mi segue.

PROSEGUE NELLA SECONDA PARTE
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