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Aspirante cornuto - Epilogo


di cuckold211
18.02.2026    |    464    |    6 9.5
"" Sto godendo da pazzi ed una voce lontana, ripete come un mantra: *è solo l'inizio*..."
Con mani tremanti, lei apre il pacchettino; i suoi occhi sono spalancati per la curiosità, mista a sorpresa. Dentro c'è la scatolina di velluto nero e, quando la solleva, il riflesso della luce soffusa del ristorante fa scintillare l'anello: è un solitario quello che le abbacina la vista, un diamante modesto, ma oltremodo luminoso, scelto con cura per esternare quanto fossi serio nella mia proposta.
"Oddio, Paolo... questo è... un anello di fidanzamento?" mormora; ha la voce un po' incrinata. Annuisco, prendendole la mano e infilandoglielo al dito. Le sta perfettamente, quasi fosse stato fatto apposta per lei.
"Daniela, amor mio, voglio sposarti. Ho capito chi sei e ti amo proprio per questo. Non voglio cambiarti, voglio solo esserti accanto, in tutti i sensi."
Lei mi guarda, le lacrime le velano gli occhi, ma non sono lacrime di pura commozione; in esse c'è un misto di eccitazione, forse di sfida?
"Sei davvero pazzo, lo sai? Ma sì... sì che accetto. Sarò anche puttana, ma pur sempre una donna e sarò tua moglie." Brindiamo stringendo i calici tra le mani; il tintinnio del vetro sembra sigillare il nostro patto. Il cameriere ci guarda da lontano, invidioso, ma io sono al settimo cielo.
Uscimmo dal ristorante mano nella mano, l'aria della notte era carica di promesse. Daniela mi sussurrò all'orecchio: "Amore, mica possiamo finire la serata così? Ho voglia di festeggiare degnamente il nostro fidanzamento."
Sorrisi, già eccitato da cosa potesse passarle per la mente.
"Dimmi tu, amor mio." Lei si avvicinò all'auto e vi salì sopra; poi, invece di farmi andare verso casa, volle che mi dirigessi verso un parcheggio isolato, in periferia; era un'area industriale abbandonata, con dei lampioni che, a stento, riuscivano ad illuminare il cemento crepato, qualche auto sparsa e sagome nell'ombra.
Parcheggiammo in un angolo un po' più defilato, quasi buio. Iniziammo ad amoreggiare con tanta foga; io le accarezzavo le cosce sotto l'abitino, lei mi slacciava i pantaloni, tirando fuori il mio cazzo, rigido come il marmo.
"Sento che sei parecchio eccitato e lo sei per me? Questo anello esalta ancor più la mia libidine."
Le abbassai il vestito, partendo dalla scollatura; le palpai i seni, ormai scoperti da quel mio gesto e lei gemette:
"Cazzo, sono già tutta bagnata... solo l'idea di rischiare d'esser guardata."
Notammo subito delle sagome di persone nell'ombra. Erano quattro uomini maturi, intorno ai 45-55 anni, habitué del posto. Jeans, giacche scure, facce segnate dal tempo, dalla fatica. Si avvicinarono piano, formando un semicerchio, ad una decina di metri; le loro mani erano già sulle patte dei pantaloni e si toccavano lentamente.
Uno di essi, bussò piano sul cofano:
"Tutto bene qui, signorina? Tutto ok?"
Cazzo, eccoli... il cuore prese a battermi forte: fui assalito da un misto di gelosia/adrenalina. Penso subito che Daniela non si porrà problemi ad invitarli e l'idea mi fa pulsare il cazzo ancora di più. Sono pronto? Sì, porca miseria, è questo che voglio.
Daniela aprì la portiera, scese dall'auto sui tacchi alti, l'abitino un po' stropicciato sulle cosce e con i seni all'aria. "Aspettate un attimo, signori!" La sua voce era languida, provocante. Tirò fuori dal bagagliaio una coperta da picnic, la distese per terra su un pezzo di asfalto non rovinato, si tolse le mutandine molto lentamente e le lanciò verso di me: "Tienile tu, amore; al momento non servono, ma potrei averne bisogno dopo."
Oddio, sta succedendo davvero? La vedo lì, che si prepara come farebbe una professionista del sesso. Mi eccita da morire, ma una parte di me ricorda: *cazzo, è la mia fidanzata e la sto cedendo a quattro sconosciuti?* Eppure... era proprio ciò che volevo e mi faceva impazzire in quel momento.
Si sdraiò sulla coperta a cosce aperte, abitino arrotolato in vita, tette fuori, figa esposta.
"Venite pure... ma, per carità, uno alla volta, eh? È la mia notte di fidanzamento; il mio ragazzo sta qui per guardare e gode."
I quattro si scambiarono uno sguardo incredulo, quasi avessero vinto alla lotteria. Il primo, cinquantenne robusto con barba grigia e pancetta da birra, si avvicinò titubante; si inginocchiò fra le sue cosce, prese a leccarle la figa con una calma stoica, poi alzò lo sguardo verso di me e verso gli altri:
"Cazzo... sto qui fra le cosce di questa "dea" e ancora non ci credo. Una come te, qui, stasera? Sembra un sogno. Sei sicura, bella? Non è uno scherzo?"
Vedo che la lecca con una fame da ingordo e ciò mi provoca un nodo alla gola. Gelosia pura, ma mista ad orgoglio: *è mia e la sto condividendo?*. Il cazzo mi duole, da quanto è duro. Penso in cuor mio: *sì, leccala bene... fammi vedere quanto ti piace farlo*. Daniela rise piano, inarcandosi sotto la lingua dello sconosciuto.
"Ma quale scherzo?! Guarda l'anello al dito. Ci siamo appena fidanzati e mi va di festeggiare a modo mio. Dai, leccami al meglio di quanto tu sappia fare...fammi vedere quanto sei felice per la fortuna che ti è capitata."
Le sue parole mi mandano in tilt. Sa esattamente cosa dire per farmi eccitare. Dentro di me: *amore mio, sei perfetta. Continua pure a farmi soffrire, perché ne godo*.
Il secondo, un tipo magro sui 48 anni, con occhiali ed aria da impiegato, si slacciò i pantaloni e si avvicinò:
"Accidenti... non ci credo. Di solito ci tocca solo guardare e... da lontano, al massimo una sega veloce. Stasera, invece, ci si offre una ragazza così giovane e figa? Sei un angelo o il demonio in persona?"
Sento quelle parole e penso: *Sì, hai ragione: è un diavolo... il mio diavolo*.
Ho l'animo in subbuglio a vederla così esposta, ma non riesco a staccare gli occhi. L'eccitazione mi fa tremar le mani. Daniela gli prese il cazzo in mano, segandolo piano:
"Né l'uno, né l'altro. Sono solo una che adora scopare e far scopare. Stasera mi va di far godere quattro cazzi maturi, per sigillare il mio fidanzamento. Mettimelo in bocca, su... fammi sentire quanto sei grato per il piacere che riceverai."
La vedo succhiare e, dentro di me: *cazzo, è bellissima con un cazzo in bocca. Geloso? Sì, pazzamente geloso, ma doppiamente eccitato*. Penso: *continua, amore... fammi vedere come e quanto te lo godi*.
Lui gemette, mentre lei lo succhiava con una verve a me sconosciuta:
"Porca puttana... grazie, davvero. Non so come ringraziarti. Sei... sei incredibile! Il mio cazzo non ha mai ricevuto un'accoglienza così calda ed esperta, in vita mia."
Le parole di quel maschio mi penetrano dentro: *è grato alla mia Daniela*. Mi fa sentire potente, come se fossi io a controllare tutto; dentro di me: *sì, ringrazia pure... ma è mia e te la presto solo per stasera*.
Il terzo, un cinquantacinquenne dai capelli brizzolati e mani callose da operaio, si mise dietro di lei, mentre il primo la penetrava:
"Ragazzi, guardate qua... non ci credo ancora. Una, fresca di anello, che si fa sbattere per terra, da noi quattro, vecchi porci. Sei reale o sto sognando?"
Vedo che la penetra e mi si stringe lo stomaco. Penso: *bastardo, goditela pure... ma è mia quella che stai scopando*. L'eccitazione mi annebbia la vista, il cazzo che pulsa da solo. Daniela, con il cazzo del secondo in bocca, si staccò un attimo per rispondere:
"E' tutto reale al 100%, nonno. E, se ancora non ci credi, vieni qui e infilamelo nel culo. Così sentirai quanto sono vera e quanto ne godo. Dai, festeggiate con me! Il mio fidanzato adora guardarmi mentre prendo cazzi da sconosciuti."
Le sue parole dirette a me: *adora guardarmi... sì, cazzo, è vero*. Dentro di me: *continua a provocarmi, amore; mi fai impazzire*. Lui rise incredulo, scuotendo la testa:
"Porca miseria... non ci credo. In vent'anni che vengo qui, non mi era mai capitata una cosa del genere. Grazie, piccola. Ti scopo come meriti."
Avverto la sua esperienza, e penso: *vent'anni... e, dopo chissà quante, stasera tocca a te, Daniela mia?*
Orgoglio misto ad umiliazione, ma è benzina sul fuoco per quanto mi riguarda.
Il quarto, il più silenzioso, tipo sui 52 anni, con barba corta ed occhi da lupo, si segava guardandomi:
"Amico, tu sei fortunato e sai di esserlo, vero? Guarda che roba... la tua ragazza si fa scopare da quattro estranei e tu sei lì a segarti? Sicuramente siete dei pazzi... ma belli da non credere. Non so come ringraziarvi."
Mi guarda dritto negli occhi e dentro di me: *sì, sono fortunato... ma anche folle, folle di desiderio per lei*. Penso: *grazie a te, bastardo. Mi stai donando quelle "corna", cui ho sempre anelato*. Dal finestrino abbassato, annuii con un ghigno: "Grazie a voi; questa è la sua notte, ma anche la mia."
Sto godendo da pazzi ed una voce lontana, ripete come un mantra: *è solo l'inizio*. Non vedo l'ora di riprendermela, dopo tutto quello che le hanno fatto. Si alternarono sulla coperta: pompini a soffocarla, scopate a pecora, una doppia penetrazione improvvisata in figa e culo, sborrate sulle tette, in bocca, all'interno della mia lei.
Ogni volta che uno finiva, si girava verso gli altri o verso di me:
"Cazzo, non ci credo ancora... che fortuna, stasera!" il commento di uno; "Grazie, bella... sei la miglior "zoccola", che abbia mai avuto" commento di un altro. "Se non lo avessi visto, non ci crederei... una così, che si fa sbattere da noi?" Ogni commento espresso, serve sempre a farmi sfarfallare lo stomaco: *fortuna... sì, è la mia*. Pensieri: *continuate a dirlo, condivido il vostro punto di vista e ne sono sempre più eccitato*.
Sto per venire solo a guardare. Alla fine, Daniela era esausta, coperta di seme, capelli appiccicati, ma con un sorriso stampato sul viso: era appagata. Si rialzò, si sistemò l'abito alla meglio e tornò in auto.
I guardoni si allontanarono uno per volta, ancora increduli, borbottando tra loro:
"Ragazzi, non raccontiamolo a nessuno... ci prenderebbero per pazzi." "La migliore serata della mia vita." "Grazie a quella ragazza ed al suo cornuto."
E' quanto sento ancora dire da quei balordi e penso: *cornuto... sì, lo sono e adoro esserlo*. Ora la voglio per me. Restammo abbracciati sui sedili posteriori, sudati ed appiccicosi.
"Grazie, Paolo. Hai dimostrato di esser l'uomo perfetto per me!" disse baciandomi, l'anello scintillante tra le dita sozze.
"E tu, la moglie perfetta!" risposi, sapendo bene che quella notte aveva aperto le porte a tutto ciò che sarebbe venuto dopo. Dentro di me, mi dicevo: *cazzo, l'ho fatto davvero? Ma lo rifarei domani*.
Le settimane successive al fidanzamento furono un tripudio di passione e trasgressioni. Daniela non cambiò di una virgola il suo modo di comportarsi: continuava a vestirsi molto provocante, a flirtare apertamente e ad organizzare "sorprese", che mi lasciavano senza fiato.
Vivevamo nella mansarda sopra la casa dei suoi e, ogni sera, era un'opportunità per esplorare i confini del nostro patto. Una volta, circa tre settimane dopo quella fatidica notte nel parcheggio, mi chiamò dal lavoro:
"Amore, stasera esco con le amiche. "Tornerò tardi... o, addirittura, non tornerò per niente."
Sapevo cosa intendeva ed il mio cazzo si indurì all'istante, al solo pensiero. Tornò verso l'una di notte, trucco sbavato, abito nero attillato sgualcito, odore di sudore, fumo di sigaretta misto a qualcos'altro, di maschile, inconfondibile.
Chiuse la porta e mi guardò con quel sorriso malizioso che amavo immensamente.
"Ho incontrato un tipo in un bar, un rappresentante di commercio sui 40 anni. Abbiamo chiacchierato, ballato un po'... e poi siamo finiti in macchina sua."
Non dissi nulla, la spinsi contro il muro lì, nell'ingresso, le alzai l'abito, niente mutandine, ovvio; la leccai lì, sentendo il sapore di lui ancora fresco. Cazzo, me la sta offrendo piena di un altro? Gelosia che brucia, ma eccitazione che mi sconvolge e consuma. Penso: *dimmi tutto, amor mio*.
"Dimmi di più!" le alitai tra un colpo di lingua e l'altro. Lei gemette:
"Mi ha condotta in un vicolo buio, mi ha scopata sul sedile posteriore. Prima me l'ha leccata, poi me l'ha messo dentro con violenza, sbattendomi peggio di una di malaffare. Mi ha chiamato troia, puttana.. ed aveva ragione. Mi ha sborrato dentro due volte, amore, e senza preservativo."
Le sue parole mi mandano in tilt: *appassionata, sborrata dentro... sì, è la mia Daniela*. Dentro di me: *continua, non fermarti, fammi soffrire ancora*.
La penetrai subito, scivolando in quel suo mix di umori, pompando come un animale.
"Sei la compagna perfetta per me!" le dissi, venendo nel profondo del suo ventre, mischiando il mio seme a quello dell'altro.
Orgoglio e umiliazione: *è certo che domani lo rifarà; ma è proprio questo ciò che voglio*.
Continuammo così per mesi: uscite solitarie, flirt con amici comuni, persino un weekend "con le amiche", che finì con lei che mi mandava foto provocanti da un hotel: tette in bella vista, sorriso civettuolo.
Ogni volta, al ritorno, la scopavo con furia raddoppiata e lei mi raccontava tutto, dettaglio per dettaglio.
"Ti eccita sapere che mi fanno le cose che mi fai tu, vero? Che mi riempiono come fai tu?"
"Sì, mi eccita da morire". Pensiero costante: *è il mio amore e non la cambierei mai, con nessun'altra*.

FINE

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