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Lui & Lei

Un regalo di compleanno inaspettato #1


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
13.04.2026    |    2.237    |    5 8.3
"Ora sento la sua pelle calda, il profumo di olio e di desiderio, il leggerissimo fruscio delle calze sotto la divisa..."
Quest’anno compio 53 anni e finalmente posso riprendere una sana tradizione che negli ultimi cinque anni ho dovuto mettere da parte per colpa del mio lavoro. La tradizione è semplice: ogni anno, per tre giorni, sparisco dalla faccia della terra e mi trasferisco in un albergo a mille stelle, possibilmente in una località termale. Quella che preferisco è Montegrotto Terme, con i suoi hotel spettacolari immersi nel verde, le acque calde che sgorgano dal sottosuolo e quell’atmosfera di lusso discreto che ti fa sentire subito in un’oasi privata.

È venerdì, sono le sedici in punto. Io e Mariella siamo pronti a uscire di casa con le valigie cariche di costumi, accappatoi e aspettative. Il viaggio è breve, solo due ore di autostrada, ma ogni chilometro sembra accorciarsi mentre ci lasciamo alle spalle la routine. Arriviamo che il sole è ancora alto. L’hotel è esattamente come lo ricordavo: un edificio elegante, con facciate chiare e balconi fioriti che si affacciano su un parco immenso, quasi un giardino botanico privato. Fontane termali gorgogliano piano tra siepi curate, e l’aria profuma di relax e fiori d’arancio. Il check-in è veloce, quasi familiare. La receptionist ci sorride come se fossimo vecchi amici e ci consegna le chiavi della nostra junior suite al primo piano, con vista sul parco.

Appena entriamo in camera, il tempo di posare le valigie e siamo già in costume. «Piscina esterna, subito» dico a Mariella, e lei ride, già scalza. Scendiamo. Il giardino è un paradiso: prati all’inglese perfettamente rasati, palme alte che ondeggiano leggere, e al centro una grande piscina termale a sfioro, l’acqua a 38 gradi che fuma piano nell’aria fresca di aprile. Ci sono già una ventina di persone, quasi tutti turisti tedeschi con la pelle chiara e gli accenti gutturali, che galleggiano rilassati con un bicchiere di prosecco in mano. Entriamo. Il calore ci avvolge all’istante, l’acqua è setosa, densa di minerali. Nuotiamo piano, ci tocchiamo sotto la superficie, ridiamo come due ragazzini. Un’ora esatta, poi il sole comincia a calare e la piscina chiude. Torniamo in camera, doccia veloce e cena al ristorante dell’hotel: un tavolo appartato, luci soffuse, piatti unici, particolari e un vino bianco fresco che ci fa brillare gli occhi.

Il giorno dopo decidiamo di ampliare il relax. In reception prendiamo i fogli di prenotazione. Mariella ha scelto un massaggio lombosacrale alle 16 con Gioia (ogni trattamento viene eseguito da un operatore diverso), seguito dal mio scrub total body con massaggio energizzante alle 17:30. Lei esce per prima. Quando torna in camera, un’ora dopo, ha gli occhi lucidi e un sorriso da gatta sazia.

«Oddio, Giorgio, quella ragazza è un fenomeno. Mani d’oro. E poi… è bellissima. Mora, capelli lunghissimi, un corpo da urlo. Se ti capita l’occasione, approfittane. Io non mi offendo, eh.» Io scoppio a ridere e la mando a quel paese con un bacio sul collo. «Sei matta. Sono qui con te, no?»

« Se se …» è il suo commento.

Arriva il mio turno. Entro nello studio spa, un ambiente avvolto in un calore che ti abbraccia immediatamente la pelle. Le luci ambrate, strategicamente posizionate in nicchie nascoste lungo le pareti color sabbia, creano un’atmosfera quasi ipnotica. L’aria è densa di oli essenziali - bergamotto, lavanda e qualcosa di più esotico, forse ylang-ylang- che si mescolano con la leggera traccia di zolfo delle acque termali. Gioia mi accoglie con un sorriso professionale che le illumina il viso. Capisco al volo cosa intendesse Mariella.

È uno schianto: ventotto, ventinove anni al massimo, capelli mori ondulati che le scendono fino alla vita come un fiume d’inchiostro, occhi scuri e intelligenti che sembrano leggere ogni pensiero, labbra piene color melograno. Il camice bianco, stretto in vita da un cordoncino sottile, non riesce a nascondere niente: il seno pieno e alto preme contro la stoffa immacolata, la vita sottile si curva come un’anfora, i fianchi morbidi si muovono con grazia felina ad ogni passo.
Mi porge un mini-slip usa e getta bianco.

«Si spogli pure, si metta questo e si sdrai a pancia in giù. Torno tra un minuto.»
Bussa, entra. Io sono già sul lettino, coperto solo dall’ imbarazzante mini-slip. Comincia con il burro di karité misto a sale marino grosso, una pasta granulosa dal profumo intenso di cocco e vaniglia. Le sue mani sono forti, quasi ruvide, con dita lunghe che lasciano impronte calde sulla mia pelle. Inizia dalle gambe, sale lentamente, preme sui polpacci tesi, sulle cosce che si rilassano sotto il suo tocco esperto. Quando arriva ai glutei non si ferma: li afferra con decisione, li lavora con energia circolare, quasi li impasta come pasta di pane. Sento le cellule morte che se ne vanno sotto la pressione dei granelli di sale, la pelle che si risveglia arrossata e vibrante.

«Le faccio male?» chiede con quell’accento padovano dolce che allunga le vocali come caramello fuso. «No, anzi... continua così. Mi piace quando una bella ragazza mi stropiccia il sedere.» Lei ride, una risata bassa, complice, che le fa tremare leggermente il petto contro la mia schiena mentre si sporge.

Continua per mezz’ora, il tempo scandito dal gocciolio dell’olio sul marmo e dal mio respiro sempre più profondo, poi mi fa girare sulla schiena. Mi fa piegare le ginocchia, i talloni appoggiati al bordo del lettino come un paziente sul tavolo operatorio; lei non si imbarazza nemmeno per sbaglio, mi copre con il telo sino all’inguine e comincia a spalmare la pasta calda sulla pancia pelosa, su verso il petto, disegnando cerchi sempre più larghi sulle costole, sotto le ascelle, lungo i fianchi. Sento la sua anima nei polpastrelli. Quando mi massaggia le spalle e il collo, le sue dita scavano tra vertebre e tendini come se stesse cercando una chiave segreta sotto la pelle.

Poi Gioia si avvicina alla testa, chinandosi appena: il suo profumo mi invade, dolce e antipatico insieme, roba che ti sale al cervello e ti fa dimenticare come ti chiami. Mi accorgo che mi sta fissando- mi devo persino costringere a diventare serio. Le sue mani scorrono in zona pericolosa, sotto le clavicole, rasentano i capezzoli. Li sfiora, li strizza tra pollice e indice, lenta, metodica. Forse sta testando la mia reattività. Forse è una professionista che si diverte a stuzzicare i clienti un po’ più sensibili. Forse sono io che, dai cinquant’anni in su, interpreto ogni gesto come un invito a pensar male. In ogni caso, mi sto godendo tutto. Il corpo è acceso, pelle viva, cuore che batte nei polsi. Lei sorride ancora.
Mi pizzica. Poi abbassa il telo di altri due centimetri, le dita viaggiano verso il pube rasato di fresco, si fermano appena sopra la linea dello slip usa e getta.

«Mi dica se le dà fastidio, qui.» Mi viene da ridere. «Non credo proprio.» Adesso giochiamo senza freni; il confine tra massaggio e preliminare diventa labile, un fil di rasoio su cui nessuno vuole davvero stare in equilibrio. Le mani si fermano a pochi millimetri dall’essenziale; passo la lingua sulle labbra, respiro forte, ma non mollo neanche un gemito.
Adesso è di fronte a me, il suo viso a pochi centimetri dal mio. Il camice bianco si è aperto sul davanti, rivelando la curva vellutata del décolleté color miele e l’ombra della valletta tra i seni. I suoi occhi scuri, bordati di ciglia folte come ventagli di seta nera, mi fissano con intensità mentre le sue dita scivolano in piccoli cerchi ipnotici sul mio petto. Un profumo di gelsomino e ambra si solleva dalla sua pelle calda. All’improvviso, le sue labbra carnose si socchiudono: «Scusi... le posso chiedere una cosa? Non vorrei essere indiscreta, ma lei, per caso, è uno scrittore?»

Il mio cervello si accende come un fiammifero sfregato nel buio, illuminando ogni angolo dei miei pensieri con una fiamma improvvisa. «Non sei indiscreta, e diamoci pure del tu,» rispondo con voce più roca di quanto vorrei.
«Sì, scrivo per hobby. Dove mi hai letto? Amazon, Wattpad... o su A69?»

Lei arrossisce appena, un rosa delicato che le colora gli zigomi alti ma non raggiunge il collo. I suoi occhi, lucidi come castagne appena sbucciate, rimangono fissi nei miei senza vacillare.
«Su A69. Ogni settimana,» confessa, la voce che si abbassa di un’ottava, diventando quasi un sussurro vellutato che mi accarezza l’orecchio. Le sue dita si fermano un istante sul mio petto, premendo leggermente sulla pelle. «Mi piacciono tantissimo le tue storie personali, quelle vere. Le avventure che racconti...» fa una pausa, si morde appena il labbro inferiore, «Sono successe davvero?»

«Sì.» Sento la mia voce abbassarsi di un tono, più roca, più intima. Mi passo la lingua sulle labbra secche mentre il suo sguardo mi cattura. «Qualche volta esagero un po’ per rendere il racconto più intrigante, aggiungo qualche dettaglio piccante, ma la sostanza - » faccio una pausa, le mie dita sfiorano inconsciamente il suo polso, « - la sostanza è tutta vera.»

«Ecco perché hai sorriso così tanto durante il massaggio?» chiedo, e si sente che mi sto divertendo.

«No… beh, sì, anche, ma soprattutto perché nelle tue storie c’è sempre una donna che prende l’iniziativa. Mi ci ritrovo, sai?» Ride piano, lasciando che il seno si appoggi leggermente sul bordo del lettino. Le dita intanto ricominciano a muoversi, insistenti, scivolando scherzose sopra la linea dell’elastico. Sento la pelle tirare, ma anche ogni muscolo che si rilassa sotto il suo passaggio. Sto diventando una mappa sensoriale dei suoi desideri: dove si sofferma, dove preme, dove azzarda, dietro ogni gesto c’è una specie di scommessa, un green pass che io convalido con un respiro più forte, un battito accelerato.

«E tu, prendi mai iniziativa?» provo a domandare. Gioia scrolla le spalle, la camicia si apre ancora di un soffio.
«Ogni tanto. Mi piace il sesso e gli uomini. Ma qui sono al lavoro e mi devo trattenere. Mi capita spesso di immaginare quello che succederà, a chi si sdraia su questo lettino. Soprattutto se si lascia andare come te.» Si avvicina ancora, la gamba trova posto di fianco alla mia. Ora sento la sua pelle calda, il profumo di olio e di desiderio, il leggerissimo fruscio delle calze sotto la divisa.

Parte 1 di 4 - Continua

*** Note ***
Era da parecchio tempo che non avevo avventure così vive e personali da raccontarvi. Un po’ per colpa mia, un po’ perché l’universo sembrava essersi preso una lunga pausa dai miei desideri. Ma ho imparato ad avere pazienza… e quando meno te lo aspetti, arriva il regalo perfetto.
Quest’anno, per il mio 53esimo compleanno, l’universo mi ha fatto un omaggio davvero speciale: una ragazza dal corpo da peccato e dal desiderio sincero, che ha trasformato un innocente massaggio termale in un’esperienza calda, bagnata e indimenticabile.

Gioia, ovviamente, non è il suo vero nome. Ho modificato alcuni dettagli del suo aspetto per rispettare la sua privacy, ma quello che non ho cambiato – e non avrei mai potuto – è la sua femminilità prorompente, la sua pelle morbida che scivola sotto l’acqua, la sua voce roca mentre gemeva e quella fame di piacere così naturale, calda e travolgente.
La cosa più eccitante di tutte? Anche lei è una lettrice abituale di questo sito. Chissà, forse sta leggendo queste righe proprio adesso, con un sorriso malizioso sulle labbra e le gambe ancora un po’ deboli al ricordo di quella doccia. Gioia, se passi di qua… sai già cosa fare. Un commento, una foto, il tuo annuncio… sarebbe un regalo bellissimo per tutti noi.
Nel frattempo, ho già in mente di coinvolgerla in qualcuna delle mie scorribande estive. Il Club di Minerbio è già in cima alla lista: sono convinto che quest’estate tornerà a essere il palcoscenico perfetto per nuove storie bollenti, ancora più spinte.

Per il momento vi saluto, lettori, ancora con il calore della sua pelle bagnata addosso e il suo respiro spezzato nell’orecchio.
Se questa storia vi è piaciuta, fateci un grande regalo: lasciate un commento caldo e un bel mi piace. Sapete quanto mi fate felice… e soprattutto quanto potrebbe piacere a lei.
Chissà. Magari questo è solo l’inizio di una nuova stagione di racconti molto, molto bollenti.
A prestissimo.
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