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Sottomessa al Piacere - Il Debutto #7
giorgal73
02.03.2026 |
16.479 |
3
"La pipì delle donne mi acceca, mi bagna ovunque, sento gocciolare lungo la schiena, mi si appiccica ai capelli, entra in ogni piega e cedevolezza del mio corpo..."
**MICHELA**Non ho mai provato una cosa simile. Sento la lingua di Patrizia che mi esplora ogni centimetro della figa, mi succhia il clitoride così forte da farmi saltare ogni sinapsi, mi preme le cosce contro le guance come se volesse divorarmi davvero. L’orgasmo mi rapisce: non è un climax normale, è un’inondazione, una scossa elettrica che mi paralizza e mi libera allo stesso tempo. La mia testa cade in avanti, molle come una bambola; vedo solo macchie e astri che scoppiano davanti agli occhi umidi.
Intorno, le donne gridano e applaudono, qualcuna si masturba davanti a tutti, le loro maschere brillano di sudore e saliva. Sento il calore di Daniela vicinissimo: il suo odore carnale e minerale mi avvolge, la sua mano mi stringe i capelli alla radice e guida la mia testa indietro di scatto, le dita che mi pizzicano il mento con voluttà. Un istante dopo mi infila in bocca due dita luccicanti di umori e io le succhio febbrilmente, le sento contro il palato, le vedo entrare e uscire nella stretta del mio esofago. Voglio ingoiarla tutta, lasciarmi marchiare anche qui.
Daniela ride gutturale. Prende la catenella d’argento che parte dall’ombelico e la tira su con delicatezza solo apparente, trascinando la pietra rossa fin sulla cima del mio clitoride; lo schiaccia con una pressione perfetta, cruda e bellissima. Poi mi infila le dita della mano libera nella figa, mi prepara all’ennesima scossa, mi fruga dentro e io sento le pareti vaginali che si contraggono come se volessero trattenerla, assorbirla e non lasciarla più uscire. È un orgasmo continuo, a ondate, ciascuna più devastante della precedente, un mostro a cento braccia che mi spreme da dentro. Piango e rido, singhiozzo cercando di mordere la sua mano ma non trovo nulla: sono nel vuoto più puro e liquido del piacere.
Patrizia si allontana zoppicando, le gambe tremanti come un cerbiatto appena nato, il rossore violaceo che si espande a macchie sulla pelle sudata delle natiche. Il suo culo, dilatato e pulsante, farà fatica a tornare alla normalità per giorni; già immagino il bruciore che sentirà domattina sotto la doccia, quando l’acqua calda lambirà quei tessuti violati. Come promesso, lo SPACCACULI – quel cilindro nero e spietato – l’ha graziata appena io sono venuta, lasciandole però un ricordo indelebile inciso nella carne.
Sono legata alla ruota, i polsi e le caviglie stretti dalle cinghie di cuoio che mi mordono la pelle arrossata. Il mio corpo è esposto, aperto come una stella marina, ogni centimetro vulnerabile sotto le luci tremolanti delle torce. Quando penso che la carne non possa sopportare altro, che i nervi siano ormai consumati dal piacere e dal dolore, Daniela alza la mano. Il suo sorriso è tagliente come vetro mentre chiama a raccolta tutte le donne che fino a quel momento hanno goduto della mia umiliazione, i loro volti nascosti dietro maschere lucide di sudore.
«Signore,» annuncia con voce che risuona nel giardino notturno, «è giunto il momento del battesimo finale che consacrerà definitivamente la mia schiava. Avvicinatevi alla ruota, io la farò girare lentamente e voi, con la vostra pioggia dorata calda e pungente, la battezzerete fino a renderla lucida come ambra.»
Le donne si avvicinano in processione, alcune completamente nude con i capezzoli eretti nell’aria fresca della notte, altre si alzano semplicemente la gonna con dita impazienti, rivelando peli pubici scuri e umidi. I loro corpi formano un cerchio rituale attorno alla ruota. Una dopo l’altra, le loro fighe si aprono come bocche silenziose, rilasciando rivoli dorati che brillano alla luce delle torce: alcuni caldi e fumanti, altri sottili come fili di miele. Il liquido mi colpisce prima sul viso, poi sul petto, infine ovunque mentre la ruota gira con un cigolio metallico, trasformandomi in una statua bagnata e tremante.
La prima fiammata bollente mi piove sulla coscia, gocce che mi scivolano e si accumulano sul bordo dove le gambe restano aperte e inermi. Il calore mi stupisce: è una carezza inaspettata, un bruciore che invece di ferire si trasforma subito in desiderio, in fame di altro liquido, di essere sciolta e ricomposta mille volte. Urlo, la bocca spalancata che si riempie subito dopo del rivolo deciso della seconda donna – quella col piercing sulla narice, la riconosco dal sentore salino metallico del suo odore che mi rimane addosso. Il sapore mi manda il cervello in blackout: ingerisco senza protesta, ingoio tutto, il rivolo si fa schiuma e mi schizza anche sul naso. Il suono di chi applaude in sottofondo mi spinge a berne ancora di più. Le altre non si fanno aspettare: piogge che mi sgorgano sulle palpebre chiuse, dentro la bocca, tra le labbra sempre più spaccate e assetate. Sotto la pressione, la ruota gira lenta ma non si ferma; ogni giro mi espone di nuovo al getto caldo e tagliente. Ogni volta che apro gli occhi ho solo il tempo di vedere i peli scuri, i bulbi intimi delle donne che come rubinetti si aprono e chiudono sopra di me. Il mio corpo reagisce: le tette indurite cominciano a gocciolare sudore, il clitoride martella, le braccia e le gambe sembrano voler prendere a morsi la pelle dell’universo. Nel caos liquido della scena, la bocca mi si riempie di urla, di saliva e di altro; sensazioni che si accavallano e mi portano in una specie di trance.
Le voci delle donne che mi chiamano “cagna”, “vacca”, “schiava benedetta”, le risate che mi schiaffeggiano la memoria e mi cancellano ogni altra identità. La pipì delle donne mi acceca, mi bagna ovunque, sento gocciolare lungo la schiena, mi si appiccica ai capelli, entra in ogni piega e cedevolezza del mio corpo. E più vengo bagnata, più lo voglio. Sto al centro delle attenzioni come mai nella vita, come fossi la risposta a un voto primordiale del clan.
Daniela si avvicina per ultima. La vedo arrivare con il volto serio, le mani dietro la schiena, gli occhi che mi perforano come se sapesse già tutte le cose che sto sentendo e giudicasse se sono degna di essere umiliata e sfondata così. Si mette di fronte, alza la gonna e si abbassa appena di lato: il getto preciso e brillante mi colpisce dritta sulla fronte, cola sulla punta del naso e poi cade lento nelle labbra ancora dischiuse. Daniela non fa uscire un solo rumore a nessuno, lo tiene come rito privato tra noi due. Quando il getto si allarga sulla mia bocca, capisco che per lei è la firma sul mio corpo diventato oggetto: bevo tutto, ingoio senza sprecare una goccia, il sapore amaro che resta sulla lingua come un bacio eterno. La sua mano mi passa sul viso, raccoglie il liquido e me lo spalma sugli zigomi, sulle labbra, sul collo. E in quell’istante sono davvero di lei e di nessun’altra.
Quando finalmente le donne si placano, la ruota si ferma. Il corpo trema, l’umore gocciola ovunque, ma dentro è come se la carne si fosse calmata. Ho l’impressione di essere parte di una statua, incastonata nella scena come un trofeo sacro e antico. Daniela mi slaccia le cinghie con lentezza, le dita sicure che passano sui segni rossi lasciati dal cuoio, mi massaggia i polsi e mi sussurra: «Brava, Michela. Ora sì che sei come volevo.»
Non riesco a rispondere, la voce solo un graffio bagnato; annuisco piegando la testa sul suo petto, l’odore della sua pelle che copre ogni traccia di pipì e umiliazione. Lentamente, come in un sogno viscoso, le donne dell’alta Società si ritirano nella villa. Qualcuna ancora si strofina velata dietro le colonne, qualcuna si accuccia a leccare via le gocce dalla mia pelle ansimante.
«Patrizia, vieni qui!» urla Daniela, la voce roca ancora vibrante di potere. Si passa una mano tra i capelli umidi e indica con un gesto imperioso verso la villa. «Recupera il mantello di Michela. È ora di tornare a casa, l’alba sta per spezzare questo nostro piccolo incantesimo.»
Parte 7 di 9
*** NOTE ***
Michela è giunta al punto di svolta: il suo corpo non le appartiene più, è diventato un tempio di piacere consacrato alla sua padrona. Daniela la guida ora con mano ferma attraverso corridoi di desiderio sempre più oscuri, dove il dolore si fonde con l'estasi in un'alchimia perfetta. Nuove opportunità di umiliazione pubblica si apriranno come fiori velenosi, e io vi condurrò per mano in questi sentieri perversi, facendovi sentire sulla pelle il calore imperversa costantemente sul corpo di Michela, simbolo della sua definitiva sottomissione.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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