bdsm
Sottomessa al Piacere-Vergogna in ufficio #2
giorgal73
01.09.2025 |
18.627 |
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"E non appena Sabrina solleva il ginocchio, sento la sua coscia muscolosa penetrare nello spacco della minigonna di seta, la pelle calda contro la mia, raggiungendo il mio sesso umido e pulsante, ..."
--- PARTE 2 ---Mi sento eccitata nel trovarmi in ginocchio a quattro zampe davanti a una giovane tirocinante che studia ogni centimetro del mio corpo. Lo stringi vita mi comprime la carne, scavando solchi rossi nella pelle, e rende i miei movimenti lenti e macchinosi come quelli di una bambola meccanica rotta.
Il pavimento freddo mi brucia contro le ginocchia nude, mentre il tessuto della minigonna si tende pericolosamente sulle natiche.
«Mi scusi, dottoressa... La penna... la... la raccolgo io...» balbetta la ragazza, mortificata, le dita che tremano visibilmente sulla tastiera, un velo di sudore che le imperla il labbro superiore.
«No, tranquilla...» dico ansimando, il respiro che mi esce a piccoli sbuffi caldi, «ormai sono qui... la raccolgo io...» E mi infilo sotto la scrivania di Chiara, sentendo il metallo del plug premere più a fondo ad ogni movimento.
Nello strettissimo spazio, il mio seno quasi trabocca dalla camicetta mentre mi contorco, e non posso evitare di strofinarmi contro la sua gamba, percependo attraverso la calza la morbidezza della sua pelle giovane. Mi sento sempre più bagnata, un calore liquido che mi scivola lungo l'interno coscia.
La mia mente viaggia in territori proibiti: per un attimo mi immagino completamente nuda, la pelle d'alabastro esposta all'aria fresca dell'ufficio, mentre Chiara mi afferra per i capelli castani, stringendoli tra le sue dita sottili fino a farmi lacrimare.
Mi trascina come una cagna in calore in mezzo alle scrivanie di mogano lucido, dove tutti possono vedere la mia umiliazione. La sua mano piccola ma decisa si abbatte sul mio fondoschiena, lasciando impronte rosse a forma di stella sulla carne tremante.
Devo scacciare questi pensieri febbrili per non avere un orgasmo immediato che mi farebbe gemere davanti a tutti.
Ma, gattonando sul pavimento freddo di marmo, la minigonna nera si solleva come una tenda di teatro, rivelando a Chiara uno spettacolo completo: il plug metallico che brilla tra le natiche come una gemma incastonata nella carne e la mia intimità completamente rasata, lucida di umori trasparenti che brillano sotto le luci fluorescenti.
La ragazzetta rimane immobile, le labbra socchiuse in un'espressione di stupore misto a desiderio mal celato. I suoi occhi azzurri, dilatati come quelli di un gatto al buio, non riescono a staccarsi dalla visione proibita del mio corpo esposto mentre mi contorco per recuperare la penna.
Fino a che, con un movimento brusco delle anche, sento il metallo freddo scivolare inesorabilmente fuori dalla mia apertura posteriore, cadendo sul pavimento con un tintinnio metallico che risuona come una campana nel silenzio improvviso dell'ufficio.
Sono sgomenta: chi avrà visto? Scruto i volti intorno, ma solo gli occhi cerulei di Chiara sembrano aver colto l'accaduto. Con dita tremanti raccolgo il plug metallico, ancora caldo e lucido dei miei umori.
Patrizia si china accanto a me, il suo profumo di vaniglia e ambra mi avvolge mentre con unghie laccate di rosso scarlatto afferra l'oggetto dalla mia mano.
Con un movimento fluido e preciso lo spinge nuovamente dentro di me, la superficie fredda che scivola contro le pareti sensibili, facendomi mordere il labbro inferiore per soffocare un gemito di piacere che mi sale dalla gola.
Mi rialzo barcollando sui tacchi a spillo, le ginocchia arrossate dal marmo freddo. Il cuore mi martella nel petto mentre cerco di sistemare la gonna che aderisce come una seconda pelle.
Sento lo sguardo di tutti bruciare sulla mia pelle: le calze a rete che disegnano losanghe scure sulla carne pallida, lo stringi vita nero che mi comprime la vita fino a renderla innaturalmente sottile, la scollatura che rivela la valle profonda tra i seni.
I loro occhi avidi hanno esplorato ogni centimetro del mio décolleté, indugiando sui capezzoli turgidi che premono contro il tessuto trasparente come piccole gemme dure.
Un brivido mi percorre la spina dorsale, mescolando vergogna ed eccitazione in un cocktail inebriante.
Mi sento una puttana esposta al pubblico ludibrio. E questo pensiero, anziché mortificarmi, mi inonda di un calore liquido che pulsa tra le gambe, una scossa elettrica che parte dal basso ventre e si irradia fino alla punta delle dita. In piedi, sotto lo sguardo divertito di Patrizia, le cui labbra sottili si incurvano in un sorriso complice, mi risistemo la camicetta sui seni tremanti.
«Cosa cazzo credi di fare?» sibila una voce familiare dietro di me, accompagnata da una mano dalla manicure impeccabile che mi afferra la spalla con una stretta d'acciaio.
Mi volto: è mia sorella maggiore, Sabrina, co-presidente e codirettrice dell'azienda, con i suoi capelli corvini raccolti in uno chignon così tirato che le stira la pelle delle tempie. Il suo tailleur grigio perla, tagliato su misura, emana potere da ogni cucitura.
«Sabrina...» farfuglio, sgranando gli occhi fino a sentire l'aria fredda dell'ufficio bruciare sulla cornea.
«Sorellina, pensi di poter andare in giro qui vestita come una escort?» mi ringhia all'orecchio, il suo respiro caldo che sa di caffè amaro e mentine alla cannella, badando a non farsi sentire dagli altri ma abbastanza vicina che posso contare ogni singola ciglia dei suoi occhi nocciola.
«Oggi... avevo voglia di vestirmi più... sbarazzina. È un mio diritto, credo, no?» argomento, cercando di mantenere un briciolo di dignità mentre sento il plug metallico premere più a fondo ad ogni movimento nervoso.
Patrizia osserva noi due sorelle litigare in mezzo al salone, le sue labbra sottili che si incurvano in un sorriso da predatore, le unghie laccate che tamburellano sul bordo della scrivania come se stesse contando i secondi di questo spettacolo improvvisato. Sempre più interessante, penso ironicamente.
«Senti, Michela, non farmi incazzare! Vieni con me nel mio ufficio... dobbiamo parlare,» incalza Sabrina, prendendomi per un braccio e trascinandomi dentro con tale forza che i tacchi a spillo scivolano sul pavimento lucido lasciando piccole striature nere.
«Oh certo, vengo con te! Ma il mio abbigliamento è qualcosa con cui dovrai convivere, cara,» rispondo, ribellandomi un po' mentre sento il tessuto della minigonna tendersi pericolosamente sulle natiche ad ogni passo forzato.
L'ufficio di Sabrina è una gabbia di cristallo incastonata nell'open space, pareti di vetro temperato che riflettono la luce al neon come acqua increspata.
Patrizia, con le unghie laccate che tamburellano nervosamente sulla cartellina di pelle bordeaux, spia attraverso la trasparenza imperfetta, il collo teso come quello di un airone.
I suoi occhi scuri, sottolineati da un ombretto color rame, non perdono un movimento. Daniela le ha affidato il controllo su di me, e ora mi ritrovo fuori dalla sua portata, come un animale scappato dal guinzaglio.
«Vuoi che i nostri dipendenti si facciano una sega vedendoti, Michela? È questo che vuoi?» mi urla in faccia Sabrina, le vene del collo che pulsano sotto la pelle diafana, il rossetto color corallo che trema sulle labbra sottili.
«Non mi rompere le palle, Sabrina, ok?» replico, sentendo la rabbia montare come lava incandescente che mi brucia la gola.
Ma Sabrina, fuori di sé, mi afferra per le spalle con dita affusolate ma forti, le unghie che lasciano mezzelune rosa sulla mia pelle mentre mi spinge contro il vetro freddo che si appanna al contatto con il mio corpo accaldato.
«Vergognati!» insiste, il suo alito alla menta che mi investe il viso.
«Lasciami, mi stai... spingendo!» protesto, la voce che si incrina come cristallo sottile.
Patrizia, dall'altra parte della barriera trasparente, non si perde un battito.
Osserva Sabrina premersi contro di me, il suo seno piccolo e sodo che schiaccia il mio più abbondante, la sua bocca a un soffio dal mio viso, i capelli corvini che scivolano dallo chignon formando serpenti d'inchiostro sulla sua guancia arrossata.
Intuisce che mi sta sussurrando insulti irripetibili, parole taglienti come schegge di ghiaccio.
Io, braccia distese lungo i fianchi come ali spezzate, sento lo spirito ribelle dissolversi come zucchero nell'acqua bollente, mentre l'istinto sessuale prende il sopravvento, un'onda scura che mi annega.
Se Sabrina si arrabbia ancora, se preme più forte, potrebbe involontariamente darmi quel piacere proibito di cui ho disperatamente bisogno, come un'assetata nel deserto.
E non appena Sabrina solleva il ginocchio, sento la sua coscia muscolosa penetrare nello spacco della minigonna di seta, la pelle calda contro la mia, raggiungendo il mio sesso umido e pulsante, strofinando con pressione crescente sul clitoride gonfio e ipersensibile.
«Oh mio dio, Sabry... sei pazza...» farfuglio ansimando, le labbra secche, la voce rotta da piccoli gemiti involontari che mi salgono dalla gola.
«Sei senza mutandine, non ci posso credere, Michela. Sei una lurida troia,» risponde, incazzata, le pupille dilatate che trasformano i suoi occhi in pozzi scuri, le narici che fremono come quelle di un animale.
--- CONTINUA ---
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Terzo capitolo delle Vicissitudini di Michela e della sua padrona Daniela. Anche questo capitolo è diviso in 3 parti e quella che avete appena letto è la seconda. Per non perdere il senso di tutto il racconto, vi invito a leggerle in modo progressivo e soprattutto partite al primo capitolo che troverete sempre sul mio profilo con il titolo 'Sottomessa al Piacere'.
Insomma seguite la cronologia e il piacere sarà doppio. L'autrice è "Damabiancaesib" e se volete maggiori dettagli su di lei potete visitare la sua pagina https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib, scritta da un altro autore dalle sue parole un po' di tempo fa e rielaborata da me secondo il mio stile, ma spero che la mia versione vi abbia eccitato di più e che possa essere di ispirazione per le vostre avventure.
Se i racconti vi piacciono, vi prego di lasciarmi un commento, così capirò se proseguire con la storia oppure no.
Se, invece, avete dei pensierini poco decenti e stimolanti per me e il mio corpicino, sarò lieto di creare insieme a voi delle nuove avventure, le nostre, vere e piene di Eros e lussuria. Ovviamente il mio invito è per le creature femminili( in particolar modo le donne, ma non solo) e le coppie. Scrivetemi qui o su altri social, specialmente quello sul telefonino, tanto il mio nickname è sempre lo stesso per tutti i canali.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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