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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap4#2
giorgal73
27.04.2026 |
15.652 |
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"Intorno a me, le risate e le chiacchiere si smorzano, fino a lasciare solo una tensione sospesa, una cappa elettrica fatta di attese, di desideri, di comandi non detti..."
Natale perverso – Capitolo 4 – Relax meritatoParte 2 di 6
«Mi presti qualche strap-on per queste sere?» chiedo a Claudia, passandomi la lingua sulle labbra improvvisamente secche.
Lei alza un sopracciglio perfettamente disegnato, la bocca carnosa che si incurva in un sorriso felino, divertita.
«Certo. Sei sempre la solita insaziabile.» Claudia fa scorrere la lingua vermiglia sul labbro inferiore carnoso, lasciandolo lucido come ciliegia matura.
«Anastasia ve ne porterà qualcuno in camera prima di cena. E non dirmi come li vuoi... conosco benissimo le tue perversioni fino all’ultimo dettaglio perverso.»
Sorrido maliziosa, sentendo i muscoli del mio viso tendersi in quella familiare espressione felina che fa sempre effetto.
«Uno non troppo grande,» spezzo il silenzio, guardando Claudia negli occhi e lasciandomi scappare un sorrisetto sfrontato.
«Diciamo venti centimetri al massimo, non di più. Dev’essere bello compatto ma con tutte le venature in rilievo, che si sentano bene a ogni spinta.» Claudia socchiude le palpebre, mi squadra come una commessa esperta che ha già capito perfettamente i miei gusti - presa in prestito dal sex shop di un quartiere malfamato e vestita di tutto punto per una sfilata di haute couture.
«Venti?» ribatte, tirando fuori la voce da maîtresse e inclinando la testa verso Michela. «Per due mammole come Pierre e Luigino è già un’impresa titanica. Li vuoi sfasciare del tutto?»
«Ma dai, li conosci anche tu...», replico, spostando il peso su una gamba e lasciando cadere la vestaglia di seta color champagne giù per una spalla, in modo che la curva del seno si intraveda appena.
«Con quei cazzi striminziti che si ritrovano, e pure molli come lumache. Non hanno la minima idea di cosa significhi riempire qualcuno per davvero. È ora che imparino.»
Claudia si lascia sfuggire una risata bassa e incredibilmente oscena, mentre le sue dita tamburellano sul bordo del bicchiere di cristallo.
«Sei crudele,» dice.
«E per questo ti adoro.»
Alla fine, ci sediamo tutte e tre sulle poltrone davanti al camino acceso. Solleviamo la vestaglia dietro, abbandonandoci senza vergogna sulla stoffa calda. Le vestaglie svolazzano aperte sul davanti: siamo nude, completamente esposte alla luce tremolante del fuoco e ai nostri stessi occhi avidi. Io sfoggio i miei piercing discreti, piccoli punti d’acciaio tra i miei capezzoli chiari e la fessura sottile del clitoride, giochi minimi che si confondono tra i riflessi dorati della seta. Claudia è un monumento all’eleganza: depilata alla perfezione, la pelle olivastra su cui il plug bianco perlato vibra come una perla in uno scrigno, il pube lucido e le labbra morbide perfette e simmetriche come la fessura di una scultura. Michela, invece, è una festa per gli occhi e per i sensi: i grossi anelli da 4 cm che pendono dai capezzoli tesi come piccoli frutti di bosco, gli anelli ancora più grandi sulle grandi labbra che scintillano e tintinnano ad ogni movimento, la scritta “SLAVE” tatuata sopra il monte di Venere, il mio viso tatuato sul seno destro, e i dilatatori che tengono le sue labbra spalancate come un invito perpetuo alla penetrazione.
Sembriamo davvero tre troie in vetrina, le nostre fiche che dicono silenziosamente: “Siamo qui… vuote… riempiteci”.
L’ora di cena si avvicina e nell’aria c’è una tensione elettrica, un misto di fame carnale e desiderio febbrile che ci invade tutte e tre fino al midollo. Con uno sguardo d’intesa, decidiamo che è il momento di salire nelle nostre stanze per prepararci adeguatamente alla serata che ci attende. Io e Michela ci ritiriamo nella mia camera, dove ci spogliamo con movimenti lenti e studiati, come se fossimo già osservate.
Davanti allo specchio a figura intera, ammiriamo i nostri corpi nudi: la mia pelle d’avorio con i piccoli piercing che catturano la luce, il corpo più generoso di Michela con quei tatuaggi che sembrano pulsare ad ogni respiro. Infilo prima una calza, poi l’altra, facendole scorrere lentamente lungo le gambe, assaporando la sensazione della seta sulla pelle. Agganciamo le calze allo stingi vita che evidenzia le nostre false virtù. Calzo gli stivali neri lucidi a mezza coscia che mi fasciano come una seconda pelle, mentre Michela sceglie i suoi di verde smeraldo brillante che riflettono la luce come specchi liquidi ad ogni movimento. Indossiamo entrambe maglioncini a V così aderenti che sembrano dipinti sui nostri corpi, il mio nero come la notte, il suo verde come veleno, entrambi così sottili che i capezzoli turgidi creano costellazioni in rilievo sotto il tessuto teso.
Scendiamo le scale come in una sfilata privata, le mani che sfiorano il corrimano d’ottone, il giro di bacino accentuato da quei tacchi vertiginosi che ci costringono a inarcarci come modelle su una passerella di peccato. In sala da pranzo ci attende già la mise en place: candeline basse, piatti rettangolari neri su tovagliato color sangue, posate d’acciaio pesanti e calici di cristallo che vibrano appena quando la servitù sistema le ultime cose. Anastasia e Tatiana indossano il grembiule da cucina ma hanno sotto solo calze bianche e nulla più; Abdul e Mahmoud, i due gemelli mulatti, vestono camicia nera e pantaloni aderenti che lasciano poco all’immaginazione.
Claudia arriva per ultima, come una regina che entra a corte: indossa anche lei un abbigliamento simile al nostro, un maglione di cashmere color panna, lungo fino a mezza coscia, con uno scollo a barca che lascia scoperta una spalla e suggerisce la morbidezza vellutata della pelle olivastra. I capelli sono raccolti in uno chignon perfetto, la bocca carnosa dipinta di un rosso mattone che fa subito pensare a morsi, graffi, liquidi corporei. Cammina lenta, quasi a rallentatore, godendo degli sguardi che si fissano immediatamente sulle sue gambe nude e sulle cosce salde.
Mi piace osservare ogni minimo dettaglio di come si muove, come si siede con quella grazia felina: lascia che il maglione si arricci sotto il culo sodo e olivastro, lo tira su dietro con una naturalezza studiata al millimetro, e così facendo espone deliberatamente la figa completamente depilata - liscia come marmo lucidato - e le calze nere a rete fine che si perdono tra le natiche rotonde e perfette. Ci guarda una per una con quegli occhi color ambra liquida, leccandosi le labbra carnose con la lingua sottile e vermiglia, mentre le sue dita affusolate con unghie laccate di rosso scuro si poggiano ai lati della sedia di velluto bordeaux in un gesto che sembra casuale ma in realtà grida “Guardatemi, sono la padrona di casa pronta a tutto”. Ma la realtà pulsante e umida è ben diversa e gliela faccio capire a fine cena, quando Anastasia ci serve il digestivo alle erbe in calici di cristallo che tintinnano come campanelli d’argento.
Mi sporgo in avanti sulla poltrona damascata, sentendo l’attrito ruvido della stoffa sotto le gambe nude, il calore del camino che lambisce la pelle tesa e percorsa da brividi. Inarca la schiena, lasciando che la spina dorsale si tenda come quella di un animale in attesa, poi con gesto studiato raccolgo il maglioncino nero alle ascelle, scoprendo la pancia tesa e la figa gonfia che pulsa d’impazienza come un cuore scoperto. La luce baluginante delle fiamme si rifrange sulle gocce di sudore e sulla pelle perfettamente rasata, e per un momento ho la certezza di essere davvero una di quelle statue orgiastiche che si vedono solo nei sogni o nei dipinti più morbosi da collezione privata.
I miei occhi scrutano la sala e si accendono di malizia quando colgo lo sguardo di Claudia: mi specchio nei suoi occhi che diventano due lame d’ambra liquida, cariche di una fame quasi animalesca, e sento il sangue che mi pulsa nei polsi, nelle tempie, nel clitoride che sbatte contro l’aria come un cucciolo assetato di carezze. La lingua mi pizzica le labbra, le mordo fino a sentire il sapore ferroso della pelle che cede. Intorno a me, le risate e le chiacchiere si smorzano, fino a lasciare solo una tensione sospesa, una cappa elettrica fatta di attese, di desideri, di comandi non detti. Michela trattiene il respiro; Pierre si stringe al bordo della sedia come se temesse di essere risucchiato nella scena, eppure ne è ipnotizzato, come il bambino che assiste per la prima volta alla magia.
Sollevo il bicchiere di digestivo con dita sottili, colte da un tremito che è insieme sete e desiderio di dominio, poi immergo l’indice, lo sento gelido e pungente contro il calore del mio corpo. Raccolgo una goccia verde come smeraldo, la sollevo in alto danzando con i riflessi e poi la lascio cadere tra le labbra della mia figa aperta, ansimante, pronta a essere violata da un piacere che non conosce pudore né confine. La sensazione è uno schiaffo di fuoco e gelo insieme, un brivido che mi attraversa come una febbre rovente, e non posso trattenere un lieve gemito che si confonde con il crepitio del camino. Un’altra goccia, un’altra ancora, la pelle si arrossa, le pieghe rosee si fanno più evidenti, lucide, quasi trasparenti, i miei umori si mescolano al liquido aromatico in una mistura che odora di mandorle amare e di sesso maturo e inevitabile.
Ancora una volta guardo Claudia, le sorrido con la sfacciataggine della puttana in vetrina, la invito con lo sguardo a chinarsi a baciarla tutta, ad assaggiare ogni stilla di liquore e di me.
«Vieni a bere il digestivo da qui,» le dico con voce roca, impastata dal desiderio, «fino all’ultima goccia.» Le parole cadono pesanti nella sala, rimbalzano sulle pareti come un comando sacro. Michela ha la bocca semiaperta, il respiro spezzato, sotto il tavolo le gambe tremano come gelatina; Abdul e Mahmoud sono immobili come cani addestrati, le pupille dilatate, il pube che già preme contro le stoffe leggere dei pantaloni neri. Anastasia spalanca gli occhi e, per un istante, concentra tutta la sua esistenza nel ricevere quell’ordine, chiedendosi se avrà mai il permesso di imitare Claudia o se dovrà limitarsi ad assistere, in silenzio, con l’invidia che le rode le ossa.
*** NOTE ***
---CAPITOLO 4: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi tre!)---
Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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