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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap5#1


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
11.05.2026    |    15.439    |    3 7.5
"La figa di Michela è uno spettacolo osceno e ipnotico – labbra glabre e pendenti con anelli pesanti da 4 cm che tintinnano a ogni sobbalzo, clitoride imprigionato e teso come un piccolo cazzetto..."
Parte 1 di 4

*** DANIELA ***

Vengo svegliata da un calore umido e insistente tra le cosce, un leccare lento, profondo, quasi reverenziale che mi fa inarcare la schiena prima ancora di aprire gli occhi. Claudia è lì, inginocchiata tra le mie gambe spalancate, la lingua rosa e avida che scava nella mia fica ancora gonfia e sensibile della notte precedente.
Le sue labbra carnose succhiano le grandi labbra depilate con una fame vorace, la punta della lingua che fruga tra le pieghe, raccogliendo residui densi di sperma rappreso e umori secchi della maratona di ieri.

«Mmmh… hai un sapore di sesso e di sborra vecchia, Daniela,» mormora contro la mia carne calda, la voce roca e vellutata che vibra direttamente sul clitoride teso. Io stringo le lenzuola tra le dita, un gemito basso e gutturale mi sfugge dalle labbra mentre le sue dita affusolate mi allargano le labbra intime, esponendo tutto al suo sguardo predatorio.
Il plug rosso large nel mio culo pulsa piano, un promemoria costante del mio dominio assoluto, la gemma rubino che scintilla tra le natiche sode. Il piacere è tagliente, crudele: ogni passata della sua lingua mi ricorda chi comanda davvero in questa villa, anche quando è lei a leccarmi.

Claudia non si ferma: scivola verso Michela, sdraiata accanto a me ancora addormentata, il corpo voluttuoso della mia schiava che trema al primo contatto. Geme nel sonno mentre Claudia le divora la fica dilatata, gli anelli da 4 cm alle grandi labbra che tintinnano osceni a ogni leccata profonda.
«Anche tu, troia… sapore di troia in calore e sperma rappreso,» sibila Claudia, leccando con più forza, succhiando il clitoride imprigionato dalla barretta con le due sfere d’acciaio da 6 mm. Michela si sveglia di colpo, gli occhi velati di vergogna bruciante e desiderio perverso, le guance che arrossiscono all’istante mentre il suo corpo la tradisce di nuovo, un rivolo caldo di umori che le cola lungo la coscia. Io sorrido sadica, la mano che accarezza i capelli biondi di Claudia: «Brava, leccale via tutto. È mia, ma oggi la condividiamo con la neve, con gli sguardi di tutti quegli sciatori che non sapranno resistere a una cagna marchiata come lei.»

Claudia si alza infine, le labbra lucide dei nostri umori mescolati, e dice con quel tono imperioso che mi fa bagnare ancora di più: «Dai, dormiglione. Vi aspetto in sala da pranzo per la colazione. Vestitevi pesante… o almeno, il più pesante possibile per delle puttane come voi.»
Esce ancheggiando, il culo nudo e perfetto che ondeggia sotto la vestaglia rossa aperta, il plug a cuoricino bianco che scintilla tra le natiche come un invito osceno.

*** MICHELA ***

Mi sveglio con il cuore che martella nel petto e la fica già fradicia, traditrice come sempre. La lingua di Claudia mi ha lasciato un fuoco vivo tra le gambe, le grandi labbra dilatate dai dilatatori di 26 mm che pendono pesanti e oscene, gli anelli da 4 cm che tirano la carne sensibile come catene crudeli sui capezzoli. Mi sento una troia esposta, marchiata per sempre: il tatuaggio “PROPRIETÀ DI DANIELA” sulla schiena brucia sotto la pelle come un marchio a fuoco, la freccia nera punta dritta al mio buco spalancato, “SLAVE” sul monte di Venere e il viso perfetto di Daniela sul seno destro sembrano pulsare di vita propria, ricordandomi chi sono davvero. Il clitoride imprigionato dalla barretta corta con le due sfere d’acciaio da 6 mm è teso come un piccolo cazzetto, già gocciolante umori caldi che mi scivolano lungo l’interno coscia.

«Padrona…» mormoro con voce rotta, mentre Daniela mi fissa con quegli occhi freddi e crudeli, un sorriso sadico che mi fa fremere di terrore ed eccitazione. La vergogna mi invade come un coltello nell’orgoglio – io, una donna forte, indipendente, capo d’azienda, ridotta a cagna in calore quarantenne dal corpo voluttuoso e traditore – ma la pulsione è più forte, viscerale: voglio essere usata, esposta, umiliata sulla neve davanti a tutti, voglio che i miei seni abbondanti ballonzolino liberi, che gli anelli tintinnino.

Facciamo la doccia insieme, l’acqua bollente che scivola sui piercing freddi e sui tatuaggi vividi, Daniela che mi insapona con mani possessive, le unghie che graffiano i capezzoli grandi come ciliegie mature, facendomi gemere di dolore e piacere. Infilo il plug blu con un gemito strozzato e disperato: le sfere entrano una dopo l’altra, dilatandomi fino a farmi tremare le gambe, la vibrazione che Daniela accende subito a media intensità mi fa contrarre la fica in spasmi incontrollabili, un rivolo caldo che mi cola subito lungo le cosce.
«Senti come ronza dentro di te, troia? Come ti ricorda chi comanda?» sussurra lei, tirandomi forte gli anelli alle grandi labbra carnose e allungate.

Non abbiamo nulla di pesante da indossare per la neve: solo calze nere da reggicalze che mi fasciano le gambe lunghe e tornite, lo stringi vita che mi strizza la vita sottile accentuando la curva ipnotica dei fianchi e il fondoschiena rotondo e invitante, gli stivali a mezza coscia rosso scarlatto che mi costringono a camminare come una puttana in calore, e un maglioncino a dolce vita corto nero che mi copre a malapena il seno abbondante.
I capezzoli tesi premono contro la lana sottile, gli anelli da 4 cm dondolano visibili e osceni a ogni respiro, la figa aperta gocciola già copiosa lungo le cosce pallide. Indosso la pelliccia sopra, ma sotto sono nuda, esposta, il plug che vibra a ogni gradino mentre scendiamo, il tintinnio metallico degli anelli che annuncia la mia vergogna a tutta la villa.
Dentro di me la mente urla di terrore – “cosa penseranno gli sciatori? Una donna come me, ridotta così in pubblico?” – ma il corpo tradisce, la fica pulsa più forte, il clitoride gonfio implora di essere guardato.

*** DANIELA ***

In sala da pranzo Claudia ci guarda e scoppia in una risata bassa, crudele e divertita. «Pensate di andare sulla neve così vestite? Siete due troie da passerella, non sciatrici. I vostri seni ballonzolano come due quarti di carne fresca, gli anelli tintinnano come campanelli da schiava e quel plug blu di Michela lampeggia già come un’insegna al neon.»
Indossa una tuta da neve nera aderente come una seconda pelle di latex, la cerniera aperta fino sotto il seno generoso e sodo, i capezzoli duri che spingono contro il tessuto termico sottile, chiaramente senza reggiseno né nulla sotto. Il plug a cuoricino bianco fa capolino tra le natiche perfette quando si china a prendere il caffè, e so che la sua figa è già bagnata solo a guardarci.

«Dopo colazione andiamo da una mia amica, Paola, che ha un negozio qui in centro a Cortina. Troverete tute come la mia… o quasi. Almeno vi copriranno qualcosa, anche se dubito che terrete la cerniera chiusa a lungo.»
La macchina ci aspetta nel vialetto, l’abitacolo già caldo e profumato di pelle. Saliamo, io davanti accanto a Claudia, Michela dietro con le gambe spalancate senza pudore, la pelliccia aperta che lascia intravedere tutto. Abdul, l’autista egiziano, non perde un colpo: i suoi occhi scuri divorano le nostre fiche esposte nello specchietto retrovisore, il cazzo che gli tende i pantaloni in modo evidente. La figa di Michela è uno spettacolo osceno e ipnotico – labbra glabre e pendenti con anelli pesanti da 4 cm che tintinnano a ogni sobbalzo, clitoride imprigionato e teso come un piccolo cazzetto sporgente, già gocciolante umori trasparenti e densi sulla pelle dei sedili di pelle.

«Portaci da Paola,» ordina Claudia con voce vellutata e autoritaria. Durante il tragitto Michela geme piano per la vibrazione del plug, il maglioncino corto che le sale sulle tette abbondanti, esponendo completamente gli anelli ai capezzoli che dondolano pesanti e osceni. Io allungo una mano dietro e le pizzico forte un anello al capezzolo: «Mostra tutto, schiava. Allarga quelle cosce da troia e fai vedere ad Abdul quanto sei bagnata, quanto la tua padrona ti ha ridotta a una fontana ambulante.»

Lei obbedisce all’istante, le gambe tremanti che si aprono di più, un filo denso e lucido di umori che cola sul sedile mentre il plug ronza più forte. Abdul deglutisce rumorosamente, le mani strette sul volante, il respiro pesante: «Signore… la vostra schiava è uno spettacolo che farebbe impazzire chiunque.» Io rido bassa e crudele: «Lo so. E oggi sulla neve tutti lo vedranno.»

*** NOTE ***

---CAPITOLO 5: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi quattro!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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