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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap1#3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
09.03.2026    |    16.818    |    3 6.0
"Mi immergo nel 1999, un'epoca con un contesto sociale ben diverso dall'oggi, forse più audace e decadente..."
*** DANIELA ***

Entriamo nella boutique e l’aria calda, profumata di cuoio e spezie orientali, ci avvolge come un abbraccio proibito. Vittorio, il proprietario, alza lo sguardo dal bancone di mogano lucido e ci squadra in un istante: occhi che scivolano sulle mie gambe fasciate dagli stivali neri lucidi, poi su Michela, sul modo in cui i suoi anelli da 4 cm dondolano piano tra le cosce ogni volta che respira. Si passa la lingua sulle labbra senza accorgersene, un gesto istintivo, quasi animale.

«Signora Daniela…» la voce calda, un po’ roca, da uomo che ha passato decenni a spogliare donne ricche e a immaginarsele piegate sul bancone. «…e la sua splendida schiava. Che onore. Ogni volta che varcate quella porta il mio cazzo fa un salto di gioia dentro i pantaloni. Ditemi, cosa posso fare oggi per rendere le vostre fighe ancora più visibili al mondo?»

Si avvicina lentamente, gli occhi che divorano le curve di Michela come se stesse già cucendo il tessuto direttamente sulla sua pelle. Ride, una risata bassa, elegante ma sporca. «Scusate, ma quando entrate voi due la mia professionalità va a puttane. Allora, ditemi, in cosa vi posso servire?»

Sorrido con lentezza, lasciando che il mio sguardo indugi un secondo di troppo sulle labbra umide e socchiuse di Michela, che sembra una bambina davanti a una torre di lecca-lecca proibiti.

«Voglio qualcosa che sembri elegante da lontano e osceno da vicino» dico, mentre le dita sfiorano le stoffe esposte: pizzi francesi, latex lucido, chiffon così sottile da sembrare fumo. «Per Michela desidero un abito nero, un capolavoro di depravazione sartoriale. Il tessuto dev’essere impalpabile, quasi inesistente, un velo di chiffon nero che sfiora la pelle senza coprirla davvero. Dietro, una scollatura vertiginosa che parte esattamente dalla curva dei glutei, lasciando il culo completamente nudo e in bella vista. Il tatuaggio “Proprietà di Daniela” deve scorrere come un serpente calligrafico dalla nuca fino all’ano, ogni lettera nitida, e la freccia nera deve proseguire tra le natiche, puntando dritta al buco come una freccia di invito. Davanti, un’altra voragine che inizia dal monte di Venere e sale fino al collo: il tatuaggio “SLAVE” in grassetto nero enorme, lettere che sembrano marchiate a fuoco dal pube fino sopra l’ombelico. La parte superiore? Solo due striscioline ridicole di tessuto, larghe quanto basta a sfiorare i capezzoli ma non a nasconderli: il mio ritratto tatuato sul seno destro deve restare perfettamente visibile, gli anelli d’acciaio da 4 cm sui capezzoli color fragola devono dondolare liberi, catturando la luce. Le scollature laterali salgono fino al collo e si chiudono in un girocollo rigido, vero collare di seta con un grosso anello d’acciaio che pende pesante, pronto per essere agganciato.»

Vittorio deglutisce, le pupille dilatate. Continuo, la voce bassa e precisa come un ordine.

«E per me, un abito beige, quasi del colore della mia pelle, così che da lontano sembri quasi nuda. La stessa scollatura posteriore che parte dal culo e sale fino al collo, lasciando la schiena e le natiche completamente esposte. Due spacchi laterali profondissimi, che partono appena sotto il seno e scendono fino alle caviglie: ogni passo farà intravedere le mie gambe infinite, il bordo delle calze nere, il riflesso del mio plug rosso che fa capolino tra le natiche. Niente reggiseno, niente mutande, solo il tessuto che sfiora i capezzoli e si apre come una promessa oscena.»
Lo guardo dritto negli occhi, un sorriso lento e crudele. «La mia schiava qui merita una collezione natalizia d’avanguardia: trasparenze estreme, tagli impossibili, accessori metallici che catturano la luce e l’attenzione. E tu, Vittorio, ti occuperai personalmente di ogni dettaglio. Prendi le misure con calma. Voglio che questi abiti siano un’opera d’arte… e un invito a scoprirci.»

Lui annuisce, già con il metro in mano e il respiro più corto. «Saranno perfetti, signora Daniela. Così perfetti che chi li guarderà non saprà se applaudire o venire nei pantaloni.»

*** VITTORIO ***

Sono qui, con il metro a nastro che mi penzola tra le dita come un idiota, e per un attimo resto senza parole. Daniela ha appena finito di descrivermi gli abiti con quella voce bassa, precisa, da padrona che sa esattamente cosa vuole. E io… io sento già il cazzo che preme contro la stoffa dei pantaloni come se volesse uscire a salutarle di persona.

«Bene, signore mie» dico, cercando di mantenere un tono professionale anche se la voce mi esce più roca del solito. «Spogliatevi. Tutte e due. Nude. Devo prendervi le misure con precisione chirurgica, centimetro per centimetro, senza che niente resti nascosto. Altrimenti questi vestiti non vi entreranno come una seconda pelle peccaminosa.»

Non serve ripeterlo. Daniela si togli i pochi indumenti con un gesto fluido e resta solo con quelle calze nere velatissime agganciate allo stringi-vita di pizzo che le stringe la vita come una mano gelosa. Michela la imita all’istante, obbediente e fiera: via tutto.

Faccio un passo indietro. Letteralmente. Gli occhi mi si spalancano da soli.

«Cazzo…» mormoro, la voce bassa, quasi un gemito. Non riesco a staccare lo sguardo da Michela. «Ma lo vedete cosa avete creato, signora Daniela? Questa non è più una donna… è un capolavoro vivente, marchiato e perforato per il piacere degli occhi.»

Mi avvicino lentamente. Il respiro mi si accorcia. Fisso la sua figa completamente esposta: quei dilatatori da 26 mm che tengono le grandi labbra aperte come un invito permanente, lucide, gonfie, bellissime. E quegli anelli d’acciaio da 4 cm che pendono pesanti, tirandole la carne verso il basso in modo così volgare e perfetto che tintinnano quasi a ogni respiro. Salgo con lo sguardo: il tatuaggio “SLAVE” in grassetto nero enorme, dal monte di Venere fino sopra l’ombelico, lettere che sembrano urlare “usatemi”. Poi il ritratto di Daniela tatuato sul seno destro, gli anelli da 4 cm sui capezzoli color fragola che dondolano liberi, il piercing sulla lingua che lei fa intravedere passandosela lentamente sulle labbra.

Mi inginocchio davanti a lei per misurare i fianchi, il viso a pochi centimetri dalla sua figa spalancata. Respiro il suo odore, caldo, muschiato, e sento il cazzo pulsare così forte che mi fa male. Faccio scorrere il metro lungo la schiena tatuata, sfiorando la scritta “Proprietà di Daniela” che scende fino alla freccia nera che punta dritta al buco. Il plug blu pulsa piano tra le natiche, lampeggia come un segnale di pericolo bellissimo.

«È proprio una bella troia» riesco a dire, la voce roca, quasi adorante. «Una troia di lusso con dei gioielli stupendi. La vostra schiava perfetta.»

Mi rialzo, il viso in fiamme, il rigonfiamento nei pantaloni evidente come un’insegna al neon. Prendo le misure di Daniela con mani che tremano appena, poi torno su Michela, misurando ogni curva con lentezza deliberata.
Mi passo una mano sul viso, cercando di riprendere fiato. «Una settimana. Saranno pronti per la vigilia. E quando li indosserete… nemmeno un santo riuscirebbe a tenere le mani a posto. Avete rovinato la mia giornata, signore. Nel modo più bello e sporco possibile.»

Le guardo entrambe, nude, tatuate, perforate, perfette. E penso che per la prima volta in vent’anni di sartoria stia cucendo due abiti non per vestire delle donne… ma per spogliarle ancora di più.


*** NOTE ***

Il racconto che ho iniziato a narrarti rappresenta un'anteprima rispetto alle altre storie che ho condiviso finora. Cronologicamente, si inserisce alla perfezione dopo le avventure già descritte. Mi immergo nel 1999, un'epoca con un contesto sociale ben diverso dall'oggi, forse più audace e decadente. Considera che, più di un semplice racconto, questa avventura si trasforma in un vero e proprio romanzo completo: non aspettarti una narrazione breve, tutt'altro...

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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