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Lui & Lei

Calma Apparente #1 di 3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
27.04.2026    |    437    |    1 8.7
"Ho la lingua un po’ ruvida e il sapore della sua pelle mischiato al profumo di bagnoschiuma mi manda in orbita..."
Premessa: non fermatevi a leggere solo la prima parte, la storia, come al solito l’ho divisa in tre parti perché è risultata essere più lunga del previsto e pensare che ho dovuto tagliare e accorciare gli eventi per non dilungarmi oltre. Quindi leggete tutte le parti e lascate un commento o un invito a fare qualcosa di sconcio insieme …

Calma Apparente - Parte 1 di 3

Sono seduto sul divano di casa a fare zapping tra Netflix e Prime. Indeciso se dedicarmi ad un anime o ad una serie coreana. È una sera come tante, la TV accesa in sottofondo, e apro A69 tanto per sfogliare, senza troppe aspettative. Poi la vedo.

Il profilo nuovo: “Monica47_RA”. 47 anni, Ravenna. La foto di profilo mi colpisce come uno schiaffo: nerissima, capelli lisci fino alle spalle, occhi azzurri con uno sguardo da troia senza filtri, labbra carnose con piercing al labbro inferiore, un décolleté da quarta piena e sodo che preme contro un vestito nero aderente. Il culo, nelle foto di lato, è un capolavoro rotondo, alto, tatuato, di quelli che ti fanno fermare il respiro. Tatuaggi ovunque: tribale sul collo, rose spinose sul braccio, altri che spariscono sotto la stoffa. Piercing al naso e, da una foto con la lingua fuori, uno pure sulla lingua. L’annuncio è perfetto, parla la mia lingua: situazioni strane, estreme, zero limiti, complice che ami sperimentare.

Le scrivo alla mia maniera, schietto, giocoso, malizioso come solo le mie tozze ditine sanno fare:
«Ciao Monica! Sono Giorgio, classe ’73, romano trapiantato vicino Imola. Orsacchiotto morbido, zero tabù, amo il contatto pelle su pelle, i massaggi che diventano elettrici e le situazioni trasgressive dove l’adrenalina scorre. Sono un timidone, ma se stimolato al punto giusto posso essere un partner e complice di giochi.»

Invio senza sperarci troppo. Invece, dopo un paio d’ore, arriva la risposta:
«Ciao orsacchiotto romano! Mi hai fatto sorridere e bagnare un po’. Domani pomeriggio al bar centrale del centro commerciale ESP di Ravenna, ore 16? Vediamo se è vero quello che scrivi, spero che non ti spaventerai di una donna che ti propone subito una cosetta trasgressiva, ma io sono ti poche parole e di tanti fatti. Non deludermi, Giorgio. Monica»
Il cuore mi parte. Accetto subito. Il giorno dopo mi preparo: scelgo la t-shirt grafica che mi piace tanto, quella con i disegni neri e grigi, jeans comodi, orologio al polso. Salgo in macchina da Imola, quaranta minuti di strada con Little Joe già mezzo sveglio per l’attesa.

Arrivo all’ESP di Ravenna. Entro nel centro commerciale affollato di gente che fa shopping del sabato pomeriggio. Al bar centrale la vedo subito. È lei, Monica. Dal vivo è ancora più devastante delle foto. Top nero scollatissimo che mette in mostra le tette apocalittiche che sfidano la gravità e il mio buon senso, gonna corta che fascia quel culo da favola, capelli neri sciolti, piercing che brillano sotto le luci. Mi sorride con quello sguardo da troia e si alza. Due baci sulle guance, il suo profumo di vaniglia misto a qualcosa di animale mi entra nel naso.

«Giorgio… sei venuto! Intendo all’ appuntamento. Quindi non sei alla fine tanto timido. Fatti vedere. Hai degli occhi birbantelli. Mi piaci già da morire».

Ci sediamo. Ordiniamo due caffè. Parliamo fitto. Le racconto di me, classe ’73, della mia testa senza confini, della passione per i massaggi che diventano giochi proibiti, delle situazioni impreviste che mi fanno impazzire. Lei ride forte, mi tocca il braccio, mi guarda le labbra. Mi dice che ha letto il mio profilo completo e che cerca proprio uno come me: complice audace, generoso, zero gelosia, pronto a tutto.

«Mi piacciono gli uomini che sanno osare in posti pericolosi», sussurra inclinandosi verso di me, il seno che preme sul tavolo.

A un certo punto, mentre ridiamo per una mia battuta stupida, lei allunga la mano sotto il tavolo. Il palmo caldo si appoggia direttamente su Little Joe, che sussulta per la sorpresa. Lo stringe piano, lo sente attraverso la stoffa.
Mi contorco sulla sedia, cercando di non attirare l’attenzione degli altri avventori. La mano di Monica non si ferma, continua a massaggiarmi attraverso i pantaloni con un’audacia che mi fa impazzire.

«Cosa dici se facciamo qualcosa di un po’... proibito?» chiede, gli occhi che brillano di malizia.

«Che cosa intendi?» rispondo, già consapevole di cosa possa voler fare.
Invece di rispondere, si alza e mi prende per mano.

«Vieni con me.»

Ci allontaniamo dal bar e ci dirigiamo verso i bagni pubblici. Mentre camminiamo, la sua mano continua a tenere la mia, le dita che tracciano piccoli cerchi sul mio palmo. Il corridoio verso i bagni è deserto, solo la luce dei negozi ci accompagna.

«Solo un bacio,» dice Monica, spingendomi contro la parete vicino all’ingresso del bagno.

«Un bacio e poi ti lascio andare.»

Non aspetto altro. Il mio labbro si posa sul suo, prima delicatamente, poi con crescente ardore. Monica risponde con entusiasmo, la lingua che invita la mia a danzare. Le mie mani, che all’inizio erano appoggiate sui suoi fianchi, si spostano verso l’alto, catturando il seno perfetto sotto il top. Lei emette un gemito sommesso contro le mie labbra, incoraggiandomi a stringere di più.

Mi prende per mano e mi conduce nel bagno disabili, più spazioso e isolato. Entra con me, chiude la porta e gira la chiave.

«Che cosa vuoi fare con me, Giorgio?» chiede, mentre io la divoro con lo sguardo. «Qualsiasi cosa tu voglia, lo farò. Voglio che tu sia il primo dei miei nuovi esperimenti.»

«Adesso, desidero solo che tu prenda un mio capezzolo in bocca e che mi faccia eccitare … poi vediamo»

Non serve nemmeno che si ripeta. Ci ho pensato per ore già ieri sera, su come sarebbe stato succhiarle quei capezzoli tra i denti, proprio lì in uno spazio pubblico, incastrato tra il tanfo leggero di varecchina e il deodorante dolciastro dei bagni che satura l'aria. Monica si toglie il top in un gesto perfetto, deciso ma senza fretta; lo tira su fin sopra la testa, i capelli si rimescolano, scivolano lisci sulle sue spalle e sul tatuaggio tribale del collo. I seni le ondeggiano un istante, tondi, pesanti, perfetti. Capezzoli grandi, rosa scuro, duri di brivido. Nessun reggiseno. Più porca delle mie fantasie.

Mi abbasso davanti a lei. Le mani mi tremano un po’, sono di nuovo un ragazzino allergico al rischio, eppure non esiste una molecola del mio corpo che voglia fermarsi. Sfioro il seno con le dita, piano, tondo le curve senza fretta come se suonassi uno strumento raro e fragilissimo. Monica mi prende la nuca e mi guida la bocca sul capezzolo più vicino. Ho la lingua un po’ ruvida e il sapore della sua pelle mischiato al profumo di bagnoschiuma mi manda in orbita. Lei si lascia andare, ansima con la bocca aperta, la schiena che sbatte contro la parete bianca.

Lecca, dice, mordimi forte. Glielo succhio via come non faccio mai, affondando denti e labbra, e Monica si piega a metà dal piacere, mugola senza controllo come se nessun’altra cosa al mondo, nemmeno la folla del centro commerciale fuori, potesse fermarla.

Alterno carezze forti a piccoli morsi, la lingua che danza attorno all’areola, e quel capezzolo si gonfia, pulsa, resta nella mia bocca anche quando la stacco per un secondo a leccarle i tatuaggi sparsi sopra il cuore.

«Bravissimo,» mi sussurra, e mi costringe ad alzarmi. Non lascia tregua.

«Succhiami la lingua»
Le sue labbra si separano, la lingua scivola fuori con la punta leggermente arricciata verso l’alto, proprio di fronte al mio viso. Sulle prime, rimango immobile, incerto su come procedere. Monica mormora: «Vieni.»

Mi avvicino, afferro delicatamente la lingua con le labbra e inizio a succhiarla. È una sensazione strana, intima, completamente diversa dal baciare. Monica emette un gemito gutturale, le sue dita affondano nei miei capelli, tirandomi più vicino. La sua saliva è dolce e salata allo stesso tempo, e quando inizio a muovere la lingua contro la sua, i corpi si scontrano.

«Così va bene,» sussurra, la voce roca.

«Ora tocca a me.»

Con un gesto rapido, Monica spinge le mani sotto la mia t-shirt e la solleva. Il fresco del bagno mi fa venire i brividi, ma le sue mani calde sulla mia pelle lo compensano. Fissa il mio torso con gratificante attenzione, poi abbassa la testa e prende un capezzolo nella bocca.

«Ah!» esco io, stupito dall’intensità della sensazione. Le sue labbra si chiudono intorno al capezzolo, la lingua ne stimola la punta. Lei lo mordicchia, passando poi all’altro con la stessa cura. Le mie mani cercano supporto sul muro dietro di lei, mentre le ginocchia cedono leggermente.
Monica mi guarda con soddisfazione. «Mi piace il controllo, e la tua timidezza» dice.

«Dai, ricomponiamoci ed usciamo, voglio vedere se non ti scandalizzi sul serio, andiamo a giocare.»

«Dove?» le chiedo mentre ci sistemiamo, io in piedi tremante, lei che si ricompone con eleganza come se fosse appena uscita da una seduta di meditazione anziché un gioco audace in un bagno pubblico.
Monica mi sorride, la luce fluorescente che incornicia il suo viso in un modo che mi ricorda certe foto erotiche degli anni ‘90. «Abbiamo un intero centro commerciale a disposizione,» sussurra, e nella sua voce scorgo qualcosa di trasgressivo che non avevo percepito nel suo profilo.

«Facciamo un piccolo gioco: non possiamo toccarci, non ancora, ma voglio che tu mi guardi come se stessi per sbattermi contro un muro.»
La sua mano traccia un breve percorso lungo il mio collo. «Sembra che tu abbia dei dubbi.»

«No, no dubbi,» rispondo, cercando di far scomparire lo stupore dal mio viso. «Sono solo... sorpreso.»

«Dai, voglio che tu mi guardi. Voglio vedere negli occhi se sei davvero disposto a fare qualunque cosa io ti chieda.»

--- CONTINUA ---

*** NOTE ***

Un racconto diverso dal solito. Non leggerete scene di sesso rocambolesco, ma solo momenti erotici, situazioni imbarazzanti e al limite della realtà. Vi sembreranno strani, inventati e forti oltre ogni limite. Li ho vissuti come un bambino al suo primo giorno di scuola. Monica mi ha invaso, catturato, distrutto, ma soprattutto eccitato.
Fatemi sapere se il racconto vi è piaciuto, così, magari, vi scriverò anche il resto, perché, ovviamente la storia non finisce così.

Non chiedetemi il contatto di Monica, che per inciso, non è il suo vero nome, la conoscerete sicuramente un giorno in qualche club in mia compagnia o per le strade di Ravenna a giocare con le mie natiche o …

Monica sarà sicuramente, la mia musa dell’estate 2026, ma come al solito sono sempre alla ricerca di nuove amiche e come avete capito, non amo le santarelline. Tu come sei? Scrivimi e un caffè potrebbe essere l’inizio di una bella amicizia…
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