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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap6#3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
18.05.2026    |    15.783    |    4 8.0
"Inizio ad ansimare, la voce mi esce roca, “Ti piace, sì?” dico, ma non so neanche se la sento veramente..."
CAPITOLO 6

Parte 3 di 7 – La Palestra

*** TATIANA ***

Non ho mai pensato di poterla avere così vicina. Anzi, mai mi sarei aspettata che un giorno avrei potuto assaggiare la figa di una donna come Michela – e non solo assaggiarla, ma ridurla a un oggetto di mio uso e consumo, come una coppa di cristallo colma di sangue dolcissimo. Ma ora sono qui, ed è lei che mi attende. Michela è piegata, inchiodata al cavalletto, le cosce larghe spalancate e la figa esposta alla mia bocca come un trofeo. La guardo dal basso, le gambe tremanti per l’eccitazione e per la forza che ci vuole a tenermi in questa posizione, ma non me ne frega niente. Voglio marchiarla con la mia fame, con la mia rabbia, con tutto quello che Claudia mi ha fatto in questi anni di silenzi e sottomissioni. Voglio che il suo piacere abbia il sapore della mia riscossa, che ogni grido che le esce dalla gola sia anche un grido mio, un risarcimento alla mia storia.

Mi inginocchio e affondo il viso tra le sue labbra gonfie, sento subito la pelle calda e le pieghe bagnate che mi accolgono senza esitazione. Gli anelli tintinnano, freddi contro la lingua, e il sapore – merda, che sapore – mi riempie la bocca in un istante. È un mix feroce di umori, di saliva, di liquido maschile rimasto dentro dopo l’orgia precedente, e di sudore che cola dalla schiena di Michela fino all’inguine. Mi faccio strada tra le pieghe, le spingo la lingua dentro come se volessi ribaltarle l’anima, fino a sentirla gemere e scuotersi contro la struttura che la tiene ferma.

Mi eccito come non mi era mai successo. Il plug giallo large che ho nel culo vibra piano, con una costanza subdola che mi fa impazzire: ogni volta che la mia lingua penetra Michela, sento una scossa risalire la mia schiena e andare a battere sulla testa del plug, che preme sulle pareti del mio culo come una promessa. Mi sento piena, satura, ma non mi basta. Voglio che anche lei si senta così. Voglio che sappia cosa vuol dire essere riempita da una che non ha niente da perdere.
Alterno leccate lente e decise a morsi improvvisi, affondo i denti nelle sue grandi labbra e tiro, quasi a volerle staccare dalla carne, e quando sento il sangue affiorare spingo la lingua ancora più forte per pulire la ferita. Michela urla. Urla davvero, e io sento il suono attraversarmi il corpo come una scarica. Nessuno mi aveva mai dato questo potere. La sua urla non chiede mai pietà, anzi, sembra che la esalti più il dolore che il piacere; è una lotta contro sé stessa, e forse anche contro di me, come se entrambe sapessimo che nessuna delle due può davvero vincere ma che dobbiamo provarci comunque, fino all’ultimo respiro.

Mi avvinghio letteralmente alla sua figa, le mani che stringono le cosce muscolose, le dita che scavano nella carne. Il sudore mi bagna la fronte, scende sugli occhi e mi punge ma non mollo. Stacco una mano e mi infilo due dita in bocca, le succhio, poi le spingo tra le labbra di Michela, scavando dove la lingua non arriva. Le dita entrano senza fatica, la accarezzano dentro, la sento pulsare contro di me come un cuore che batte troppo forte. Sento anche il plug muoversi, ogni mia spinta lo fa vibrare di più, e mi tolgo una mano dalla sua coscia per toccarmi la figa: è bagnata, calda, quasi insopportabile il bisogno di venire. Poi passo al clitoride, lo trovo subito, gonfio e teso e con la barretta di metallo che lo attraversa. Lo succhio, ci gioco con la lingua, lo massacro di piccoli colpi veloci fino a sentire le gambe di Michela diventare di pietra.

Allora la stacco di colpo dalle sue carni, la guardo: il viso è deformato dalla maschera di piacere, la bocca spalancata, la fronte grondante. In quel momento sembra meno una donna e più una statua, un idolo azteco pronto a mordere chiunque osi avvicinarsi. Mi sento strana, quasi felice, e penso che non avrei mai creduto di poter vedere una donna ridotta così da me. E infatti la voglio solo distruggere di più. Quando torno sulla sua figa, non faccio sconti: la lecco feroce come un cane affamato, infilo la lingua più in fondo che posso, alterno colpi secchi e forti a lunghe carezze umide. Sento il suo corpo piegarsi all’indietro, le braccia che tirano contro le cinghie, e la figa che si contrae e si bagna ancora di più, inondandomi la bocca.

Un sapore metallico mi riempie la gola, misto a quello più dolce del suo piacere. Mi viene quasi da ridere: chi avrebbe mai pensato che la vendetta avesse il gusto di una figa bagnata? Quando viene, lo fa senza ritegno. Michela ha un orgasmo che sembra una crisi epilettica: il corpo la tradisce, si tende e poi si spegne, e per un istante resto lì ad ascoltare il battito del suo cuore che si fa sempre più veloce. Mi prendo tutto, non mollo la presa, la tengo stretta tra le mie labbra fino a quando non sento che non ne ha più, che è diventata completamente mia. Solo allora la lascio andare, mi alzo in piedi e la guardo di nuovo. Lei è ancora lì, piegata e tremante, il viso girato verso di me ma gli occhi persi chissà dove. Le sussurro qualcosa in ucraino, una frase che non capirà mai ma che per me ha un significato preciso: “Questa è la mia vittoria, signora.” Poi sorrido, un sorriso sporco e soddisfatto, e mi giro per vedere chi sarà il prossimo a prendersi un pezzo di Michela. Mi sento inondata di una forza nuova, antica e primitiva. Ho vinto io, almeno per adesso. E lo sanno tutti, anche lei.

*** ANASTASIA ***

Non riesco più a pensare. Sono invasa da un’urgenza bestiale, che cancella tutto il resto, l’invidia, il pudore, la paura di non essere all’altezza. Guardo Tatiana inginocchiata, la faccia scomparsa nel corpo di Michela, e capisco che non potrei mai essere come lei – io sono fatta diversamente, serve che il mio potere sia riconosciuto, che il mio piacere sia qualcosa di visibile, di materiale, non solo un riflesso nella sofferenza o nella fame dell’altra, ma un oggetto, un’arma, qualcosa che possa lasciare un segno. Sorrido, perché so già come sarà. Ho guardato Claudia farlo mille volte, e adesso ho la mia occasione.

Appoggio lo sguardo sulla scatola degli accessori e scelgo il mio preferito, lo strap-on trasparente, quello con le borchie in acciaio che sporgono dalla superficie come denti di squalo. Sembra progettato per fare male, anche solo a guardarlo, ma è proprio questo che mi eccita. Lo prendo fra le mani, mi piace il peso e la consistenza fredda, il modo in cui rifrange la luce sulle borchie. Lo infilo con metodo, lenta ma decisa, facendolo scivolare nella sua culla di pelle e cuoio, fissandolo con un gesto che ho imparato da Claudia: tiri le cinghie finché non senti il cuoio aderire alla pelle, finché la fibbia preme sulle ossa del bacino, e solo allora ti concedi un respiro. Non avrei mai pensato di indossare qualcosa del genere, ma basta che il cazzo di gomma mi sfiori la pelle umida per sentire il brivido, un calore strano che sale dal basso ventre, e capisco che non potrò più farne a meno.

Mentre stringo le cinghie sento la parte interna del dildo che penetra la mia figa, la invade senza avvertimento, pungendo con le sue stesse borchie. È una sensazione nuova, completamente diversa dal sesso normale, quasi un’iniziazione barbarica. Nessuno mi sta guardando davvero, ma mi piace pensare che ora tutti vedano solo me, che il mio disfarsi abbia la forza di un’esibizione. Cammino verso Michela con passo lento, teatrale, lasciando che ogni movimento faccia ondeggiare il cazzo trasparente davanti a me. Sento gli occhi di Tatiana sulla mia pelle, ma la ignoro: è la mia rivale, ma oggi voglio lasciarla indietro, voglio vincere con un gesto che nessuno potrà dimenticare.

Mi piazzo dietro Michela, che è piegata e devastata, la schiena rigata di sudore e lacrime, la figa ancora gonfia e pulsante per quello che le ha fatto Tatiana. Ma non mi interessa, il mio obiettivo è il suo culo, lo guardo con desiderio e ansia quasi rabbiosa. È strano come la brutalità possa essere così erotica, come il vedere qualcuno spinto oltre il limite possa diventare una specie di droga. Mi abbasso sulle ginocchia, le passo le mani sulle natiche e le allargo con forza. Sento che trema, ma non di paura: la sua pelle è calda, vibrante, come se ogni fibra urlasse di essere presa ancora, ancora e ancora.

Mi avvicino di più, faccio scivolare la punta dello strap-on sopra il buco, che ormai è aperto e lucido, segnato da tutto quello che le hanno fatto prima. Non provo nessuna pietà, solo una fame crescente. Con un colpo secco, lo spingo dentro fino in fondo, senza preavviso. Michela urla, ma la voce è rotta, si trasforma subito in un gemito basso, quasi animale. Sento il cazzo affondare fino alla base, le borchie graffiano le pareti interne e io stessa ho un contraccolpo: la parte che mi penetra vibra in sintonia, scolpisce il mio piacere minuto per minuto, come se fossi io stessa trafitta dalla mia violenza.
Quando inizio a muovermi, è come essere parte di una macchina, un ingranaggio che non puoi più fermare. Ogni spinta mi tira avanti e indietro, il cuoio mi sega le anche, la pelle si arrossa e brucia, ma non me ne frega niente. Voglio solo continuare, più forte, sempre più forte, fino a sentire il corpo di Michela deformarsi per accogliermi. Ogni colpo produce un suono sordo che rimbalza sui muri, un tamburo di guerra che ci trascina tutte e due nell’abisso.

Sento che sto diventando pazza, che la cosa mi prende la testa e la svuota. Gli occhi si incrociano, la bocca si apre per il respiro, ma il respiro non basta mai. Mi aggrappo ai suoi fianchi, le dita diventano artigli, le lascio i segni sulle natiche e mi accorgo che le sto marchiando la pelle come aveva fatto Tatiana con la lingua. Solo che il mio segno durerà più a lungo, lo spero. Michela spinge indietro, vuole di più, vuole tutto, e io glielo do senza risparmiarmi. Inizio ad ansimare, la voce mi esce roca, “Ti piace, sì?” dico, ma non so neanche se la sento veramente. Lei risponde con un urlo che è quasi una bestemmia.

Ad ogni colpo sento il plug interno stridere contro le mie pareti, le borchie mi accarezzano la carne dall’interno e provo una sensazione di piacere-dolore che non avevo mai conosciuto. Mi sorprende quanto sia intenso, quanto mi faccia venire voglia di venire subito, di lasciarmi andare e urlare anche io. Ma tengo duro, voglio che sia perfetto, che il momento sia una specie di esplosione simultanea, come quando le bombe scoppiano tutte insieme.

*** NOTE ***

---CAPITOLO 6: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi cinque!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

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