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Lui & Lei

Calma Apparente #2 di 3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
27.04.2026    |    193    |    1 8.7
"Qualcuno potrebbe facilmente guardare sotto il tavolo e capire esattamente cosa sta succedendo..."
Premessa: Seconda parte, se non avete letto la prima, fermatevi e correte a leggerla. Come al solito, la penna, anzi i tasti corrono e per non annoiarvi troppo, ho diviso la storia in tre parti perché è risultata essere più lunga del previsto e pensare che ho dovuto tagliare e accorciare gli eventi per non dilungarmi oltre. Quindi leggete tutte le parti e lascate un commento o un invito a fare qualcosa di sconcio insieme …

Calma Apparente - Parte 2 di 3

La seguo all’esterno del bagno e ci inoltriamo nel centro commerciale. È una normale giornata di shopping: famiglie con bambini, coppie di ogni età che passeggiano con borse in mano. Il brusio dei negozi e delle conversazioni ci circonda, e io mi sento improvvisamente inadeguato, come se tutti sapessero cosa abbiamo fatto pochi minuti prima.

Prima fermata: un grande negozio di abbigliamento uomo, camerini sul fondo. Mi spinge dentro uno stretto, chiude la tenda con un gesto deciso. Siamo schiacciati, io contro lo specchio. Lei si incolla a me, mi bacia con fame. La sua lingua con il piercing invade la mia bocca: fredda, metallica, gioca in modo osceno, lecca, succhia, avvolge la mia lingua mentre le sue mani mi slacciano i jeans e tirano fuori Little Joe.

«Guarda che bel cazzo duro che hai … perfetto per le mie mani». Inizia a segarmi piano, la mano che scivola su e giù, stringendo alla base dove sente lo spessore, il pollice che gira sulla cappella già lucida di pre-eiaculato. Io le infilo una mano sotto la gonna: niente slip, la figa rasata, calda, fradicia. Le dita scivolano tra le grandi labbra gonfie, trovo il clitoride duro come una perla e lo massaggio in cerchio mentre con l’altra mano le strizzo una tetta, sento il capezzolo piercing sotto la stoffa.

Lei geme piano nella mia bocca, un suono soffocato che vibra contro la mia lingua mentre accelera il movimento della mano, torcendo il polso proprio quando raggiunge la punta sensibile. Il suo palmo caldo si stringe attorno alla carne pulsante. Sento le voci dei clienti nei camerini accanto - una donna che chiede se hanno la 42, un commesso che spiega pazientemente i diversi tagli di jeans. Il contrasto tra la normalità di quelle conversazioni e ciò che sta accadendo a pochi centimetri di distanza mi fa sentire a disagio, ma il sangue mi pulsa nelle vene con un’eccitazione che non riesco a controllare.

Poi, come se niente fosse, Little Joe viene abbandonato così come le mie dita bagnate e Monica esce dal camerino.

«Che succede?» chiedo, ancora svestito e incredulo.

«Non finiamo?»

Monica si ricompone, si sistema la gonna e poi mi guarda con un sorriso malizioso. «È solo l’inizio. Ti ho detto che volevo vedere se sei davvero disposto a seguirmi. Ora ti aspetto fuori.»

Monica si ferma a metà strada, si gira con un movimento deciso, e torna indietro con tre passi decisi. Mi afferra il polso con forza inaspettata. Solleva la mia mano destra - quella con cui l’ho toccata intimamente - fino alle sue labbra carnose. La sua lingua calda emerge, il piercing metallico luccica sotto le luci mentre lecca metodicamente ogni dito, partendo dall’indice. Succhia ogni falange con attenzione meticolosa, i suoi occhi verdi fissi nei miei, le pupille dilatate. Quando arriva al mignolo, lo avvolge completamente con la bocca, poi lo rilascia con un piccolo schiocco umido.

La sua lingua, caldissima, avvolge il dito e ne risucchia il sapore, come se succhiasse il cuore stesso della mia imbarazzatissima libido. Rimango fermo, ipnotizzato dalla scioltezza con cui si esibisce; percepisco, nella trincea tra l’indice e il medio, il brivido di un piacere animalesco e difficile da confessare, un istinto di mostrarmi che non pensavo mi appartenesse. Monica sa cosa fa: mi smonta senza troppe parole, riduce le mie difese a brandelli di argomenti e mi lascia a reggere l’evidenza - sono suo, dentro questo centro commerciale, davanti a una quinta ombreggiata di abiti business casual e una processione di clienti ignari.

«Adesso esco sul serio,» sussurra con un sorriso che le increspa solo l’angolo destro della bocca. Il piercing al labbro cattura un riflesso di luce mentre si avvicina, il suo respiro caldo contro il mio orecchio. «Però voglio che ti tolga i boxer e che rimani completamente nudo sotto i pantaloni. Poi quando esci, li prendi, li arrotoli stretti in mano e me li infili nella borsa di pelle, facendoti notare dalla commessa bionda. Quella con gli occhiali a mezzaluna che non smette di guardarci.»
Anche se con imbarazzo faccio esattamente quello che mi ha ordinato Monica. Appena cerchiamo di uscire dal negozio, la commessa ci ferma.

«Scusate,» ci interrompe la commessa, il suo accento del nord che taglia l’aria condizionata del negozio. Le sue dita affusolate stringono nervosamente il cordino del badge aziendale mentre i suoi occhi guizzano dalla mia faccia arrossata alla borsa di Monica.

«Ho notato che avete messo qualcosa nella borsa. Se non volete che chiami la sicurezza-» indica con un cenno del mento verso un uomo calvo in giacca scura all’ingresso «-fatemi controllare subito!»

Monica mi guarda divertita, un sopracciglio arcuato e un angolo della bocca sollevato in quel sorriso che ormai riconosco come il preludio a qualcosa di scandaloso. I suoi occhi brillano di malizia sotto le luci artificiali del negozio, e il piercing al labbro cattura un bagliore metallico quando si passa la lingua sui denti. Probabilmente il suo piano è quello di farmi arrossire e mettermi a disagio, o forse, più semplicemente, le piace sconvolgere l’ordine delle cose, rompere le regole della normalità quotidiana. E quello che dice alla commessa, con voce volutamente alta e chiara, sicuramente rientra in quest’ultimo caso.

«Certo, può controllare la borsa.» Monica abbassa la voce di mezza ottava, la rende volutamente chiara e più sensuale.

«Tenga pure, le faccio vedere subito.»

Mette la borsa di pelle nera lucida sul bancone di vetro accanto alla cassa, la apre con lentezza esasperante. Ogni movimento è esagerato, teatrale, come una danzatrice che sa di essere osservata.

«Vede, c’è solo il portafoglio bordeaux, le chiavi di casa con il portachiavi a forma di gatto, e -» qui solleva con due dita, come se fosse un trofeo prezioso, il boxer grigio scuro con l’elastico nero «- l’intimo del mio ragazzo che gli ho fatto togliere dopo averlo masturbato nel camerino numero tre. Avrei voluto prenderlo in bocca, sentire il piercing della mia lingua scivolare sotto la sua cappella, ma c’erano troppe distrazioni, troppi passi e voci dietro quella tenda sottile.»
La commessa fissa il mio boxer che Monica tiene tra le dita come se fosse un trofeo, il suo viso che passa dal rosa al rosso scarlatto in una frazione di secondo. Il negozio sembra improvvisamente diventare più silenzioso, come se l’aria stessa trattenesse il respiro in attesa di una reazione. Alcuni clienti si fermano, guardano con curiosità, sussurrando tra loro con occhi sorridenti. Io sto in piedi, gelato, il sangue che mi sale al volto mentre Monica continua a fissare la commessa con espressione innocente.

«E-ehm...» La commessa bionda si schiarisce la voce, cercando di riguadagnare la professionalità. «B-beh... v-voglio dire... scusate... allora...»

«Sai ha un bel cazzo, io non sono gelosa se lo vuoi provare,» risponde Monica, afferrando il mio braccio con una presa forte.
Mi guarda, quegli occhi profondi e sexy che scintillano di pura malizia. Mi sento come un topo davanti a un serpente, incapace di muovermi, paralizzato dal desiderio di scappare e nello stesso tempo di rimanere esattamente dove sono, bloccato nell’istante di imbarazzo e desiderio.

La commessa deglutisce, il suo volto ancora arrossato. Rimane senza parole.
Monica infila rapidamente il mio boxer nella borsa, ringrazia la commessa con un sorriso angelico, e trascina me verso l’uscita. La sua mano nella mia è forte, quasi dolorosa nella presa, ma non mi libero. La seguo come un’ombra, incapace di resistere alla sua audacia, al rischio che sembra emanare da ogni poro della sua pelle.

Fuori dal negozio Monica mi strattona verso un bar, questa volta diverso, uno di quelli presenti nella zona food del centro commerciale, vicino all’uscita posteriore dove vi va verso i negozi esterni, quindi un’uscita molto frequentata.

Monica si siede accanto a me, il suo profumo di vaniglia che contrasta con l’ambiente: «Ci prendiamo una birra?» chiede, passandosi la lingua sul piercing al labbro.

«Certo, però credo che non ci sia il servizio al tavolo, la vado a prendere.» Quando torno con due boccali di birra scura dalla schiuma densa, Monica mi fa segno di sedermi accanto a lei. Siamo rivolti entrambi verso la porta d’entrata, osservando il flusso di persone che passa ignaro. Prende la birra con la mano destra, mentre la sinistra mi afferra il polso con decisione, le dita fredde che stringono la mia pelle calda, e mi porta la mano in mezzo alle sue gambe, sotto la minigonna, dove la sua figa umida e calda mi accoglie.

«Fammi godere, mentre bevo la birra»

La sua figa calda mi avvolge le dita. È completamente rasata, bollente, già bagnata e pronta. Monica si muove appena, ma con un ritmo perfetto, i suoi fianchi che cercano il mio palmo, che vogliono che io le penetri profondamente.
«Giù,» ordina tra un sorso e l’altro di birra, la schiuma che le rimane attaccata al labbro superiore.

«Due dita dentro, e muovi.»

Mi guarda direttamente negli occhi, non si preoccupa di nessuno intorno a noi. Qualcuno potrebbe facilmente guardare sotto il tavolo e capire esattamente cosa sta succedendo. Il rischio è reale, tangibile, e la rende più bagnata di prima. Lo sento, nel modo in cui mi stringe le dita al loro interno, nel modo in cui si muove ritmicamente su di me.
«Non guardarmi così,» dice, vedendo il mio stupore.

«È così che mi piace.»

La mia mano è completamente nascosta sotto la gonna. Qualsiasi persona che passasse non potrebbe vedere, ma tutti potrebbero intuire dal modo in cui lei arrossisce e sussulta ad ogni movimento delle mie dita. Io sono seduto rigidamente, con la schiena dritta, cercando di mantenere un’espressione neutra mentre le dita le danzano dentro. È come guidare una macchina ad alta velocità, ogni piccolo errore potrebbe essere fatale.

Sono nervoso, non ho mai fatto una cosa simile in pubblico. Tuttavia, la cosa mi eccita e Little Joe, senza i boxer scalpita. Le mie dita entrano con lentezza, massaggiano l’interno caldo e accogliente, mentre un liquido denso le avvolge. Monica mi guarda e guarda tutte le persone attorno, come se le volesse sfidare o invitare.

A un tratto Monica si gira, lo sguardo fisso su una delle donne che poco prima era entrata con l’amica e ora sorseggia lentamente un caffè, a pochi metri da noi. Monica la fissa in modo sfacciato e poi mi sussurra, piano: «Guarda quella là. Scommetti che la incuriosisco?»

Io annuisco, confuso e ansioso allo stesso tempo per questa escalation fuori controllo. Monica prende il mio polso e, sempre tenendomi le dita infilate dentro di lei, apre piano le gambe in modo che lo spacco della minigonna lasci vedere una bella porzione dell’interno coscia. Si inclina verso di me, ma la testa è orientata leggermente verso la donna del caffè.
«Non smettere,» sussurra Monica. «Voglio vedere se la colpisce. Oppure se la scandalizza.»

L’interno della figa di Monica ribolle, mi accoglie come se fossi una protesi naturale. Ogni movimento del polso, ogni torcere delle dita, le provoca una reazione che si propaga in tutto il corpo. Sento la tensione delle sue cosce, il modo in cui la sua schiena si irrigidisce ogni volta che la penetro con più decisione. Intanto, la donna al tavolo vicino capta sicuramente lo sguardo fisso di Monica, e per un attimo ricambia quell’intensità con una rapidissima occhiata, poi torna a fingere di conversare con l’amica. Monica ne gode. Sorrido piano e aumento la pressione dell’anulare sul clitoride, giocando con i cerchi sempre più veloci e profondi, schiacciando la polpa umida tra la mia mano e il suo osso pubico. Lei sussulta e stringe la birra quasi che le stesse scappando dalle mani.

Adesso Monica è completamente in balia del piacere, ma tiene il controllo. Si muove sulla sedia con piccoli colpi di reni appena accennati, mentre con l’altra mano accarezza la mia coscia e la fa scorrere su e giù. Dopo qualche secondo, prende un tovagliolo, ci pulisce le mani, mi costringe a smettere. Poi si sistema la minigonna e si volta di colpo, alzando il mento con orgoglio.

--- CONTINUA ---

*** NOTE ***

Un racconto diverso dal solito. Non leggerete scene di sesso rocambolesco, ma solo momenti erotici, situazioni imbarazzanti e al limite della realtà. Vi sembreranno strani, inventati e forti oltre ogni limite. Li ho vissuti come un bambino al suo primo giorno di scuola. Monica mi ha invaso, catturato, distrutto, ma soprattutto eccitato.
Fatemi sapere se il racconto vi è piaciuto, così, magari, vi scriverò anche il resto, perché, ovviamente la storia non finisce così.

Non chiedetemi il contatto di Monica, che per inciso, non è il suo vero nome, la conoscerete sicuramente un giorno in qualche club in mia compagnia o per le strade di Ravenna a giocare con le mie natiche o …

Monica sarà sicuramente, la mia musa dell’estate 2026, ma come al solito sono sempre alla ricerca di nuove amiche e come avete capito, non amo le santarelline. Tu come sei? Scrivimi e un caffè potrebbe essere l’inizio di una bella amicizia…
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