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Sottomessa al Piacere - Il Debutto #8


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
02.03.2026    |    16.688    |    3 6.0
"Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così..."
**MUSTAFA**

Sono passate ore interminabili e io sono rimasto qui, nascosto tra le ombre del portico, ad aspettarle con il respiro pesante. Fortunatamente la mia posizione mi ha permesso di osservare ogni dettaglio della cerimonia nel giardino illuminato dalle torce tremolanti. Il mio cazzo ha pulsato e si è teso contro il tessuto dei pantaloni centinaia di volte mentre assistevo alle torture rituali inflitte alle schiave, i loro corpi lucidi di sudore e umiliazione. Ogni volta che venivo, sentivo un’ondata di calore attraversarmi dalla base della spina dorsale fino alla nuca, e paradossalmente il desiderio aumentava invece di placarsi.

Ho raccolto metodicamente ogni goccia del mio sperma nelle bottigliette di vetro che avevo portato appositamente – due contenitori da mezzo litro che si sono riempiti gradualmente durante le tre ore di spettacolo, fino a quando mi sono sentito completamente prosciugato, svuotato fino all’ultima goccia. Il liquido nelle bottiglie non è più denso e biancastro come all’inizio, ma è diventato quasi trasparente, come acqua leggermente torbida a causa delle innumerevoli eiaculazioni. Come ho già fatto in passato, quando Daniela me lo ha concesso come privilegio speciale, lo farò bere a Michela e questa volta, se sarò fortunato, anche a Patrizia, guardando le loro labbra umide mentre deglutiscono controvoglia.

Spero che Daniela, con quel suo sorriso crudele che conosco bene, acconsentirà al mio piccolo tributo. Le ho aspettate per quattro ore in questa posizione scomoda, con i muscoli delle cosce doloranti, e visto che il mio ruolo non prevede di toccarle, almeno così potrò eccitarmi nei giorni a venire al ricordo vivido di loro che bevono la mia sborra, con gli occhi abbassati in segno di sottomissione. Le vedo uscire dalla villa e salire sul mio taxi.

«Buonasera signore,» sussurro con voce roca, inchinandomi leggermente mentre apro la portiera del taxi. Le mie dita tremano ancora dall’eccitazione. «Spero che la serata sia stata di vostro gradimento.» Indico i sedili posteriori in pelle, lucidi sotto la luce giallastra dei lampioni. «Salite pure, ora vi riporto a casa. E dal momento che immagino abbiate la gola secca dopo tutte quelle… cerimonie,» aggiungo, estraendo dalla tasca interna della giacca due bottigliette di vetro che brillano di un liquido opalescente, «ho per voi una bevanda speciale, preparata personalmente durante la vostra assenza.»

**DANIELA**

Le guardo salire, tutte e due, costrette a infilare le gambe nude dentro la macchina ancora coperte dell’umiliazione e dei liquidi rituali. La schiena di Michela luccica umida di pipì e, sollevando la coscia per sedersi, intravedo che il plug blu le è stato rimesso dalle dita esperte di Patrizia – un gesto complice e crudele allo stesso tempo. Anch’io sono ancora bagnata nella figa, la muscolatura delle cosce in perenne fibrillazione, e la mia pelle odora di saliva, gelsomino e urina di strega. Ma è la nuova fame di Michela, la sua muta dipendenza, a ipnotizzarmi: poggia il viso contro la mia giacca e mi strofina il naso sulle costole come un bambino in cerca di tetta, con una fame mai sazia. Le appoggio la mano sulla testa, la accarezzo con la casualità di chi accende una sigaretta: non è più una persona, ma una specie di reliquia ambulante, il feticcio di carne e tatuaggio che ho deciso di offrire alla mia Società.

Patrizia se ne sta spalmata nell’angolo del sedile, le ginocchia strette e la mascella tesa; fischia di dolore ogni volta che la schiena si appoggia allo schienale, ma ride, e la sua risata è di chi ha già digerito ogni vergogna. Ci fissiamo tutte e tre nello specchietto: io, la creatura perfetta, la dominatrice con la voce che non trema; Patrizia, la lupa che alterna sarcasmo e orgasmi fuori controllo; Michela, la statua sacrificata, gli occhi ormai di un azzurro instabile, la faccia sporca di squirt e bava animale. E poi il mio autista, che adesso può fissare tutto dal retrovisore senza fingere distacco, con la cravatta sghemba e il colletto chiazzato di sudore, la pelle lucida di chi si è appena concesso cento infarti.

La proposta di Mustafa mi accende come una fiamma sotto la pelle. Ricordo ancora con precisione la volta scorsa, quando mi consegnò quel bicchiere colmo fino all’orlo di liquido perlaceo e denso. Lo feci bere a Michela goccia dopo goccia, osservando il tremito delle sue labbra, il modo in cui le sue pupille si dilatavano mentre deglutiva controvoglia, la pelle del suo collo che si tendeva a ogni sorso. Ora, davanti a noi, ci sono addirittura due bottigliette di vetro che brillano sotto la luce fioca del taxi, e sono divorata dalla curiosità di vedere il viso di Patrizia contorcersi, le sue narici allargarsi al primo odore. Quanto a Michela, so già che inclinerà la testa all’indietro docilmente, la gola che pulsa mentre ingoia, e che alla fine si leccherà le labbra con quella sua lingua rosa, cercando di non perdere nemmeno una goccia.

Voglio vederle bere, ma non come un gesto qualsiasi. Voglio il controllo assoluto – la performatività del gesto, la vergogna, la sottomissione che si concentra in quell’attimo. Sensazione meravigliosa, sapere che bastano due bottigliette e la mia voce per piegare quelle due donne così inquinate e insieme perfette. Mustafa passa le bottiglie dal finestrino, con una piccola reverenza, lo sguardo basso che tradisce la fame: è il suo stesso orgasmo sentirsi utile, sentirsi strumento della mia volontà.

«Per voi, signore. È… freschissimo.»

Michela prende la bottiglietta e la passa a Patrizia, poi prende la sua. Patrizia protesta immediatamente:
«Assolutamente no, non se ne parla che io beva questo schifo!»

I miei occhi la fulminano come lame affilate nella penombra del taxi. Un silenzio gelido cala nell’abitacolo mentre inclino la testa di pochi millimetri, un gesto minimo ma carico di minaccia. Sento il potere scorrermi nelle vene come veleno dolce. Ora sono più decisa a fargliela bere, non tollererò questa disobbedienza che mi brucia sotto la pelle. Le mie labbra si increspano in un sorriso crudele mentre sussurro:
«Se non la bevi fino all’ultima goccia, adesso, torniamo dentro e passerai l’intera notte con lo spaccaculi che ti devasterà. Michela, aiutala.»

Patrizia fulmina prima me, poi Michela, poi il riflesso di Mustafa nello specchietto interno. Capisce al volo che non c’è via di fuga – sulla sua dignità appesa a un capello il mio sguardo pesante come il fucile del plotone. Trema impercettibilmente; l’indomabile sorriso le si spegne e resta lì, il viso di bambola appena pestata da una marcia militare di vendetta. Riflette: per un attimo immagino i circuiti, le leve, le mutazioni feroci nella sua testa. Poi si lascia morbida contro il sedile, la camicetta ancora aperta, la pancia che si alza e abbassa sotto il respiro perforato dalla rabbia. Deve scegliere tra lo schifo ora o uno schifo ancora peggiore nella notte. Michela la guarda, occhi secchi di lacrime e colmi di lampi febbrili, la mano che regge la bottiglietta con delicatezza come se fosse vetro di Murano o nitroglicerina. Apre la linguetta:

«Senti, non odora nemmeno tanto forte. Fai così: respira dal naso e butta giù in un colpo solo. Ci liberiamo subito.» Patrizia la odia, adesso. Ma non sa neanche lei se detesta di più il mio ordine o la docilità con cui la schiava precede sempre ogni umiliazione, ogni dannazione, ogni sconfitta.

«Prima tu,» ribatte. Michela si piega e obbedisce come sempre, la bocca larga e ferita che raccoglie il collo della bottiglietta e la inclina decisa, tre lunghi sorsi e ogni volta la spinta in gola che fa tremare le mandibole. La guardo: la lingua si fa tonda, il piercing batte contro il vetro e manda piccoli suoni aguzzi nell’aria densa di tabacco dolce e sudore. Nemmeno una smorfia. Solo alla fine esce un vago gemito, un «Aah, com’è buona» rauco, quasi un lamento animale, una sete di altro che non placa il bisogno ma lo mette in scena e lo trasforma subito in altro desiderio. Non un attimo di esitazione: mi porge la bottiglia vuota, la bocca che si lecca perfino i bordi, a dimostrare che la missione non è solo compiuta: è diventata una specie di favola nera da raccontare sottovoce dietro ogni sguardo silenzioso. Patrizia sbatte lo sguardo sulla vetrata notturna. È la resa, uno schiaffo al contrario. Prende aria tra i denti, stringe la gola per impedirsi di gridare o di piangere come le altre idiote. Apre la bottiglia col gesto di chi spaccherebbe una bottiglia vera in testa a chiunque le abbia imposto questa notte. «Fa schifo e lo sai, non può essere buona» mormora, ma mi guarda dritto negli occhi: una guerra lampo tra due eserciti che si amano e si mangerebbero vive.

Senza mai distogliere il mio sguardo, avvicina la bottiglietta alle labbra, deglutisce la prima ondata, trattiene a stento un conato e la fa sparire in un colpo solo, la testa buttata all’indietro come nei limoni amari delle risse alcoliche di università. Piange e ride contemporaneamente, mi sputa addosso una risata che non è più di carne né di spirito. Prende un sorso, cerca di ingoiare tutto, ma del liquido le cola dalla bocca. Michela, con l’istinto di chi sa che ogni goccia sprecata sarà punita, si lancia verso Patrizia. La sua lingua rosa e agile serpeggia lungo il mento della donna, raccogliendo le perle biancastre che scivolano verso il collo. Il sapore acre e salato le invade la bocca mentre sente il calore della pelle di Patrizia sotto le sue labbra. Quando Patrizia finalmente deglutisce con un suono gutturale di disgusto e resa, Michela le restituisce il liquido salvato in un bacio profondo e umido, le loro lingue che si intrecciano in una danza viscida e calda. Patrizia trema sotto quel contatto, metà repulsione e metà abbandono. La bottiglietta di vetro, ancora pesante tra le dita tremanti di Patrizia, brilla nella penombra del taxi – tre quarti del suo contenuto denso e perlaceo ancora da consumare.

Parte 8 di 9

*** NOTE ***

Michela è giunta al punto di svolta: il suo corpo non le appartiene più, è diventato un tempio di piacere consacrato alla sua padrona. Daniela la guida ora con mano ferma attraverso corridoi di desiderio sempre più oscuri, dove il dolore si fonde con l'estasi in un'alchimia perfetta. Nuove opportunità di umiliazione pubblica si apriranno come fiori velenosi, e io vi condurrò per mano in questi sentieri perversi, facendovi sentire sulla pelle il calore imperversa costantemente sul corpo di Michela, simbolo della sua definitiva sottomissione.

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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