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Sottomessa al Piacere - Il Debutto #4


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
23.02.2026    |    16.758    |    2 6.7
"Nuove opportunità di umiliazione pubblica si apriranno come fiori velenosi, e io vi condurrò per mano in questi sentieri perversi, facendovi sentire sulla pelle il calore imperversa costantemente..."
**Michela:**

Il viaggio verso la villa sul lago dura più di un'ora e diventa un tormento erotico infinito. Ogni buca della strada mi fa sobbalzare come una bambola rotta, gli anelli d'acciaio chirurgico da 4 cm - freddi e pesanti - sbattono tra loro con un tintinnio continuo che riempie l'abitacolo. La catenella con la gemma rosso rubino, lucida di umori, mi accarezza il clitoride teso e gonfio, facendomi gemere piano tra i denti. La catena sui capezzoli - quella che Daniela ha stretto fino a farmi lacrimare - tira a ogni curva, un dolore acuto come un ago rovente che si trasforma subito in calore liquido che cola nella figa pulsante. L’orgasmo che Patrizia e la mia padrona mi hanno donato è stato un regalo anche per il tassista.

Arriviamo che è già buio. Il cancello di ferro battuto della villa si apre con un clic metallico, il taxi si infila su per la salita bordata di cipressi contorti e ci lascia davanti a una porta illuminata da faretti invisibili. Fuori l’aria profuma di nebbia e si appiccica alla pelle nuda sotto il mantello. Daniela mi fa scendere per prima, il tacco si pianta leggermente nei ciottoli bagnati, e tutto in me è tremolio fisico, una vibrazione profonda che non è solo nel plug ma ormai dentro ogni muscolo. Entriamo in un atrio semibuio, parquet lucido e una scala che sale verso un piano alto. In fondo, il riverbero lontano di conversazioni ovattate e cristalli che si toccano.

Daniela mi sospinge a piccoli colpi sulla spina dorsale, mi precede solo Patrizia, che dichiara il suo corpo senza imbarazzi: vestita da bambina monella con trecce, microgonna scozzese rossa e bianca che copre a malapena le chiappe, calze bianche parigine e una maglietta stretta da bambina e il plug verde piantato nel culo. Seguo il rito come fossimo tre sacerdotesse di una religione proibita, e solo all’ultimo secondo realizzo che la villa è davvero piena. Tutti indossano delle maschere: volti di cuoio nero lucido, mezzi visi di pizzo bianco, mascherine veneziane decorate con piume di pavone e cristalli che catturano la luce. Anche noi tre abbiamo coperto i nostri volti appena scese dal taxi - la mia è una maschera felina di lattice nera e lucida che mi lascia libere solo le labbra, quelle di Patrizia e Daniela sono sempre nere, ma più normali e anonime.

Nel salone alto, luci basse e velluto azzurro ovunque, la gente non appartiene a nessun tempo: uomini con occhiali rotondi, donne dai capelli bianchissimi e labbra rosse, corpi giovani e corpi vecchi, corpi senza sesso visibile e tutti perfettamente coordinati nelle tinte, nei gesti, anche nei sorrisi scolpiti che appena si alzano da un bicchiere si ricompongono subito. Daniela mi sussurra nell’orecchio: «Occhi in basso, schiena dritta, ventre in fuori. Devi solo respirare e goderti il tuo battesimo nel clan.» Annuisco e metto a fuoco il primo sguardo amico: una donna vestita in maglia lurex argento, le mani coperte da guanti fino all’omero come se dovesse operare a cuore aperto, mi squadra dalla testa al plug e poi ride sottovoce, pura complicità.

In ogni angolo della stanza c’è una scena già pronta a rompere il controllo. Una ragazza pelata con la pelliccia rosa cipria sta strisciando a quattro zampe tra i piedi dei suoi, e quando arriva davanti alla mia padrona si ferma, resta in ginocchio, e sfoggia una lingua bianca e lunghissima che le lecca la punta dello stivale. Daniela accenna un sorriso di superiorità, mi fa sedere su una poltroncina in velluto blu e mi lascia lì un attimo, osservata da tutti come si osserva la novità attesa per mesi.

All'improvviso la folla si apre come un sipario di carne e seta: arriva la padrona di casa, una donna alta con capelli corvini raccolti in uno chignon perfetto e labbra dipinte di rosso scuro, che tiene in braccio un barboncino bianco dalle zampe curate con precisione maniacale. Lo riconosco immediatamente: è Dolly, una cagnolina dal pelo riccio e soffice come cotone, con occhietti neri e lucidi che brillano di intelligenza animale. Questo piccolo essere, apparentemente innocuo, va letteralmente pazzo per l'odore della mia intimità bagnata. Appena percepisce le mie essenze nell'aria, il suo corpicino inizia a tremare e abbaia con frenesia, il musetto che si contorce in una smorfia quasi umana di desiderio. Daniela si mette a ridere, un suono cristallino e crudele che riverbera nella stanza, poi avvicina le labbra all'orecchio peloso del cane e gli sussurra con voce vellutata: «Tranquilla Dolly, tra un po' potrai divertirti e farla godere con la tua linguetta rasposa e calda, che la sua figa rosa e gonfia anela tanto, pulsando come un cuore affamato».

I miei occhi riconoscono anche altre Dame tra la folla mascherata. Marta, la ginecologa dagli occhi di gatto, indossa un abito di velluto bordeaux con corsetto stretto che le solleva i seni pallidi fino a farli quasi traboccare. Lo spacco vertiginoso dell'abito rivela non solo la coscia lattea ma si apre fino all'inguine, dove la sua fica completamente esposta e già umida luccica come una conchiglia aperta sotto le luci soffuse. Poco distante, l'estetista Cinzia si muove con la grazia felina di chi sa di essere osservata, i capelli raccolti in una crocchia severa che mette in risalto il collo lungo. Dal cinturone di pelle che le stringe la vita sottile pende il suo famigerato "spaccaculi" di silicone nero lucido, enorme e venato, che accarezza distrattamente con le unghie laccate di rosso scuro mentre mi fissa con un sorriso che promette dolore e piacere in egual misura.

Mi sento un insetto sotto una lente, scuoiata viva e baciata da ogni sguardo. Il mio clitoride pulsa ad ogni sobbalzo degli anelli, imbarazzata e figa insieme, vorrei chiudere le gambe ma Daniela mi ha spiegato che è un reato contro la nuova religione della Società. Resto ferma sulla poltrona blu, il cuore che batte come un tamburo nel petto, mentre la padrona di casa si avvicina col barboncino Dolly, la lingua a penzoloni e il musetto che cerca già il mio odore. Quando la signora mi squadra da capo a piedi, si accorge subito del plug blu, degli anelli pesanti sulle labbra e del tatuaggio SLAVE che gronda come un sigillo antico sul mio ventre. Ci mette un istante a capire chi sono, e ride con un suono profondo che non ha niente di umano.

«Daniela, vedo che la tua cagnetta ha subito molte trasformazioni dall’ ultimo nostro incontro: è un capolavoro. Un pezzo unico.» Mi afferra il mento con due dita laccate di rosso bordeaux, fa leva e la mia bocca si apre da sola, la lingua scatta fuori per riflesso e si piega graziosamente al piercing. Dolly abbaia forte, si scuote tutto e la signora lo tiene stretto.

«Ti piacerebbe assaggiare la troia nuova, eh piccola? No, adesso la facciamo bagnare per bene, come piace a te, poi ci giochi dopo…»

La padrona di casa alza le mani inanellate di rubini e smeraldi, le unghie laccate di bordeaux scintillano sotto i lampadari di cristallo mentre batte tre volte i palmi con precisione teatrale. Il tintinnio dei suoi bracciali d'oro massiccio risuona come campanelli in una cattedrale vuota. Attorno a noi, il mondo sembra congelarsi in un tableau vivant: bicchieri di champagne sospesi a mezz'aria, sorrisi cristallizzati dietro maschere di cuoio e pizzo. La musica svanisce nota dopo nota, lasciando solo il respiro collettivo della folla che si addensa. Nel silenzio improvviso che cala pesante come velluto nero, la sua voce emerge, profonda e vellutata come cognac invecchiato: «Amiche mie,» pronuncia, facendo rotolare ogni sillaba sulla lingua come caramelle pregiate, «è giunto il momento tanto atteso. Oggi Daniela vi presenterà la sua creatura - la sua opera d'arte vivente - e voi,» qui fa una pausa studiata, gli occhi che brillano di malizia felina dietro la maschera argentata, «potrete togliervi ogni capriccio e fare di lei ciò che vorrete, sempre però sotto la supervisione di Daniela.»

La villa, cambia temperatura: la gente si stringe attorno alla mia poltrona, guardano tutti la scena come ciarlatani alla corte di Re. Marta la ginecologa si avvicina da dietro e accarezza i miei capelli come fosse seta, me li tira piano per farmi sollevare il petto, in modo che il mio seno scappi perfetto dalla copertura inconsistente del mantello. Cinzia l’estetista si inginocchia tra le mie gambe e gioca con la catena, la stiracchia con la tenacia professionale di chi lavora di forza, poi la lascia andare di scatto facendomi sussultare, il plug vibra forte e la figa sgorga umore trasparente su tutto il bordo della poltroncina.

Non ho più voce per parlare. La gola riarsa, le corde vocali consumate dai gemiti. Avverto solo la richiesta di Daniela dietro di me, un sibilo imperioso: «Alzati!» Vengo accompagnata dalla padrona di Dolly fuori dalla villa, attraverso porte di legno massiccio che si aprono su un giardino all'italiana dove cipressi scuri si stagliano contro il cielo notturno. Un palco circolare, elevato di circa un metro da terra, è illuminato da dodici torce disposte in cerchio che proiettano ombre danzanti sulle pietre antiche.

Una ruota girevole domina la scena centrale, un cerchio di legno nero lucido con venature rossastre e borchie d'ottone, cinghie di cuoio marrone scuro con fibbie d'argento che pendono come serpenti addormentati. Un altare medievale per la mia sottomissione volontaria. Patrizia, con dita fredde e precise, mi toglie il mantello di velluto che scivola come acqua nera ai miei piedi, poi si inginocchia e mi toglie anche gli stivaletti dai tacchi impossibili. Resto completamente nuda, gli anelli d'argento sulle labbra che tintinnano come campanelli pagani ad ogni mio respiro affannoso, il plug blu cobalto che vibra ritmicamente nel mio retto, il tatuaggio SLAVE che sembra pulsare di luce propria sotto il bagliore ambrato delle torce. Mi legano alla ruota con movimenti esperti, le braccia spalancate come in una crocifissione erotica, le caviglie divaricate fino al limite della sopportazione, il corpo flessibile e sudato, pronto a piegarsi in avanti o indietro secondo il capriccio delle mie padrone, un'offerta oscena che mi umilia profondamente ma accende un fuoco liquido e inarrestabile nella mia fica già grondante.

La voce di Daniela irrompe nel silenzio vellutato del giardino, tagliente come una lama d'argento. Le sue parole vibrano nell'aria notturna, cariche di autorità e promessa: «Signore, vi chiedo di aspettare,» dice, sollevando una mano inanellata che cattura la luce ambrata delle torce. «Il primo orgasmo della mia schiava dovrà essere generato da una sua vecchia amica, nonché sua simile, in onore della nostra ospite.» Si volta verso Patrizia con un sorriso crudele che le increspa gli angoli della bocca carminio.

«Patrizia, prendi Dolly e avvicinala alla figa grondante di Michela. Guarda come pulsa già, come un cuore affamato. Lasciamo che le cagne si divertano tra loro, che la lingua ruvida dell'animale assaggi quella carne rosa e gonfia!»

Parte 4 di 9

*** NOTE ***

Michela è giunta al punto di svolta: il suo corpo non le appartiene più, è diventato un tempio di piacere consacrato alla sua padrona. Daniela la guida ora con mano ferma attraverso corridoi di desiderio sempre più oscuri, dove il dolore si fonde con l'estasi in un'alchimia perfetta. Nuove opportunità di umiliazione pubblica si apriranno come fiori velenosi, e io vi condurrò per mano in questi sentieri perversi, facendovi sentire sulla pelle il calore imperversa costantemente sul corpo di Michela, simbolo della sua definitiva sottomissione.

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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