Lui & Lei
Calma Apparente #3 di 3
giorgal73
27.04.2026 |
218 |
3
"»
La mano di Monica si ferma sul mio ginocchio, poi si sposta verso l’interno della coscia, e lentamente sale..."
Premessa: Terza e ultima parte. Vi siete persi le precedenti 2, mi dispiace, ma potete rimediare subito andando a leggerle e poi tornate qua! Quindi leggete tutte le parti e lasciate un commento o un invito a fare qualcosa di sconcio insieme …Calma Apparente - Parte 3 di 3
«Secondo me, quella là è lesbica e me la vorrebbe leccare,» sussurra Monica con voce roca, gli occhi verdi che brillano di malizia mentre inclina il mento verso la donna. Le sue labbra umide si arricciano in un sorriso predatorio, il piercing che luccica sotto la luce artificiale del bar.
«Guarda come mi fissa le cosce quando pensa che non la vedo. Perché non vai a domandarglielo? Scommetto che arrossirebbe proprio come te adesso.»
Non che io sia mai stato quello che va a rimorchiare una sconosciuta con la mano ancora umida di figa, ma Monica cambia i parametri della mia realtà come se avesse accesso diretto al codice sorgente del mio cervello. Mi spinge un po’ sulla sedia, mette la mia birra davanti a me, si lecca le labbra e mi sussurra: «Dai, fai il bravo orsacchiotto, vai a chiedere se le va di unirsi a noi. No, davvero, vedi che si diverte, è lì che fa la scema con la mano sul collo, guarda.»
Ora la vedo anch’io, la tipa del caffè: capelli scuri e grossi occhiali rotondi, maglia bianca trasparente, col seno piccolo e indurito che si intuisce contro il tessuto. Ha le gambe accavallate come una che prova a tenere fermi i pensieri.
L’amica è bionda, il viso da segretaria e la camicetta blu che sembra un vezzo casto. Ma quella che interessa a Monica ha sguardo vispo, nervoso, e ogni tanto ci guarda di sbieco, come se ci stesse studiando da mezz’ora.
Mi sento come se qualcuno stesse girando un film della mia vita e da dietro la cinepresa dicesse: “Perfetto così, Giorgio. Quella faccia verde da nausea è esattamente quello che cerchiamo.”
Monica ridacchia e mi accompagna con gli occhi, modello crudele regina di cuori. Vado. La ragazza degli occhiali non mi nota subito, poi mi guarda e sento per la prima volta nella vita di poterci provare senza vergogna, che tanto peggio di così non posso fare. «Scusate se vi disturbo, ma mi chiedevo se posso offrirvi una birra. Sono qui con una mia amica, laggiù.» Indico Monica, che si è rimessa il rossetto con una lentezza offensiva. La ragazza degli occhiali mi guarda come se avessi appena chiesto se posso tagliarle la seconda fetta di torta. Poi sorride, i denti bianchi e piccoli in mezzo a delle labbra accese.
«Davvero? E perché dovresti?» La voce è bassa ma netta, con una cadenza emiliana forte. Mi scappa una risata scema.
«Perché la mia amica pensa che tu sia… interessante e poi è da un pezzo che la fissi.»
La ragazza degli occhiali arrossisce immediatamente, la sua amica smette di parlare e mi fissa con espressione mista di curiosità e imbarazzo.
«Scusa, non volevo essere... non è così,» balbetta la ragazza degli occhiali, arrossendo fino alla radice dei capelli, le dita che tormentano nervosamente il bordo della tazzina di caffè ormai freddo.
«Voglio dire, non la stavo fissando,» continua, la voce che si incrina leggermente mentre si sistema gli occhiali sul naso con un gesto meccanico.
«Però è lei che mi ha guardato intensamente, mentre si muoveva in modo strano sulla sedia, come se... come se stesse cavalcando qualcosa.»
Monica si alza e si avvicina. Si mette tra me e le ragazze con naturalezza da predatrice, puntando l’indice contro la donna dagli occhiali come a voler marchiare il bersaglio.
«Io sono Monica. Lui è Giorgio. Siamo due personcine a modo alle quali piace fare amicizia.» Manca solo il sorriso da pubblicità della vodka, ma Monica non ama le mezze misure.
L’altra, la bionda, butta l’occhio di traverso e fa di tutto per sembrare seccata, ma non riesce a contenere la curiosità. La spavalderia della mia nuova amica non conosce mezze misure e insiste.
«Monica, piacere. E voi siete?» la mia perversa amica allunga la mano. La ragazza degli occhiali si schiarisce la voce.
«Veronica. E questa è la mia amica Luisa.» Monica si siede di colpo, senza chiedere permesso, poggia entrambi i gomiti sul tavolino.
«Tanto piacere, Veronica.» Monica sorride, mostrando i denti perfettamente allineati e il piercing alla lingua che cattura la luce mentre parla.
«Ti posso fare una domanda personale? Però non ti arrabbiare, me lo prometti?» Veronica si sistema sulla sedia, le dita sottili che stringono nervosamente il bordo del tavolo, gli occhiali che scivolano leggermente sul naso mentre inclina la testa come un uccellino spaventato che calcola la distanza verso la porta d’uscita.
«Ok, chiedi, ma non ti prometto nulla.»
«Bene Veronica,» sussurra Monica, inclinandosi in avanti fino a quando i suoi capelli sfiorano il bordo del tavolo. I suoi occhi intensi come quelli di un gatto nell’ombra mentre le sue labbra umide si aprono in un sorriso malizioso.
«Allora, io credo che tu ti sia accorta che Giorgio prima aveva due dita nella mia figa bagnata e che mi ha fatto godere non poco - hai visto come mi muovevo sulla sedia, no? Come tremavo?» Si passa la lingua sul piercing argentato, facendolo luccicare sotto le luci del locale.
«Ora io ti vorrei chiedere se ti va di accompagnarmi in bagno e di farmi godere anche tu, ma con la tua bocca... con quella lingua che vedo muoversi dietro i tuoi dentini perfetti.»
La ragazza – Veronica - spalanca gli occhi dietro gli occhiali, le labbra che si aprono a metà in un silenzio scandalizzato. La sua amica Luisa fa un piccolo sospiro soffocato, l’aria che le esce dalle narici mentre il volto assume un’espressione tra lo shock e l’ammirazione.
«Scusa?» Veronica riesce solo a balbettare, mentre le sue dita si agitano nervosamente sul bordo del tavolino.
«Non ho capito bene cosa stai dicendo...» Veronica si tira nervosamente dietro un ricciolo, lo sistema dietro l’orecchio prima di incrociare le braccia sul petto.
«Non so cosa ti abbia fatto pensare che io... che sia interessata a qualcosa del genere.»
Monica scoppia a ridere, un suono chiaro che risuona nel nostro angolo del locale. La testa le cade all’indietro, il collo si stira, e in quel momento vedo un piccolo tatuaggio nascosto dietro l’orecchio destro: un trifoglio, o forse una stella a tre punte. La luce artificiale danza sulla sua pelle bionda, un contrasto quasi mistico con la sua crudeltà giocosa.
«Veronica,» dice lei, la voce che diventa più bassa, più intima, come se stesse condividendo un segreto.
«Tu mi fissavi e io ti fissavo. Ora, che tu voglia o no ammetterlo, c’è qualcosa tra noi che sta accadendo. Non nego che forse l’idea ti spaventa un po’, ma sei curiosa. È scritto tutto sul tuo viso. Quindi, come ho detto a Giorgio, io preferisco i fatti alle parole.»
Veronica scambia uno sguardo con l’amica, che all’improvviso appare molto più interessata all’idea di quanto voglia mostrare. I suoi occhi balzano da Monica a me, poi tornano su Monica, fermandosi sul suo décolleté.
«Non ho mai...» Veronica si ferma, deglutisce. «Non sono una di quelle...»
«Non devi essere niente,» interrompe Monica, allungando la mano per toccare il polso di Veronica, le dita che si muovono in piccoli cerchi sulla pelle morbida.
«Devi solo sapere che conosco le donne meglio di quanto loro conoscano sé stesse. E so che ti stai già bagnando mentre fingi di essere indignata.»
L’aria tra di loro diventa elettrica, e io rimango come paralizzato, incantato dalla scena che si svolge sotto i miei occhi. Monica non ha paura di nulla, non teme il rifiuto, non ha bisogno di costruire ponti diplomatici. È come osservare un predatore che sa esattamente dove colpire.
«Non dovrei...» mormora Veronica, ma non ritira il braccio, anzi, sembra voler avvicinare il proprio polso alla mano di Monica.
«Non ci conosciamo nemmeno.»
«Per questo è più divertente, no?» Monica sorride, mostrando il piercing sulla lingua. «Non ho mai avuto problemi a conoscere un’altra donna. E nemmeno tu, se mi guardi negli occhi.»
Veronica esita ancora un istante, poi si alza con decisione.
«Dov’è il bagno?» chiede, la voce che traballa leggermente.
«Andiamo insieme,» risponde Monica, alzandosi anche lei. Mi guarda con un sorriso trionfante. «Giorgio, aspettaci qui, e non ti allontanare.»
Rimango seduto al tavolo, le mie mani che giocano nervosamente con il tovagliolo di carta mentre osservo Monica e Veronica allontanarsi insieme, entrambe ridacchiando come collegiali. La bionda – Luisa - rimane accanto a me, imbarazzata e allo stesso tempo incuriosita.
«Ehi, non preoccuparti,» le dico, cercando di infondere un tono rassicurante nella mia voce.
«Monica è.… intensa e imprevedibile.»
Luisa sorride e scuote la testa. «Lo vedo. È che... è che non ho mai visto niente di simile.»
Annuisce come se volesse legittimare a sé stessa la stranezza di tutto quello che stava succedendo. Si passa una mano sui capelli, li raccoglie in una coda e poi la lascia ricadere subito.
«Non lo dire a me,» rispondo, passandomi una mano tra i capelli umidi di sudore. «L’ho conosciuta da poche ore e sono già stato rapito da lei. È come essere travolti da un’onda improvvisa - quella sua vitalità spregiudicata, il modo in cui ti fissa negli occhi mentre dice cose che nessun altro oserebbe pronunciare, come se stesse lanciando piccole bombe a mano in mezzo alla conversazione e godesse nel vedere l’esplosione.»
Luisa sorride di nuovo, più aperta questa volta, mentre mi osserva con un misto di curiosità e imbarazzo.
«Dev’essere interessante,» dice, «qualcuno che non ha paura di dire quello che pensa, di fare quello che vuole.» La sua voce ha un tono che sembra nascondere una sorta di invidia nascosta, un desiderio di libertà repressa.
«Sì, è molto interessante,» rispondo, cercando di non immaginare cosa potrebbe accadere nel bagno pubblico, mentre le mie parole assumono involontariamente un tono più basso e roco di quanto intendessi.
«Ma è anche un po’ spaventosa.»
Luisa ride, un suono leggero e sincero. «L’ho notato. È come un tornado - irresistibile ma pericoloso.»
«E tu?» le chiedo, con un sorriso leggero, mentre cerco di distrarmi dal pensiero di Monica che prende l’iniziativa con Veronica. «Sei spaventata o affascinata?»
Lei deglutisce, i suoi occhi blu che danzano tra i miei e la direzione in cui sono scomparse le altre due donne. «Un po’ entrambe le cose, immagino. Non succede spesso che una completa estranea ti chieda di... ehm...»
«Di leccarle la figa in un bagno pubblico,» finisco per lei, non potendo resistere al piacere di vedere la reazione sul suo volto.
Luisa arrossisce immediatamente, un rosa delicato che sale dal collo fino alle guance. «Esatto, quello.» Il tono è più basso, come se temesse che qualcuno potesse sentirci. E Veronica...» Si interrompe, mordendosi il labbro inferiore. «Beh, non è il tipo di persona che fa cose del genere.»
«Sembra che tu la conosca bene,» osservo, notando come i suoi occhi continuino a tornare sulla porta del bagno.
«Siamo amiche da dieci anni,» conferma lei. «Non l’ho mai vista comportarsi così.»
Il tono della sua voce mi suggerisce qualcosa che non è del tutto a disagio con l’idea, ma piuttosto colpita dalla scelta di Veronica di improvvisamente rompere i limiti che si è sempre imposta. C’è una sorta di ammirazione in quel commento, forse anche un sottile senso di invidia. E una domanda che non pronuncia: se Monica si fosse rivolta a lei, invece che a Veronica, cosa sarebbe successo?
Dopo venti minuti, che mi sembrano un’eternità, Monica e Veronica riappaiono al tavolo. Ho finito la mia birra, ordinato un caffè, ho continuato a studiare Luisa che ora sgranocchia nervosamente delle patatine. Ma quando vedo il loro ritorno, ogni pensiero svanisce.
Monica precede Veronica di qualche passo. I suoi capelli neri come la notte sembrano leggermente arruffati, come se qualcuno avesse fatto correre le dita tra i fili di seta. Il rossetto sulle sue labbra è sbiadito, ma le sue guance hanno un rossore che non c’era prima. Indossa ancora i suoi stessi abiti, ma c’è qualcosa di diverso nel suo portamento, come se si muovesse con la consapevolezza di un segreto appena condiviso.
Dietro di lei, Veronica appare trasformata. I suoi occhi brillano, le labbra leggermente gonfie, e quando scambia uno sguardo con l’amica, le sue guance si tingono di un rosso intenso. Si sistema gli occhiali sul naso con un gesto nervoso, ma il sorriso che le allarga la bocca tradisce qualsiasi tentativo di negare ciò che è accaduto.
«Ciao,» saluta Monica, sedendosi accanto a me. La sua mano scivola immediatamente sulla mia coscia, le dita che tracciano cerchi sulla stoffa dei pantaloni. «Ti sei divertito mentre eravamo via?» chiede, e nella sua voce c’è una nota accusatoria che non mi sfugge.
«Abbiamo parlato,» rispondo, cercando di non fare trapelare l’eccitazione crescente che sto provando. «Luisa è molto... gentile.»
La mano di Monica si ferma sul mio ginocchio, poi si sposta verso l’interno della coscia, e lentamente sale. «È questo che sei stato? Un gentiluomo? Insomma hai perso un'occasione!»
Veronica e Luisa parlano sottovoce tra loro, ma non riesco a concentrarmi su quello che dicono. Tutta la mia attenzione è catturata dalla mano di Monica che si muove sotto il tavolo, che risale sempre più verso Little Joe, che ora si sta risvegliando.
«E tu?» le chiedo, la voce roca. «Ti sei divertita?»
Un sorriso malizioso attraversa il volto di Monica, il piercing sulla lingua che luccica sotto la luce del bar quando si passa le labbra umide tra i denti. «Veronica ha una lingua davvero... flessibile,» sussurra, la mano che ora mi afferra tra le cosce, palmo caldo contro la carne che pulsa sotto i jeans.
La mano di Monica mi stringe attraverso i pantaloni, esattamente come aveva fatto nel negozio d’abbigliamento, ma questa volta non c’è nessuna timida commessa da scandalizzare. Monica mi sorride, quella smorfia del labbro che mi sta già diventando familiare, con il piercing che cattura la luce del locale.
«Hai mai fatto l’amore in pubblico, Giorgio? Io non intendo baciarsi in metro o toccarsi in ascensore. Intendo veramente
scopare, con qualcuno che potrebbe vederci da un momento all’altro.»
«Non credo sia una buona idea,» rispondo, con la voce che trema leggermente. La sua mano continua a massaggiarmi attraverso la stoffa, e ogni cellula del mio corpo è in rivolta contro la mia prudenza.
«Niente di quello che voglio fare con te è una buona idea,» replica Monica, innalzando la voce a sufficienza da attirare lo sguardo di Veronica e Luisa.
«Per questo è così eccitante.» Luisa ci guarda con espressione leggermente imbarazzata, ma non distoglie lo sguardo quando Monica mi bacia appassionatamente sulla bocca. Le sue labbra sono insistenti, la lingua che invita la mia a seguirla in un gioco pericoloso. La mano non si ferma, anzi, accelera il ritmo mentre il mio respiro diventa più affannato. Quando finalmente ci separiamo, Monica è rossa in viso, gli occhi brillanti. Si volta verso le altre due con un sorriso trionfante.
«Comunque, tranquillo Giorgio, per oggi abbiamo finito e non ti farò arrestare, ma la prossima volta sarò più intraprendente e sfacciata»
--- FINE ---
*** NOTE ***
Un racconto diverso dal solito. Non leggerete scene di sesso rocambolesco, ma solo momenti erotici, situazioni imbarazzanti e al limite della realtà. Vi sembreranno strani, inventati e forti oltre ogni limite. Li ho vissuti come un bambino al suo primo giorno di scuola. Monica mi ha invaso, catturato, distrutto, ma soprattutto eccitato.
Fatemi sapere se il racconto vi è piaciuto, così, magari, vi scriverò anche il resto, perché, ovviamente la storia non finisce così.
Non chiedetemi il contatto di Monica, che per inciso, non è il suo vero nome, la conoscerete sicuramente un giorno in qualche club in mia compagnia o per le strade di Ravenna a giocare con le mie natiche o …
Monica sarà sicuramente, la mia musa dell’estate 2026, ma come al solito sono sempre alla ricerca di nuove amiche e come avete capito, non amo le santarelline. Tu come sei? Scrivimi e un caffè potrebbe essere l’inizio di una bella amicizia…
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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