Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > bdsm > Sottomessa al Piacere-Umiliazione infinita#18
bdsm

Sottomessa al Piacere-Umiliazione infinita#18


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
13.10.2025    |    21.689    |    4 7.5
"Guarda fuori dal finestrino, dove gocce di pioggia iniziano a scivolare sul vetro come lacrime..."
«Non... non vorrete...» farfuglia con voce rotta. Ma non riesce a terminare la frase quando il primo getto caldo e denso le colpisce la guancia, scivolando lentamente verso il mento. Altri fiotti biancastri seguono in rapida successione, alcuni atterrando sui suoi capelli sudati, altri sulle ciglia tremanti, formando piccole perle opaline che le offuscano la vista. Quando diversi schizzi viscosi le riempiono simultaneamente la bocca, il sapore amaro e salato le invade il palato. Non chiude le labbra, però; anzi, con la lingua rosea raccoglie avidamente ogni goccia dal contorno delle labbra, deglutendo rumorosamente. Poi spalanca di nuovo la bocca, come un fiore carnoso che si apre alla pioggia. Quantomeno, pensa mentre l'ultimo rivolo tiepido le scivola tra i seni, ora gli uomini hanno esaurito tutti i loro liquidi.
La mia Michela, ricoperta da strati lucenti di fluidi maschili che le imperlano la pelle come rugiada oscena, sembra essere la protagonista di un elaborato Bukkake party.

Osservando il suo corpo tremante e il suo viso decorato da rivoli biancastri che si solidificano lentamente, decido che dovrò sicuramente organizzarne uno esclusivamente per lei, con ancora più partecipanti disposti in cerchi concentrici attorno al suo corpo prostrato. Rimangono però ancora diverse donne, almeno una dozzina, i loro corpi nudi lucidi di sudore sotto le luci stroboscopiche del locale.

La costringono a mettersi schiena a terra, il marmo freddo che le fa contrarre i muscoli, con le sue belle lunghe gambe sollevate fino a mostrare ogni centimetro della sua intimità esposta e la bottiglia di champagne vuota ancora saldamente infilata nel suo culo arrossato e pulsante.

«Guardatela che puttana!» la insultano con disprezzo, saliva che schizza dalle loro labbra dipinte. «Proprio una grandissima troia.» sibila una bionda con un tatuaggio tribale sulla spalla. «La grande Michela... » ridacchia una mora dalle unghie affilate color sangue. «Che cagna in calore.» mormora un'altra, gli occhi verdi brillanti di malizia. Queste frasi, però, non la feriscono, anzi non fanno che eccitarla ancora di più, ogni sillaba che le penetra nelle orecchie come una carezza proibita.

«Oh sì cazzo! - urla con voce roca, le vene del collo in evidenza - Sono una troia! Una cagna in... oh... calore, fatemi ...fatemi godereeee, vi prego....»

Alcune le pisciano in faccia, il liquido caldo e pungente che le cola tra le ciglia tremanti, altre sulle tette sode che rimbalzano ad ogni suo spasmo, ma una continua a muoverle la bottiglia nel buchetto con movimenti circolari sempre più profondi. Michela urla, le unghie che graffiano il pavimento fino a scheggiarsi.

«Ohhh... sì, cazzoooooo! Sfondatemi! Sono una troiaaaaa!» le parole escono frammentate tra respiri affannosi. Il piacere aumenta esponenzialmente, un'onda di calore che parte dal suo centro e si irradia fino alla punta delle dita dei piedi arcuati.
E dopo pochi secondi gode, liberandosi con un urlo gutturale che risuona tra le pareti, nel quale ci sono godimento fisico, umiliazione, e sfinimento mentale, mentre il suo corpo si contrae in spasmi incontrollabili e un fiotto di umori le bagna le cosce tremanti. Non ce la fa più letteralmente. I muscoli delle sue gambe tremano come corde di violino troppo tese, mentre il sudore misto a fluidi più viscosi le cola lungo la schiena in rivoli appiccicosi.
Pur se così sudicia, con l'odore acre che le impregna ogni poro della pelle, vorrebbe solo chiudere gli occhi gonfi e arrossati. E dormire molto a lungo, sprofondando in un oblio senza sogni.

Le signore, con tacchi che risuonano sul marmo freddo, alla chetichella si allontanano da lei, ridacchiando soddisfatte e divertite, labbra rosse che si increspano mostrando denti perfetti. La lasciano lì, buttata a terra come una bambola di pezza usata e dimenticata, completamente esausta, il respiro che le esce in piccoli rantoli irregolari.
Vanno da Patrizia, e la afferrano per i capelli ancora umidi, torcendoli come redini tra dita dalle unghie laccate, costringendola a tirare fuori la lingua rosea e a leccare per terra, tutto il piscio giallastro che si è riversato in pozze lucenti sul pavimento.

E' solo una operazione simbolica, ovviamente, sarebbe impossibile ripulire tutto quel lago dorato. Michela invece è distrutta, svuotata come un guscio. Orgasmi a non finire che l'hanno attraversata come scariche elettriche, umiliazioni incredibili che le bruciano ancora sulla pelle arrossata, ha subito veramente ogni genere di degradazione morale che le ha scavato l'anima. Non ha la forza di rialzarsi, le membra pesanti come piombo fuso.

«Povera, Michelona...» le dico, accarezzandole i capelli umidi e appiccicosi mentre le gocce di sudore e altri fluidi le colano ancora lungo le tempie arrossate.

«P-padrona... non ce la faccio più...» la sua voce è un sussurro rotto, le labbra gonfie e screpolate tremano visibilmente.

«Ma certo, schiava, lo so benissimo. Ma ora ti alzerai, con le pochissime forze che ti sono rimaste, e andremo a mettere un soprabito. E potrai uscire. Ho già chiamato un taxi.» le sussurro, levandole amorevolmente la benda di seta nera. Lei apre gli occhi arrossati, sbattendo le palpebre più volte mentre le pupille si contraggono dolorosamente sotto la luce fredda del locale.

«Ma... ma io voglio... lavarmi e vestirmi...» mormora, un rivolo biancastro le cola ancora dall'angolo della bocca sul mento appuntito.

«Eh no, tesoro. Tu salirai sul taxi, così come sei, con quella pelle lucida e quell'odore inconfondibile addosso. Solo con l'indumento che ti ho ordinato di mettere. E lo terrai semi aperto... Il tassista deve capire immediatamente ciò che tu hai combinato stanotte.»

«Io...io...sì, Padrona...e poi...» le sue cosce tremano ancora, segnate da impronte rosse di dita e unghie.

«Poi cosa Michela?» le chiedo, stringendole un capezzolo gonfio tra pollice e indice.

«Il culo... mi fa male... lo sento... largo....» sussurra, abbassando gli occhi mentre un rossore di vergogna le colora le guance già arrossate. Rido divertita, un suono cristallino che riecheggia nel locale ormai quasi deserto.

«Ma certo. Lo abbiamo usato parecchio, in effetti. Ora bisognerà che ci rimettiamo un qualcosa di adatto, mia troia, se no finirà piano piano per stringersi di nuovo.» le dico, facendo scivolare un dito lungo la sua schiena madida fino alla fessura tra i glutei.

«Non mi faccia male, padrona...» supplica Michela, le ciglia ancora incollate da residui biancastri.

«Naturalmente no.» Dopo alcuni secondi le sbatto dentro il plug di acciaio chirurgico con la gemma di colore blu , delle dimensioni della bottiglia, ovvero ben 8cm. La base più larga è ben visibile all'esterno, un cerchio perfetto che contrasta con la pelle arrossata e irritata. Ha una batteria, che gli consentirà di illuminarsi e vibrare, a comando, ma ora è spento, non è certo il momento. Il metallo freddo la fa sussultare visibilmente.

«E' l-lungo... e grosso... » protesta flebilmente Michela, mordendosi il labbro inferiore mentre si aggiusta sulla punta dei piedi. Ma ormai è perfettamente conscia dell'inutilità delle sue lamentele.

«Certo, schiava. Con ciò che ci abbiamo messo dentro stanotte ci vorrà pure qualcosa di tosto, no?» le sussurro all'orecchio, mordendole delicatamente il lobo.

«Sì, Padrona, certo.» risponde, gli occhi bassi e le spalle curve in segno di sottomissione.

«Oh, sento suonare... deve essere arrivato il taxi!» esclamo, prendendo il micro soprabito nero con il quale sono arrivata al club dalla poltrona vicina.

** MICHELA **

Quindici minuti dopo, mi ritrovo compressa sul sedile posteriore dell'auto, il cuoio freddo che si appiccica alla mia pelle nuda e sudata. Patrizia siede rigida accanto a me, il suo respiro ancora affannoso. Il tassista - un uomo sulla cinquantina con una barba incolta e macchie di sudore sotto le ascelle della camicia sbiadita - continua a lanciare occhiate furtive nello specchietto retrovisore. I suoi occhi iniettati di sangue si soffermano avidamente sulle curve dei miei seni che sbucano dal soprabito nero, appena socchiuso come una tenda che rivela uno spettacolo proibito.

«Guidi guardando avanti, per favore,» gli dico, sentendo un calore improvviso salirmi alle guance. Mi domando come possa ancora provare vergogna, con la pelle che ancora pulsa per tutto ciò che ho subito fino a pochi minuti prima.
L'abitacolo si riempie rapidamente di odori penetranti - il tanfo dolciastro e metallico del sesso, l'aroma pungente e ammoniacale di urina, il sentore salato del sudore e quello viscoso dello sperma ormai secco sulla mia pelle - ma non è questo a disturbarmi. È lo sguardo famelico del tassista, che scruta ogni centimetro esposto del mio corpo come un predatore.
Il dolore lancinante tra le natiche mi costringe a sedermi precariamente sul bordo del sedile, le cosce tremanti per lo sforzo. Ad ogni sobbalzo dell'auto su un dosso, il soprabito si apre ulteriormente, rivelando i miei capezzoli gonfi e arrossati e, quando mi sposto leggermente e apro le gambe, la base blu del plug che distende crudelmente la mia carne già abusata è chiaramente visibile e gli occhi del tassista lo intercettano immediatamente.

Il tassista sgrana gli occhi allibito, le pupille che si dilatano come quelle di un gatto davanti a una preda. Le sue dita callose stringono il volante fino a far sbiancare le nocche mentre lo sguardo saetta continuamente verso lo specchietto retrovisore. Non può evitare di notare i segni violacei della nottata che decorano come una mappa la pelle lattea della donna.

«E senti che odorini... profumo di festa selvaggia. Vi hanno proprio fatto divertire, eh?» le sfotte con becera ironia, la lingua che passa rapidamente sul labbro inferiore screpolato. Patrizia non risponde. Guarda fuori dal finestrino, dove gocce di pioggia iniziano a scivolare sul vetro come lacrime.

«Esatto,» gli dico, sollevando il mento e incrociando il suo sguardo nello specchietto con occhi di ghiaccio.

«Ci hanno proprio fatto divertire. Siamo due schiave, ormai. E ci piace esserlo... »

Per un attimo non credo a ciò che ho appena detto a quello sconosciuto viscido maiale dalla camicia macchiata di sudore, ma mi sento schiava fin nelle viscere, un'ammissione che brucia sulla lingua come acido e non posso affatto negare.
Non vedo l'ora di essere a casa, per potermi immergere nell'acqua bollente fino a far scomparire ogni traccia della notte, per poi scivolare sotto le coperte fresche di bucato. Ma il mio cellulare squilla con un trillo acuto che taglia l'aria pesante dell'abitacolo. È un messaggio WhatsApp, l'icona verde che pulsa come un cuore malato. Lo guardo con dita tremanti. È Sabrina, mia sorella, quella lurida traditrice dai capelli color miele e il sorriso angelico che ha abusato di me. Anzi, che mi ha proprio sfondato il culo con quella sua risata cristallina che risuonava ad ogni mio gemito di dolore.

Apro il messaggio con un brivido che mi percorre la schiena. È un video, l'anteprima sfocata che mostra corpi intrecciati in penombra. E sotto, un testo in grassetto. Poche parole. Molto eloquenti.

«Guarda come sei venuta bene, sorellina. Penso che questo potrei farlo girare in azienda se non obbedisci, non credi?»

Le parole brillano sul display come lame affilate, ogni lettera un taglio sulla mia dignità già in brandelli.

«Come l'hai avuto, maledetta?» le digito con dita tremanti che lasciano impronte umide sullo schermo, mentre il taxi sobbalza su una buca. Il plug dentro di me pulsa come una seconda presenza, ricordandomi che ormai mi ha in pugno.

«Oh la titolare del Club l'ha realizzato e consegnato a Daniela, la tua Padrona. Lunedì ti aspetta al lavoro, penso che avremo parecchio da divertirci... »

Un altro messaggio arriva, facendo vibrare il telefono contro il mio palmo sudato. «Ricordati che dovrai indossare solo gli indumenti che ti ha dato Daniela e niente intimo. Non vorrai farla arrabbiare nuovamente?»
Socchiudo gli occhi fino a vedere solo una fessura di luce grigiastra dal finestrino appannato, e tiro un profondo respiro che sa di pelle, sudore e sottomissione. Sono un po' spaventata, e un po' eccitata, il basso ventre che pulsa con un calore traditore. So che una nuova vita mi attende, incatenata a desideri che non sapevo di avere.

NOTE

Diciannovesima e ULTIMA parte della punizione, un viaggio attraverso l'ombra e la luce del desiderio proibito. La storia si snoda come un fiume sotterraneo, intenso e tumultuoso, che scorre per ben 18 capitoli di passione non filtrata. Queste pagine non nascono dalla nebbia della mia immaginazione, ma emergono dalle confessioni sussurrate della mia amica Damabiancaesib, le cui esperienze reali si manifestano qui come gocce di sudore su pelle nuda.



La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere visitando il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib. Quella biografia, scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie. Altri scrittori su A69 hanno narrato le sue storie, ma la mia Dama è sempre pronta a sperimentare e a trovare nuovi stimoli e pertanto ha deciso di darmi questa opportunità, non me ne vogliano male gli altri!

Tra le righe, però, scorgerete anche frammenti della mia anima, specialmente nei pensieri più intimi delle protagoniste, quei sussurri mentali che Daniela, pur nella sua supremazia, non potrà mai ascoltare dalle labbra tremanti delle sue schiave devote.
Ogni capitolo di questa saga intima tra Michela e Daniela porta il marchio "Sottomessa al piacere".
Per chi si avventura qui per la prima volta, consiglio di tornare all'inizio del viaggio. Questi racconti si intrecciano come fili di seta in un arazzo erotico, tessendo una trama continua di dominazione e devozione.

La vostra lettura completa e i vostri commenti nutriranno non solo il mio ego di narratrice, ma anche il coraggio della mia amica di condividere i suoi segreti più ardenti.

Permettetemi di ricordarvi:
- che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.
- Questa e una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.

Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie? Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?
Anche quelli irriverenti sono benvenuti. O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
7.5
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Sottomessa al Piacere-Umiliazione infinita#18:

Altri Racconti Erotici in bdsm:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni