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Sottomessa al Piacere - I Marchi Indelebili#3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
22.12.2025    |    15.056    |    3 8.7
"Giorgio si inginocchia, le lecca il culo dilatato e la fica, la lingua che entra dove erano le nostre mani..."
*** DANIELA ***

Giorgio finisce di parlare, la voce ancora carica di eccitazione, gli occhi che brillano al pensiero di prestare Michela, di farla pagare a sconosciuti, di trasformarla in una puttana a noleggio.

Io alzo una mano, lenta, imperiosa. Il silenzio cala subito nello studio.

«No, Giorgio,» dico, la voce bassa ma tagliente come una lama appena affilata. «Hai capito male.»

Mi avvicino a lui fino a sfiorarlo, il mio sguardo che lo inchioda. «Il corpo della mia schiava è mio. Solo mio. Può essere usato, sì… ma soltanto durante le sedute di tatuaggio. Soltanto qui, sotto i miei occhi o con il mio esplicito permesso. Soltanto mentre l’ago le entra nella pelle e lei urla il mio nome.»

Faccio una pausa, lascio che le parole gli penetrino dentro.

«Quando verrà per la schiena, potrai scoparla tu, farla scopare da Marco, da chi vuoi tu qui dentro. Potrai farla riempire, farla pisciare in bocca, farla implorare… ma solo mentre lavori. Solo in quelle ore. Quando uscirà da questa porta, tornerà a essere solo mia. Nessun affitto. Nessun prestito fuori di qui. Nessun cliente pagante che la tocca senza che io lo decida di persona.»

Mi volto verso Michela, le accarezzo la guancia ancora sporca, le infilo due dita in bocca perché senta di nuovo il sapore della sua sottomissione.

«Lei non è una puttana da marciapiede, Giorgio. È la mia schiava. Il suo corpo è un tempio, e tu avrai il privilegio di profanarlo solo quando io te lo concedo, e solo per rendere il mio marchio ancora più profondo.»

Giorgio deglutisce, l’eccitazione non svanita, ma ora temperata dal mio controllo assoluto.

«Capito?» chiedo, dolce come veleno.

*** GIORGIO ***

Annuisco lentamente, il sorriso che torna, più rispettoso ora.

«Capito perfettamente, Daniela. Solo durante le sedute. Solo sotto il tuo comando. Sarà… ancora più eccitante così.»

Mi passo la lingua sulle labbra, guardando Michela che trema tra noi.

*** MICHELA ***

Mentre i bozzetti vengono incollati uno dopo l’altro sulla mia pelle nuda, sento un’onda lenta e profonda salirmi dal ventre fino alla gola.

All’inizio è solo un brivido fisico: la carta fredda che aderisce alla schiena sudata, il nastro che tira leggermente la pelle, la sensazione di essere un oggetto esposto, misurato, progettato. Ma poi arrivano le parole – PROPRIETÀ DI DANIELA – e la freccia che punta dritta al mio buco, e qualcosa dentro di me si spezza e contemporaneamente si ricompone.

È terrore puro, sì: terrore di non poter più tornare indietro, di portare per sempre sulla carne il segno di questa sottomissione assoluta. Immagino già gli sguardi della gente, le domande non dette, le dita che vorranno toccare per verificare se è vero. Mi sento piccola, vulnerabile, esposta fino al midollo.

Ma sotto il terrore c’è un calore diverso, più oscuro, più dolce. Un calore che mi fa gonfiare il clitoride contro la barretta, che mi fa colare ancora tra le cosce già bagnate di sborra e umori. È orgoglio. Orgoglio malato, perverso, totale. Di appartenere a lei così profondamente da non avere più confini. Di essere scelta per portare il suo nome inciso dove tutti possono vederlo. Di essere trasformata in un’opera d’arte vivente che grida al mondo: questa carne è di Daniela.

Poi sento Giorgio parlare di me come di un oggetto da prestare, da affittare, da far pagare. Le sue parole – «prestarla», «far pagare l’ingresso», «scoparla mentre l’ago entra» – mi trafiggono come aghi invisibili. Un brivido di umiliazione pura mi percorre la spina dorsale, mi fa contrarre il culo attorno al plug, mi fa schizzare un rivolo caldo lungo la coscia. Immagino già mani estranee su di me, cazzi sconosciuti che pagano per usarmi, mentre l’ago mi scava il nome di Daniela nella pelle. Mi sento sporca, mercificata, ridotta a carne in vendita.

Eppure… quel pensiero non mi distrugge. Mi completa.

Perché subito dopo arriva la voce di Daniela, ferma, gelida, assoluta: «No. Solo durante le sedute. Solo sotto i miei occhi.»

Quelle parole sono una catena d’oro che mi stringe il cuore. Mi protegge. Mi rivendica. Mi dice che non sono una puttana qualunque, ma la sua schiava. Che il mio corpo può essere profanato, sì, ma solo quando lei lo decide, solo per rendere il suo marchio più profondo. Solo per farle piacere.

Le lacrime mi salgono agli occhi, ma non sono lacrime di dolore. Sono lacrime di una felicità strana, assoluta, che non ha parole normali. Mi sento come se stessi per essere battezzata in una religione segreta e crudele di cui Daniela è l’unica dea. Ogni lettera che vedo sul mio corpo è una promessa: non sarò mai più sola, perché lei sarà sempre lì, scritta su di me. E anche quando mi useranno durante le sedute, anche quando urlerò sotto cazzi estranei, sarà sempre e solo per lei.

Quando Giorgio attacca il suo viso stilizzato sul mio seno destro, alzo lo sguardo verso Daniela. I nostri occhi si incontrano. E in quel momento provo la sensazione più intensa di tutte: una pace profonda, totale, come se stessi finalmente tornando a casa dopo un viaggio lunghissimo.

Sono terrorizzata.
Sono eccitata fino al delirio.
Sono completa.
Sono salva, perché lei ha detto no a tutto il resto del mondo.

E sussurro, con la voce rotta da un singhiozzo che è insieme pianto e risata:
«Grazie, Padrona… grazie per tenermi solo tua… anche quando mi fai usare.»

*** GIORGIO ***

La faccio sedere di nuovo sulla poltrona ginecologica, le gambe spalancate negli staffoni, la fica ancora aperta e lucida con quegli anelli che la terranno per sempre larga. Afferro la base del plug con la gemma blu, tiro piano… esce con uno schiocco umido osceno, il buco resta spalancato, rosso, pulsante come una bocca affamata.

«Cazzo, guarda che caverna,» rido, mostrando a Marco il vuoto perfetto che è diventato il suo culo. «Questo plug da 8,5 ha fatto un lavoro divino.»

Lo reinfilo di colpo, tutto in una volta. Michela urla: «Aaaah!» Il corpo le si inarca, le tette che ballano.

Ripeto quattro volte: tiro fuori lento, lasciando che il buco si contragga invano, poi lo sfondo di nuovo con violenza. Ogni volta urla più forte, le lacrime le rigano il viso ancora sporco di sborra del tassista, il corpo che trema come una foglia.

«Brava troia,» dico, la voce roca. «Ti piace quando ti spacchiamo, eh?»

Non resisto più. Tolgo il plug del tutto, lubrifico la mano e infilo quattro dita, poi il pugno intero. Il culo la ingoia senza resistenza. Urla, ma è un urlo di goduria: «Siiiiiii, spaccami!»

Marco, nel frattempo, le ha già ficcato il cazzo in bocca. Lo scopa in gola senza pietà, i conati di lei che gli fanno vibrare l’asta.

Infilo anche la seconda mano nella figa, la allargo oltre ogni limite. Il suo corpo si arrende, schizza come se non ci fosse un domani, un orgasmo violento che la fa tremare tutta.

*** MARCO ***

Cazzo, che bocca calda. Il piercing sulla lingua mi raschia la cappella ad ogni spinta, la gola si contrae attorno a me come una figa stretta. Le tiro i capelli, le sfondo il viso, sento Giorgio che le devasta il culo dietro di lei. Allungo la mano sulla figa che trovo già occupata, ma il mio capo gentile esce e mi lascia il campo libero.

Le infilo una mano nella fica: due dita, tre, poi tutto il pugno. Fisting doppio. Michela impazzisce, urla strozzate attorno al mio cazzo, schizza di nuovo, le gambe che cedono.

La facciamo alzare, la pieghiamo a 90 gradi. Giorgio si inginocchia, le lecca il culo dilatato e la fica, la lingua che entra dove erano le nostre mani. Lei geme come una bestia in calore.

Poi ci scambiamo: io le fisto il culo mentre lei succhia Giorgio con avidità, la bocca che lo ingoia fino alle palle.

La mettiamo sdraiata di lato. Giorgio e io entriamo insieme nella fica: due cazzi che la spalancano, la barra al clitoride che la fa esplodere subito.

«Vengoooo!» urla, e noi la scopiamo forte, fino a riempirla di sborra calda.

Non è finita. Le sollevo le gambe, le tengo alte. Giorgio collega gli anelli delle grandi labbra con una catenella sottile, chiudendole la fica come un regalo. Poi posa il piede nudo sulla carne sigillata, comincia a premerla, a sfregarla veloce. Michela geme come una porca, si contorce, schizza tra le maglie della catenella in un orgasmo umiliante.

Finalmente soddisfatti, le reinfilo il plug al massimo della vibrazione. Le porgiamo i cazzi sporchi di sborra, figa e culo. Li pulisce uno per uno, avida, la lingua che raccoglie ogni traccia.

Chiedo a Daniela: «Posso pisciarle in bocca?»

Lei fa un cenno con il capo.

Le apro la bocca con le dita, miro. Il getto caldo e salato la riempie, lei ingoia tutto, gli occhi fissi su Daniela, pieni di gratitudine.

*** MICHELA ***

Sono distrutta, eppure mai stata così viva.

Ogni muscolo trema, la fica sigillata dalla catenella pulsa piena di sborra calda che cola lenta, il culo è un abisso dilatato che non si chiude più, la gola brucia di saliva, seme e umori. Ma dentro di me c’è un fuoco che non si spegne: un godimento profondo, totale, che mi fa sentire finalmente al posto giusto.

Ogni volta che Giorgio estrae e reinserisce il plug, sento il mio corpo arrendersi un po’ di più. Il dolore è lancinante, ma si trasforma subito in un’onda di piacere oscuro che mi sale dal basso ventre fino al cervello. Urlo, sì, ma è un urlo di liberazione: sto pagando l’anticipo per il suo nome sulla mia pelle, e questo mi fa godere come una pazza. Sono un oggetto, una troia, una schiava che esiste solo per essere usata… e questo pensiero mi fa schizzare ancora, anche con la fica chiusa.

Quando Marco mi piscia in bocca, è il culmine dell’umiliazione. Sento il getto caldo partire piano, poi diventare forte, salato, acre, che mi riempie la bocca fino a traboccare. Ingoio convulsamente, il sapore mi invade la gola, lo stomaco, l’anima. Mi sento sporca fino al midollo, ridotta a un orinatoio umano, e questo mi fa contrarre il clitoride contro la barretta fino a un piccolo orgasmo silenzioso. È degradazione pura, ma è per Daniela. Sto bevendo piscio perché lei lo ha permesso. E questo mi fa sentire la schiava più amata del mondo.

Gli uomini finiscono, si ritraggono ansimanti, i cazzi ancora gocciolanti. La stanza puzza di sesso, sudore, piscio. Io sono in ginocchio, tremante, la faccia lurida, il corpo che cola da ogni buco.

Daniela si avvicina lenta, i tacchi che ticchettano sul pavimento come un conto alla rovescia. Mi guarda dall’alto, gli occhi neri pieni di possesso e tenerezza crudele. Si solleva la gonna di pelle con una mano, non indossa nulla sotto. La sua figa rasata, perfetta, è a pochi centimetri dalla mia faccia.

«Apri la bocca, cagnolina mia,» sussurra, la voce vellutata e autoritaria. «La tua Padrona vuole marchiarti anche dentro.»

Obbedisco all’istante, la lingua fuori, gli occhi alzati verso di lei in adorazione.

Sento il primo getto: caldo, più dolce di quello di Marco, con quel sapore intimo che conosco a memoria. Mi colpisce la lingua, riempie la bocca. Daniela controlla il flusso con precisione, mi guarda mentre ingoio, mi lascia traboccare un po’ perché vuole vedere il suo piscio colarmi sul mento, sul collo, tra i seni. Ogni sorsata è un giuramento: bevo lei, bevo la mia Padrona, bevo la mia dea.

Il getto diventa più forte, mi soffoca per un attimo, devo ingoiare veloce per non annegare. Lei geme piano, un suono di piacere puro nel dominarmi così completamente. «Brava… bevi tutto… sei il mio orinatoio personale… la mia schiava perfetta…»

Quando finisce, l’ultima goccia mi cade sulle labbra. Mi lascia lì, in ginocchio, la bocca piena del suo sapore, il corpo che trema di un orgasmo lento e profondo che non ha bisogno di tocco: è l’orgasmo di appartenere totalmente a lei.

Dentro di me, un pensiero unico, ossessivo, felice:
Ho pagato l’anticipo.
Con la bocca, con la figa, con il culo, con la gola.
Ho bevuto il piscio di tre persone diverse.
E tutto questo solo per meritare di portare il suo nome inciso sulla pelle.

Sono esausta.
Sono umiliata oltre ogni limite.
Sono in estasi.
Sono sua.

E mentre Daniela mi accarezza i capelli bagnati, sussurro con la voce rotta:
«Grazie, Padrona… grazie per usarmi così… per marchiarmi dentro e fuori…»

Parte 3 di 10

*** NOTE ***

Nuovo capitolo ispirato a Michela: la schiava perfetta, viene dilatata, marchiata, umiliata e riempita fino al delirio da Daniela, dea crudele e adorata. Delle semplici sessioni per tatuare la devozione di Michela a Daniela, diventano dei momenti perversi che spero possano eccitarvi fino a farvi svenire.

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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