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Sottomessa al Piacere - La direttrice #3
giorgal73
26.08.2025 |
16.845 |
3
"Se non avete letto l'inizio, vi suggerisco di farlo perché molto legato a questa seconda parte suddivisa anch'essa in tre parti..."
Lentamente, con movimenti deliberati, prendo uno ad uno gli indumenti. Comincio dalle calze a rete, sottili e finemente intrecciate, che scivolano sulle mie gambe come una seconda pelle. Poi, mi dedico allo stringi vita: è altissimo, costruito per abbracciare il mio corpo con una stretta decisa, che arriva fino al seno. La stretta mi comprime la pancia, facendomi ansimare leggermente, mentre il mio petto sembra sul punto di esplodere per la tensione, grazie ai ferretti che lo tengono sollevato.
Allaccio le calze direttamente allo stringi vita, rendendomi conto che la mia figa rimane completamente esposta. Riflessa nello specchio, la mia immagine appare quella di una gran troia, e questo mi fa sentire enormemente umiliata e mi eccita intensamente.
Indosso la minigonna con uno spacco vertiginoso che lascia poco all'immaginazione: «Padrona, si vede tutto… » mormoro con un filo di voce.
«Appena mi muovo lo spacco si apre e la mia figa è visibile a tutti e anche il mio culo!»
«Zitta,» mi interrompe con autorità, mentre infila due dita nella mia bocca. Le accolgo avidamente, succhiandole con desiderio, e un rossore mi colora le guance, alimentando il piacere della mia stessa umiliazione. Un improvviso schiaffo mi sorprende, e abbasso lo sguardo, gli occhi pieni di una supplica silenziosa.
«La minigonna è progettata esattamente in questo modo,» sibila Daniela, avvicinandosi fino a sfiorarmi con il suo corpo caldo.
«Con quello spacco indecente che si apre al minimo movimento, per insegnarti a controllare ogni tuo gesto. Dovrai imparare a camminare, sederti e piegarti con tale attenzione che nessuno, tranne chi decido io, possa intravedere quella tua figa bagnata che tradisce quanto sei troia dentro! »
«Luciana, fai indurire i capezzoli e applica questi elastici.»
Lei li prende tra le labbra carnose uno alla volta, succhiandoli con forza brutale fino a farli diventare duri come piccole pietre, poi ci sputa sopra con deliberata lentezza. Un gemito profondo mi sfugge mentre indietreggio involontariamente, sentendo ondate contrastanti di dolore acuto e piacere proibito che mi fanno bagnare tra le cosce.
Gli elastici neri vengono tirati e avvolti strettamente attorno alla base dei capezzoli gonfi:
«Fa male, Padrona… ti prego…» imploro con voce rotta, mordendomi il labbro inferiore fino quasi a farlo sanguinare.
«Ti abituerai, schiava,» risponde con tono gelido.
La camicia bianca, così stretta e trasparente che sembra dipinta sulla pelle, mi viene abbottonata: le mie tette debordano oscenamente dal tessuto teso, i capezzoli intrappolati dagli elastici premono contro la stoffa sottile creando una frizione costante ed eccitante ad ogni respiro.
«Sei perfetta,» sussurra Daniela con un sorriso crudele, e io mi sento sua completamente, ridotta a una creatura pronta a strisciare ai suoi piedi.
Anche Luciana è concorde e sottolinea che sono la cagna che ha sempre immaginato che io fossi, ora è evidente.
«Direi che prima di andare in giro negli uffici, mancano solo i due ultimi accessori, per essere completa.» dice Daniela, la voce vellutata che nasconde una nota tagliente.
Le scarpe con tacco dodici centimetri stringono come morse attorno alle caviglie; ogni passo è un esercizio di equilibrio precario, un'oscillazione che fa tremare i muscoli delle cosce e costringe i fianchi a un movimento sinuoso e involontario.
Patrizia osserva con occhi lucidi, la lingua che inumidisce le labbra carnose prima di allungare la mano tra le mie gambe. Le sue dita fredde trovano la pelle calda e umida, scivolando dentro con una facilità che mi fa arrossire di vergogna.
«Padrona... ti prego, fermala…» ansimo, il respiro spezzato mentre il corpo tradisce la mente, contraendosi attorno a quelle dita invasive.
«Non farla godere ancora,» ordina Daniela a Patrizia, che ritrae la mano con esasperante lentezza.
«Ora il secondo accessorio indispensabile: il plug azzurro,» annuncia Daniela, mostrando l'oggetto di acciaio lucido che cattura la luce come un gioiello osceno.
«No, Padrona… imploro pietà… » gemo, ma Luciana mi piega in avanti con decisione, le sue unghie che lasciano mezzelune rosse sulla pelle delle mie anche, mentre Patrizia mi immobilizza con un braccio attorno alla vita.
Il plug freddo e lubrificato preme contro l'apertura stretta, forzando un passaggio che cede con un dolore acuto che si trasforma in una pienezza pulsante. Mi abbandono contro di loro, le ginocchia che cedono sotto l'intensità della sensazione.
La padrona estrae dalla sua borsa una collezione di plug, ognuno più grande e imponente dell'altro, e li dispone con cura meticolosa sulla scrivania, come un generale che prepara le sue truppe per la battaglia.
«Padrona, come li giustifico?» chiedo, la voce appena un sussurro.
«Soprammobili,» risponde lei, secca, e io abbasso lo sguardo in segno di sottomissione.
Daniela mi osserva, i suoi occhi mi scrutano come un predatore studia la sua preda. Un sorriso malefico si disegna sulle sue labbra mentre dichiara: «La Cagna deve essere depilata, quei peli che nascondono la sua depravazione non sono ammissibili. Ragazze, depilatela!»
Mi afferrano e mi sbattono sul divano, le gambe spalancate in una posizione di vulnerabilità totale.
«Ti piace, troia?» sussurra Patrizia, le sue dita che stuzzicano i miei capezzoli con una precisione crudele. Ansimo, l'umiliazione che si mescola con l'eccitazione, ogni passata del rasoio sulla mia pelle mi fa sobbalzare di desiderio represso, come scosse elettriche che percorrono il mio corpo.
L’ultimo pelo viene rimosso e la pelle mi brucia da matti. Il Plug nel mio culo pulsa ad ogni minimo movimento che faccio e mi ricorda che sono solo una cagna in calore e che sono di proprietà di Daniela, la mia padrona.
La mia estetista improvvisata prende tra le dita affusolate una generosa quantità di crema dal barattolo di vetro, il suo profumo di mandorle dolci che riempie l'aria. La spalma con movimenti circolari e meticolosi sulla mia pelle arrossata e ipersensibile, premendo abbastanza da farmi sussultare ad ogni tocco.
Le sue unghie laccate di rosso scuro sfiorano occasionalmente la carne tenera, provocandomi brividi incontrollabili. Poi, con un sorriso malizioso che le increspa gli angoli della bocca, svita il tubetto di vasellina trasparente e ne estrae una quantità abbondante che fa luccicare le sue dita sotto la luce fredda del neon.
La sento penetrare lentamente nel mio orifizio già dolente, spingendo la sostanza untuosa in profondità con movimenti rotatori che mi strappano gemiti soffocati.
«Per prepararlo alle dimensioni maggiori dei prossimi plug,» sussurra con voce roca al mio orecchio. Daniela, osservando la scena con occhi di ghiaccio, ricorda a Luciana con tono perentorio che questo rituale di creme dovrà ripetersi ogni mattina, le sue labbra che si contraggono in un sorriso crudele mentre aggiunge: «Ovviamente, senza farla godere.»
Daniela si accorge che le due aiutanti stanno sconfinando, il suo sguardo si indurisce come granito mentre le fissa una ad una. Solo lei è la padrona e deve ricordarlo anche a loro, il suo dominio è assoluto e incontestabile.
Daniela ordina con voce tagliente come una lama di rasoio: «Alzatevi! Michela, inginocchiati e baciami i piedi.»
Gattono ai suoi piedi sul pavimento freddo che mi graffia le ginocchia, baciando con devozione ogni centimetro di pelle, ansimando per il reggicalze che mi stringe come una morsa, le tette che debordano oscillando ad ogni movimento.
Lei mi colpisce piano sotto il seno con la punta lucida dello stivale di pelle nera, esponendo i capezzoli gonfi e arrossati dagli elastici, e io gemo di umiliazione estatica, un suono animalesco che non riconosco come mio. Si volta, sollevando la gonna aderente e subito noto un plug rosso molto più grande del mio.
Con un tono autoritario: «Lecca il mio buchetto.»
«Padrona... non posso c’è il plug e non sono degna…» mormoro con voce tremante.
«Allora toglilo, stupida cagna e quando avrai terminato, lo rimetterai al suo posto!» Non oso aggiungere altro, faccio ciò che mi è stato ordinato ,e inizio a leccare avidamente, il sapore salato e muschiato che mi fa impazzire di sottomissione, la lingua che esplora ogni piega con reverenza.
«Sapevo ti sarebbe piaciuto, lo vedo da come tremi.»
«Sì, Padrona… sono tua…» rispondo, del tutto spezzata, le lacrime che mi velano gli occhi.
Poi mi ordina di strisciare sotto la scrivania di mogano massiccio, ordinandomi di leccarle le cosce lisce mentre parla con Luciana e Patrizia di "piani per la mia educazione".
Io obbedisco, lingua che sale lenta sulla pelle vellutata, il suo profumo intenso di vaniglia e potere che mi inebria come un narcotico, sentendomi la sua cagna devota, eccitata oltre misura, il plug che pulsa dentro di me ad ogni battito del cuore.
«Sdraiati a terra e apri la bocca, schiava.»
Mi sdraio a terra, il cuore che batte forte nel petto, e apro la bocca come comandato, il pavimento freddo contro la mia schiena nuda. Il suono tenue di passi si avvicina, e poi sento il calore di una presenza sopra di me. Una, due, poi tre gocce dorate cadono nella mia bocca, come un preludio a un flusso caldo che mi inonda, costringendomi a inghiottire.
La gola mi brucia, il sapore forte mi fa contorcere le budella, ma la mia figa gode anche se nessuno la sta toccando. Un orgasmo silenzioso mi pervade, chiudo per un istante gli occhi per non farmi scoprire.
«Guardami mentre bevi, cagna.»
«Sì, Padrona,» sussurro, aprendo gli occhi e fissando lo sguardo direttamente in quello di Daniela, mentre il liquido caldo continua a scendere nella sua gola. L'umiliazione è completa e l’orgasmo che ho provato mi ha reso la troia che tutti dicono che io sia facendomi sentire ancora più sporca.
Quando l'ultima goccia è scesa dentro la mia bocca, Daniela si allontana con un sorriso soddisfatto.
«Pulisciti, ora. Devi essere presentabile per il tuo staff.»
Mi alzo tremante, le gambe instabili sui tacchi vertiginosi. Il plug che continua a pulsare dentro di me, mentre i capezzoli mi fanno male e mi dirigo al bagno cercando di ritrovare un po’ della dignità perduta.
«Cinque minuti,» la voce di Daniela risuona dall'ufficio.
«Poi ti voglio pronta per un bel giro in ufficio per farti ammirare.»
*** Fine***
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Seconda storia di Michela e del suo percorso nel mondo della dominazione. Se non avete letto l'inizio, vi suggerisco di farlo perché molto legato a questa seconda parte suddivisa anch'essa in tre parti.
Tutte le storie di Michela avranno come titolo principale "Sottomessa al piacere".
Quindi vi ringrazio ben 2 volte.
Vi ricordo anche che quello che state leggendo è una storia reale, un po' romanzata da me. L'autrice è "Damabiancaesib" e se volete maggiori dettagli su di lei potete visitare la sua pagina https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib, scritta da un altro autore dalle sue parole un po' di tempo fa e rielaborata da me secondo il mio stile, ma spero che la mia versione vi abbia eccitato di più e che possa essere di ispirazione per le vostre avventure.
Bene, ora tocca a voi giudicare se sono un genio incompreso o solo un tizio che si crede uno scrittore. Un voto, dai, non fate i tirchi! E se vi va, lasciate pure un commento, anche uno di quelli che fanno ridere. Oppure scrivetemi in privato per farmi una proposta indecente.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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