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Sottomessa al Piacere-Lo Shopping Perverso#4


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
27.10.2025    |    13.646    |    3 9.2
"Quando escono, lei tremante, le cosce bagnate, le borse marrone tra le mani delle assistenti, io resto lì..."
*** MICHELA ***

Lo stringi-vita stringe doloroso, stecche che comprimono, seno offerto oscenamente - Daniela approva. La commessa propone un bustino ottocentesco con stecche di balena, lacci dietro, senza coppe - capezzoli esposti, perfetto per me. Daniela ordina modifiche, più dieci paia di calze nere (con riga, rinforzo) e un paio bianche con riga nera.

«Schiava, tira fuori la carta e paga, abbiamo un altro appuntamento e non possiamo rimanere ancora qui!»

Mi dirigo verso la cassa con passi incerti, le ginocchia tremano sotto il peso dell'umiliazione, lasciando dietro di me una scia umida che brilla sul marmo bianco del pavimento come rugiada oscena. La commessa dai capelli platino si accorge immediatamente, le narici che si dilatano impercettibilmente mentre si china per ripulire.

I suoi occhi verdi lampeggiano di un desiderio primordiale, la punta della lingua che spunta brevemente tra le labbra carnose - forse sogna di raccogliere la mia essenza con quella lingua adornata dal futile piercing - ma, intercettando lo sguardo severo della proprietaria che conversa con Daniela in un angolo, afferra con riluttanza un fazzoletto di carta e cancella ogni traccia del mio passaggio con movimenti circolari e frustrati.

Patrizia e Luciana, con le guance ancora arrossate dall'eccitazione dello spettacolo, afferrano i nuovi pacchi avvolti in carta velina color crema e nastri di raso nero. Il plug anale vibra dentro di me come un animale morente, la batteria che si esaurisce in pulsazioni sempre più deboli e irregolari. Eppure, il mio corpo tradisce ogni tentativo di dignità, ancora scosso dalle onde di piacere proibito, e il ricordo delle dita esperte della commessa che hanno violato la mia intimità mi fa contrarre involontariamente i muscoli interni, stringendo il metallo freddo in una morsa calda e pulsante.

Come i quattro cavalieri dell'apocalisse, io e le mie tre accompagnatrici giungiamo in un negozio di alta sartoria, un tempio di lusso dove manichini vestiti di seta pura sembrano guardare con occhi vuoti, mentre specchi dalla cornice dorata in stile rococò riflettono ogni centimetro della mia vergogna. L'aria profuma di tessuti pregiati e legno di sandalo, in netto contrasto con l'odore muschiato che emana dal mio corpo – un contrasto che mi fa quasi ridere istericamente. Le vetrine trasparenti come acqua di sorgente espongono capi provocanti ai passanti che rallentano, occhi curiosi che si posano su di me come se già sapessero. Sono la bambola vivente di Daniela, un abisso di umiliazione e desiderio che cammina su tacchi a spillo.

Daniela chiede al commesso, con voce morbida ma autoritaria, gonne e vestiti cortissimi, quasi trasparenti, che arrivino appena a coprire le natiche. Il commesso - un quarantenne dall'aspetto impeccabile in completo grigio antracite, con occhi scuri penetranti che sembrano leggere ogni mio pensiero impuro - annuisce professionale e chiama il proprietario per discutere le modifiche necessarie.

Mi indicano come modella, un trofeo da esibire sotto luci intense che non perdonano imperfezioni. Nel laboratorio nascosto dietro pesanti tende di velluto bordeaux, il proprietario - un uomo calvo con occhiali dalla montatura sottile - nota immediatamente lo stringi-vita nero lucido che esalta il mio seno fino a farlo sembrare pronto a traboccare. Provo tre capi uno dopo l'altro, mentre il plug vibra debolmente dentro di me, il corpo tremante in un cocktail di vergogna e desiderio inconfessabile.

Il primo: un abito in pizzo nero trasparente con intricati motivi floreali che non nascondono nulla, così corto da coprire a malapena le natiche. Me lo infilo lentamente, la giacca viene tolta, resto esposta davanti al commesso che mantiene un'espressione impassibile, ma i suoi occhi tradiscono l'interesse, fissi sulla mia intimità completamente visibile. Il pizzo ruvido sfiora la pelle sensibile, ogni fruscio del tessuto amplifica la mia umiliazione - sono un oggetto, una puttana esposta, il mio sesso pulsa traditore.

Il secondo: un miniabito in raso rosso scarlatto, lucido come sangue fresco, così aderente da sembrare dipinto, così corto che si solleva ad ogni respiro, con una scollatura così profonda che i miei capezzoli turgidi premono contro il tessuto freddo. Giro davanti allo specchio ottagonale, il commesso mi fissa con fredda professionalità, il raso scricchiola ad ogni movimento amplificando la mia vergogna. Dalla vetrina, passanti ridono e qualcuno scatta persino foto - sono proprietà di Daniela, e questo mi eccita e mi distrugge simultaneamente.

Il terzo: un vestito in seta trasparente bianco avorio, fluido come acqua, così sottile che rivela ogni curva, ogni ombra, accarezzando le natiche e lasciandole praticamente esposte. Il commesso mi fissa con decisione crescente, il lusso del tessuto amplifica la mia umiliazione - una regina decaduta a schiava volontaria. Il plug vibra più intensamente, il desiderio mi soffoca, trattengo gemiti che minacciano di sfuggire dalle labbra tremanti.

Il proprietario, con dita nodose e unghie curate, srotola il metro di stoffa giallo limone contro la mia pelle nuda che freme al contatto. Le sue mani esperte, che sanno di colonia costosa e tabacco invecchiato, sfiorano la curva dei miei fianchi, l'incavo della vita, il rigonfiamento del seno - sono un manichino di carne palpitante da modellare secondo capricci altrui. Daniela, con lo sguardo di ghiaccio, ordina modifiche ancora più oscene, la voce ferma come acciaio temperato: «Da oggi, tutte le persone che incontrerai, dal barista all'angolo alla cassiera del supermercato, sapranno esattamente che sei una gran troia.»

Tremo incontrollabilmente, goccioline di sudore freddo scivolano lungo la spina dorsale, mentre il commesso dagli occhi scuri come pozzi mi fissa, spogliandomi dell'ultima briciola di dignità. Le parole crude mi eccitano visceralmente e la mia figa, gonfia e pulsante, reagisce emanando un'essenza che riempie l'aria rarefatta del negozio e tradisce completamente ogni mia pretesa di pudore.

Il proprietario, con un cenno imperioso del mento appuntito, mi fa sfilare sul pavimento di marmo lucido per ammirare la sua opera. Ogni passo è una lotta contro sensazioni contrastanti, il plug metallico riempie e distende, i tessuti trasparenti espongono ogni curva proibita. Umiliata, distrutta, il desiderio brucia come lava incandescente nelle vene per compiacere la mia padrona dagli occhi di falco. Usciamo finalmente nella luce ambrata del pomeriggio, Patrizia e Luciana con le eleganti borse di carta marrone spesso con manici di corda intrecciata, io come una schiava tremante, le cosce umide e lucide, pronta per la prossima esibizione pubblica.

*** IL PROPRIETARIO DEL NEGOZIO ***

Respira, vecchio mio. Respira. L’aria è un brodo denso di seta, sudore e figa bagnata. Daniela entra e il negozio si inginocchia. Le luci si abbassano a candele, i manichini si voltano, il marmo si fa lingua.
Michela. Un nome che sa di latte versato e catene. La vedo spogliarsi dietro le tende bordeaux e capisco: non è carne. È ostia.

Le mie mani nodose, impregnate di tabacco e desiderio, le afferrano i fianchi. L’incavo della vita. Il rigonfiamento del seno. Ogni tocco è una misura, ma anche una scopata. Sento il suo clitoride pulsare contro il tessuto. Sento il suo buco del culo stringersi attorno al plug.

Sento lei.

Daniela parla. «Da oggi, tutti sapranno che è una gran troia.» Le parole sono sperma. Io annuisco. Prendo il gesso. Segno. Accorcio. Taglio. Ogni orlo alzato è una figa aperta. Ogni punto è un gemito cucito.

La faccio sfilare. Passo dopo passo, il marmo freddo sotto i tacchi, il plug che la spinge dentro, i tessuti che la scopano. È una bambola rotta, una regina scopata, una puttana in abito da sera.

E io, vecchio sarto, sento il cazzo pulsarmi nelle mutande come un cuore giovane. Questa è arte. Questa è fica. Questa è la mia firma.

Quando escono, lei tremante, le cosce bagnate, le borse marrone tra le mani delle assistenti, io resto lì. Con le dita ancora su di lei. Con il metro giallo limone che sa di sborra mai versata.

E penso: Torneranno. E la prossima volta, la vestirò di sperma, vero e denso.

--- CONTINUA ---

*** NOTE ***

Una giornata intensa, piena di Eros e Pathos. Questa parte del racconto è diventato un film perverso guidato dalla mia immaginazione. La storia che mi ha raccontato Daniela è il percorso di una metamorfosi che ha stimolato la depravazione della mia anima. Anche questa volta potrete leggere i pensieri estemporanei dei protagonisti e magari immaginarvi al loro posto. Il racconto di questa giornata è diviso in 6 capitoli, così che possiate riprendere fiato e metabolizzare gli eventi.

La storia che state leggendo, con i suoi respiri affannosi e le sue carezze proibite, nasce dalle avventure autentiche della mia amica "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere visitando il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri scrittori su A69 hanno già affondato le loro penne nella carne viva delle sue confessioni, ma la mia Dama - insaziabile esploratrice di abissi proibiti - ha scelto ME per spingersi oltre ogni limite conosciuto. Le sue fantasie più oscure, quelle che bruciavano troppo per essere rivelate ad altri, ora pulsano attraverso le mie parole!

Non osate accusarmi di plagio! Sto semplicemente violando il velo tra finzione e realtà, trasformando in inchiostro rovente ciò che lei mi sussurra nelle notti insonni. Questo è solo l'inizio di un'opera che farà tremare le vostre certezze morali fino alle fondamenta - un romanzo che un giorno esploderà come lava incandescente tra le vostre mani!

Permettetemi di ricordarvi:

- che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.

- Questa e una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.

Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie? Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?

Anche quelli irriverenti sono benvenuti. O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
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