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Sottomessa al Piacere - La Ginecologa #4


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
19.01.2026    |    15.352    |    3 7.1
"Lei continua a lavorare su di me, muovendo la sonda dentro e fuori seguendo il battito — lo sento, cazzo, batte più forte della musica in una discoteca di Milano Sud a mezzanotte..."
*** MICHELA ***

Cazzo, come ho goduto. Ho il culo distrutto, bruciante come se fosse stato marchiato a fuoco, ogni muscolo pulsa di dolore e piacere insieme. Sento ancora l'eco delle sue dita dentro di me, l'impronta della sua mano che mi ha aperta come un frutto maturo. Ogni minimo movimento che percepisco mi manda scariche elettriche lungo la spina dorsale, facendomi tremare le cosce sudate.

Dopo un attimo di tregua, mentre cerco di riprendere fiato, Marta si sposta e, con uno sguardo clinico che nasconde malamente la sua eccitazione, passa a visitare la mia figa già umida e gonfia d'attesa.

Sulle pareti bianche ci sono fotografie plastificate di autopsie e sezioni vaginali, poster anatomici con la mappa dei punti G, qualche opera pop di street art che sembra fuori luogo e mi distrae fino a quando la lingua umida di Marta torna a infilarsi tra le mie labbra gonfie e brucia ogni pensiero che non sia pura carne. Una leccatina veloce, subito sostituita dalle sue dita, entra in profondità, mi espone, mi analizza. Marta prende un altro speculum e me lo infila in figa e lo espande, la pressione gelida mi sfida a non svenire, quasi che Marta volesse vedere attraverso il mio midollo il percorso di ogni singola mia pulsione. Poi, con un movimento inaspettato, inizia a picchiettarmi il clitoride con la sonda e lancia piccoli impulsi vibranti, ogni tocco un corto circuito che mi fa balzare verso lo schienale. Grido.

Daniela ride e il suo ghigno mi sbrana. Ora le due sono un’unica entità, tutte e due sopra di me: Marta che mi ispeziona il sesso come se dovesse trovarci un codice cifrato, Daniela che le tiene il polso con le dita strette, le unghie che scavano nei guanti con sadica soddisfazione.

«L’hai raccolta bene dalla strada, questa? Sembra un motore portato al limite, ma il telaio tiene» dice Marta, lanciando un’occhiata a Daniela che di riflesso mi schiaffeggia delicatamente la coscia, il rumore netto che mi eccita quasi quanto la sensazione.

«Sì, ma è sempre convinta di potermi sfidare,» risponde Daniela. «Tutte le brave ragazze sono così. Fanno le dure, poi implorano il perdono mentre le apri.»

Il gioco tra loro mi accende più di mille cazzi grossi, di qualunque plug vibratore o bukkake, perché sento che quello che stanno facendo non è solo una visita perversa, è letteralmente riscrivermi la memoria del corpo. Marta tira fuori lo speculum, struscia le dita unte di gel nel mio canale, e infine spezza la tensione leccandomi con un’affamata precisione il percorso tra ano e vagina, su e giù, improvvisando un’armonia polifonica di piacere che non sapevo esistesse.

Quando la sua lingua si piega e scava, cattura il mio clitoride come una compressa che si scioglie, penso di morire. «Doc, mi stai uccidendo,» mormoro, gli occhi a mezz’asta. Ma invece che fermarsi, mi apre di nuovo le labbra con due dita e comincia a stuzzicare le terminazioni nervose con una sonda fine, i tocchi micro-chirurgici che sparano esplosioni di luce nelle orbite come supernove, mi fanno girare la testa e dimenticare persino come si sta in piedi, come si chiamano i numeri dopo il tre, quanti capelli hai in testa: esiste solo il mio respiro, la lingua di Marta mi frusta il clitoride con vibrazioni chirurgiche, le sue dita scivolano dentro di me con la precisione di un chirurgo sadico. Il piacere è così intenso da diventare spavento animale. Sento il calore della baraonda sotto il ventre, contemporanea alla tensione che mi risucchia dentro e mi esplode in fiotti di liquido caldo che cola dalle cosce e si mischia al gel e alla saliva e a tutto quello che sono diventata ora: succo di sottomissione e niente più.

In un attimo, il jet di squirt investe Marta in piena faccia: lei lecca con avidità ogni goccia che le inzuppa le labbra e perfino quegli occhiali da dottore pazzo, leccandosi le dita con la passione infantile di chi succhia il miele caduto sulla pelle. Daniela mi guarda con un lampo feroce negli occhi – è la soddisfazione della domatrice che vede la sua tigre annientata. Mi carezza i capelli scompigliati e dice, un filo di voce magra e gentile: «Brava la mia cagnetta pervertita.»

La tensione nei muscoli si scioglie in brodo caldo, tremo, piango, rido in silenzio mentre sento le mani di Marta che mi massaggiano piano ventre e inguine, una carezza di fine visita che mi fa sentire meno oggetto e più una specie di opera preziosa, appena restaurata. Lei mi sussurra qualcosa in un idioma che non capisco – suona come latino o forse sono solo le vocali sporcate dall’eccitazione.

Daniela si alza, si ricompone, il suo volto di porcellana acceso appena da due macchie fucsia sulle guance. «È perfetta? Ha qualche danno?» domanda a Marta che la guarda da sopra le lenti, leccandosi ancora le labbra e già raccogliendo i ferri, le sonde, le garze macchiate.

«Tutto a posto. Hai creato una schiava perfettamente sfondata, i tessuti sono elastici ma ben utilizzati. Non hai esagerato come temevi!» Daniela sorride, inclinando leggermente la testa, il suo profumo di sandalo e muschio che mi avvolge come una nuvola invisibile, un misto di orgoglio e dominio che emana da ogni poro della sua pelle d'avorio.

«Questa è la pillola del giorno dopo, bevila ora. E questa è la pillola anticoncezionale, una al giorno come indicato sulla confezione, preferibilmente alla stessa ora.» Bevo la pillola con un sorso d'acqua tiepida dal bicchiere di carta, l'amaro chimico che mi resta in gola come un promemoria del mio stato, un sollievo che mi calma le viscere tremanti. Sono distrutta, il mio corpo un relitto abbandonato sulla riva del piacere, il culo e la fica che pulsano di dolore e beatitudine in un ritmo sincopato, ma trovo comunque la forza di ricompormi, muscolo dopo muscolo.

Mi alzo dal lettino, le gambe tremano come foglie in una tempesta autunnale, il respiro corto e frammentato che graffia la gola arrossata. Ogni minuscolo movimento è un fastidio acuto che mi strappa gemiti involontari dalle labbra gonfie e mordicchiate. Mi trascino nell'angolo più remoto dello studio medico dalle pareti color crema, esattamente come Daniela mi ha addestrato in passato: senza fare rumore, un'ombra silenziosa e docile, pronta a obbedire al minimo cenno del suo sopracciglio perfettamente arcuato. Il plug di acciaio giace abbandonato sul lettino tra le macchie umide, ma il mio buco dilatato continua a pulsare ritmicamente, un vuoto dolorante che brama disperatamente di essere riempito di nuovo, un desiderio primordiale che mi divora le viscere nonostante la devastazione fisica.

Mi appoggio alla parete con la schiena nuda, il freddo dell'intonaco che mi calma la pelle sudata e arrossata, e aspetto immobile, il cuore che martella selvaggiamente per Daniela, pronta ad affrontare qualsiasi nuovo abisso di piacere e dolore mi riservi con quelle sue mani eleganti e crudeli.

Daniela si erge davanti a me come una dea crudele: il suo stringi vita nero di pelle lucida comprime la vita fino a renderla irreale, le calze di seta scura risalgono le cosce alabastrine. Gli stivali di vernice nera, affilati come armi, le avvolgono le gambe fino a metà coscia, il tacco a spillo che aggiunge centimetri alla sua già imponente statura. Il suo seno, libero e perfetto, oscilla ipnoticamente ad ogni respiro, i capezzoli turgidi e scuri trafitti da barrette in acciaio puntati verso di me come accuse. Le sue grandi labbra sono adornate da piccoli anelli luccicanti che catturano la luce mentre ondeggia tra le gambe. Tra le sue natiche sode e pallide, il plug anale rosso rubino scintilla come un occhio demoniaco. Marta, tremante d'eccitazione, ha lasciato il camice bianco completamente aperto, rivelando un corpo nervoso e affamato, le labbra della sua vulva così gonfie e umide da brillare, i capezzoli tesi come piccoli proiettili, gli occhi febbricitanti di una donna pronta a inginocchiarsi per ricevere qualunque punizione o piacere Daniela decida di concederle.

*** DANIELA ***

«Tocca a te,» dice Marta, gli occhi ancora lucidi di eccitazione. Io, Daniela, la padrona della cagna tremante accucciata all'angolo dello studio, mi preparo a ricevere il mio premio. Mi stendo sul lettino freddo, la pelle d'oca che mi percorre la schiena nuda. Apro le gambe con studiata lentezza, appoggiandole sui braccioli metallici. La mia figa rosa e umida si allarga come un fiore notturno, pulsante e avida, preparandosi alle sapienti attenzioni della ginecologa. Prima però è la sua lingua calda e ruvida ad assaggiarmi, tracciando cerchi lenti attorno al clitoride già gonfio.

La sua lingua è una lama che mi separa in due, un bisturi bollente che disegna la mappa della mia carne, centimetro dopo centimetro, spingendomi vicino a quell'orlo di sparizione dove ogni dolore diventa piacere e Dio stesso arretra per non vedere. Marta sa quello che fa: prima stuzzica il clitoride, poi disegna cerchi lenti, insegue il nervo scoperto tra le piccole labbra, ci gioca a lungo senza mai passare il limite — finché, d’un colpo, affonda due dita dritte dritte nella mia figa, aprendomi come un vaso di Pandora, e contemporaneamente mi pizzica il capezzolo fra i denti, forte. Perdo la testa in quell’attimo, la schiena si piega a ricciolo, graffio il tessuto cerato del lettino fino quasi a scucirlo. Voglio urlare ma la voce si spegne, esce appena un rantolo afono che sa di merda e paradiso, e se questo non è essere vive allora nessuna donna lo è mai stata.

Sento il plug sfilarsi dal mio culo – Marta lo fa con classe, nessun odio, è solo un gesto tecnico e necessario. Il vuoto gelido dura un istante appena; subito due dita invadenti mi dilatano, aprono la via come se si trattasse di trovarle una casa e non un destino. Il tutto avviene nel giro di una frazione di secondo ma nel mio cervello è un’ora, un’eternità di endorfina e controllo in collisione. Senza smettere di leccare – anzi, ora ci mette anche la lingua ben dentro, mi rimescola la carne dal clitoride in giù – Marta prepara qualcosa. La vedo solo dopo, con occhi velati di piacere che stentano a mettere a fuoco: lo speculum argento che ha usato per Michela ora scintilla davanti al mio viso, e sento il suo tocco freddo sulla mia pelle in spirali leggere, una danza propedeutica alla violenza pura che arriverà dopo.

E infatti arriva: lo sento affondare dentro di me, passare dalla fica al culo, bucare la membrana sottile come se fosse carta velina. La sensazione è al di là di ogni parola: sento l'arnese diabolico che cerca di attraversarmi da parte a parte, il mio corpo si curva involontario a seguire la scia di fuoco e ghiaccio che la segue. «Brava, brava, apriti bene,» sussurra Marta, e ogni sussurro sembra più una sentenza che un incoraggiamento. Lei continua a lavorare su di me, muovendo la sonda dentro e fuori seguendo il battito — lo sento, cazzo, batte più forte della musica in una discoteca di Milano Sud a mezzanotte. Intanto, la sua lingua non molla il clitoride: lo lecca in alto, lo frusta da sinistra, lo risucchia tondo tra le labbra.

Parte 4 di 8 - Continua

*** NOTE ***

Questa nuova storia di Michela torna a essere incentrata sul rapporto di dominazione a tema lesbico, esplorando dinamiche di potere intense e relazioni asimmetriche tra donne, dove il consenso si intreccia con l'abbandono totale e la sottomissione volontaria. Vi ricordo che la storia (vera) è stata vissuta negli anni Novanta del secolo scorso, un periodo profondamente diverso dall'attuale: non c'era l'ubiquità di internet e dei social media, che oggi facilitano comunità sicure e anonime per esplorare kink e orientamenti sessuali; al contrario, le esperienze BDSM e lesbiche dovevano navigare in un contesto sociale più conservatore, spesso ostile, con pregiudizi diffusi e una visibilità limitata per la comunità LGBTQ+. Le leggi dell'epoca erano meno protettive in termini di diritti individuali e privacy – ad esempio, non esistevano normative avanzate contro la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o regolamenti specifici per locali alternativi – rendendo ogni incontro un rischio calcolato, con potenziali conseguenze legali per atti considerati "osceni" o "immorali". L'esibizionismo emerge come elemento integrante, non solo come atto di provocazione erotica ma come sfida audace alla norma sociale, amplificato dalla dominazione che impone umiliazione pubblica e esposizione vulnerabile. Gli ambienti ritratti, come club sotterranei o periferie industriali, erano meno protetti e regolamentati rispetto ai moderni spazi safe con codici di condotta e safe word standardizzati, dove la sicurezza fisica e psicologica non era sempre garantita, aggiungendo un velo di pericolo reale che intensificava l'adrenalina e il brivido dell'esperienza.

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
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