bdsm
Sottomessa al Piacere - Pronta al Debutto #2
giorgal73
02.02.2026 |
15.317 |
4
"La commessa ci guarda con la coda dell’occhio mentre usciamo, gli occhi pieni di una consapevolezza ironica, come se sapesse già tutto, come se avesse visto mille storie come la nostra..."
*** SOFIA ***Mi inginocchio davanti a lei e il mondo si restringe tutto lì, tra le sue cosce spalancate. Le luci della boutique mi colpiscono la nuca come lame fredde, ma io sento solo calore: il suo odore mi arriva dritto in gola prima ancora di toccarla, muschiato, salato, dolce, con quella nota metallica degli anelli e del plug che vibra piano. Le mani mi tremano mentre le apro le gambe, piano, come se stessi scartando un regalo che non merito ma che voglio disperatamente.
Alzo gli occhi verso di lei – Michela, la schiava, la troia perfetta – e poi verso Daniela, che mi guarda con quel sorriso che mi fa contrarre la fica sotto il vestito attillato. Annuisce appena. È il permesso che aspettavo.
Deglutisco forte, la gola secca nonostante la bocca già piena di saliva. Parlo, la voce che esce bassa, rauca, spezzata dall’eccitazione che mi sta mangiando viva:
«Cazzo, guarda come sei bagnata! Si vede il filo che ti cola lungo la coscia interna, quegli anelli che brillano sotto le luci sembrano fatti apposta per essere succhiati uno per uno. Ti prego, fammi assaggiare: ho voglia di te da quando ti ho vista piegata là fuori in strada, con quel plug blu che lampeggiava come un faro osceno. Mi sta facendo impazzire.»
Le dita sfiorano gli anelli, li faccio tintinnare piano – un suono che mi vibra dritto nel clitoride. Geme piano anche lei, e io gemo con lei, come se fossimo già collegate.
La barretta sul clitoride vibra con una forza che mi sorprende, quasi mi stordisce. Il metallo freddo della barra trasmette in superficie ogni singolo spasmo della sua eccitazione: la sento pulsare sotto la lingua, la sento vibrare persino attraverso le ossa delle dita che la sfiorano. Il tremore mi si ripercuote addosso come una scossa elettrica a bassa tensione, ma di una costanza atroce. Apro la bocca appena e il profumo della fica di Michela mi sale dentro come una droga: è denso, concentrato, ha qualcosa di animale e di maledettamente irresistibile. Mi fa salire la saliva in gola e mi obbliga a deglutire. La guardo di nuovo, giusto il tempo di vedere gli occhi che si fanno vitrei per il piacere, la bocca aperta a metà tra un grido e un lamento implorante. Il plug blu lampeggia a cadenza perfetta, ogni impulso corrisponde alla vibrazione della barra sul clitoride, e io non so più cosa desidero di più: infilarmi la faccia tra le sue gambe e succhiare tutto, oppure restare qui a contemplare la scena, lasciandomi torturare dal bisogno fino al punto di impazzire.
Sento il caldo attraverso la gonna, le cosce mi pulsano sotto il vestito. Le mani sono fredde, ma la lingua brucia. Ogni volta che la sfioro, scivola fuori un fiotto nuovo, e le gocce si raccolgono nel cavo tra le labbra, si mescolano con la saliva che scende inesorabile. Il piercing mi batte nel palato, un dolore sordo ma piacevole che mi tiene ancorata al presente. Mi sporgo ancora di più e lascio che la punta della lingua sfiori gli anelli, li faccio suonare piano tra loro, un tintinnio che sento risuonare fino in fondo allo stomaco. Michela si inarca, il respiro è sempre più corto, la schiena si tende come una corda pronta a spezzarsi. E io non resisto più.
«Posso leccarti? Dimmi di sì. Ti prego. Voglio infilare la lingua tra queste pieghe gonfie e rosse. Voglio sentire il tuo sapore sulla mia lingua. Voglio ubbriacarmi di te. Sei così aperta, così pronta. Guarda come pulsa il tuo clitoride: sembra un piccolo cuore che batte solo per me.»
Non aspetto davvero. Mi chino in avanti, il piercing alla lingua freddo contro la sua carne bollente. La punta tocca per prima il clitoride – duro, turgido, gonfio – e lei sobbalza, un gemito che mi fa contrarre la fica. Sospiro contro di lei, il fiato caldo che la fa tremare:
«Oddio, è così turgido, così duro. Sembra una piccola perla infiammata. Voglio succhiarlo piano. Voglio girarci intorno con la lingua. Voglio sentirti tremare mentre ti lecco.»
Appiattisco la lingua, larga e calda, e faccio una passata lenta dal basso verso l’alto, raccogliendo il filo denso che cola dalla sua fica. Lo assaporo, lo faccio girare in bocca, gli occhi che si chiudono estasiati:
«Sa di te. Sa di troia in calore. Sa di sborra vecchia mischiata al tuo miele fresco. Cazzo, è buonissimo. Dolce e salato insieme. Non riesco a fermarmi. Voglio di più. Voglio scavarti dentro.»
Affondo. La lingua penetra tra le pieghe, gira intorno agli anelli, li succhio uno per uno come se fossero caramelle preziose. Succhio forte, tiro leggermente, poi lascio andare con un pop umido che la fa gemere. Ogni volta parlo, la voce sempre più rotta:
«Ti piace quando tiro gli anelli con la lingua, vero? Sento la tua fica contrarsi intorno alla mia lingua. Si stringe come se volesse tenermi prigioniera. Brava puttana. Stringi ancora. Fammi sentire quanto sei disperata. Quanto hai bisogno di venire sulla mia faccia.»
Spalanco la bocca, copro tutta la sua vulva. Succhio le labbra gonfie, le mordicchio piano coi denti, poi torno sul clitoride: lo circondo con la lingua, lo succhio ritmicamente, il piercing che preme e gira proprio sulla punta sensibile. Parlo tra un succhio e l’altro, la voce soffocata, bagnata, vibrante contro di lei:
«Non fermarti. Spingi contro la mia faccia. Usa la mia bocca come vuoi. Sono qui per pulirti. Per bere tutto quello che cola. Cazzo, ne esce ancora. Sei una fontana. Continua a colare. Continua a bagnarmi. Voglio essere coperta di te.»
Le mani afferrano le sue natiche, le dita sfiorano il plug, lo premono leggermente più a fondo. Lei urla, le ginocchia che cedono. Io gemo contro di lei, il suono che vibra direttamente nella sua fica:
«Spingi. Sì. Spingi il plug mentre ti lecco. Voglio sentirlo muoversi dentro di te mentre ti succhio. Oddio, lo sento pulsare attraverso la parete. Sei così piena. Così sporca. Così perfetta. Voglio che tu venga così, con il culo pieno e la fica sulla mia lingua.»
Accelero. La lingua ruota vorticosamente, il piercing che colpisce il clitoride come un piccolo martello elettrico. Succhio forte, tiro, lecco, penetro. Parlo ancora, tra un ansimo e l’altro, la voce spezzata:
«Vieni. Vieni in bocca. Voglio sentirti schizzare. Voglio berlo tutto. Dai, troia. Dammelo. Dammi il tuo orgasmo. Sto per venire anch’io solo a leccarti. Cazzo. Sì. Sììì. Spingi. Spingi più forte. Inondami.»
Lei esplode. Un fiotto violento mi colpisce la faccia, mi cola sul mento, sul collo, macchia il vestito nero attillato. Io non mi sposto: ingoio, succhio, lecco, gemo forte contro la sua fica in spasmo, il mio corpo che trema mentre vengo anch’io senza toccarmi, le cosce che si stringono convulsamente, un orgasmo silenzioso ma devastante solo per il gusto di lei.
Quando alzo la testa, le labbra lucide e gonfie, il viso imbrattato dei suoi umori, gli occhi febbrili e lucidi, sussurro con un sorriso tremante e adorante:
«Grazie. Sei deliziosa. Il tuo sapore mi resterà in bocca per giorni. Spero che la tua Padrona mi lasci assaggiarti di nuovo. Ti prego.»
Daniela ride piano, mi accarezza la guancia bagnata: «Forse. Se sarai brava.»
Mi rialzo sulle gambe malferme, le labbra ancora gonfie e lucide dei suoi umori, e le guardo entrambe con un misto di adorazione e vergogna bruciante. Sono bagnata fradicia sotto il vestito, il clitoride che pulsa ancora, il sapore di Michela che mi riempie la bocca. Non dimenticherò questo momento. Mai.
*** MICHELA ***
Mi sento svuotata, come se fossi stata frantumata, passata attraverso uno schianto di piacere che ha disintegrato la persona che ero prima. Resto lì, tremante, ancora in equilibrio precario tra l’umiliazione che mi accende la pelle come uno sfogo euforico e la gratitudine cieca di essere stata scelta, di essere servita in pasto a Sofia. La guardo risollevarsi, la bocca lucida dei miei umori, il mento ornato di gocce, e provo insieme una vergogna devastante e l’orgoglio di esistere come oggetto del suo desiderio. Daniela annuisce soddisfatta, un sorriso carnivoro che mi percuote le ossa del bacino. Mi sento annodare: vorrei crollare ai loro piedi, vorrei leccare via la mia sconfitta dalle loro labbra, ma invece mi rimetto in piedi, barcollante, e mi sistemo la gonna come se avesse ancora senso coprirmi.
La commessa ci guarda con la coda dell’occhio mentre usciamo, gli occhi pieni di una consapevolezza ironica, come se sapesse già tutto, come se avesse visto mille storie come la nostra svolgersi e dissolversi davanti allo specchio della cassa. Mentre metto un piede fuori, sento un filo caldo colare ancora dalla vagina, a ricordarmi che il mio corpo non è più mio; cammino stringendo i muscoli, c’è qualcosa che pulsa e che vorrebbe esplodere di nuovo, come se la prima ondata avesse solo preparato il terreno.
Con la coda dell’occhio noto un movimento dietro l’angolo. È il gruppetto di uomini che ci ha aspettato e sembrano più eccitati di prima. Li riconosco dalla fame negli occhi, un misto di bramosia e incredulità, come se fossero capitati in una sequenza di porno gratuito che non avrebbero mai osato sognare. Voglio gridare, voglio scappare via, ma Daniela mi afferra per la vita, mi solleva la gonna come se fossi un manichino da prova e mi spinge, letteralmente, nella bocca del vicolo. Qui l’aria sa di urina e metallo arrugginito, i muri grondano ombre e promesse sporche.
Gli uomini ci seguono, e io mi sento subito circondata. Respirano tutti insieme e il loro fiato è una nube densa di testosterone e aspettative. Il loro sguardo mi scava addosso, mi sento svestita ancora prima che Daniela dia il via. Lei sorride – un sorriso affilato, predatorio – e con una mano mi tiene ferma i polsi dietro la schiena, l’altra piantata sulla mia nuca. Sono completamente esposta, le cosce divaricate, la gonna che ormai è solo un inutile brandello sopra il punto vita.
Parte 2 di 6
*** NOTE ***
Questa nuova storia di Michela torna a essere incentrata sul rapporto di dominazione a tema lesbico, esplorando dinamiche di potere intense e relazioni asimmetriche tra donne, dove il consenso si intreccia con l'abbandono totale e la sottomissione volontaria. Vi ricordo che la storia (vera) è stata vissuta negli anni Novanta del secolo scorso, un periodo profondamente diverso dall'attuale: non c'era l'ubiquità di internet e dei social media, che oggi facilitano comunità sicure e anonime per esplorare kink e orientamenti sessuali; al contrario, le esperienze BDSM e lesbiche dovevano navigare in un contesto sociale più conservatore, spesso ostile, con pregiudizi diffusi e una visibilità limitata per la comunità LGBTQ+. Le leggi dell'epoca erano meno protettive in termini di diritti individuali e privacy – ad esempio, non esistevano normative avanzate contro la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o regolamenti specifici per locali alternativi – rendendo ogni incontro un rischio calcolato, con potenziali conseguenze legali per atti considerati "osceni" o "immorali". L'esibizionismo emerge come elemento integrante, non solo come atto di provocazione erotica ma come sfida audace alla norma sociale, amplificato dalla dominazione che impone umiliazione pubblica e esposizione vulnerabile. Gli ambienti ritratti, come club sotterranei o periferie industriali, erano meno protetti e regolamentati rispetto ai moderni spazi safe con codici di condotta e safe word standardizzati, dove la sicurezza fisica e psicologica non era sempre garantita, aggiungendo un velo di pericolo reale che intensificava l'adrenalina e il brivido dell'esperienza.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Sottomessa al Piacere - Pronta al Debutto #2:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
