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Sottomessa al Piacere-Lo Shopping Perverso#1
giorgal73
27.10.2025 |
13.882 |
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"Mentre usciamo, con lei che ci segue come un’ombra tremante, il plug che la tormenta a ogni passo, non posso fare a meno di sentirmi una dea..."
*** MICHELA***Rimango sola nella sala riunioni, avvolta dal silenzio che contrasta con il caos di prima. Le sedie vuote sembrano spettri attorno al tavolo ovale di mogano lucido. Sono tutti usciti, ma l'eco dell'eccitazione aleggia ancora nell'aria come profumo persistente, mescolandosi all'odore di caffè freddo nelle tazze abbandonate. Il plug vibra inesorabile dentro il mio culetto sfondato, pulsando come un secondo cuore che mi ricorda costantemente la mia condizione di schiava. Si aggiunge anche il mio stomaco che brontola, un rumore volgare che risuona nella stanza deserta. Ho fame, una sensazione banalmente umana che si intreccia con la mia lussuria forzata. Prendo coraggio, mi alzo sulla punta dei tacchi a spillo e imbocco la strada per la mensa, ogni passo un piccolo tormento delizioso.
Oh, che delizia ironica: ogni passo è un mix di agonia e estasi, le gambe tremano come se avessi appena finito una maratona di squat in tacchi a spillo. Il mio corpo è un vulcano di sensazioni contrastanti: calore che sale dalle cosce, brividi che scendono lungo la schiena, e quel peso pulsante dentro che preme contro pareti sensibili ad ogni movimento.
La mia anima e il mio corpo corrotto lasciano una scia umida sul pavimento di marmo lucido, un percorso brillante che grida «guardami, sono una troia ambulante». Piccole gocce traslucide cadono dalla mia fica gonfia e arrossata, come le briciole di Pollicino in una fiaba perversa, segnando il tragitto della mia vergogna eccitata.
La mensa è un open space da incubo corporativo, con tavoli d'acciaio freddo e impersonale che sembrano usciti da un film distopico degli anni '80 e sedie di plastica azzurra scrostata che urlano «siete tutti dei vermi insulsi».
Il clangore delle stoviglie impilate malamente e il tintinnio cristallino di posate economiche e bicchieri sbeccati copre a stento il mio ronzio intimo che pulsa a ritmo costante, mentre la luce fluorescente color cadavere illumina i volti stanchi e pallidi dei miei sottoposti come se fossero zombie in pausa pranzo.
Passo tra loro, e i loro occhi: marroni, verdi, azzurri, tutti ugualmente affamati, mi trafiggono come laser roventi sulla pelle nuda, un peso invisibile che mi fa sentire completamente spogliata, esposta fino al midollo, eccitata da morire. La mia giacca corta danza sulle cosce tremanti ad ogni passo, alzandosi appena quel tanto che basta per mostrare le calze nere, tenute dallo stringi-vita come se fossi una modella da catalogo per pervertiti di alta classe.
La mia intimità pulsa, bagnata e gonfia, a un soffio dalla scoperta pubblica, con quel segno umido che si allarga lentamente sulla pelle sensibile che urla «vergogna assoluta, ma che figata incredibile».
Mi guardo intorno per cercare il posto perfetto, le pupille danzano nervosamente tra i volti della mensa. Incontro gli occhi della Padrona: due pozzi di ghiaccio blu elettrico che mi trafiggono l'anima, mi danno la risposta alla mia domanda silenziosa: «Dove mi siedo?».
Mi dirigo verso il loro tavolo, il cuore martella come un tamburo rock impazzito, ogni suono amplificato al massimo: il fruscio serico della giacca contro la pelle sudata, il ticchettio metallico dei tacchi sul linoleum cheap color vomito, le voci sommesse dei dipendenti che sussurrano come cospiratori in un reality show trash. Quelli che mi vedono per la prima volta oggi sussurrano dietro mani pallide: «Guarda la Michela... ma che cazzo si è messa oggi?»
Ogni pugnalata verbale mi trafigge come un ago rovente, ma il mio corpo, quel traditore bastardo, reagisce con capezzoli duri come diamanti che premono dolorosamente contro il tessuto e un desiderio viscoso che mi brucia dentro come peperoncino piccante mescolato a miele.
Mi siedo al centro, tra Daniela e Sabrina, le due regine che governano il mio mondo da schiava con ghigni sadici dipinti su volti di porcellana. Come da ordini di Daniela - perché chi sono io, verme insignificante, per disobbedire? - alzo leggermente la giacca, lasciando che la mia pelle nuda e arrossata baci la superficie metallica della sedia fredda come ghiaccio. Il gelo mi fa rabbrividire fino al midollo, piccoli brividi che si propagano come onde elettriche, mescolandosi al calore pulsante del plug d'acciaio che mi dilata senza pietà, un contrasto brutale che mi fa pensare: «Benvenuta all'inferno del piacere, Michela». Daniela mi fissa con quello sguardo felino, penetrante come lame affilate, le sue pupille dilatate che mi spogliano di ogni briciolo di dignità rimasto, e dice con voce bassa e autoritaria che vibra nelle mie ossa: «È giunto il momento di dare una rinfrescata al tuo patetico guardaroba, non puoi girare solo con i vestiti che ti ho donato io. Porta la carta di credito platino. Le nostre assistenti speciali, Patrizia e Luciana, verranno con noi.»
Annuisco come una bambola rotta, la mente annebbiata da un cocktail di desiderio e umiliazione - oh, che vita da schiava VIP. Sabrina ghigna, promettendo nuove vergogne che mi fanno fremere. Mi alzo, il plug preme come un promemoria crudele, il rumore della sala mi stordisce, e seguo Daniela fuori, con Patrizia e Luciana alle calcagna come cagnolini fedeli - ironico, no? Io sono la vera cagna qui.
*** DANIELA ***
Che deliziosa creatura patetica ho tra le mani. Michela si siede lì, tra me e Sabrina, con quella sua aria da cucciolo smarrito, la pelle arrossata che trema al contatto con la sedia fredda. Perfetto. Ogni piccolo brivido che le increspa il corpo è una sinfonia per i miei sensi, un promemoria del potere che esercito su di lei. Quel plug d’acciaio che le ho infilato dentro, quel giocattolo crudele che la tiene sempre al confine tra il dolore e il piacere, è solo un assaggio di ciò che merita. Verme insignificante, penso, osservandola mentre cerca di mantenere un briciolo di compostezza, la giacca sollevata quel tanto che basta per esporre la sua vulnerabilità al mondo. Come osi anche solo pensare di avere il controllo?
Il suo guardaroba? Ridicolo. Quei quattro stracci che le ho concesso sono un privilegio, non un diritto. Girare con i miei doni è un onore che deve guadagnarsi ogni singolo giorno, sudando, implorando, umiliandosi.
Oggi la porto a fare shopping, sì, ma non sarà una passeggiata per lei. La carta di credito platino? Ovvio che la userà. Ogni acquisto sarà un’ulteriore catena che le stringerò al collo, un promemoria che ogni centesimo speso è mio, che ogni capo scelto sarà un’arma per esporla, per farla sentire ancora più nuda, più mia. Patrizia e Luciana verranno con noi, certo, le mie fedeli assistenti, pronte a eseguire ogni mio capriccio e a godersi lo spettacolo di Michela che si contorce sotto il peso delle mie decisioni.
La guardo, con quel mio sorriso che so la fa tremare. I suoi occhi cercano di evitare i miei, ma non c’è scampo. Le mie pupille la inchiodano, la spogliano, la riducono a ciò che è: niente.
«È giunto il momento di dare una rinfrescata al tuo patetico guardaroba,» le dico, e la mia voce è un coltello che taglia ogni sua difesa. Sento il potere scorrermi nelle vene mentre lei annuisce, docile, rotta, esattamente come l’ho plasmata. Sabrina, al mio fianco, ghigna, e so che sta già pregustando le umiliazioni che le riserveremo. Povera Michela, penso, non hai idea di quanto ci divertiremo oggi.
Mentre usciamo, con lei che ci segue come un’ombra tremante, il plug che la tormenta a ogni passo, non posso fare a meno di sentirmi una dea. È mia. Ogni suo respiro, ogni suo fremito, ogni suo pensiero è marchiato col mio nome. E questo shopping? Sarà solo un altro atto della sua sottomissione, un altro capitolo del mio regno. Benvenuta all’inferno del piacere, Michela. E io sono il tuo diavolo.
*** MICHELA ***
Camminiamo in fila indiana come una processione religiosa di qualche paesino dimenticato, i nostri tacchi che battono all'unisono sul pavimento lucido. Il silenzio tra noi è denso, carico di aspettative e umiliazione. Raggiungiamo il parcheggio sotterraneo, dove l'Audi nera di Daniela ci attende, lucida come uno specchio sotto le luci fluorescenti. Prima di sedermi, sollevo con due dita la giacca corta, esponendo la mia pelle nuda all'aria fredda del garage. Il sedile in pelle beige mi accoglie con una morbidezza inaspettata, un sollievo rispetto al metallo gelido della mensa che mi aveva fatto rabbrividire fino al midollo.
«Cagna, non osare macchiarmi i sedili in pelle italiana con quella tua figa grondante», sibila Daniela, gli occhi stretti in due fessure di ghiaccio. «Patrizia, prendi questo fazzoletto di seta e asciugala come si deve. Attenta però, se la fai godere ti sostituisco con la prima troia disponibile in ufficio ne ho scovate molte, poi sai cosa devi fare con il fazzoletto.»
Sono tentata, la mano delicata di Patrizia si muove come una farfalla esitante tra le mie cosce tremanti. Le sue dita premono con precisione chirurgica sulle mie labbra gonfie e lucide, separandole come petali di un fiore carnoso. Piccole scariche elettriche, simili a fulmini in miniatura, si irradiano dal mio clitoride turgido fino ai capezzoli doloranti che premono contro il tessuto come chiodi arroventati. Il suo movimento: lento, metodico, quasi reverenziale scivola su e giù lungo la fessura umida della mia vagina pulsante, trasformandosi da gesto funzionale in una carezza deliberatamente sensuale. Patrizia, con occhi di ghiaccio che non perdono un dettaglio, interrompe il suo tocco proprio quando il piacere mi fa socchiudere le palpebre pesanti. Con un gesto teatrale, porta le dita lucide al naso aristocratico e inspira profondamente i miei umori , le narici si dilatano leggermente. I nostri sguardi si incrociano in un duello silenzioso, il suo carico di potere, il mio di vergogna eccitata. Senza preavviso, avvicina il fazzoletto impregnato alle mie labbra secche. Percepisco appena il mio profumo intimo, salato e dolciastro insieme, prima che il tessuto di seta venga spinto con decisione oltre i miei denti, soffocando ogni protesta.
*** NOTE ***
Una giornata intensa, piena di Eros e Pathos. Questa parte del racconto è diventato un film perverso guidato dalla mia immaginazione. La storia che mi ha raccontato Daniela è il percorso di una metamorfosi che ha stimolato la depravazione della mia anima. Anche questa volta potrete leggere i pensieri estemporanei dei protagonisti e magari immaginarvi al loro posto. Il racconto di questa giornata è diviso in 6 capitoli, così che possiate riprendere fiato e metabolizzare gli eventi.
La storia che state leggendo, con i suoi respiri affannosi e le sue carezze proibite, nasce dalle avventure autentiche della mia amica "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere visitando il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri scrittori su A69 hanno già affondato le loro penne nella carne viva delle sue confessioni, ma la mia Dama - insaziabile esploratrice di abissi proibiti - ha scelto ME per spingersi oltre ogni limite conosciuto. Le sue fantasie più oscure, quelle che bruciavano troppo per essere rivelate ad altri, ora pulsano attraverso le mie parole!
Non osate accusarmi di plagio! Sto semplicemente violando il velo tra finzione e realtà, trasformando in inchiostro rovente ciò che lei mi sussurra nelle notti insonni. Questo è solo l'inizio di un'opera che farà tremare le vostre certezze morali fino alle fondamenta - un romanzo che un giorno esploderà come lava incandescente tra le vostre mani!
Permettetemi di ricordarvi:
- che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.
- Questa e una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.
Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie? Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?
Anche quelli irriverenti sono benvenuti. O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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