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Sottomessa Al Piacere - I Marchi Indelebili#9
giorgal73
05.01.2026 |
15.264 |
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"La rossa si alza soddisfatta, le guance arrossate e i capezzoli ancora turgidi, prende lo strap-on nero lucido e lo indossa con movimenti lenti, stringendo le cinghie attorno ai fianchi cremisi..."
*** MICHELA ***Il suo sapore è caldo, dolce e salato insieme, con una nota di mare e spezie che mi riempie la bocca e la gola. Ingoio tutto, avidamente, mentre l’ago continua a scavarmi il seno. Il dolore è intenso, ma ogni puntura è il naso e le labbra di Daniela che prendono forma.
Urlo di nuovo a ogni tocco, ma è un urlo di estasi: sto pagando con la lingua, con la faccia soffocata da curve generose, da umori maturi e abbondanti. Mi sento usata con sensualità calda, umiliata con passione.
La mora si ritira, mi lascia ansimante, la faccia lucida dei suoi due orgasmi.
*** GIORGIO ***
«Quinta cliente,» dico, indicando la bionda nordica che aspetta in piedi, immobile come una statua di ghiaccio. È alta, almeno un metro ottanta, corpo atletico da modella scandinava: gambe lunghe, addominali definiti, seni piccoli e sodi, capelli platino tagliati in un bob perfetto, occhi azzurri freddi come fiordi. Indossa solo un top sportivo bianco e pantaloncini corti, che si toglie con movimenti precisi, quasi militari.
«Non montare a cavalcioni,» ordino. «Resta in piedi sopra il lettino. Voglio che la schiava lecchi in alto, come una supplica. Falla lavorare per raggiungerti mentre completo le sfumature intorno agli occhi della Padrona.»
La bionda annuisce, un cenno secco, senza sorrisi. Sale sul lettino in piedi, le gambe muscolose divaricate sopra il viso di Michela, la figa rasata a zero, pallida, già lucida ma senza eccessi. Il clitoride è piccolo, nascosto tra labbra sottili e precise. L’odore è pulito, freddo, quasi neutro: un sentore di sapone nordico misto a umori leggeri, controllati.
Si posiziona esattamente sopra la bocca di Michela, ma abbastanza in alto da costringerla a sollevare la testa, a tendere il collo per raggiungere.
«Lecca,» ordina con voce bassa, glaciale, un accento svedese che rende ogni parola un comando. «Alza la lingua. Raggiungimi. Non mi abbasso io per una schiava.»
Michela obbedisce, il collo che si tende, la lingua che esce al massimo, sfiora appena la figa fredda. La bionda resta immobile, le mani sui fianchi, gli occhi azzurri che fissano Daniela in fondo alla stanza, come a sfidarla in silenzio.
«Più in alto, troia,» dice la bionda, la voce tagliente. «Se vuoi il mio sapore, lavora. Senti quanto sono bagnata? È poco, ma prezioso. Non lo sprecherai.»
Michela si sforza, la lingua che entra tra le labbra sottili, lecca il clitoride piccolo ma durissimo, ruota con fatica per la posizione. La bionda geme piano, un suono controllato, quasi un sospiro: «Sì, lì, non fermarti, più forte.»
Non si muove, resta statua di ghiaccio, lascia che sia Michela a fare tutto il lavoro: collo teso, lingua che scava in alto, bocca che succhia umori leggeri, chiari, con un sapore fresco, quasi acquoso, pulito ma intenso in fondo.
«Brava, senti come sono stretta? È il mio controllo, non vengo facilmente, ma tu insisti, ah, sì, continua, non parlare, lecca.»
L’ago lavora sulle sfumature intorno agli occhi stilizzati di Daniela: linee fini, precise. Michela urla contro la figa della bionda, ma lei non si scompone: resta in piedi, immobile, la vibrazione che le arriva come un massaggio interno.
«Le tue urla mi piacciono,» dice freddamente. «Vibrano dentro di me. Urla più forte quando l’ago ti punge, mi fai venire piano, ah, sì, sto venendo, non fermarti.»
Il suo orgasmo è silenzioso, controllato: il corpo si tende come una corda, i muscoli delle cosce che guizzano, la figa che pulsa lieve sulla lingua di Michela. Umori chiari, abbondanti ma non violenti, colano lenti in bocca, freschi, quasi insipidi ma con un retrogusto di dominio assoluto.
Resta lì un attimo, lasciando che Michela beva tutto senza muoversi, poi si ritira con un passo preciso, la figa lucida ma composta.
«Hai fatto un buon lavoro,» dice gelida, guardando Michela dall’alto. «Una schiava disciplinata. La tua Padrona ti addestra bene.»
Non un sorriso, solo un cenno di approvazione.
*** MICHELA ***
Il suo sapore è fresco, pulito, controllato: umori chiari che scivolano in gola come acqua di sorgente, ma con una nota di dominio freddo che mi gela e mi eccita insieme. Ingoio tutto, avidamente, mentre l’ago continua a scavarmi il seno. Il dolore è preciso, ma ogni puntura è lo sguardo di Daniela che si completa.
Urlo di nuovo a ogni tocco, ma è un urlo di estasi: sto pagando con la lingua, con il collo teso in supplica verso una dea di ghiaccio. Mi sento usata con distacco, umiliata con precisione nordica. E godo: è dominio senza eccessi, puro controllo.
La bionda si ritira, mi lascia ansimante, la faccia lucida dei suoi umori freddi.
E io aspetto l’ultima, la bocca già aperta, il corpo che trema di anticipazione perversa.
*** GIORGIO ***
«Sesta e ultima cliente,» annuncio, la voce ormai carica di aspettativa. «La rossa. Hai portato lo strap-on, vero? Monta sulla faccia della schiava, ma usa anche quello. Voglio che la scopi mentre le lecchi il clitoride e io completo le ultime linee del viso della Padrona. Falla venire urlando.»
La rossa – capelli fiammeggianti fino a metà schiena, lentiggini sparse su naso e spalle, pelle chiara che arrossisce facilmente, sorriso crudele e occhi verdi maliziosi – ride piano, un suono basso e provocante. Indossa un corsetto di pelle nera che le stringe la vita e lascia i seni liberi, capezzoli rosa già duri. Dalla borsa estrae uno strap-on nero lucido, spesso, venoso, lungo una ventina di centimetri, con una base che le stimola il clitoride a ogni spinta.
«Oh sì,» dice con voce rauca, sensuale, un accento irlandese che rende ogni parola un invito al peccato. «Questa troia marchiata avrà il meglio di entrambi i mondi.»
Lubrifica lo strap-on con movimenti lenti, provocanti. Lo poggia sul lettino senza indossarlo e poi sale a cavalcioni sul viso di Michela, ma rivolta verso i piedi, in posizione 69 rovesciata. La figa è depilata a striscia rossa, labbra gonfie e umide, clitoride prominente che sporge già eccitato.
Prima si abbassa lenta sulla bocca di Michela. «Apri bene, dolcezza,» sussurra con quel sorriso crudele. «Prima assaggerai la mia figa calda, lecca il mio clitoride, succhialo come se fosse un cazzo piccolo, ahhh, sì, troia, la tua lingua è perfetta.»
Michela entra subito, la lingua che scava tra le pieghe umide, succhia il clitoride turgido, ruota intorno. La rossa geme forte, un suono roco e appassionato: «Cazzo, sì, lecca più forte, spingi dentro, ahhh, brava puttana, mi fai impazzire.»
Inizia a muoversi, ondeggiando i fianchi con ritmo sensuale, spingendo la figa sulla bocca di Michela. «Senti quanto sono bagnata? È tutto per te, per la tua lingua da schiava, ahhh, sì, più profondo, lecca le mie pareti.»
Le mani scendono a pizzicare i capezzoli di Michela, torcendoli piano mentre cavalca. «Urla contro la mia figa quando l’ago ti punge, voglio sentire le vibrazioni.»
L’ago completa le ultime linee del viso di Daniela: il sorriso crudele, le ombre intorno agli occhi. Ogni puntura è un fuoco finale.
Michela urla contro la figa della rossa, la vibrazione che la fa gemere ancora.
Lei geme più forte: «Sì! Urla, vibra dentro di me, ahhh, troia, sto venendo, ma non è finita.»
Si contrae, viene una prima volta sulla bocca di Michela: umori caldi, abbondanti, con un sapore dolce e speziato che le inonda la gola come miele infuso di cannella e pepe. Michela deglutisce avidamente mentre lei trema sopra di lei. La rossa si alza soddisfatta, le guance arrossate e i capezzoli ancora turgidi, prende lo strap-on nero lucido e lo indossa con movimenti lenti, stringendo le cinghie attorno ai fianchi cremisi. Con un movimento felino, calcolato e preciso, si avvicina nuovamente al lettino, le pupille dilatate di desiderio, e guida la punta umida e venosa dello strap-on verso la fica pulsante e già aperta di Michela.
Daniela annuisce dal fondo della stanza: «Permesso accordato. Scopala mentre le lecchi il clitoride.»
La rossa ride, crudele e eccitata: «Ora sentirai un cazzo vero, puttana.»
Lo strap-on preme contro la figa, forza l’ingresso tra gli anelli, entra piano ma inesorabile nella figa dilatata. Michela urla forte contro il suo clitoride, la vibrazione che la fa gemere ancora.
Inizia a spingere: affondi lenti, profondi, la base dello strap-on che le stimola il clitoride a ogni movimento. «Senti come ti sfondo, troia? Mi fai venire di nuovo, più forte.»
Il ritmo aumenta fino a diventare frenetico, ogni spinta dello strap-on apre Michela come un fiore violento, la pelle della sua figa tesa fino al limite. La rossa viene una seconda volta con un tremito che le attraversa tutto il corpo, i muscoli delle cosce che si contraggono spasmodicamente contro le guance di Michela. Lo strap-on trattiene i suoi umori più profondi, ma vedo il liquido caldo e denso colare lungo l'interno delle sue cosce pallide, gocciolare come miele ambrato sulla figa ormai completamente sfondata e arrossata di Michela.
«Vengooo, troia, prendilo tutto, ahhhh!»
Resta dentro un attimo, tremando, poi esce piano, lo strap-on lucido dei suoi umori.
Si alza infine, soddisfatta, il viso arrossato.
«Grazie, dolcezza,» sussurra, chinandosi a baciarmi sulla bocca bagnata. «Hai una figa che merita di essere usata ogni giorno.»
Un istante dopo, lo strap-on viene rimosso e mi ritrovo di nuovo la sua figa pulsante sulla mia bocca, il pelo rosso fuoco umido di sudore e piacere. Sento l'odore intenso di sesso e lubrificante, mescolato al sapore dolciastro dei suoi umori che ancora sgocciolano. So che la devo ripulire per bene, come un animale domestico obbediente, e la mia lingua automaticamente inizia a raccogliere ogni goccia, scivolando tra le pieghe gonfie e arrossate, senza che io debba dire una parola.
PARTE 9 di 10
*** NOTE ***
Nuovo capitolo ispirato a Michela: la schiava perfetta, viene dilatata, marchiata, umiliata e riempita fino al delirio da Daniela, dea crudele e adorata. Delle semplici sessioni per tatuare la devozione di Michela a Daniela, diventano dei momenti perversi che spero possano eccitarvi fino a farvi svenire.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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