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Scambio di Coppia

Opening Party al Bolero - Parte 2/8


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
04.05.2026    |    369    |    1 9.5
"Forse è questo che la stuzzica, o forse è la promessa di essere travolta da qualcosa di più potente della sua educazione..."
***Premessa***

Questo racconto è rimasto a riposare nel mio cassetto virtuale per qualche mese, come una bottiglia di buon vino che aspetti il momento giusto per stapparla e assaporarla lentamente. I fatti risalgono a settembre 2025, ma tra un racconto e l’altro mi sono lasciato distrarre, rimandando la conclusione come si fa con i piaceri più intensi.

Vi chiedo scusa in anticipo per la lunghezza: ormai mi conoscete, sono quello che ama perdersi nei dettagli, soprattutto quando si tratta di storie vissute sulla pelle, con tutti i loro colori, profumi e vibrazioni autentiche.
Fatevi coraggio, leggete tutte le 8 parti senza fretta. Commentatele con sincerità: mi piace scoprire cosa ha acceso la scintilla della vostra fantasia, fatto accelerare il battito o risvegliato desideri che dormivano quieti.

E se poi qualche fanciulla o coppia di larghe vedute (anzi, di vedute ampie e coraggiose) avesse voglia di condividere un po’ di tempo con me in qualche club… anche solo platonicamente, (capisco che potrei non essere il vostro tipo), eh… io non mi tiro indietro.

Mai! Anzi, sono già pronto a nuove avventure, con il cuore che batte un po’ più forte solo all’idea.
Pronti? Allora lasciatevi avvolgere dalla lettura.

*** Parte 2 di 8 ***

Anna è impalata accanto a me, le mani incrociate davanti al vestito, la schiena dritta e gli occhi sbarrati che passano in rassegna ogni dettaglio della stanza e dei suoi occupanti. Un attimo dopo, quasi per liberarsi dalla tensione, getta un’occhiata a me e sorride con la bocca appena socchiusa, mordendosi il labbro inferiore in un gesto quasi impercettibile. Mi avvicino a lei, ci sediamo sul bordo del letto. Dal nostro angolo possiamo osservare Maurizio che si avventa su Bea, la trascina sopra il materasso e le spalanca le cosce senza preamboli.

Bea ridacchia, si lascia andare, e quando il cazzo di Maurizio le sfiora la guancia lo accoglie subito tra le labbra, con una naturalezza che mi fa impazzire. Lo inghiotte a metà, lo gira, lo lecca con gesti rapidi e precisi, poi si ferma e lo contempla come si contempla un trofeo appena vinto.

«Non perdi tempo, eh?» le dico sottovoce, ma lei mi ignora. Mentre Maurizio la guida per i capelli, Bea mi guarda di lato, inclinando la testa come a invitarmi a partecipare o almeno ad assistere come spettatore privilegiato. Anna deglutisce, sento le sue dita stringersi sul mio polso. Le sussurro all’orecchio: «Se preferisci solo guardare, va benissimo». Lei annuisce senza staccare gli occhi dalla scena, ma sento il respiro farsi più veloce, il corpo che si piega istintivamente verso il centro del letto, attratto dalla gravità di quegli istanti.

Il letto, coperto da un lenzuolo, è già un campo di battaglia di corpi e desideri. Maurizio, con la faccia da attore consumato, alterna spinte e carezze, come se stesse calibrando la quantità di piacere da elargire. Bea, sdraiata supina, lo guida con le mani e sussurra istruzioni che non riesco a cogliere, ma che Maurizio sembra capire al volo. Mi tolgo la camicia e la getto sull’attaccapanni, poi mi metto in ginocchio sul letto, poco distante da loro.

Little Joe, finalmente libero, pulsa di desiderio.

Bea si gira su un fianco. Maurizio la afferra per i fianchi e le spalanca il sedere, lo sguardo fisso sull’obiettivo.
«Girati, che te lo voglio mettere in culo!» annuncia senza alcun filtro, con la voce roca di chi non ha intenzione di negoziare. Bea non solo non si oppone, ma piega la schiena in avanti, offrendo il culo come una sfida e insieme una promessa. Nel farlo, si protende su di me, la bocca che cerca la mia e poi scivola verso Little Joe. Me lo prende tra le labbra con una fame che non avevo mai sentito prima, la lingua che disegna cerchi e la saliva che scorre lungo il fusto.
Maurizio, nel frattempo, fa quello che ha promesso: si inumidisce le dita con la bocca, poi le spinge nel culo di Bea, con delicatezza solo apparente.

Bea geme, una nota strozzata ma intensa che si propaga nella stanza. Anna smette di respirare per un istante, poi riprende con una risata nervosa, come se la scena le facesse il solletico dentro.
Quando Bea alza la testa e incrocia il mio sguardo, la luce blu del neon le spacca l’iride in due: metà ghiaccio, metà fiamma. C’è una richiesta nei suoi occhi che non ammette repliche, un richiamo al quale rispondo inclinandomi sopra di lei, il volto a pochi centimetri dal suo.

«Abbassati un po’, voglio baciarti mentre il porco mi incula» sibila, e l’oscenità dell’immagine mi attraversa come una scossa. Non appena le nostre bocche s’incontrano, la lingua di Bea esplode contro la mia, umida, invadente, prepotente; la sento scavarmi dentro come una trivella, e per un attimo mi perdo nel ritmo sincopato di respiri, saliva, muscoli che si disputano il dominio. Le sue mani mi tirano giù per la collottola, finché le nostre fronti quasi si urtano. Maurizio, dietro di lei, la tiene per i fianchi, la forza ad aprirsi ancora, e con ogni colpo nel suo culo.
Bea mi affonda la lingua più profonda nella bocca, come a voler dimostrare che non c’è piacere che non possa essere raddoppiato e moltiplicato.
Anna rimane nell’angolo della stanza, lo sguardo basso e la schiena rigida come se dovesse sostenere il peso di un giudizio che nessuno le ha chiesto. Sembra disinteressata, o forse solo intimidita dalla spudoratezza della scena, ma ne percepisco le pupille che corrono veloci, catturando ogni dettaglio, ogni movimento.

Non la consideriamo più, io e Bea, come se non esistesse. Forse è questo che la stuzzica, o forse è la promessa di essere travolta da qualcosa di più potente della sua educazione. Le labbra le tremano, la lingua compare e scompare tra i denti mentre osserva. Ma resto focalizzato su Bea, che ora muove il bacino incontro a Maurizio, quasi a dettare lei il ritmo. Gli urletti di piacere vengono silenziati dalla mia bocca, e ogni tanto sento il suo respiro che si fa più corto, più aggressivo, come una bestia in gabbia che vuole sfondare la porta.

Little Joe, intrappolato tra i nostri corpi, riceve carezze intermittenti dalle dita affusolate di Bea. Lo stringe, lo rilascia, lo accarezza con movimenti secchi e veloci, come se volesse tenerlo impegnato e a distanza di sicurezza dal resto del casino che succede sotto. Maurizio, invece, ha raggiunto una specie di trance: le mani piantate sui lombi di Bea, la bocca che rantola parole a caso - «Porca troia, che culo», «Te lo spacco», «Brava, così» - mentre la penetra con spinte sempre più profonde e decise. Il letto è un campo di battaglia, anzi di mille battaglie, e io sono contemporaneamente spettatore e protagonista, bloccato nell’occhio del ciclone.

Bea si stacca dalla mia bocca solo per un istante, ma in quell’istante il tempo sembra cambiare densità. Si volta verso Anna, che ci osserva con la rigidità di una studentessa interrogata a sorpresa, e le tende una mano con un gesto che non ammette repliche.

«Vieni qui, non mordiamo… a meno che non ti piaccia» dice, la voce roca e impastata di saliva e desiderio, e la risata che le sfuma dalla gola è una provocazione che copre la distanza tra i corpi, la estende come una coperta calda e leggera.
Anna arrossisce ancora, un rossore che le sale dal petto fino alle orecchie, e io so che non è solo imbarazzo, ma una fame che la imbarazza più di tutto. Ma anziché scappare, fa un passo incerto verso di noi, le mani che tremano appena e gli occhi che non sanno dove posarsi: se su Bea, su di me, o sul cazzo che rimbalza tra le mani di Bea come un microfono per dichiarazioni d’amore.

Anna si piega in avanti, il busto appena inclinato, i capelli che le scivolano sulla spalla come una tenda che separa il suo volto dal resto del mondo. Sento il calore della sua pelle anche se non mi ha ancora toccato; la tensione che emana è più densa di quella che c’è sul letto. Ma poi si ferma, indecisa, e invece di buttarsi nella mischia si siede quasi composta sull’orlo della rete, a pochi centimetri da noi. Il corpo teso, la schiena dritta come una punizione, ma le mani tradiscono la sua curiosità: si stringono sulle ginocchia, poi si sciolgono, poi giocherellano con l’orlo del vestito. Anna non vuole partecipare, non ancora, forse mai. Vuole solo assistere al filmino porno che stiamo vivendo, vedere come va a finire, imparare qualcosa che nessuno le ha mai insegnato. In fondo, guardare è già una forma di intimità. Mi domando se sia solo paura, o se ci sia un piacere sottile nello stare al margine, dove tutto accade senza che tu debba rispondere alle conseguenze.

Maurizio, invece, ha dimenticato ogni cosa che non sia il culo di Bea. Il mondo attorno a lui non esiste, cancellato da una pulsazione animalesca che gli attraversa il corpo e lo trasforma in una specie di pistone umano, ogni spinta una sequenza di numeri primi che si moltiplica all’infinito. Le mani gli tremano mentre stringe i fianchi di Bea, e nel suo sguardo c’è quella fame da lupo che si vede solo nei documentari quando la preda è già a terra e il predatore deve solo decidere da che parte cominciare.

Bea lo sente, lo asseconda, lo provoca - ma io so che il vero motore della scena è la sua voglia di essere vista, di essere la protagonista assoluta del desiderio di tutti. La vedo dagli occhi: ogni volta che Maurizio spinge più forte, lei cerca il mio sguardo, mi studia la reazione, e quando capisce che la guardo con la stessa intensità con cui lei vuole essere guardata, si lascia andare ancora di più. Il nostro è un patto silenzioso: nessuno farà finta che non sia successo.
Le mie mani percorrono il corpo di Bea senza mai perdere il contatto, come se temessero che da un momento all’altro potesse scomparire dal letto, evaporare in una nube di profumo e sudore. I polpastrelli seguono la linea della spina dorsale, scivolano sulle scapole, si arrampicano lungo i fianchi e poi tornano giù, a scoprire ogni centimetro di pelle che Maurizio lascia libero solo per pochi secondi.
I seni di Bea sono due conchiglie tese, piccoli e duri, e i capezzoli si tendono al mio tocco quasi con ostinazione. Non temo di toccarla, non temo la sua reazione, perché tutto qui dentro è lecito, tutto è già stato deciso prima ancora di entrare nella stanza. Le accarezzo i capezzoli, li pizzico leggermente, e lei mi ringrazia con un mugolio che sa di gratitudine e di fame. Il suo corpo si muove in sincronia con il mio tocco e con le spinte di Maurizio, come se fosse possibile suonare due note insieme senza che una copra l’altra.

Intanto Anna ci osserva, e anche se sembra ancora sulla difensiva, la vedo cambiare. Il respiro è più corto, le guance sempre più rosse, le mani che ora si sono arrese e poggiano aperte sulle cosce, quasi a voler sentire il calore che le arriva addosso dal letto. Mi accorgo che, ogni tanto, si morde il labbro inferiore e chiude gli occhi per una frazione di secondo, come se dovesse contenere dentro di sé qualcosa di troppo grande per essere lasciato uscire. Quando le sorrido, le restituisco un frammento del suo stesso imbarazzo, e Anna mi ricambia con uno sguardo che è insieme una supplica e una sfida. Forse non è ancora pronta a toccare, ma è pronta a lasciarsi guardare mentre guarda.

Maurizio si fa sempre più selvaggio, ormai non ha più freni. Ogni affondo è accompagnato da una parola oscena, una bestemmia sghignazzata tra i denti, e c’è un momento in cui penso che potrebbe anche scoppiare a ridere da quanto si sta divertendo. Bea risponde col corpo, ma la mente è tutta per me: mi tira verso di sé, mi cerca la bocca, e quando gliela concedo mi succhia la lingua con una disperazione quasi commovente. Le sue mani mi graffiano la schiena, mi afferrano il collo, e in quel gesto c’è la richiesta di non lasciarla mai sola, nemmeno quando la stanno usando come una bambola di carne. Io la stringo a me, e nel farlo mi sembra di proteggerla dal resto del mondo, anche se in realtà la sto offrendo proprio io, la sto esponendo agli occhi di Anna, ai desideri di Maurizio, ai miei stessi limiti.
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