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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap3#7
giorgal73
20.04.2026 |
15.552 |
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"Intanto il rumore nella stanza si amplifica: i due uomini, inondano senza fine il culo di Michela che inizia a gocciolare, stanno godendo come ebeti, uno sopra l’altro, le mani che si stringono..."
Natale perverso capitolo 3 - la cenaPARTE 7
*** DANIELA ***
Claudia e Vanessa sono fuse in una sola creatura, le bocche e le lingue che si intrecciano tra le gambe, si azzannano e succhiano le grandi labbra senza pietà, ognuna a turno intenta a divorare e a farsi divorare. Gli occhi sbarrati e lucidi, i visi tesi dalla fame, le dita che scavano nei fianchi per ancorarsi meglio alla carne che hanno davanti. Le loro bocche si rincorrono e si avvinghiano, tirano e risucchiano i lembi rosa come se stessero litigando per un osso di zucchero, si ribaltano, si incastrano, una sopra l’altra, i capelli di entrambe sudati e incollati alle guance, alle cosce, alle spalle. Ogni tanto una delle due si distrae per mezzo secondo e l’altra subito la punisce mordendo forte il monte di Venere, lasciando impronte a semicerchio di denti bianchi sulla pelle arrossata e gonfia.
Io guardo la scena e il mio desiderio monta come una febbre fulminante, sento il bisogno di partecipare più a fondo alla carneficina di piacere che loro stanno mettendo in scena. Mi inginocchio dietro Vanessa, le afferro le reni con entrambe le mani e la tiro indietro verso di me, il culo teso e spalancato come una ferita già pronta a ricevere un colpo nuovo. Appoggio la punta del cazzo trasparente contro il suo orifizio, la sento pulsare sotto i polpastrelli, e poi spingo dentro con una forza che la fa gridare e perdere la presa sui fianchi di Claudia per una frazione di secondo. Ma Vanessa si ricompone subito, e ricomincia a succhiare la figa dell’amica con una foga ancora maggiore, come se il dolore e la sorpresa si fossero già convertiti in energia nuova, energia liquida che le esce dalla bocca e dalla figa insieme.
Ogni mio affondo produce un movimento a catena tra le due ragazze: quando spingo, Vanessa va a fondo sulla figa di Claudia, la schiaccia contro il pavimento e le lecca fino all’esofago; quando ritraggo, Claudia le afferra i fianchi e le tira la figa ancora più vicina alla bocca. È una staffetta senza pause, lussuriosa, matematica in precisione. Ogni colpo fa tremare Vanessa, le fa scuotere le spalle e un po’ anche la mascella, che stringe di più la carne tra le labbra; ogni colpo fa urlare Claudia, che ride e piange allo stesso tempo, mentre si aggrappa ai capelli dell’amica come un naufrago a una zattera di corpi.
Il rumore del cazzo che si insinua nel culo di Vanessa è uno “squelch” lento e profondo, quasi animale. A ogni spinta sento la carne che cede e poi si ricompatta, la plastica che scricchiola tra le pareti calde e la saliva di entrambe che si mescola, cola, si riversa a terra in pozzanghere lucide. Sento le mie dita che si fanno viscide di umore e sudore, la mia voce che cresce e si sovrappone agli altri gemiti della stanza. Vanessa, trafitta e invasa, mi ringhia contro la coscia, la vedo che cerca di parlare ma ha la bocca piena, la lingua che si muove veloce sull’intimità di Claudia. E Claudia si contorce sotto il peso, si offre, spalanca le gambe e spinge il bacino in alto per offrirsi alle labbra di Vanessa e al mio sguardo.
Infliggo a Vanessa colpi sempre più decisi, la spingo al punto di perdere equilibrio e dover cercare sostegno con le mani sulle scapole di Claudia. La tengo per la nuca, la incito a non fermarsi, a succhiare ancora, mentre con la mano libera le graffio la schiena, le affondo le dita tra i capelli e la costringo a non mollare mai la presa. Mi piace la loro resistenza, il modo in cui si aggrappano una all’altra per non crollare, la catena di dipendenze e desiderio che si è creata in nemmeno tre minuti di questa posizione.
Continuo a inondare Vanessa di cazzo e di vibrazioni, la faccio urlare e tremare, la faccio piangere lacrime che poi leccano entrambe, mentre Claudia sotto di lei si nutre avidamente del piacere e della sofferenza dell’amica. Le sento che si insultano, che si chiamano puttana e cagna e che però si stringono forte, le sento gemere e ridere, le faccio venire la pelle d’oca a tutte e due con una sola spinta, ogni volta.
Li sento, i due uomini, che urlano come bestie sgozzate, e la stanza intera si accorda alle loro voci come se la musica della catastrofe si dovesse suonare tutta in una volta, col volume a palla. Il tono, dapprima cupo e trattenuto, si spara in un acuto che mi fa sorridere mentre tengo Vanessa per i capelli, la trascino in avanti, la piego come una macchina per pasta e le assesto una sculacciata che le stampa per sempre il mio marchio sopra la carne, viva e rossa. Sentire lo schiocco, il crudo riverbero che rimbalza sulle pareti, è come scatenare un tuono nella stanza piena di corpi intenti a oltrepassare ogni confine. Vanessa emette un guaito strozzato, che si trasforma subito in un mugolio di attesa, di fame, di promessa.
«Avvicinatevi. Avvicinate le vostre bocche da cagna alla mia figa,» sibilo, e nemmeno devo ripeterlo: Vanessa striscia, Claudia la segue, e per un attimo sembrano cani da caccia che hanno appena localizzato la preda dopo giorni di inseguimento e di fame. Mi siedo sul bordo della poltrona, le gambe divaricate, la schiena rigida, le mani a tendere i ciuffi di capelli a ognuna come se dovessi regolare la frenata dei loro colli. Le guide, le affondi, e sentire le loro lingue che si scontrano, s’accavallano, si appiccicano e si separano nella zona umida fra le mie cosce è come provo carezza e incendio nello stesso istante.
All’inizio litigano, le lingue si fanno guerra per spazio e per diritto di prelazione, ognuna cerca di sopraffare l’altra, di prendersi tutta la pelle, tutto il sapore. Vanessa è più grezza, la sua lingua spinge, scandaglia, batte forte sul clitoride come se dovesse stanarlo, estirparmelo a morsi; Claudia invece lavora di sponda, lecca ai lati, succhia le grandi labbra, fa girare la lingua sui bordi e poi la infila, delicata ma decisa, più in basso, a raccogliere ogni goccia di umore che scende. Le mie mani si chiudono sulla nuca delle due, le costringo davvero a fondersi, a non lasciare neppure un momento d’aria tra la loro devozione e la mia pelle. Mi piace la competizione, il modo in cui si fanno dispetti mentre mi devono servire: una morde, l’altra risponde piegando la lingua sotto la pelle, una tira su con la bocca come a succhiare midollo, l’altra la costringe indietro e le copre tutta la zona con la lingua piatta.
Intanto il rumore nella stanza si amplifica: i due uomini, inondano senza fine il culo di Michela che inizia a gocciolare, stanno godendo come ebeti, uno sopra l’altro, le mani che si stringono le chiappe e si graffiano le schiene, le voci che si sovrappongono alle grida delle cameriere, e al centro io - la regina, l’oracolo - che ricevo leccate da quelle due che avrei potuto partorire e che invece sono lì, in ginocchio, a consumare la mia carne come se fosse l’unica ostia rimasta sulla Terra.
Claudia e Vanessa non si limitano a leccare; si guardano, si sfidano, si insultano. Vanessa sputa una frase tagliente tra un affondo e l’altro: «Succhiala meglio, puttana, tanto lo sai che non arriverai mai come me.»
Claudia le risponde con una leccata tremenda, e la trattiene lì, sotto la mia figa, senza lasciarla muovere. Io le tengo ferme, le tengo sotto, e la pressione mi fa girare la testa. Sento il sangue risalire fino alle tempie, come una febbre che si fa musica.
L’orgasmo mi travolge come una scossa, la schiena che si inarca, le cosce che stringono le teste delle due ragazze come in una trappola idraulica. L’onda mi percorre da sotto la pelle, mi scoppia tra le tempie e si concentra tutta nella figa che pulsa e spruzza, si contorce e si svuota come un frutto ben maturo, fino a riversarsi senza controllo nelle loro bocche aperte, affamate, pronte a leccare ogni goccia e ogni spasmo.
Sento la lingua di Vanessa che cerca di risalire fino in fondo, come volesse succhiare la radice stessa del mio godimento, mentre Claudia la abbraccia da dietro e la tiene ferma, la costringe a non perdere nulla della mia sborra. Le mie mani premono la loro faccia così forte che sento i denti di entrambe graffiarmi le grandi labbra, pizzicano, bruciano, ma è un dolore che si mescola all’estasi al punto da non capire più dove finisca l’uno e inizi l’altra.
È un’esplosione, una detonazione che non si esaurisce subito. Sento le vibrazioni salire, ripetersi, decuplicarsi, e ogni getto successivo è un’altra ondata di piacere e annichilimento. Le mie gambe tremano, le dita si chiudono a pugno, urlo e poi trattengo il fiato, mi sembra di non contenere più il mio stesso corpo. Vanessa deglutisce, la lingua che si muove come una pala meccanica a rastrellare tutto, e le sue dita che scavano nella carne delle mie cosce per immobilizzarmi e tenermi ancora lì.
Claudia invece alterna baci a morsi, succhia e poi lecca, come se dovesse ripulire la zona da ogni residuo, affamata e ossessiva. Il ridicolo è che non si saziano mai: vedo la loro avidità, la competizione feroce che le spinge a voler essere quella che mi fa godere di più, che si prende il merito di avermi svuotata. Le loro lingue si scontrano, battibeccano, sembra che litighino anche dentro la mia figa, muovendo le punte per ostacolarsi e poi collaborare, spinte da una fame che è più grande della loro stessa carne. Il mio umore scende lungo le loro bocche, cola sui menti, e le due se lo spalmano sulle labbra come un trofeo di guerra, guardandosi con odio e brama.
Parte 7 di 9 - Continua
*** NOTE ***
---CAPITOLO 3: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi due!)---
Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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