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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap1#6
giorgal73
16.03.2026 |
16.832 |
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"Claudia è sulla porta, miniabito rosso che le fascia il corpo da dea, Pierre al suo fianco, elegante e distante..."
*** DANIELA ***«Bene, ora la mia cagnolina è pulita e pronta per tornare a casa.»
Vittorio si è già seduto sulla poltroncina di velluto, pantaloni ancora calati a metà coscia, la camicia aperta sul ventre morbido e gonfio da buongustaio che ha mangiato troppe cene di lusso. Si asciuga la fronte lucida con un fazzoletto di lino immacolato, poi, con gesti quasi rituali, riannoda la cravatta Gucci come se stesse tornando a recitare la parte del gentiluomo milanese. Mi scruta da sotto le palpebre pesanti, gli occhi ancora velati di goduria.
«Signora Daniela,» biascica con la lingua ancora impastata di saliva e di me, «non si offenda, ma su di voi farei volentieri un doppio turno. Temo che la vostra schiava sia davvero insostituibile… però il vostro culo merita un autore.»
Rido sottovoce, un suono basso, vellutato, che so essere la miglior forma di lusinga per un maschio in queste condizioni. Non rispondo subito. Invece faccio scivolare la pelliccia di visone nero giù dalle spalle con un movimento lento, studiato, centimetro dopo centimetro, lasciando che la luce soffusa della sartoria accarezzi la mia pelle nuda. Resto così, solo con lo stringi-vita di pizzo nero che mi strizza la vita fino a renderla quasi irreale e con i suoi gancetti regge le calze che luccicano come seta liquida sulle cosce. Il plug rosso vibra piano dentro di me, un promemoria costante di chi comanda davvero.
«La ringrazio, Vittorio, ma devo declinare la proposta,» rispondo con voce bassa e controllata, inclinando appena il collo per far risaltare la curva perfetta della clavicola. «Se vuole, però, il culo del suo commesso - quello dalla lingua così talentuosa - è completamente a sua disposizione.»
Il commesso, ancora in ginocchio sul tappeto, solleva di scatto la testa. Ha il viso lucido, le labbra gonfie, gli occhi azzurri dilatati da un misto di terrore e di eccitazione feroce. Vittorio scoppia in una risata rauca, si passa una mano sulla pancia e guarda il ragazzo come se lo vedesse per la prima volta.
«Be’, Marco… hai sentito la signora? Il tuo culo sembra essere diventato moneta di scambio, oggi.»
Il commesso deglutisce, la gola che si muove visibilmente. Non dice una parola, ma il suo cazzo - ancora mezzo duro - dà un guizzo evidente contro la coscia. Io sorrido, prendo Michela per il polso e la tiro accanto a me. Lei trema ancora un poco, il viso ora perfettamente pulito, gli occhi bassi in segno di perfetta sottomissione.
«Vestiti, troia,» le ordino dolcemente.
«I nostri abiti da sera ci aspettano.»
Mentre Michela infila di nuovo il maglioncino corto e la pelliccia, Vittorio si alza, si ricompone con una dignità quasi comica e ci porge la grande borsa di carta rigida con i due vestiti avvolti nella carta velina. Le sue dita sfiorano le mie un secondo di troppo.
«Saranno il vostro passaporto per la depravazione natalizia, signora. E… se mai dovesse cambiare idea sul doppio turno… sa dove trovarmi.»
Prendo la borsa, infilo la pelliccia e lancio un’ultima occhiata al commesso, ancora in ginocchio, il respiro corto, il culo già offerto senza che nessuno gliel’abbia chiesto davvero.
«Buon divertimento, Vittorio. Trattalo come si merita.»
Usciamo nella via della Spiga già illuminata dalle luci natalizie. Il freddo mi morde le cosce nude sotto la pelliccia, ma dentro di me brucia tutto. Sento Michela camminare al mio fianco, gli anelli che tintinnano piano, il plug blu che vibra nel suo culo come un secondo cuore.
*** MICHELA***
Finalmente è la Vigilia di Natale e il mio cuore batte già come un tamburo quando, nel primo pomeriggio, il cellulare vibra sul comodino. È Daniela. La sua voce è bassa, calda, quella voce che mi fa bagnare all’istante solo a sentirla.
«Tra un’ora l’autista passa a prenderti. Sii pronta, troia. Maglioncino corto, pelliccia aperta, stivali verdi smeraldo. Voglio che ogni passante capisca subito quanto sei mia.» Chiudo gli occhi, sorrido e rispondo solo: «Sì, Padrona.»
Un’ora dopo il telefono squilla di nuovo. È l’autista: è sotto casa. Il trolley è già pronto – astuccio beauty, calze nere da reggicalze, stringi-vita di pizzo, sandali con tacco 12 cm per dopo, maglioncini corti come questo che indosso e, ovviamente, il mio plug blu da 8,5 cm che pulsa piano dentro di me come un secondo battito. Mi guardo allo specchio un’ultima volta: pelliccia corta aperta, maglioncino che finisce dove dovrebbe cominciare la decenza, stivali verdi lucidi che mi fasciano le gambe fino a mezza coscia, la balza delle calze nere che spunta come un invito. Sono una puttana di lusso e ne vado fiera.
Scendo.
La limousine nera è lì, lucida come un peccato. L’autista mi apre la portiera: è un fusto mulatto, giovane, palestrato, sguardo da duro che mi spoglia all’istante. Gli sorrido. Prima di salire mi tolgo la pelliccia con un gesto lento, lasciando che il maglioncino si sollevi e mostri il culo nudo, il plug blu cobalto che lampeggia e vibra. Lui deglutisce.
«Che bel culo che ha, signorina…» mormora con voce profonda. Io entro, mi siedo, alzo il maglioncino dietro in modo che il culo nudo tocchi direttamente la pelle fredda del sedile. Allargo le gambe senza pudore, gli mostro la figa spalancata dai dilatatori da 26 mm, gli anelli pesanti da 4 cm che pendono e tirano le grandi labbra sempre più lunghe.
«Dobbiamo passare a prendere la mia Padrona» dico, la voce già roca di eccitazione.
Chiamo Daniela: «Stiamo arrivando, Padrona. »
Quando la limousine accosta sotto casa sua, lei è già lì, uno schianto. Pelliccia corta, maglioncino ridicolo, stivali neri lucidi. L’autista scende, le apre la portiera. Daniela gli sorride, si toglie la pelliccia con lentezza calcolata, fa in modo che il maglioncino si sollevi mostrando il suo culo perfetto e il plug rosso che brilla. Lui la guarda come se volesse morderla. Poi entra, si siede, alza il maglioncino dietro e allarga le gambe come una regina.
«Andiamo» ordina.
Partiamo verso Cortina. La macchina è enorme, profuma di cuoio e champagne. Daniela apre i cassetti sotto i sedili e trova il paradiso: corsetti di pelle, abiti sadomaso, dildo di ogni misura, plug, strap-on. I suoi occhi brillano. L’autista – si chiama Abdul – ha lasciato il divisorio aperto. Parla con voce calda, ci racconta di Tatiana, Mahmoud, Anastasia, di come tutta la villa sia un nido di bisex pronti a tutto.
«Claudia e Pierre apprezzano molto» dice sorridendo. «E la signora Claudia ha detto che con voi possiamo fare… tutto.»
Daniela ride piano, quel riso che mi fa bagnare. «Oggi voglio giocare con la mia schiava mentre tu guardi, Abdul.» Poi mi guarda.
«Spogliati. Mostra al nostro nuovo amico come ti ho marchiata.»
Obbedisco subito. Via il maglioncino, resto solo con gli stivali verdi e le calze nere agganciate allo stringi-vita. Mi giro lentamente, orgogliosa: gli mostro i tatuaggi, “SLAVE” sul pube, il ritratto di Daniela sul seno, gli anelli ai capezzoli, poi mi volto e inarco la schiena, offrendo il culo con il plug blu mostruoso che pulsa e lampeggia. Sento lo sguardo di Abdul nello specchietto, caldo, famelico. Mi inginocchio davanti a Daniela, culo in aria, e inizio a leccarla. La mia lingua con il piercing scivola tra le sue labbra, sento il calore della sua figa, il sapore dolce e salato che amo da morire. Lei viene forte, squirting e urina insieme, e io ingoio tutto, vorace, felice.
Non è ancora finita. Mi gira, mi tiene in modo che Abdul veda tutto. Sfila il plug con un colpo secco – il vuoto improvviso mi fa urlare – poi mi infila la mano dentro, brutale, profonda. Il dolore è accecante per un secondo, poi diventa puro fuoco bianco di piacere. Urlo, imploro, vengo di nuovo. Daniela apre il cassetto, prende lo strap-on doppio più grosso – almeno 10 cm di diametro – se lo infila nella figa, allaccia le cinghie e me lo pianta nel culo ancora spalancato in un colpo solo. Urlo, il dolore mi taglia il respiro, ma subito dopo urlo di piacere: «Continua, Padrona, ti prego…» Lei esce ed entra, sempre più forte, sempre più veloce, alternando figa e culo, finché non veniamo insieme urlando, corpi sudati, incastrati, perfette.
Ci accasciamo sui sedili, ansimanti. Abdul ci guarda dallo specchietto, occhi spalancati. «Hai una schiava veramente porca» dice con voce roca.
Finalmente arriviamo. Mi rimetto il plug blu ancora caldo, infilo il maglioncino. Scendiamo, pellicce sulle spalle. Claudia è sulla porta, miniabito rosso che le fascia il corpo da dea, Pierre al suo fianco, elegante e distante. Daniela la bacia a lungo, lingue che si intrecciano, poi bacia Pierre che però tiene le labbra chiuse – peccato. Mi presenta. Claudia mi guarda e sorride: «Sei cambiata… molto più sexy. Emani sesso da tutti i pori. Scommetto che sei una grandissima troia.» Daniela ride: «Avrai tempo per verificarlo.»
Entriamo. La villa è un sogno di lusso su due piani. Tatiana prende i trolley: «Li ritroverete in camera, aperti, vestiti appesi.» La cena è pronta. Mi alzo il maglioncino dietro come mi ha insegnato Daniela. Claudia ride, alza il suo miniabito: calze nere, reggicalze, culo nudo.
«Sei sempre la stessa porca» mi dice, ma anche lei non ha dimenticato le lezioni.
Parliamo, ridiamo, beviamo. Ma il viaggio è stato lungo e siamo stanche. Tatiana ci accompagna in camera. Il letto matrimoniale è enorme. Mi spoglio, sfilo il plug blu e lo metto a caricare sul comodino – domani tornerà a lampeggiare e vibrare dentro di me. Daniela fa lo stesso con il suo rosso.
Mi stringo nuda contro di lei, la abbraccio forte, la pelle contro la pelle. Le sfioro il collo con le labbra e sussurro, il cuore pieno: «Padrona… sono contenta di essere qui con te.»
*** NOTE ***
Il racconto che ho iniziato a narrarti rappresenta un'anteprima rispetto alle altre storie che ho condiviso finora. Cronologicamente, si inserisce alla perfezione dopo le avventure già descritte. Mi immergo nel 1999, un'epoca con un contesto sociale ben diverso dall'oggi, forse più audace e decadente. Considera che, più di un semplice racconto, questa avventura si trasforma in un vero e proprio romanzo completo: non aspettarti una narrazione breve, tutt'altro...
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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