bdsm
Sottomessa al Piacere-La cliente esigente#4
giorgal73
03.11.2025 |
14.377 |
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"*** NOTE ***
Michela non è una vittima, ma un'eroina di un'odissea perversa, dove l'ufficio si trasforma in arena di desideri repressi..."
*** MICHELA ***Il primo schizzo è un fuoco liquido, caldo e salato, che mi colpisce la lingua come una frusta.
Oh cazzo, è dentro. Sta davvero pisciando nella mia bocca. Daniela mi guarda, e io… io bevo.
Il sapore è amaro, acre, ma non è il sapore che mi spacca: è il calore, è la pressione, è il sapere che sto ingoiando Enrica, che sto diventando il suo cesso personale. Ogni sorsata mi riempie lo stomaco come un marchio, e sento il liquido scendere, pesante, dentro di me.
Non devo sprecarne una goccia. Se ne cade una, Daniela mi punirà. Mi legherà. Mi lascerà qui.
Le lacrime mi rigano le guance, ma non sono di dolore. Sono di vergogna pura, e di una voglia malata che mi fa pulsare il clito anche se nessuno mi tocca. Il mio collo si contrae, ingoia, ingoia, ingoia. Il suono è osceno: glug-glug-glug, come una fogna che si riempie.
Sono una toilette. Una cagna. Una schiava. E mi piace.
Sento il respiro di Enrica sul mio naso, il suo odore misto al piscio, la sua fica che trema appena sopra le mie labbra. Ogni spinta del suo bacino è un ordine: «bevi più veloce, puttana». E io obbedisco.
Daniela è fiera di me. Lo vedo nei suoi occhi. Questo è il mio posto: sotto, aperta, piena.
L’ultimo getto è più lento, più intimo. Lo prendo tutto, lo tengo in bocca un secondo, poi ingoio con un gemito rauco. Il sapore resta, mi impregna la gola, la lingua, il respiro.
Mi rialzo piano, le ginocchia che tremano come quelle di una cagna bastonata, il corpo che si ribella a ogni movimento dopo essere stata usata come un cesso vivente. Il viso è un disastro appiccicoso: piscio di Enrica che mi cola dal mento come una cascata calda e puzzolente, mischiato allo squirt acre che mi ha spruzzato in bocca, e lacrime salate che mi rigano le guance rosse di vergogna. La bocca sa di lei, un sapore amaro e umiliante che mi riempie la gola, mi impregna la lingua, mi fa venire la nausea ma anche un fremito malato tra le gambe.
Il miniabito di raso rosso è incollato alla pelle sudata come una seconda pelle marcia, tutto stropicciato e bagnato, con una tetta che pende fuori dalla scollatura profonda, il capezzolo gonfio e sensibile che sfrega contro il bordo freddo della scrivania mentre mi tiro su barcollando sui tacchi a spillo da 12 cm. Ogni passo è una pugnalata ai piedi, ma è niente rispetto al vuoto nel culo, un buco slabbrato che pulsa vuoto, dilatato dal fisting brutale, gocciolante di umori e pronto a implorare di essere riempito di nuovo. Le cosce sono viscide, la fica che cola sul pavimento in piccole pozze lucide e schifose, lasciando una scia di vergogna che chiunque potrebbe seguire. Mi sento una fogna ambulante, una puttana rotta e sporca, con l’odore di piscio e sesso che mi avvolge come un marchio indelebile.
Daniela si avvicina con quel suo passo da padrona assoluta, i tacchi che picchiano sul legno del pavimento come frustate anticipate, ogni clic un promemoria di chi comanda qui. Mi afferra per i capelli con una mano rude, le unghie che affondano nel cuoio capelluto, tirandomi la testa all’indietro con violenza, esponendo il collo bagnato e facendomi sentire il suo respiro caldo e dominante sulla pelle.
«Brava la mia cagna da piscio,» ringhia piano, la voce bassa e crudele che mi trafigge come una lama.
«Hai bevuto tutto come una vera toilette, eh? Guarda come sei ridotta: faccia da troia fradicia, bocca che puzza di fica altrui. Sei patetica, una schiava da quattro soldi che si bagna solo a essere umiliata.»
Le sue parole mi schiaffeggiano l’anima, mi fanno arrossire fino alle orecchie, ma il corpo tradisce: la fica si contrae, gocciola di più, come se implorasse altra punizione. Si gira verso Enrica, che sta lì con un ghigno soddisfatto, le mani ancora lucide dei miei umori, e le abbaia: «Il plug, troia. Prendi quel mostro d’acciaio e rimettiglielo nel culo. Spingilo dentro con forza, fammi sentire come urla questa vacca. Voglio che lo senta fino in fondo, che le ricordi chi è: un buco da riempire e buttare via.»
Enrica ride, un suono gutturale e perverso che riecheggia nella stanza, prendendomi in giro con gli occhi mentre raccoglie il plug da 8 cm, quel bastardo freddo e lucido, ancora unto dei miei succhi interni, freddo come il metallo di una prigione. Si piazza dietro di me come una predatrice, mi piega in avanti con una mano sul collo, premendomi la faccia contro la scrivania fredda, il seno schiacciato sul vetro appannato dal mio stesso sudore.
«Apri quel culo slabbrato, puttana,» mi ordina con voce rauca, schiaffeggiandomi le chiappe con l’altra mano, lasciando impronte rosse che bruciano come fuoco. Il primo contatto del plug è gelido contro la pelle dilatata, un contrasto che mi fa rabbrividire, ma poi diventa inferno: lo spinge dentro con un colpo secco e brutale, senza un briciolo di pietà, torcendolo per farlo entrare di più. Urlo come una bestia macellata, un suono rauco e disperato che riempie l’ufficio, mentre l’acciaio mi invade, mi dilata le budella fino a farmi vedere stelle nere di dolore. È enorme, un peso morto che mi schiaccia dall’interno, mi fa sentire piena e rotta, con il buco che si tende attorno alla base gemmata, pulsando in agonia.
Ogni respiro è una tortura, il plug preme contro le pareti interne, ricordandomi che sono solo un contenitore per i capricci di Daniela. Enrica non si ferma: lo spinge più a fondo con un’altra spinta, ridendo: «Senti come entra facile, cagna? Il tuo culo è un pozzo senza fondo, una fogna aperta per chiunque. Daniela ti ha plasmata per bene.» Il dolore si mescola a un piacere malato, la fica gocciola di più, tradendomi di nuovo.
Daniela mi lascia andare con uno strattone, mi dà una pacca violenta sul culo che fa vibrare il plug come un terremoto interno, mandandomi ondate di agonia su per la spina dorsale.
«Non muoverti, lurida vacca,» mi abbaia, girandomi attorno come se fossi un oggetto da ispezionare. «Guarda come sei: tette fuori, faccia da piscio, culo tappato come una bottiglia da buttare. Sei disgustosa, una schiava che merita solo di essere usata e gettata.»
Le sue parole mi umiliano fino al midollo, mi fanno chinare la testa in sottomissione, le mani che tremano mentre cerco di reggermi alla scrivania. Poi, con voce bassa e tagliente come una lama affilata, continua: «Domani, puttana da marciapiede, ti porto da un mio amico.
Non un tatuatore qualunque, no: un sadico che sa come marchiare le troie come te. Ti farà tatuaggi da lurida schiava ovunque: sul culo, un bel ‘Proprietà di Daniela’ in lettere rosse e grosse, così ogni volta che ti pieghi tutti lo vedono. Sulle tette, ‘Bocche da mungere’ con frecce che puntano ai capezzoli, per ricordarti che sono solo giocattoli.
Sul clito gonfio, ‘Buco da scopare’, piccolo ma visibile, così ogni volta che spalanchi le gambe sai cosa sei. E non finisce qui: piercing dappertutto, capezzoli trafitti con anelli grossi da tirare come catene, labbra della fica forate con barre che ti faranno camminare come una storpia, lingua bucata per succhiare meglio i cazzi o le fiche che ti ordino. Sarai un’opera d’arte vivente, una cagna marchiata con il mio nome inciso nella carne, un trofeo ambulante che puzza di sottomissione. E lo farai con un sorriso, o ti lego e ti trascino lì nuda. Domani comunque, sceglierò con accuratezza ogni frase, anche se quelle che ti ho appena detto mi piacciono molto! »
Le sue promesse mi fanno tremare le gambe, il plug pulsa dentro come un cuore malato, amplificando ogni parola umiliante. Enrica, ancora dietro di me, mi dà un’ultima pacca sul culo, facendomi gemere di dolore, e ride di nuovo, un suono che mi trafigge.
«Cazzo, Daniela, sei una maestra,» dice, passandosi una mano tra i capelli , gli occhi che mi divorano come se fossi carne fresca. «Tornerò appena questa vacca è pronta, marchiata come una bestia da esposizione. Voglio vedere ogni tatuaggio schifoso, ogni piercing che la fa urlare al tocco. Voglio tirare quegli anelli sui capezzoli fino a farla piangere, spingere barre nella fica mentre la fisto di nuovo, usare la lingua forata per leccarmi il culo. Sarà un’opera d’arte da scopare, e io sarò la prima a provarla con i nuovi accessori. Non vedo l’ora di ridurla a un relitto ancora più patetico.»
Io resto lì, piegata sulla scrivania come una bambola rotta, il plug che mi spacca dall’interno, il corpo un relitto sporco e appagato, coperto di fluidi altrui e marchi invisibili di umiliazione. Ogni respiro è un’agonia, la bocca che sa ancora di piscio, la fica che cola senza vergogna. Daniela mi ordina di rivestirmi, ma il miniabito è inutile: si solleva a ogni movimento, esponendo il culo tappato e la fica gocciolante. Esco dall’ufficio zoppicando come una storpia, i tacchi che inciampano sul pavimento, il peso nel culo che mi ricorda ogni passo: sono di Daniela, una schiava umiliata e rotta, pronta per domani a essere marchiata come una bestia. La porta si chiude alle mie spalle, e il corridoio sembra infinito, con colleghi che mi fissano, annusando l’odore di piscio e sesso che mi segue come una scia.
Mi sento esposta, nuda anche vestita, una puttana da ufficio che merita solo disprezzo. Ogni sguardo è una pugnalata, ma il corpo reagisce con un fremito: bagnata, eccitata, dipendente dall’umiliazione. Domani sarò ancora di più: una cagna tatuata e forata, un giocattolo per Enrica e chiunque Daniela voglia. E non vedo l’ora, perché questo è il mio mondo ora, un inferno di sottomissione che mi consuma e mi rende viva.
*** NOTE ***
Michela non è una vittima, ma un'eroina di un'odissea perversa, dove l'ufficio si trasforma in arena di desideri repressi. Ispirato da ombre freudiane e notti insonni, ho voluto esplorare il confine tra sottomissione e liberazione – un plug anale alla volta. Che la vostra lettura sia stata un brivido o un monito: benvenuti nel mio caos interiore. Grazie per aver condiviso l'abisso e vi do l'appuntamento alla settimana prossima per esagerare nuovamente, insieme.
La storia che state leggendo, con i suoi respiri affannosi e le sue carezze proibite, nasce dalle avventure autentiche della mia amica "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere visitando il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri scrittori su A69 hanno già affondato le loro penne nella carne viva delle sue confessioni, ma la mia Dama - insaziabile esploratrice di abissi proibiti - ha scelto ME per spingersi oltre ogni limite conosciuto. Le sue fantasie più oscure, quelle che bruciavano troppo per essere rivelate ad altri, ora pulsano attraverso le mie parole!
Non osate accusarmi di plagio! Sto semplicemente violando il velo tra finzione e realtà, trasformando in inchiostro rovente ciò che lei mi sussurra nelle notti insonni. Questo è solo l'inizio di un'opera che farà tremare le vostre certezze morali fino alle fondamenta - un romanzo che un giorno esploderà come lava incandescente tra le vostre mani!
Permettetemi di ricordarvi:
- che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.
- Questa e una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.
Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie? Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?
Anche quelli irriverenti sono benvenuti. O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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