bdsm
Sottomessa al Piacere #2
giorgal73
17.08.2025 |
11.815 |
4
"Le sue dita affondano nei miei capezzoli gonfi, torcendoli con una precisione chirurgica che mi fa urlare..."
Per chi non avesse letto la prima parte vi faccio un piccolo riassunto su chi sono e perché sono qui. Ovviamente vi invito a leggere la prima parte, fate i bravi e seguite il mio consiglio!Sono Michela, manager di successo, gestisco un’azienda con mia sorella. Il mio corpo è snello, ma prosperoso. Capelli castani ricci e occhi profondamente sensuali che attirano sguardi, ma riflettono paura, vergogna ed eccitazione. Luisa, snella, con occhi verdi affilati e un sorriso crudele, domina con tailleur aderenti e un controllo che mi piega. Roberto, mio marito, brizzolato, freddo, si nutre della mia sottomissione. Un anno fa, per “ravvivare” il matrimonio, assume Luisa. Da gioco, diventa incubo: lei sfrutta le mie insicurezze, mi umilia; lui approva, eccitato. Sono la loro marionetta, intrappolata tra odio e desiderio, incapace di ribellarmi, sempre profondamente eccitata, insomma sono una cagna in calore, come mi ripetono sempre.
«È brava tua moglie, una cagnetta perfetta che beve e mostra il culo a tutti i cani , forse vuole farselo annusare!" ride Luisa.
«Merito tuo, sei un’addestratrice perfetta!» risponde Roberto. Ma l’acqua è troppa, non ce la faccio.
«Non ci riesco, non riesco a finire tutta l’acqua» ammetto, sconfitta.
«Molto male,» dice Luisa. «Ci sarà una penitenza allora, le cagnette non ubidienti, vanno punite.»
Indica una signora bionda, elegante, che mi fissa ridacchiando.
«Gattona da lei e baciale i piedi. Con la lingua, bene in mezzo alle dita.» Una lacrima mi scivola sul viso, ma l’eccitazione è più forte. Ancora non capisco che razza di ristorante sia questo.
«Cagna, fermati, non puoi andare così!” Luisa, tira fuori dalla borsa un oggetto strano, sembra una grande goccia di acciaio. Si avvicina alla mia bocca e mi ordina di leccarlo.
L'oggetto di metallo è freddo e liscio contro la mia lingua. Lo lecco con disgusto, sentendomi ancora più umiliata. Luisa sorride soddisfatta mentre lo ritira.
«Questo è un plug anale, tesoro. E indovina dove andrà a finire?»
Il mio stomaco si contorce in un nodo di paura e vergogna. Prima che possa protestare, Luisa si china su di me e lo spinge senza cerimonie tra i miei glutei. Il dolore è acuto, bruciante, ma il mio corpo traditore risponde con un'ondata di piacere perverso.
«Ora puoi andare dalla signora,» dice Luisa, dandomi uno schiaffo sul sedere che fa sobbalzare il plug dentro di me.
Gattono sul pavimento del ristorante, sentendo il metallo freddo che mi riempie ad ogni movimento. Il plug preme contro punti che non sapevo nemmeno esistessero, mandando scariche elettriche lungo la mia spina dorsale. Raggiungo la donna bionda, che mi guarda dall'alto con un misto di disgusto e curiosità morbosa.
«Lecca, cagna,» ordina Luisa alle mie spalle.
Mi chino sui piedi della donna, calzati in eleganti décolleté di vernice nera. Le mie labbra tremano mentre mi avvicino, la lingua esce timida a leccare il collo del piede. Il sapore di pelle e cuoio mi invade la bocca mentre lavoro diligentemente, insinuando la lingua tra le dita dei piedi come ordinato.
«Più a fondo,» comanda la bionda, spingendo il piede contro la mia faccia.
Obbedisco, sentendo il plug muoversi dentro di me ad ogni movimento. È una sensazione aliena, invasiva, ma il mio corpo risponde con ondate di piacere che non riesco a controllare. Lecco con maggiore entusiasmo, gemendo contro la sua pelle.
La donna ride.
«La tua schiava è davvero ubidiente, Luisa,» osserva la bionda, spingendo il piede più a fondo nella mia bocca.
Il plug nel mio sedere pulsa ad ogni movimento, mandando scariche di piacere misto a dolore attraverso tutto il mio corpo. Non riesco a credere che stia davvero leccando i piedi di una sconosciuta in pubblico, ma la mia lingua continua a muoversi tra le sue dita come se avesse vita propria. L’altro piede si infila nella mia scollatura, stuzzicandomi il capezzolo.
«Avevo voglia di poggiarlo sul morbido, schiava tettona,» ride. Luisa aziona il plug che scopro essere anche un vibratore, e perdo il controllo. Muovo il culo, gemo, ansimo, succhio le sue dita come una disperata. Crollo a terra, la schiena sul pavimento, un suo piede nella mia bocca, l’altro che tortura i miei capezzoli scoperti.
«La nostra cagna sta per godere,» dice Luisa.
«Che schifosa,» aggiunge Roberto.
E hanno ragione. Vengo, un orgasmo devastante, urlo senza ritegno. La bionda sorride, Luisa spegne il vibratore, lo sfila dal mio culo e lo infila in bocca, costringendomi a pulirlo. Una lacrima mi scivola lungo la guancia. Chi diavolo mi hanno fatto diventare?
«Muoviti, cagna!» mi ordina Luisa.
«Ti porto a fare una passeggiata al parco, te la sei meritata.» Ma la bionda non ha finito. Posiziona un bicchiere a terra.
«Fai la pipì lì dentro, come i cani,» ordina Luisa. Distrutta, gattono verso il bicchiere, mi posiziono e obbedisco, mentre tutti guardano. La bionda si avvicina per sussurrarmi qualcosa all'orecchio. Il suo profumo costoso mi invade le narici mentre le sue labbra sfiorano la mia pelle.
«Sei una schiava perfetta. Se fossi mia, ti farei cose che non puoi nemmeno immaginare.»
Un brivido mi percorre la schiena, mescolando vergogna ed eccitazione in un cocktail tossico che ormai è diventato il mio pane quotidiano. Luisa mi tira su per i capelli, facendomi gemere di dolore.
«Andiamo, cagna. La passeggiata al parco ti aspetta.»
«Luisa... dove mi stai portando? È buio qua...» balbetto, la voce tremante come una foglia. Dentro di me, però, ringrazio il cielo che sia buio. Sono a carponi, costretta a strisciare come un cane, con questo vestito aderente e trasparente abbassato quel tanto che basta per far penzolare le mie tette nude. Niente intimo, ovviamente, Luisa me lo ha vietato, come sempre. E come se non bastasse, mi ha infilato un plug nel culo, completo di una ridicola codina svolazzante.
«Una cagna deve avere una coda,» ha detto, e ora eccola lì, a ondeggiare mentre gattono. Mi sento ridicola, umiliata, ma il mio corpo traditore è già bagnato, e questo mi fa incazzare ancora di più.
«Gira di qua,» ordina Luisa, dando un leggero strattone al guinzaglio attaccato al collarino che mi stringe il collo. Obbedisco, il cuore che martella, un mix di paura e curiosità morbosa per quello che mi aspetta. Spero solo che non sia lontano: gattonare con questo coso nel culo è una tortura, e ogni passo mi fa gemere dentro. Tuttavia, i miei dubbi svaniscono presto. Sotto la luce fioca di un lampione, su una panchina, vedo lei: la Dama del ristorante. Vestito lungo con spacchi vertiginosi, un soffio di vento e si vede tutto: fica depilata, piercing luccicante sulle labbra. Al suo guinzaglio c’è la sua schiava, la bionda provocante di prima. Vestito a rete, corto da far schifo, trasparente al punto che si vede ogni cosa: il suo sesso, il plug rosso con coda infilato nel culo, il seno piccolo ma un culetto che – dannazione – è perfetto. Perché diavolo sto notando queste cose?
Non voglio trovarla attraente, non voglio!
«Siamo arrivate, Dama,» esordisce Luisa, come se fosse un appuntamento fissato da settimane. La Dama sorride, un ghigno da predatrice.
«Sono contenta. Volevo proprio vedere le due cagne interagire. Al ristorante mi hanno ispirata.»
Le sue parole mi colpiscono come uno schiaffo. Cagna. Detto così, in pubblico, da una sconosciuta. Vorrei alzarmi e scappare, ma le gambe non rispondono. L’eccitazione di essere dominata, di essere usata, mi tiene inchiodata. E poi c’è quella curiosità malata: cosa significa “interagire”?
Luisa mi trascina vicino alla bionda, accucciata ai piedi della Dama.
«Michela, bacia quest’altra cagna, ma come fanno i cani! leccale la faccia, la lingua, voglio vedere litri di saliva che colano!» ordina Luisa, sedendosi sulla panchina accanto alla Dama come se fosse al cinema.
«No... non voglio...» provo a ribellarmi, ma la mia voce è un sussurro patetico. La Dama ride.
«Vedo che la tua non è ancora ben addestrata, eh? Facciamo un gioco: costringiamola.»
Luisa sogghigna. «Potrei farlo io.» Ma la Dama la ferma. «No, troppo facile. Lascia provare la mia schiava. Sarà più divertente. Noi ci godiamo lo spettacolo.»
Si appoggia allo schienale, rilassata, come se stesse ordinando un cocktail.
«Claudia! Sottometti questa lurida ribelle schifosa,» ordina la Dama alla sua bionda. Non faccio in tempo a reagire che Claudia è dietro di me, le sue braccia che mi avvolgono.
«Ma che fai... non dobbiamo obbedire...» protesto, ma lei mi lecca il lobo dell’orecchio, lenta, esperta.
«Lasciati condurre,» sussurra, e il suo fiato caldo mi fa tremare. È in ginocchio dietro di me, e inizia a baciarmi il collo, le sue dita che pizzicano i miei capezzoli turgidi. Deglutisco, un sospiro mi sfugge, e i miei seni sembrano esplodere sotto il suo tocco.
«Mm, la tua cagnetta è addestrata meglio della mia,» ridacchia Luisa.
«La tua è bella, ma troppo principessa,» risponde la Dama.
«Vale la pena spezzarla. Quando le domini, danno più soddisfazione.»
Claudia mi morde l’orecchio, le sue mani esplorano il mio corpo, e io sono un disastro.
«Luisa... ferma questa donna... mi sta...» balbetto, ma non finisco la frase. Le sue dita scivolano tra i miei glutei, intorno al plug, sfiorando ogni punto sensibile. Crollo a carponi, ansimando, mentre lei mi penetra con le dita, senza pietà.
«Ora con tre dita!» ordina la Dama. Claudia, senza permesso, ne infila un quarto, e io sobbalzo, il piacere che mi travolge.
«La tua schiava ci sa fare,» dice Luisa, compiaciuta.
«Ho ancora molto da imparare,» aggiunge, quasi ammirata.
«C’è tempo,» risponde la Dama.
«Ora, Claudia, fottila col pugno. Tutto.» Sgrano gli occhi, terrorizzata. Il pugno di Claudia, piccolo ma deciso, mi penetra. È troppo, è tutto. Urlo, il piacere mi devasta, e Luisa osserva ipnotizzata, eccitata. Si volta verso la Dama e la bacia, un bacio caldo, profondo, interrotto solo dal mio grido quando l’orgasmo mi travolge.
«Credo che la tua schiava abbia imparato qualcosa,» ride la Dama.
«Ora tocca a lei restituire il favore.»
«Alzati, schifosa,» ordina Luisa. «Prenditi cura di Claudia. Prima baciala come ti ho ordinato prima e poi falla godere.»
Mi sollevo, le gambe molli, ancora sconvolta. Claudia mi provoca, esponendo quel suo culo perfetto, il plug rosso che spicca. Mi avvicino a Claudia tremando, il cuore che mi martella nel petto. I suoi occhi mi sfidano, divertiti dalla mia vergogna. Mentre il mio viso si avvicina al suo, sento un odore di vaniglia e sesso che mi stordisce. Le nostre labbra si sfiorano e lei prende subito il controllo, spingendo la lingua nella mia bocca, mordendomi il labbro inferiore. Il bacio è violento, bagnato, osceno. La saliva cola sui nostri menti, proprio come voleva Luisa.
«Più lingua,» ordina la Dama.
«Voglio vedere le cagne che si leccano come animali in calore.»
Claudia mi afferra la nuca, spingendomi contro di lei. La sua lingua esplora ogni angolo della mia bocca mentre le sue mani mi stringono i fianchi. Gemo involontariamente quando le sue unghie mi graffiano la schiena.
Inizio a leccarle i zigomi, le guance, gli occhi e lascio scie di saliva che colano sui nostri seni. Ogni goccia che cade sui miei capezzoli vive di vita propria facendomi impazzire. Mi trovo a leccare la sua pelle salata, il suo collo, la sua mascella, in un rituale animalesco che mi disgusta e mi eccita allo stesso tempo.
«Ora scendi,» ordina Luisa, la voce roca di eccitazione.
«Voglio vedere quanto sei brava a far godere un'altra donna.»
Mi inginocchio davanti a Claudia, che si sdraia sull'erba umida, le gambe divaricate come un invito osceno. La sua intimità è esposta, lucida di eccitazione, e il plug rosso brilla tra i suoi glutei sotto la luce del lampione. Non ho mai toccato un'altra donna così. Mai. Eppure le mie mani si muovono come se sapessero cosa fare.
«Non farmi aspettare, cagna,» sibila Claudia, e la sua arroganza mi irrita e mi eccita allo stesso tempo.
Mi chino tra le sue gambe, il cuore mi martella nelle orecchie. Claudia mugola, il suo sesso gocciolante davanti a me. Lo lecco, il suo clitoride fradicio sotto la mia lingua. Luisa e la Dama, eccitate, si baciano ancora, le mani che scivolano negli spacchi dei loro vestiti.
«La tua schiava ha un culo meraviglioso,» dice Luisa.
«La tua ha capezzoli perfetti,» risponde la Dama.
«Ci voglio giocare dopo, voglio vedere quanto possono allungarsi.»
Claudia viene con un urlo stridulo, crollando a terra.
«Vieni qua, Michela!» ordina Luisa. La guardo, implorante, ma obbedisco, gattonando verso le due padrone. La Dama mi afferra i capezzoli, tirandoli forte. Gemo, il dolore che si mischia al piacere. La dama vuole giocare con loro e non si limita a tirarli.
Le sue dita affondano nei miei capezzoli gonfi, torcendoli con una precisione chirurgica che mi fa urlare. Il dolore è una lama che taglia attraverso ogni pensiero razionale, ma sotto c'è qualcosa di peggio - il piacere che cresce come onda di calore che sale dal basso ventre. Non posso credere che il mio corpo stia rispondendo così, non a una sconosciuta, non in questo modo perverso.
*** Continua ***
Grazie per aver letto anche la seconda parte della storia della mia amica che ho provato a raccontarvi con le mie parole, arricchendolo un pochino con la mia fantasia e i miei desideri. Come vi ho scritto nel racconto precedente, questa è una storia già raccontata. L'autrice è "Damabiancaesib" e se volete maggiori dettagli su di lei potete visitare la sua pagina https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib, scritta da un altro autore dalle sue parole un po' di tempo fa e rielaborata da me secondo il mio stile, ma spero che la mia versione vi abbia eccitato di più e che possa essere di ispirazione per le vostre avventure, ovviamente non perdete la terza e ultima parte.
Bene, ora tocca a voi giudicare se sono un genio incompreso o solo un tizio che si crede uno scrittore. Un voto, dai, non fate i tirchi! E se vi va, lasciate pure un commento, anche uno di quelli che fanno ridere. Oppure scrivetemi in privato per farmi una proposta indecente. Mi potete scrivere qui su A69 o anche mandarmi un telegramma , tanto il mio nick name è lo stesso per tutti i canali ....
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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