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Sottomessa al piacere - Supplizio d'Amore #4


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
15.12.2025    |    14.282    |    4 7.6
"La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib"..."
*** MICHELA ***

Varcando la soglia dell'ufficio, avviene la metamorfosi. La schiena si raddrizza vertebra per vertebra, gli occhi si fissano in uno sguardo imperioso. Inizio a camminare con lentezza calcolata, assumendo l'autorità del capo d'azienda che sono. Il ticchettio dei tacchi sul pavimento risuona come un metronomo perverso. La luce blu zaffiro pulsa tra le mie gambe come un faro osceno, visibile attraverso il pizzo nero che aderisce alla pelle madida. Ogni passo provoca una vibrazione che mi strappa gemiti involontari dalla gola secca. Le mie dipendenti mi divorano con gli occhi - alcune ridono con bocche spalancate e denti bianchi esposti, altre hanno guance che si tingono di cremisi violento, altre ancora si contorcono sulle sedie con pupille dilatate dal desiderio. Avanzo implacabile, non permetto alle lacrime di sgorgare, ma gemo senza controllo mentre sento l'umidità colare lungo l'interno coscia, gocciolando sul pavimento in una scia di umiliazione e perverso trionfo.

Costeggio ogni scrivania, la mia mano destra accarezza la superficie fredda con dita tremanti e deliberata lascività. Appena oltrepasso un tavolo, sento il peso degli sguardi sul mio culo esposto. Gli uomini lo fissano con mascelle serrate e respiri affannosi, fantasticando di sostituire il plug con i loro membri pulsanti. Le donne allungano dita esitanti per verificare se lo spettacolo sia reale. Quando qualcuna osa sfiorare il metallo lucente, ritrae la mano come bruciata da fiamme invisibili, e io percepisco distintamente ogni tocco fugace tra una vibrazione lacerante e l'altra. L'open space, con le sue venti scrivanie disposte in file perfette sotto luci fluorescenti impietose, diventa il palcoscenico della mia processione di tormento e gloria che si protrae per trenta interminabili minuti.

Quando finalmente rientro nel mio ufficio, sono completamente devastata - la pelle lucida di sudore come porcellana bagnata, le cosce brillanti di umori fino alle ginocchia tremanti, il respiro spezzato in singhiozzi brevi, il corpo che vibra come corda di violino troppo tesa.

Daniela mi guarda, gli occhi pieni di possesso. 

«Siediti.»

Mi blocco, terrorizzata, le ginocchia che tremano come foglie in tempesta.
Sedermi? Con questo mostro cromato dentro? Impossibile. Tuttavia, non posso disobbedire alla mia Padrona. L'ultima volta che ho esitato, mi ha legata al tavolo della sala conferenze per tre ore, con le gambe spalancate e un vibratore a massima potenza, mentre conduceva una riunione come se io fossi solo un soprammobile osceno. Le mie urla erano diventate singhiozzi rochi quando finalmente mi aveva liberata, il corpo devastato da venti orgasmi consecutivi che mi avevano prosciugata come un guscio vuoto.

Alzo il pizzo nero con dita tremanti, mi metto a cavalcioni sulla sedia di pelle fredda che mi bacia la pelle nuda, prendo fiato fino a riempire i polmoni doloranti... e scendo piano, millimetro dopo millimetro, sentendo ogni fibra del mio corpo protestare.

Il plug affonda di un altro centimetro impossibile, l'acciaio gelido che diventa improvvisamente incandescente contro le pareti tese. Urlo, un suono lungo, disperato, animalesco che rimbalza sulle pareti e riecheggia nella sala come un'eco di agonia. La vibrazione mi travolge come un'onda elettrica, mi spacca il culo in una fiamma lancinante e insieme mi fa esplodere la figa in spasmi incontrollabili. Vengo subito, violentemente, schizzando sulla sedia in archi continui e trasparenti, le gambe spalancate fino a sentire i tendini stirarsi, i cerchi metallici da 26 mm che sbattono contro la carne arrossata, la barretta d'acciaio che vibra sul clitoride gonfio e pulsante.

«Siiiiiii... Padrona... sto venendo... cazzo, sto venendo!» singhiozzo, la voce completamente rotta, le parole che si spezzano contro il piercing della lingua.

Daniela si avvicina con passi misurati, tacchi che battono sul pavimento come un metronomo sadico. Mi prende il mento con due dita dalle unghie scarlatte, mi alza il viso rigato di lacrime nere, mascara colato e moccio traslucido.

«Non ti ho ordinato di godere, dovresti essere punita per questa tua disubbidienza,» sibila Daniela, gli occhi di ghiaccio che mi trafiggono come lame affilate. «Ma sarò magnanima, visto che ti sei comportata bene. Non solo ti risparmierò la punizione, ma ti regalerò anche una piccola, squisita vendetta verso chi ti ha fatto soffrire. Alzati!»

Non capisco più nulla attraverso la nebbia dell'orgasmo che ancora mi pulsa tra le gambe, ma obbedisco istintivamente. Le ginocchia mi tremano come foglie in tempesta mentre mi sollevo dalla pozza lucente che ho lasciato sulla pelle nera. Daniela mi afferra il polso trascinandomi di lato con un movimento fluido e predatorio. Poi si avvicina a Luciana con passi misurati, il tacco a spillo che ticchetta sul pavimento come il battito di un cuore malvagio. Le afferra i capelli in un pugno serrato, torcendoli fino a che le lacrime non compaiono agli angoli degli occhi della donna, e la costringe a piegarsi in avanti fino a quando le ginocchia di Luciana colpiscono il marmo con un tonfo sordo.

«Pulisci quella sedia con la lingua. Subito. Ogni. Singola. Goccia,» ordina Daniela, scandendo le parole come sentenze di morte, la voce bassa e vibrante di un'autorità che non ammette repliche.

Luciana tenta di divincolarsi, il viso contorto in una smorfia di disgusto e umiliazione, ma Daniela mi prende nuovamente la mano con un movimento serpentino e la spinge sulla testa della stronza che mi ha spaccato il culo, costringendomi a diventare complice e carnefice della sua degradazione.

La lingua rosa di Luciana si contorce sulla pelle nera della sedia, lasciando scie lucide come lumaca. I rumori di risucchio - umidi, viscosi, osceni - risuonano nell'ufficio silenzioso come una dolce melodia per la mia anima vendicativa. La vedo tossire, il corpo scosso da conati, la gola che si contrae visibilmente mentre lotta contro l'impulso di sputare la mia essenza salata e densa, ma non osa disobbedire allo sguardo di ghiaccio di Daniela. Lentamente, centimetro dopo centimetro, la sedia viene ripulita dai miei umori, mentre il viso di Luciana - prima così arrogante - si insudicia della mia vergogna liquida che le macchia il mento tremante.

«Bene, sei stata brava, ora puoi alzarti.» Luciana si solleva lentamente, le ginocchia arrossate dal marmo freddo, un filo viscoso ancora pendente dal labbro inferiore gonfio. Il suo sguardo incrocia il mio - occhi iniettati di sangue, pupille contratte come spilli neri in un mare di bile verde. Vedo l'odio puro distorcerle i lineamenti del viso, trasformando la sua bellezza in una maschera grottesca di rancore. Anche Daniela lo nota, le sue labbra scarlatte si incurvano in un sorriso crudele che le scopre i denti perfetti. Una risata bassa, gutturale, le vibra nella gola come il ringhio di una pantera soddisfatta. «Michela, ti è piaciuto punire Luciana, vero? Vedere quella lingua arrogante leccare i tuoi umori? Ma la sua punizione ora diventa la tua. Puliscile il viso come ha fatto lei con la tua sedia! Voglio vedere la tua lingua raccogliere ogni goccia dal suo mento tremante!»

Non ci posso credere, ora tocca a me usare la lingua. Mi avvicino a Luciana con passi incerti, le ginocchia ancora tremanti per l'orgasmo. Il suo viso è una maschera lucida dei miei umori, gocce perlacee che brillano sotto la luce fredda dell'ufficio. La prima leccata è esitante - assaggio il sapore salato e metallico della mia stessa essenza mischiata al suo sudore acido. La mia lingua traccia un solco umido dalla sua mascella fino al mento, raccogliendo il liquido in piccole onde. Ogni volta che accumulo abbastanza fluido, spingo la lingua tra le sue labbra serrate, forzandole con la punta, sentendo i suoi denti che resistono prima di cedere. Daniela osserva immobile, gli occhi di ghiaccio che lampeggiano quando, ad ogni invasione nella bocca di Luciana, mi afferra il capezzolo destro tra pollice e indice, torcendolo con precisione chirurgica. Il dolore mi trafigge come una scossa elettrica che scende direttamente tra le gambe, riaccendendo braci che credevo spente. Continuo metodicamente, eccitata dal modo in cui Luciana trattiene il respiro ogni volta che la mia lingua viola la sua bocca, dal modo in cui le sue pupille si dilatano di odio e vergogna.

Amo la mia Padrona con ogni fibra del mio essere, ogni cellula del mio corpo le appartiene. Alcune volte mi stupisce con la sua crudeltà calcolata, come in questo momento perfetto. Ma questa non è una punizione, lo capisco mentre la mia lingua raccoglie i miei stessi umori dal viso di Luciana; è un regalo avvolto nell'involucro di una punizione. Vedere Luciana immobile, le pupille dilatate dall'umiliazione, le labbra serrate in una linea sottile mentre le lecco metodicamente ogni centimetro di pelle, dalla mascella al mento tremante, è pura perfidia sublime. Lo ha orchestrato tutto per me, per darmi questa vendetta dolce come miele, lo so dal modo in cui gli angoli delle labbra scarlatte di Daniela si sollevano impercettibilmente quando incrocio il suo sguardo di ghiaccio.

Parte 4 di 6

*** NOTE ***

Nuovo capitolo ispirato a Michela: la schiava perfetta, viene dilatata, marchiata, umiliata e riempita fino al delirio da Daniela, dea crudele e adorata. Dal plug mostruoso all’orgasmo pubblico nel bar, ogni supplizio è atto d’amore assoluto.

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
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