Lui & Lei
Laura: La Regina della Cera Calda-Cap.4 di 6
giorgal73
25.05.2026 |
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"Muove la lingua piano, disegnando cerchi e spirali, mentre con una mano tiene saldo il fusto e con l’altra esplora la zona appena cerettata, alternando carezze e piccole pressioni..."
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***** Capitolo 4 di 6 - La ceretta intima *****
Poi si allontana un istante, lasciandomi solo sulla tavola operatoria come una statua antica, e ritorna con la cera “speciale” per le zone ultra-delicate. La spalma lentamente, quasi a voler prolungare il momento al massimo, e la pressione delle sue dita si fa via via più confidente, più intima, fino a sfiorare l’impudenza. Mi sorprendo a pensare che questa non è più una ceretta: è una specie di rito iniziatico, una performance in cui il dolore si trasforma in piacere, e il piacere in qualcosa di profondamente imbarazzante ma esaltante.
Sento il tessuto cutaneo che si tende, la cera che aderisce come una seconda pelle, e so che lo strappo sarà uno spartiacque: il prima e il dopo, la resistenza e l’abbandono. Laura si prende il suo tempo, lo sente che sto per cedere, e ci gioca come un gatto gioca con il topo. Ogni tanto mi guarda negli occhi, con quella luce ironica e complice che mi fa sentire nudo molto più di quanto già sia. «Respira,» mi ordina, e io lo faccio: inspiro forte, e mi accorgo che il respiro è invaso dal suo profumo, una miscela di resina, sudore e qualcosa di giovane che non so definire. Il mio bacino si solleva quasi da solo, offrendo la zona martoriata al suo giudizio.
Quando arriva il momento, lei strappa via tutto con un colpo secco, e il dolore è così puro e improvviso che mi lascia senza fiato. Prima che riesca a elaborare la cosa, però, le sue mani sono già lì: mi massaggia la pelle, mi tampona con un olio lenitivo che brucia ma guarisce, e soprattutto non si risparmia nel toccarmi dove sa che sono più vulnerabile. Mi sento come se stessi precipitando in una spirale di sensazioni che non avevo mai provato; mi attraversa una vergogna furiosa, seguita subito da una corrente di piacere primordiale.
«Stai andando benissimo,» mi rassicura, ma il tono suggerisce che il premio vero deve ancora arrivare. Poi afferra delicatamente il pene tra pollice e indice, sollevandolo per passare la cera anche sotto, e per un istante incrocia il mio sguardo: non c’è giudizio, solo un interesse lucido e quasi professionale, ma sento che la situazione sta scivolando verso qualcosa di molto più personale. Il mio glande pulsa come se avesse un cuore tutto suo, e Laura, invece di ignorare l’effetto che mi ha fatto, lo accarezza con la punta del dito guantato, come a dare un colpetto di assestamento. Il mio respiro si fa grosso, il sudore scende tra le scapole, e per un momento penso che potrei anche venire subito, senza bisogno di altro.
Lei sembra intuire la possibilità, e gioca sull’orlo del precipizio. Mi stuzzica con parole leggere: «Sei molto più sensibile della media, sai? Ti metterò nel mio registro speciale dei clienti “delicati ma resistenti”.» Mi scappa una risata soffocata, che si spegne subito nello spasmo del nuovo passaggio di cera, caldo, avvolgente. Mi accorgo che Little Joe è diventato un’asta d’acciaio sotto il suo tocco, e vorrei sottrarlo allo sguardo, ma ormai non ha più senso fingere. Laura lavora con precisione chirurgica, ma ogni suo gesto è anche una carezza, un segnale che la cerimonia non si limita al corpo ma indaga più a fondo. Mi sento come una tela su cui lei sta dipingendo qualcosa che non ho mai visto prima.
«Impressionante la cicatrice,» dice, sfiorando con il dorso della mano la linea sottile che mi attraversa il glande. Io mi irrigidisco, temendo una battuta crudele, ma lei invece si fa seria. «Hai avuto coraggio a farlo a questa età. Di solito gli uomini sono più codardi.» «Mi ha obbligato l’urologo, è un tipo cattivo e autoritario,» provo a scherzare, ma la voce mi esce roca, quasi rotta. Laura non ride, anzi mi osserva con una specie di rispetto nuovo. C’è una pausa, un attimo in cui avverto nettissima la distanza tra la sua pelle e la mia, e voglio colmarla, voglio essere ancora più vicino. E così, quando lei si abbassa per stendere la cera sui testicoli, mi viene da allungare istintivamente una mano verso la sua, sfiorandole il polso. Lei si lascia toccare, poi ricambia il contatto, intrecciando le dita con le mie per un tempo che sembra infinito.
Provo una sensazione di abbandono assoluto, come se non esistesse più nulla fuori da quella stanza, dal suo respiro e dal calore umido che si accumula sulle mie cosce. Little Joe ormai è in stato febbrile, e lo strappo successivo lo sento come una liberazione, uno scoppio di dolore che sfocia subito in piacere liquido, quasi erotico. Laura non ha mai smesso di guardarmi negli occhi, e io capisco che la scena la eccita almeno quanto me: la sua pelle è arrossata sul collo, le labbra umide, le pupille dilatate. Mi chiede se va tutto bene, ma non aspetta neanche la risposta, e si mette ad accarezzare la zona appena ripulita con una cura che rasenta la devozione.
Mi lascio andare, non provo più imbarazzo. Anzi, lo accolgo come parte del gioco. Quando lei sfiora il mio glande per controllare se la pelle è integra, sento un fremito attraversarmi tutto, e mi scappa un piccolo sussulto che ci fa ridere entrambi. Laura si avvicina ancora, e questa volta è il suo viso che sento a pochi centimetri dal mio: le sue guance sono colorate come quelle di una ragazzina, gli occhi brillano di una luce nuova.
Resto immobile, nudo e tremante, mentre lei ripulisce con cura i residui di cera, passando il panno caldo sopra ogni centimetro di pelle come se volesse imprimere la sua presenza. Il silenzio fra noi è carico: ogni gesto dice più di mille parole, e mi rendo conto che la tensione sessuale si è fatta quasi palpabile. Non so se sia un rituale che ripete con ogni cliente, o se oggi abbia deciso di concedersi uno sfogo alla monotonia delle sue giornate, ma so che non voglio che finisca.
Solo quando la zona è perfettamente pulita, Laura si scosta un poco, sistemando i flaconi e buttando via i guanti. Mi ritrovo a fissarla, cercando un modo per rompere la barriera invisibile che ci separa. Lei mi guarda, e per la prima volta noto un tremito nella sua mano quando posa il barattolo sul tavolino.
«Sei più bello di quanto sembri, lo sai?» mi dice, con una voce che ha perso ogni traccia di professionalità.
Non so come rispondere, quindi rimango in silenzio, lasciando che il mio corpo parli per me. Il mio pene è ancora duro sotto l’asciugamano, e lo so che lo vede, che ne è consapevole da minuti. Il pensiero mi eccita e mi imbarazza allo stesso tempo.
Laura si siede sul bordo del lettino, così vicina che sento il calore del suo corpo attraverso la sua divisa. «Ti senti bene?» chiede, ma il suo tono è cambiato: non è più l’estetista che si preoccupa per il cliente, è qualcuno che cerca un permesso.
«Mai stato meglio,» mento, perché in realtà sono in un turbine di emozioni che mi centrifuga il cervello: l’imbarazzo, la voglia di lasciarmi andare, la paura di scoprire cosa succederà se cedo del tutto. Laura ride, ma è una risata morbida, densa di complicità e promessa. «Bene, sono sicura che tra qualche secondo starai ancora meglio!»
Non ho neanche il tempo di rispondere, che lei agisce con una calma disarmante: solleva l’asciugamano che mi copriva, lo lascia scivolare a terra come un petalo inutile, e si avvicina fino a farmi sentire il respiro sulle cosce. Mi fa uno sguardo interrogativo, ma io sono ormai oltre il punto di ritorno e annuisco, sentendo che il calore dentro di me è diventato una specie di incendio.
Laura si avvicina, le mani precise che prima usava per la cera ora si poggiano sulle mie cosce, stringendole con decisione. Le dita sono fresche sulla pelle irritata, come un balsamo, ma quello che mi colpisce davvero è la calma con cui prende in mano Little Joe: lo accarezza, lo valuta, lo misura con un’attenzione che non ha nulla di sbrigativo, è quasi una dichiarazione d’intenti.
Poi, con una lentezza che mi squarcia di aspettativa, avvicina la bocca e appoggia le labbra sul glande, testando la tenerezza della pelle appena liberata. Sento la punta della sua lingua — calda, umida, e incredibilmente morbida — che sfiora la cicatrice, la circumnaviga come se volesse leggerla in Braille. Il primo contatto è così intenso che mi irrigidisco, mi scappa un gemito basso, e avverto un brivido che mi percorre fino ai piedi.
Laura non sembra sorpresa, anzi: la sua sicurezza professionale adesso si è trasformata in una sorta di cura devota. Muove la lingua piano, disegnando cerchi e spirali, mentre con una mano tiene saldo il fusto e con l’altra esplora la zona appena cerettata, alternando carezze e piccole pressioni. Ogni tanto alza lo sguardo, cercando il mio, e quando incrociamo gli occhi percepisco che anche per lei questa situazione è fuori dal comune: c’è desiderio, certo, ma anche una specie di urgenza emotiva, come se stesse cercando di dirmi qualcosa a cui le parole non arrivano.
Non riesco a stare fermo; il bacino si solleva da solo, la schiena si inarca, e le mani finiscono per stringere il bordo del lettino. Non so se sia giusto toccarla, ma ho bisogno di un’ancora, così allungo la mano verso di lei e le infilo le dita tra i capelli, dove scopro una morbidezza che mi fa impazzire. Laura mi lascia fare, anzi si abbandona al gesto, chiude gli occhi e accelera il ritmo, succhiando con una passione che non mi aspettavo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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