bdsm
Sottomessa al Piacere-Umiliazione infinita#11
giorgal73
29.09.2025 |
19.159 |
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"Mi interessa particolarmente Michela – è stata l'idolo ossessivo di mio marito per anni..."
** MICHELA **Inginocchiata sul fallo a ventosa color carne, sento il dildo penetrarmi centimetro per centimetro, la punta arrotondata che forza l'ingresso del mio sesso già madido, allargandomi con una pienezza devastante che mi strappa un gemito gutturale.
La sensazione è amplificata dal plug conficcato nel culo, che comprime le pareti interne come un pugno vellutato, mandandomi scariche elettriche di piacere che risalgono dal basso ventre fino al clitoride turgido e pulsante.
Mugolo sensualmente, la voce che si spezza in piccoli singhiozzi rochi, il corpo che si inarca come un arco teso, rivoli di sudore che colano sinuosi tra i seni pesanti e tremanti, i capezzoli duri come ciottoli di fiume che puntano verso l'alto, circondati da areole increspate.
La signora Wang allunga i piedini, affondandoli nelle mie tette morbide come cuscini di carne calda, una pressione delicata ma inequivocabilmente dominante che mi fa gemere come una gatta in calore.
Talvolta li infila tra le mie labbra socchiuse, e io li accolgo avidamente, la lingua che danza frenetica tra le dita sottili, succhiando obbediente ogni falange con devozione febbrile, il sapore salato della sua pelle che mi inebria come un afrodisiaco proibito.
«Dominata da piedi sconosciuti, penetrata davanti a tutti come una volgare bambola gonfiabile, umiliata fino al midollo ma vogliosa da morire,» penso mentre la saliva mi cola agli angoli della bocca.
Ancheggio sul fallo artificiale con movimenti sempre più frenetici, il ritmo che accelera come un metronomo impazzito, la figa fradicia che si contrae ritmicamente attorno al silicone venato, i muscoli interni che pulsano affamati, vicina all'esplosione dell'orgasmo che già sento montare inesorabile.
«Leccali bene, troia insaziabile,» sibila la signora Wang con voce rotta da mugolii animaleschi, le pupille dilatate dal piacere, e io obbedisco come in trance ipnotica, la lingua che si insinua tra le dita dei suoi piedi come un serpente sinuoso, il piacere che sale in ondate sempre più ravvicinate e intense.
La signora sale vertiginosamente di eccitazione, ansimando senza sosta come una maratoneta all'ultimo chilometro, e io vengo per prima, travolta da un orgasmo rumoroso e selvaggio che mi fa urlare come una banshee, il corpo che convulsa in spasmi incontrollabili, la figa che squirta copiosamente intorno al dildo, bagnando il pavimento lucido sotto di me.
Lei mi segue a ruota, venendo violentemente sulla faccia contorta di Patrizia, uno squirt abbondante e caldo che inonda come pioggia tropicale ogni centimetro del viso sottomesso della mia compagna di umiliazione.
«Troia hai sporcato tutto il pavimento! Adesso puliscilo come una brava cagnolina, fammi vedere come usi la tua lingua e non ti dimenticare di pulire anche il dildo!» sibila la Sig.ra Wang, la voce tagliente come una lama di ghiaccio.
Delle Dita mi afferrano i capelli sudati, tirandoli fino a farmi lacrimare gli occhi. Mi costringe ad abbassarmi, il marmo freddo brucia contro le mie ginocchia arrossate. Non vorrei esaudire l'ordine perverso, ma la presa ferrea non mi lascia scelta. La mia lingua tremante tocca il pavimento lucido, raccogliendo il liquido tiepido e salato che ho spruzzato durante l'orgasmo. Ogni leccata lascia scie umide sulla superficie liscia, il sapore dei miei stessi umori mi invade la bocca - dolciastro e muschiato. Vengo spinta con forza, il viso premuto contro il marmo, la lingua che si arrossa e si gonfia per l'attrito. Comincio a risucchiare avidamente, le guance si incavano mentre aspiro ogni goccia traslucida. Un ultimo strattone brutale e le mie labbra si ritrovano sul dildo, ancora caldo e impregnato della mia essenza più intima. L'odore pungente mi riempie le narici, e come ipnotizzata, inizio a leccarlo con movimenti circolari e languidi, la saliva si mescola ai residui del mio piacere, scivolando in rivoli lucenti lungo la superficie venata, senza che nessuno mi obblighi più.
** PATRIZIA **
Un sapore nauseabondo cola nella mia bocca, viscoso come sciroppo rancido che si attacca alla lingua e al palato. Tuttavia, non è ancora soddisfatta, non mi ha umiliato abbastanza. Sento un cambiamento improvviso - un liquido meno denso, caldo e salato come brodo troppo concentrato, inizia a inondarmi. È urina! La maledetta mi sta pisciando in bocca, il getto potente colpisce il fondo della gola, togliendomi il respiro e la dignità, mentre rivoli giallastri mi sfuggono dagli angoli delle labbra, scivolando lungo il mento fino al collo in un'umiliazione liquida che brucia come acido sulla mia anima esposta.
La signora scende dal mio viso, liberandomi dal peso opprimente del suo corpo.
Inspiro a pieni polmoni aria fresca che brucia nei polmoni, le guance infuocate come tizzoni ardenti, il collo rigido per la posizione forzata.
Scuoto la testa violentemente, cercando di orientarmi nell'oscurità totale della benda di seta che mi avvolge gli occhi, la confusione che mi avvolge come nebbia densa.
Il viso è completamente fradicio, ogni centimetro della pelle lucida e bollente inondato dal suo squirt denso e dalla sua urina acre che mi colano in lenti rivoli sinuosi lungo le guance arrossate fino al collo teso, formando serpentine umide che si mescolano al sudore salato che imperla la mia pelle infiammata. Il suo sapore selvaggio e muschiato - primitivo come terra bagnata dopo un temporale estivo - persiste sulla lingua gonfia come un'impronta indelebile, un mix pungente di sale marino e metallo ossidato che si insinua fino in fondo alla gola contratta, lasciandomi un retrogusto amaro che nessun respiro riesce a dissipare. La mia figa, completamente esposta e vulnerabile sul marmo freddo e levigato, pulsa ritmicamente come un cuore impazzito dopo una maratona, le labbra tumide e lucide che si contraggono in spasmi involontari e violenti che mi fanno tremare le cosce sudate come foglie durante una tempesta.
«Usata come un volgare oggetto, un semplice seggio umano per il piacere di una sconosciuta,» penso mentre un brivido mi percorre la spina dorsale, «leccata, bagnata e umiliata davanti a tutti questi sconosciuti... ma cazzo se mi ha eccitata fino al midollo.»
** SIGNORA WANG **
Appagata, mi rivesto tranquillamente, le dita che ancora tremano leggermente mentre abbottono la camicetta di seta nera sulla pelle umida di sudore.
Un sorriso sottile mi increspa le labbra mentre osservo le schiave distrutte ai miei piedi - corpi nudi e tremanti, visi lucidi di fluidi, occhi vacui dietro le bende.
Con movimenti misurati, calzo le scarpe col tacco e torno nel pubblico con discrezione, sentendo ancora pulsare il calore dell'orgasmo tra le cosce ad ogni passo.
** DANIELA **
«Wow! Molto bene, gente! La punizione si è conclusa!» annuncio al microfono, la mia voce che risuona metallica nell'aria densa e profumata di sesso.
Il plug nel mio ano pulsa ritmicamente, inviando scariche elettriche lungo la spina dorsale, immensamente eccitata dallo spettacolo.
«Lasciamo qualche secondo alle schiave di riprendersi...»
Le due si risollevano in ginocchio, tremanti come foglie autunnali, i corpi lucidi di sudore e fluidi sotto le luci viola del club.
Torno all'ampolla che brilla come un gioiello osceno, le mie dita affusolate che estraggono con enfasi teatrale un piccolo foglietto ripiegato.
«È uscito il numero 86!»
Si alza una signora bionda alta, capelli platino tagliati in un caschetto perfetto, elegante in una gonna di pelle nera che le arriva a metà coscia e tacchi stiletto rosso sangue che fanno sembrare le sue gambe infinite.
Tiene al guinzaglio un barboncino bianco impeccabilmente toelettato che annusa l'aria eccitato. Si avvicina al mio orecchio, le sue labbra carnose dipinte di rosso che sfiorano la mia pelle mentre sussurra la sua proposta, il suo profumo dolciastro che mi avvolge.
Annuisco sorridendo, il mio sguardo che si incrocia col suo in un'intesa perversa, dando via libera.
** SIGNORE BIONDA **
Porto il guinzaglio di velluto cremisi del mio Dolly, avvicinandomi con passi misurati a Michela inginocchiata sul marmo freddo, ancora confusa dall'orgasmo devastante che l'ha attraversata.
Il suo corpo ambrato luccica di sudore sotto le luci violacee, rivoli luccicanti come perle scendono tra i seni pesanti e tremanti. Osservo con bramosia i suoi capezzoli turgidi color caramello che puntano verso l'alto come piccoli proiettili, la figa completamente depilata e gocciolante di umori traslucidi.
Tiro delicatamente il guinzaglio, portando il barboncino candido come neve vicino al suo corpo tremante.
«Oddio, è... è quello che penso?... un... un cane?... non vorrà mordermi, vero?» chiede Michela con voce spezzata, il terrore che le increspa la pelle in minuscoli brividi.
«È un cane. Un barboncino di razza purissima. Ma escluderei categoricamente morsi... sembra interessato ad altro ben più succulento,» rispondo divertita, un sorriso predatorio che mi incurva le labbra scarlatte.
Dolly annusa avidamente le sue parti intime, le narici che fremono eccitate, prima di tirare fuori la lingua rosata e ruvida come carta vetrata fine, leccando il sesso pulsante con movimenti precisi e metodici, come un'esperta consumata.
«Oh no! Da un cane no!» protesta debolmente, ma il brivido elettrico che le percorre visibilmente la spina dorsale tradisce un piacere primordiale e proibito, la figa che si contrae ritmicamente come una bocca affamata.
«Ah ah ah! Meno male che dicevi no!» rido, gasata dall'eccitazione che mi fa pulsare il clitoride sotto la gonna aderente.
La lingua ruvida del barboncino è micidiale nella sua precisione, tocca punti vulnerabili con metodica insistenza, e Michela viene in pochi secondi, un urlo liberatorio che squarcia l'aria fumosa del locale tra risate generali che rimbombano come tuoni.
Con le ultime forze, Michela prova a scappare gattonando sul marmo freddo, ma Dolly la raggiunge con balzi aggraziati, leccandola da dietro con fervore rinnovato.
Lei si blocca istantaneamente, gomiti premuti contro il pavimento lucido, culo all'insù che riflette le luci viola, figa esposta e pulsante come un frutto maturo.
«Oh hai visto Dolly? Le tue leccate le piacciono proprio...» sussurro con voce roca, eccitazione palpabile. Bastano sette otto colpi di lingua esperta sul clitoride gonfio e lei viene di nuovo, un orgasmo devastante che le fa tremare le cosce toniche come foglie al vento.
«Wow! E sono due!» commento con malcelata soddisfazione, le labbra incurvate in un sorriso predatorio.
Sfinita, si volta sulla schiena, cosce aperte come ali spezzate, Dolly lecca ancora con entusiasmo canino, venti secondi di tortura piacevole e arriva il terzo orgasmo che la fa contorcere come una serpe.
«Basta, pietà...» supplica con voce rotta, lacrime che scendono sotto la benda di seta nera. Dolly alza la gambetta con eleganza inaspettata, un getto dorato di urina calda le inonda il viso arrossato.
«Ahahah! Consiglierei un cane anche a te, gran signora! Dà grandi soddisfazioni...» dico con tono mellifluo, tirando il guinzaglio di velluto cremisi.
«Vieni amore... sei solo della tua padroncina, lasciamo questa cagna a godere da sola" sussurro al mio Dolly, accarezzandogli il pelo candido come neve fresca.
** MICHELA **
Umiliata fino al midollo osseo, il mio corpo nudo trema incontrollabilmente sul marmo gelido, scosso dagli echi degli orgasmi multipli che mi hanno attraversata come fulmini quando quella lingua ruvida e aliena del barboncino candido ha violato ogni mio limite, lappando con metodica precisione parti di me che nessun animale avrebbe dovuto toccare.
Il viso brucia come se fosse stato sfiorato da fiamme invisibili, ogni centimetro di pelle bagnato dal piscio caldo e pungente dell'animale che mi cola lentamente lungo il collo in rivoli giallastri e salati, mescolandosi al sudore perlaceo che mi imperla la pelle e ai miei stessi umori viscosi che ancora mi brillano sul mento.
Ogni muscolo grida esausto, mentre la mia figa continua a pulsare come se avesse vita propria, contraendosi in spasmi che non riesco a controllare.
«Cazzo,» penso mentre un brivido elettrico mi attraversa la spina dorsale come una scarica di corrente ad alto voltaggio, «mi sono sottomessa completamente a un animale davanti a tutti questi sconosciuti che mi fissano con sguardi affamati, e sono eccitata da morire, la mia figa ancora pulsante e gonfia come un frutto maturo.
Vorrei sprofondare per la vergogna, sparire da qui, sentendo il calore bruciante salire fino alle guance, ma una parte di me - quella più oscura, primitiva, animalesca - vuole solo godere ancora e ancora fino a perdere i sensi.»
** DANIELA **
Mi avvicino con passi felini, i tacchi a spillo che scandiscono un ritmo ipnotico sul marmo lucido. Un sorriso predatorio mi incurva le labbra rosse come sangue fresco, i denti bianchissimi che brillano sotto le luci violacee del club: «Che cagna sei, Michela... nessun ritegno, proprio come immaginavo. Ti piace essere scopata anche dai tuoi simili, una cagna per un cane».
Il pensiero mi attraversa come una scarica elettrica che mi fa contrarre involontariamente i muscoli interni: forse dovrei accettare il suggerimento della bionda e trovare un cane dal cazzo immenso per soddisfare veramente la mia cagnetta in calore.
La afferro per i capelli sudati e appiccicosi, stringendo le ciocche castane tra le dita smaltate di nero fino a farle inclinare la testa all'indietro con uno scatto secco, esponendo la gola vulnerabile dove posso vedere il pulsare frenetico della sua giugulare.
Le prendo la bocca con la mia in un bacio violento che sa di dominio assoluto e di ferro, la mia lingua che invade ogni spazio umido e caldo, assaporando il sapore salato delle sue lacrime mescolato all'amarognolo dell'urina canina.
«Sono curiosa di vedere cosa altro ti faranno...» sussurro contro il suo orecchio, il mio respiro caldo che le fa increspare la pelle in minuscoli brividi. Le mordo delicatamente il lobo, assaporando il sapore salato del suo sudore mentre le mie unghie laccate di nero tracciano lentamente un percorso lungo la sua spina dorsale, sentendo ogni vertebra sotto i polpastrelli.
Lei si rimette in ginocchio con movimenti fluidi come acqua che scorre su marmo liscio, i muscoli delle cosce che tremano visibilmente per lo sforzo.
Le sue pupille, dilatate dall'eccitazione come pozzi neri in cui potrei annegare, sono visibili anche sotto la benda di seta che le copre parzialmente gli occhi, umida di lacrime e condensazione del suo stesso respiro affannoso.
Torno all'estrazione con teatralità studiata: "Numero 96!"
Si alza Sara, una donna dai capelli castani tagliati in un caschetto preciso, elegantissima in un tailleur grigio perla che esalta le sue curve discrete, il viso delicato ma determinato illuminato da occhi verdi penetranti.
«Sono Sara, avvocato di professione. Mi interessa particolarmente Michela – è stata l'idolo ossessivo di mio marito per anni. Voglio umiliarla fino all'osso.»
Propone con voce educata che contrasta con le parole crude, e io approvo con una risata gutturale che risuona nel locale.
EPILOGO
Undicesima parte della punizione, un viaggio attraverso l'ombra e la luce del desiderio proibito. La storia si snoda come un fiume sotterraneo, intenso e tumultuoso, che scorre per ben 18 capitoli di passione non filtrata. Ebbene si ho aggiunto 4 parti a quelle che vi avevo promesso nei capitoli precedenti, spero gradiate l’omaggio.
Queste pagine non nascono dalla nebbia della mia immaginazione, ma emergono dalle confessioni sussurrate della mia amica Damabiancaesib, le cui esperienze reali si manifestano qui come gocce di sudore su pelle nuda.
La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere visitando il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib. Quella biografia, scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie. Altri scrittori su A69 hanno narrato le sue storie, ma la mia Dama è sempre pronta a sperimentare e a trovare nuovi stimoli e pertanto ha deciso di darmi questa opportunità, non me ne vogliano male gli altri!
Tra le righe, però, scorgerete anche frammenti della mia anima, specialmente nei pensieri più intimi delle protagoniste, quei sussurri mentali che Daniela, pur nella sua supremazia, non potrà mai ascoltare dalle labbra tremanti delle sue schiave devote.
Ogni capitolo di questa saga intima tra Michela e Daniela porta il marchio "Sottomessa al piacere". Potrebbe sembrare ugua
Per chi si avventura qui per la prima volta, consiglio di tornare all'inizio del viaggio. Questi racconti si intrecciano come fili di seta in un arazzo erotico, tessendo una trama continua di dominazione e devozione.
La vostra lettura completa e i vostri commenti nutriranno non solo il mio ego di narratrice, ma anche il coraggio della mia amica di condividere i suoi segreti più ardenti.
Permettetemi di ricordarvi:
- che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.
- Questa e una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.
Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie? Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?
Anche quelli irriverenti sono benvenuti. O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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