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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap3#1


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
06.04.2026    |    16.625    |    4 9.5
"Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure..."
Natale perverso capitolo 3 - la cena

PARTE 1

*** DANIELA ***

Sono le 21:30 esatte. Faccio posizionare Michela davanti allo specchio a figura intera, completamente illuminata dalla luce forte della stanza, e ordino con voce autoritaria: «Piegati in avanti, spalanca le gambe al massimo e mostrami come ti infili il plug, troia. Voglio vedere ogni dettaglio del tuo buco dilatato mentre si apre per me e per chiunque ti guarderà stasera.»
Michela obbedisce all’istante, la schiava perfetta, il culo tatuato con la scritta “PROPRIETÀ DI DANIELA” e la freccia nera che punta dritta al buco esposto oscenamente. Si spalma la vaselina con dita lente e provocanti, spingendole dentro fino alle nocche, gemendo forte mentre il suo ano si contrae e si rilassa sotto i miei occhi. Poi afferra il plug blu da 8,5 cm e lo appoggia.

Spinge con un urlo strozzato: la prima sfera entra con un suono viscido, la seconda la fa tremare, la terza la dilata brutalmente. Il plug si incastra, la gemma blu lampeggia e vibra forte. La faccio girare, la obbligo a posare in pose umilianti - gambe divaricate, mani sulle ginocchia, culo spinto all’indietro - tirandole gli anelli da 4 cm ai capezzoli e alle grandi labbra per farli dondolare e tintinnare vistosamente.

Mi diverto a rendere la scena teatrale: la costringo a stare così, davanti alla parete interamente rivestita a specchio, finché il suo corpo - tremante, umiliato e decorato dalle scritte e dai metalli - non diventa l’essenza stessa della degradazione che ho sempre desiderato plasmarle addosso. Nel riflesso, i miei occhi brillano di soddisfazione e potere. I miei capezzoli sono già tersi, tinti di un viola quasi rabbioso; ogni muscolo delle mie gambe di pantera grida il desiderio di stringerle una volta per tutte quella gola e non lasciarla più respirare fino all’applauso finale.

«Adesso vestiti,» ordino, la voce vellutata che si sfuma solo all’ultimo dB. Michela si rimette il microabito nero, quello che più di tutto le fa risaltare i tatuaggi e gli anelli: lo tira giù con lentezza, lasciando la carne strappata e adornata ben visibile oltre ogni limite. Per il seno, non c’è nulla che tenga: i capezzoli con i piercing escono subito, i cerchietti d’acciaio che scintillano sotto la luce della camera e basta una camminata decisa perché il vestito si apra ulteriormente. Le grandi labbra, tese dagli anelli, sporgono sotto i femori come una bandiera della degenerazione. Sotto, solo una balza di calza e il plug che lampeggia come il faro di una discoteca. La faccio sollevare, danzare, chinarsi davanti allo specchio; ogni movimento è un piccolo tormento di piacere che le inarca la schiena e la rende sempre più mia.

Mi vesto anche io: lascio che la seta beige dell’abito scivoli giù morbida sulla pelle ancora umida di olio profumato, due spacchi laterali che sfidano il buon gusto e la gravità. Appena piego il busto, la linea della mia schiena si offre nuda e fiera dritta al riflesso, le natiche perfette divaricate sotto la stoffa trasparente e il plug rosso a scintillare come una lanterna. Mi sento davvero la regina di tutte le padrone. Trucco rapido: niente che copra, solo che illumini. Un velo di gloss, i capelli raccolti alto, il resto si spiega da sé.

*** MICHELA ***

Mi piego obbediente davanti allo specchio come comanda la Padrona, le gambe spalancate al massimo, il culo tatuato completamente esposto sotto la luce crudele. Mi spalmo la vaselina dentro il buco ancora gonfio e arrossato dalla fisting di Claudia, le dita che entrano profondamente con suoni osceni, mentre Daniela mi guarda e mi ordina di spingere di più.
Infilo il plug blu da 8,5 cm con un gemito disperato di piacere e dolore: le sfere mi dilatano senza pietà, il plug resta un po’ largo ma si incastra, lampeggiando e vibrando forte.

La Padrona mi fa girare e posare in posizioni da puttana - mani sulle ginocchia, culo in fuori, gambe aperte - tirandomi gli anelli ai capezzoli e alle grandi labbra per farli oscillare e tintinnare. Il mio vestito nero è trasparente al cento per cento: i seni abbondanti escono dalle profonde scollature a ogni respiro, i capezzoli color fragola tesi con gli anelli da 4 cm che pendono pesanti, la scritta “SLAVE” sul ventre e il mio viso tatuato sul seno destro ben visibili. Cammino per la sala con i tacchi dodici, la voce della Padrona che mi segue come una frusta nella nuca: «Stasera devi provocare chiunque ti guardi, anche la cameriera, perfino L’amichetto gay di Pierre. Voglio che non riescano a toglierti gli occhi di dosso.»

La carne tra le cosce mi pulsa come una sirena dei pompieri; la vergogna che una volta mi lacerava ora mi eccita fino alla follia. La mia Padrona scivola accanto a me in quell’abito beige impudico, la schiena nuda, la pelle dorata, i capelli raccolti perfetti. Lo sguardo liquido e feroce mi trapassa come una lama calda nel burro. Mi prende il mento, lo stringe, mi costringe a guardarla negli occhi.

«Te lo ripeto: se stasera goccioli anche solo una volta senza il mio permesso, ti faccio rimuovere il plug a morsi da una delle russe. Ti sarà chiaro il senso della punizione.» Se la ride, la bocca rossa che si curva in un sorriso diabolico, poi mi bacia sulle labbra come a sigillare il contratto orale di obbedienza.

Appoggio i piedi sul tappeto dell’ingresso - è morbidissimo, ma sento che le ginocchia mi fremono lo stesso. Sento il plug che pulsa tra i glutei e ogni passo mi dilata il corpo più della volta precedente. Ogni riflesso negli specchi, ogni movimento d’aria sulla pelle scoperta è benzina; ogni sguardo della Padrona, il cerino che accende la miscela.

*** DANIELA ***

Usciamo dalla camera e scendiamo le scale con passo lento e provocante. Faccio camminare Michela davanti a me, ordinandole di ancheggiare esageratamente e di fermarsi ogni tre gradini per piegare leggermente le ginocchia e spingere il culo all’indietro, mostrando il plug blu che lampeggia e vibra.

I tacchi da 12 cm fanno tintinnare i suoi anelli a ogni movimento. Arriviamo in sala. Claudia è seduta sulla poltrona, il vestito nero luccicante alzato dietro in modo che il suo culo nudo tocchi la stoffa, lo spacco aperto che mostra la figa depilata. Pierre è di fronte, completo nero. Entrambi ci fissano a bocca aperta. Claudia sorride maliziosa: «Potevate venire nude…» Io la fisso autoritaria e rispondo: «Li ho fatti fare apposta per l’occasione. Volevo che ci mangiaste con gli occhi… e da quello che vedo ci siete riusciti.»

Mi rivolgo a Pierre, il cui sguardo rimane inchiodato sul plug blu cobalto che pulsa tra le natiche sode e tatuate di Michela: «Peccato che tu sia gay... forse vestita così la mia schiava riuscirà a farti drizzare il cazzo.» Pierre sorride, deglutendo vistosamente.

«Per te, Daniela, potrei quasi fare uno strappo alla regola.»

Michela si volta, la bocca socchiusa, e lo fissa con quegli occhiata acquosi che significano solo una cosa: sono pronta. Claudia accarezza il bracciolo della poltrona come se fosse il petto di un amante, lo fa senza sforzo, con la destrezza di chi da vent’anni regna su ogni tavolo da pranzo, ogni letto, ogni palco di città. Poi, con voce ferma e carezzevole insieme, invita: «Venite qui, fatevi vedere bene. Voglio osservare la tua schiava da vicino, Daniela. Soprattutto i dettagli dell’opera.» Michela avanza, la camminata trasmette meglio ogni oscillazione del plug e degli anelli, il tessuto trasparente del vestito si arriccia sulle cosce e lascia intravedere tutto. Quando si ferma davanti a Claudia, questa la fa girare su sé stessa, la osserva sotto ogni angolazione. Passa le mani lungo le cosce, si sofferma sulle scritte tatuate, carezza con l’indice la punta dell’anello nel capezzolo.

«Questa schiava è fiera della sua appartenenza?» Rispondo prima ancora che Michela apra bocca: «Lo è più di quanto riesca a dire. Guardala: gocciola solo all’idea che tu la stia giudicando.» Claudia annuisce, il sorriso si allarga di un millimetro sulle labbra sottili.

«Lo vedo. E sento anche il suo odore: è un olio di umiliazione e onore. Non l’hai solo marchiata, Daniela. Le hai dato la dignità della rovina.» Il complimento è più vero e commovente di qualsiasi dichiarazione a teatro. Sento la mascella stringersi un attimo dalla commozione, ma non lo lascio trasparire. «Vuoi toccare il plug?» domando. Claudia aveva già la mano a tre centimetri dalle natiche di Michela e non aspettava di meglio. Lo afferra tra pollice e indice, lo vibra avanti e indietro, lo fa lampeggiare al massimo dell’intensità. Michela urla. Un suono che rimbomba per la sala, un suono che non nasconde nulla. Claudia ride, felice e sorpresa.

Pierre si schiarisce la voce: «Mi sa che dobbiamo chiamarla Vibro, questa ragazza.» Claudia punta il dito: «Il bello deve ancora venire, puoi andare a sederti.»

Ci sediamo con studiata lentezza. Sollevo completamente la parte posteriore del mio vestito di seta beige, rabbrividendo quando la pelle nuda e calda dei miei glutei incontra il marmo gelido della sedia Louis XV, mentre la stoffa anteriore ricade come una cascata liquida tra le mie cosce ambrate e toniche. Michela esegue lo stesso movimento con precisione speculare, sollevando il tessuto nero trasparente: la sua vagina ornata dai pesanti anelli d’acciaio da 4 cm brilla umida e gonfia tra le cosce spalancate, il plug blu elettrico che vibra e lampeggia ritmicamente come un faro nella notte. Non c’è traccia di imbarazzo sul suo viso tatuato, solo un orgoglio animale di esibizione: allarga ancora di più le gambe facendo oscillare gli anelli che tintinnano come campanelli pagani, e mi cerca con occhi liquidi di desiderio, in attesa febbrile dei miei prossimi comandi.

Parte 1 di 9

*** NOTE ***

---CAPITOLO 3: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi due!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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