Scambio di Coppia
Opening Party al Bolero - Parte 1/8
giorgal73
04.05.2026 |
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"Roby lo sento arrivare prima ancora di vederlo: il suo profumo, qualcosa di legnoso e caldo, precede la sua mano pesante sulla mia spalla..."
***Premessa***Questo racconto è rimasto a riposare nel mio cassetto virtuale per qualche mese, come una bottiglia di buon vino che aspetti il momento giusto per stapparla e assaporarla lentamente. I fatti risalgono a settembre 2025, ma tra un racconto e l’altro mi sono lasciato distrarre, rimandando la conclusione come si fa con i piaceri più intensi.
Vi chiedo scusa in anticipo per la lunghezza: ormai mi conoscete, sono quello che ama perdersi nei dettagli, soprattutto quando si tratta di storie vissute sulla pelle, con tutti i loro colori, profumi e vibrazioni autentiche.
Fatevi coraggio, leggete tutte le 8 parti senza fretta. Commentatele con sincerità: mi piace scoprire cosa ha acceso la scintilla della vostra fantasia, fatto accelerare il battito o risvegliato desideri che dormivano quieti.
E se poi qualche fanciulla o coppia di larghe vedute (anzi, di vedute ampie e coraggiose) avesse voglia di condividere un po’ di tempo con me in qualche club… anche solo platonicamente, (capisco che potrei non essere il vostro tipo), eh… io non mi tiro indietro.
Mai! Anzi, sono già pronto a nuove avventure, con il cuore che batte un po’ più forte solo all’idea.
Pronti? Allora lasciatevi avvolgere dalla lettura.
*** Parte 1 di 8 ***
«Ciao e buon compleanno ancora, bellissima. A tal proposito ti ho fatto un regalino che spero possa piacerti tanto quanto mi piaci tu. Ho scritto un racconto su A69 (diviso in due parti) che si intitola *Fede&Bea - Le ninfe del giardino libertino*. In questo racconto, nella seconda parte, ci sei tu con i tuoi capelli dorati e i tuoi amici. Ovviamente ho romanzato un pochino la storia e ho preso qualche licenza poetica per rendere tutto più intrigante e sensuale… Poi c’è anche da dire che è passato un po’ di tempo e, anche se ho buona memoria, quel giorno ero un po’ distratto… dai tuoi occhi verdi che brillavano nella luce soffusa. Fammi sapere se ti piace e, se ti va, lasciami un commento lungo e dettagliato.»
«Grazie, è un bellissimo regalo davvero, mi hai fatto arrossire. Quando torni al Certe Notti? Fino a quando rimane aperto il giardino con quelle luci incantevoli?»
«Il giardino non dovrebbe chiudere fino all’arrivo del primo freddo autunnale… Adesso ha riaperto anche il Bolero, che però è al chiuso. Comunque, il Certe Notti fino a fine settembre dovrebbe ancora avere il giardino aperto; poi rimarrà solo la parte chiusa con la musica e la Spa. Questa settimana pensavo di andare appunto al Bolero, ma ovviamente posso sempre cambiare idea se tu preferisci altro .»
«E il Bolero com’è esattamente?»
«Dipende dai momenti e dagli eventi speciali. Considera che il Bolero è un ex teatro barocco con una spa più grande e lussuosa del Certe Notti. Una bella discoteca con soffitti alti e luci stroboscopiche. Quando ci sono gli eventi principali ci possono essere oltre 400 persone che si muovono come un’unica creatura pulsante (di solito gli eventi del sabato); infatti bisogna essere in lista e vestirsi in modo adeguato. Durante la settimana ovviamente c’è meno gente, ma il mercoledì non è male, con la Spa fino a tarda notte. Il Bolero si trova a circa 10 km dal Certe Notti. Questo sabato inaugura la nuova stagione.»
«Ma se ci andassimo insieme, magari questo sabato, ti va o sei occupato con qualcun’altra?»
«Da questo momento sono occupato solo con te, è ovvio che mi va di andarci insieme. Se vuoi ti passo a prendere con la mia macchina.»
«No, tranquillo, vengo con un mio amico. È un problema per te?»
«Figurati, non sono geloso. Spero che non lo sia neanche lui; al massimo troverò qualcosa per distrarlo.»
Il 5 settembre è arrivato. Era una serata calda e il cielo era limpido e pieno di stelle. Sono arrivato presto al Bolero e ora mi ritrovo appoggiato al muretto della scala vicino all’ingresso, a controllare l’orologio ogni cinque minuti.
Arriva un messaggio: «Scusami, ma Roberto ha avuto un piccolo imprevisto e tardiamo una mezz’ora».
Le rispondo che entro e l’aspetto vicino al bar. Dentro, un’onda di calore umano mi investe. Il locale è già affollato. La musica pulsa, un mix di house e ritmi sensuali riempie l’aria. Luci soffuse, rosse e viola, danzano sui corpi. E che corpi! Donne ovunque, alcune completamente nude, altre con indumenti minimi: reggiseni trasparenti, slip che lasciano poco all’immaginazione, tacchi alti che slanciano gambe infinite. Sono tutte belle, con curve generose o fisici atletici, ma ciò che colpisce di più sono le loro espressioni: vogliose, predatrici, occhi che scrutano la sala in cerca di prede. Una bionda con i capezzoli turgidi mi sfiora passando e sorride complice. Un’altra, una mora con un tatuaggio sul fianco, è appoggiata al muro con le gambe aperte e lascia che un uomo le accarezzi l’interno coscia. Coppie si baciano apertamente, mani che esplorano senza pudore. Mi sento subito eccitato: Little Joe si indurisce nei pantaloni.
Faccio un giro, assorbo l’atmosfera: divani sparsi dove gruppi si formano e si sciolgono, un’area bar affollata, scale che portano ai piani superiori, dove il divertimento si trasforma in grida orgasmiche e perversioni intense.
Alla fine, passa quasi un’ora quando finalmente vedo Bea entrare. È stupenda, come sempre: capelli neri sciolti sulle spalle, un abito rosso attillato che le fascia il seno prosperoso e il culo sodo, tacchi che la fanno sembrare una dea del sesso. Al suo fianco c’è Roby, il suo amico conosciuto su A69, quel sito di incontri per adulti che usiamo tutti. Ha qualche anno più di me, sui sessanta forse, ma ha la faccia simpatica, con un sorriso aperto e occhi vivaci. Capelli lunghi raccolti in un mini-codino brizzolato, fisico possente e curato.
Entriamo subito in sintonia: mi stringe la mano con fermezza e ride di una battuta che faccio sul ritardo di Bea.
«Scusaci per il ritardo, ma dovevo convincerlo a venire, visto che è timidissimo» dice Bea ridendo mentre gli lancia uno sguardo malandrino, poi mi bacia sulla guancia con le labbra umide.
Roby scruta il locale con occhi spalancati, eccitato e affascinato.
«Cazzo, questo posto è un paradiso» mormora, fissando una donna nuda che balla al centro della sala, i seni che rimbalzano al ritmo della musica. Vedo il rigonfiamento nei suoi pantaloni: è già pronto all’azione.
«Dai, vi faccio fare un giro.»
Li porto a visitare ogni angolo del club: il dungeon BDSM, il cinema e il primo piano con le stanze private e per coppie. Purtroppo, la zona spa è inaccessibile a quell’ora, ma sarà per un’altra volta. Poi torniamo giù per bere qualcosa.
Ordino due Martini Cocktail, uno per me e uno per Bea, e un Gin Tonic per Roby.
Sto sorseggiando il mio Martini, assaporando la miscela decisa e dolce, quando lo sguardo mi cade su Monica, una donna che avevo conosciuto solo pochi giorni prima durante una serata memorabile al Certe Notti. Una folata di desiderio e nostalgia mista mi attraversa - quella notte era stata un tripudio di lingue salate, polpastrelli inumiditi dall’alcol e una promessa di sorprese future. Monica ha un modo di muoversi che non lascia scampo: ondeggia nel suo angolo preferito, illuminata appena dal fascio di led blu che la rende quasi eterea eppure ancora più carnale.
Non resisto. Mi stacco dal gruppo, mi avvicino a lei e le sfioro la giugulare con un bacio leggero, un gesto che a molti sembrerebbe eccessivo, ma che qui dentro equivale a una stretta di mano. Monica si volta subito, con un sorriso sfrontato, e mi accarezza il petto sopra la camicia, con le unghie curate che indugiano un po’ troppo. È una donna che ama il rischio ma che sa sempre dove mettere i piedi, anche con i tacchi. Ha un caschetto lucido che incornicia un viso da gatta curiosa e indossa un top semitrasparente che lascia poco all’immaginazione - anzi, la esalta. I suoi capezzoli sono in pieno risveglio, la mini è così minimale che a ogni oscillazione della gamba il sesso rasato si mostra come una ricompensa segreta. Monica ama essere guardata, e molto di più ama essere desiderata.
Accanto a lei c’è il marito, un ragazzo di almeno dieci anni più giovane di lei, biondo slavato con gli occhi azzurri che non sbattono mai le palpebre. È alto, quasi sproporzionato rispetto al fisico asciutto, e indossa una maglietta che aderisce perfettamente ai pettorali scolpiti. Monica probabilmente lo ha scelto per la tenuta d’atleta e la dolcezza da cucciolo, ma anche perché la fa sentire più cattiva, più potente.
Ai loro fianchi si muove un’altra coppia, una di quelle che si riconosce subito per la sintonia sospesa e la fame di novità. La ragazza è una mora piccolina e compatta, con tette da ragazzina e glutei tesi, il viso con i tratti dolci e una bocca che non riesce a stare ferma: sorride, morde la cannuccia, bisbiglia all’orecchio del suo ragazzo, che la osserva come se fosse il suo unico dio. Lui è bruno, barba corta, occhi scuri e maglione leggero, ma anche lui si vede che ha muscoli addominali da fare invidia a una copertina di Men’s Health.
L’atmosfera attorno a loro è densa di promesse non dette, una corrente sotterranea che lega predatori e prede in una specie di complicità silenziosa, senza spazio per la gelosia. Roby lo sento arrivare prima ancora di vederlo: il suo profumo, qualcosa di legnoso e caldo, precede la sua mano pesante sulla mia spalla.
«Giorgio, non mi presenti la tua meravigliosa amica?» Lo dice con la voce bassa e un sorriso da lupo che ha già deciso dove andare a dormire. Bea scoppia a ridere, una risata breve e argentina che le fa brillare gli occhi, e io, da bravo bambino, faccio il giro di presentazioni.
Bea mi prende per mano, le dita calde che si intrecciano alle mie, e si avvicina fino a sfiorarmi l’orecchio con le labbra. Il suo profumo - qualcosa di floreale e muschiato - mi avvolge.
«Visto che il mio amico si vuole fare la tua amica,» sussurra, la voce bassa e complice sopra il battito sordo della musica, «che ne dici se andiamo a farci un giro?» Sento il calore del suo respiro sul collo ancora dopo che si è ritratta, un sorriso malizioso sulle labbra rosse.
Lungo la strada incontriamo Maurizio, un uomo che aveva conosciuto Bea al Timida qualche settimana prima. Non è altissimo, con una corporatura compatta e una magliettina di rete nera semitrasparente che lascia intravedere un torace non proprio da copertina. Gli occhiali con la montatura spessa gli danno un’aria da professore fuori contesto, e i pochi capelli rimasti sono pettinati con una cura che tradisce quanto ci tenga. Insieme a lui c’è Anna: un vestito floreale che scende fino al ginocchio, le spalle coperte, i capelli castani lisci e ordinati come se fosse a una cena di famiglia piuttosto che in un club come questo.
Ha occhi marroni chiari che si posano sulle cose senza davvero vederle, il sorriso educato di chi non sa ancora bene perché è qui. Bea la squadra in un secondo, poi guarda me con un’espressione che conosco bene - le labbra strette, un sopracciglio appena alzato. Ma Maurizio insiste, indica le scale con un gesto entusiasta, e Bea alla fine soffia un sospiro breve e accetta.
Appena varchiamo la soglia della stanzetta libera, il rumore della musica si fa ovattato, come se qualcuno avesse abbassato d’un tratto il volume della realtà. Il neon blu diffonde una luce morbida che trasforma i volti e i corpi in sagome ancora più desiderabili, più sconosciute e vicine. La porta si chiude alle nostre spalle con un clic deciso e Maurizio, come se avesse aspettato da ore questo momento, si spoglia in un lampo. Non sono nemmeno sicuro di averlo visto sbottonare i pantaloni: un secondo è vestito, quello dopo è già nudo, il cazzo eretto che rimbalza leggermente a ogni suo movimento e un sorriso sfrontato che si allarga sotto i baffi sottili. Bea invece si muove con la calma consapevole di chi sa di essere osservata, estrae un chewing-gum dalla borsa, lo mastica lentamente mentre si sfila l’abito e lo lascia cadere a terra, le spalline che scivolano lungo le braccia come acqua.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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