Lui & Lei
Laura: La Regina della Cera Calda-Cap.1 di 6
giorgal73
25.05.2026 |
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La frase arriva morbida, senza cattiveria, come un consiglio che si dà a un amico fidato o, forse, a un amante occasionale..."
Premessa:Scopri il mio segreto bollente: un corpicino glabro come seta dopo una ceretta indimenticabile con una bionda dal piercing argenteo che mi ha fatto vedere le stelle! Invito le donne intraprendenti e audaci a un club privé esclusivo a Bologna per palpare, esplorare e rivivere la passione esplosiva di quella seduta. Pronta a osare senza peli di mezzo e divertirti da matti con un uomo liscio e voglioso?
Nell’ attesa leggi tutti e 6 i capitoli per non perdere nessun colpo di scena e lascia un commento, pollice in su e proposta indecente per una nostra personale storia!
***** Capitolo 1 di 6 - Conosciamoci *****
Varco la soglia del centro estetico, e il mio cuore batte un tamburello contro le costole. È la mia prima volta qui, e l’aria è densa di un profumo dolce e chimico, come di shampoo e lacca mischiati a qualcosa di più pungente, forse cera sciolta. Ho finalmente deciso di liberarmi dei peli sulla schiena e sul petto, anche se so che il laser non sarà un’opzione per me; i miei peli sono per lo più bianchi, invisibili al suo occhio elettronico. Mi toccherà affrontare il bruciore della ceretta. La receptionist mi guida lungo un corridoio illuminato da applique che diffondono una luce morbida, quasi rosata. Mi fa accomodare in una stanzetta accogliente, dove le luci sono ancora più soffuse e una musica rilassante suona in sottofondo, un flusso costante di note che si intrecciano come un fiume calmo.
La porta si apre con un clic sommesso, rivelando una figura che sembra portare con sé un raggio di sole. Laura. I suoi tacchi risuonano sul pavimento, un ritmo sicuro e cadenzato che si avvicina. I capelli, di un biondo platino abbagliante, sono raccolti in una coda di cavallo che ondeggia a ogni passo, come una cascata danzante. Gli occhi, di un celeste chiaro e penetrante, sembrano catturare ogni sfumatura di luce, brillando con una vitalità contagiosa. Quando sorride, un piercing argentato sulla lingua cattura la luce, scintillando come una stella cadente. La divisa bianca, impeccabile e stirata alla perfezione, fatica a contenere le sue forme: la vita stretta, i fianchi morbidi e sinuosi, il seno pieno che tende il tessuto in un modo che è impossibile ignorare. È sexy da togliere il fiato, una presenza che riempie la stanza e fa sembrare tutto il resto solo un’ombra sbiadita.
«Buongiorno.» La sua voce è un sussurro caldo, leggermente roca, come miele versato su ghiaia. «Sono Laura. Oggi ci occupiamo della schiena e del petto, giusto? È la tua prima volta?»
Annuisco, sentendo il calore salire alle guance. «Sì, e ho paura di non riuscire a trattenere le urla.»
Lei ride, un suono cristallino che riempie la stanza come un carillon. «Non preoccuparti,» dice, gli occhi celesti scintillanti di malizia. «Sarò io a decidere se farti stare bene... o male.» Mentre parla, il piercing sulla sua lingua brilla come una promessa segreta.
Mi indica di togliere maglietta e canottiera, e mentre lo faccio percepisco la luce soffusa accentuare ogni imperfezione della mia pelle, le macchie solari, i peli radi e bianchi che sembrano lanugine d’anziano. Laura mi osserva senza giudizio, anzi, con una specie di curiosità tecnica che rende tutto un po’ meno imbarazzante. Mi accomodo sul lettino, il vinile azzurro che odora di disinfettante e plastica nuova. Lei mi copre le gambe con un telo leggero, poi mi chiede di sdraiarmi a pancia in giù.
Sento la sua mano, calda e decisa, scorrere lungo la mia schiena. Prima la deterge con un batuffolo profumato, movimenti sicuri e veloci, poi mi tampona con delicatezza, quasi a scusarsi per ciò che sta per venire. Quando si piega su di me, il suo respiro sfiora la mia nuca, e le sue dita scattano con maestria fra le scapole, accarezzando, valutando la resistenza dei peli, misurando la grana della pelle.
«Hai mai fatto la ceretta ?» chiede, soffiandomi il fiato caldo vicino all’orecchio.
«No, mai.» Sento la voce uscirmi roca, vulnerabile.
Ride piano. «Allora ti guido passo passo. Prima scaldiamo la pelle, poi vado a sezioni. Mi raccomando, respira profondamente.»
La preparazione è quasi peggio dell’atto in sé: Laura apre un barattolo di cera che profuma di miele e gelsomino, e il rumore dello stecchino che affonda nella pasta bollente mi fa venire in mente un calderone di strega. Sento il primo tocco, liquido e rovente, scorrere lungo la colonna vertebrale. Lì per lì il calore è piacevole, tanto che rilasso le spalle e chiudo gli occhi, ma poi la cera inizia a indurirsi, aderendo ai peli come una seconda pelle.
Laura sfrutta ogni secondo di attesa per posizionarsi meglio, poggiando le mani sulle mie costole laterali, imprimendo una leggera pressione col bacino sulla mia schiena, come se fosse anche lei a dover sostenere lo strappo. Mi sussurra di nuovo all’orecchio: «Pronto?»
Sento un brivido correre dalla nuca fino al coccige. «Vai,» mormoro, e mi aggrappo ai bordi del lettino.
Lei ride ancora, con una gentilezza un po’ sadica, e poi—
STRAPP!
Un dolore acuto, improvviso. Stringo i denti, ma non emetto un suono.«Hai la pelle molto sensibile, vedo. Ma hai resistito bene,» dice Laura, passando un dito sulle zone appena trattate.
«Devi essere un tipo tosto.»
Mi sento in imbarazzo per quella che mi sembra una lode immeritata. «Grazie,» mormoro, concentrandomi sul respiro.
Laura posiziona un nuovo strato di cera, questa volta più a sinistra, lungo il costato. Mi accorgo che la sua posizione è cambiata: è più vicina, le sue ginocchia premono leggermente contro il mio fianco. Il suo profumo è diverso qui, un misto di sapone e qualcosa di più dolce, più personale.
«Ora questa zona potrebbe essere più dolorosa,» dice, appoggiando una mano sulla mia spalla per stabilizzarsi. «I peli qui sono più profondi.»
Sentendola così vicina, non posso fare a meno di notare il calore del suo corpo. Il suo seno sfiora la mia schiena quando si piega per applicare la cera, un contatto fugace che mi fa trattenere il fiato. È solo professionale, mi dico, ma il mio corpo reagisce in un modo che mi mette a disagio sul lettino.
Le sue mani scorrono sulla mia schiena, dita lunghe e unghie perfettamente curate che sanno dove toccare e come pesare la pressione, né troppo decise né troppo leggere. Sento la punta delle sue dita sfiorare la colonna vertebrale, poi descrivere cerchi lenti attorno alle scapole, quasi volesse modellarmi con lo stesso impegno con cui liscia la cera ancora tiepida sulla pelle. Ogni movimento sembra calibrato per confondere il dolore con il piacere, il bruciore con qualcosa di più profondo, sottile, che si insinua in un angolo ben difeso del mio cervello.
Laura si ferma per un istante con le mani appoggiate sulle mie spalle, quasi a volermi trasmettere energia attraverso il contatto. La sento respirare, un soffio breve che mi solletica la nuca. «Hai una muscolatura ben definita, anche se sei sovrappeso,» dice, lasciando la frase sospesa nell’aria come il fumo di una sigaretta. Sento il pollice che preme con decisione nel solco tra la scapola e la spina dorsale, quasi a voler lasciare un’impronta. Rimango in silenzio, aspettando il seguito.
«Peccato, saresti perfetto con qualche kilo in meno,» aggiunge, stavolta abbassando la voce fino a renderla quasi un sussurro. «Scusami se sono troppo diretta.»
La frase arriva morbida, senza cattiveria, come un consiglio che si dà a un amico fidato o, forse, a un amante occasionale. Immagino il suo sorriso, il lampo del piercing che danza tra le labbra, la tensione di chi si diverte a provocare.
La sua confidenza mi sorprende, ma invece di ferirmi mi fa sorridere. «Non ti preoccupare, sono abituato alla sincerità. E comunque, meglio un po’ di massa che niente muscoli, no?» Cerco di essere spiritoso, di tenere il gioco su un terreno neutro, ma la mia voce tradisce una nota di compiacimento.
Laura ride, e stavolta il suono mi arriva diretto all’inguine, come se avesse imparato a modulare le vibrazioni del suo corpo per colpire dove sa che fa più effetto. «Ti posso garantire che preferisco lavorare su corpi veri. Sono più interessanti, più pieni di storie da scoprire. I magri alla fine si assomigliano tutti.»
Mentre parla, la sua mano scende lungo il fianco, sfiorando la curva che separa la schiena dalla vita. Avverto la pressione del suo palmo che si fa più sicura, quasi affettuosa, e per un attimo ho l’impressione che si stia trattenendo dal fare altro, da spingersi in un territorio meno professionale.
La conversazione, però, non si ferma; anzi, decolla, come se la stanza si restringesse per lasciare spazio solo alle nostre voci e ai silenzi che si insinuano tra una domanda e una risposta. Laura non si limita a chiacchierare per distrarmi dal dolore: sembra voler scavare, indagare, stuzzicare ogni lato del mio carattere. Riconosco il trucco — è la strategia dell’estetista, lo so, l’arte di far sentire il corpo in mani sicure e la mente in un luogo protetto dove anche le confessioni più imbarazzanti sanno di leggerezza. Ma con lei la sensazione è diversa, più intensa. C’è una fame di dettagli che mi fa sentire come se fossi l’unico cliente sulla sua agenda, come se ogni attimo la riguardasse davvero. Mi chiede del lavoro: «Cosa fai nella vita vera?» “Nella vita vera”: come se esistesse una vita finta, quella che viviamo qui dentro, in questo spazio sospeso tra cera e musica lounge. «Sono il responsabile IT di una fintech,» rispondo con voce ancora un po’ incerta, tanto è strano parlare mentre sono sdraiato a torso nudo, con una ragazza che mi spalma cera calda lungo la schiena.
«Ah, allora sei uno tipo pignolo,» commenta, con un sorriso storto. Il piercing si intravede quando la sua lingua sbatte contro i denti prima di concludere la frase. «Hai l’ufficio molto lontano o sotto casa?» «Un po’ e un po’. Cioè la società è a Roma, ma io lavoro da remoto, quindi sto quasi tutto il giorno a casa.» Laura annuisce come se sapesse esattamente di cosa parlo. «Io non potrei mai farlo da remoto: togliere i peli via mail sarebbe un casino,» ride, e sento il suo corpo scuotersi mentre il suo bacino si flette di più contro la mia schiena, complice il peso condiviso sul lettino. A ogni battuta, la tensione si scioglie e si ricompone in una forma diversa, sempre più personale.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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