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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap7#2


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
01.06.2026    |    5.535    |    3 6.0
"Gli anelli da quattro centimetri che le pendono dai capezzoli sono lucidissimi, e amplificano ogni piccolo movimento..."
Natale Perverso Capitolo 7 – Capodanno

PARTE 2 di 6

*** DANIELA ***

Sono le nove in punto quando il tempo della preparazione si trasforma in quello della celebrazione. Mi prendo qualche istante seduta sul letto, le gambe accavallate, il plug che pulsa e mi ricorda ogni secondo la mia condizione di possesso. Guardo Michela: si dondola avanti e indietro, nuda, così nuda da sembrare inadeguata persino a sé stessa, ma invece è perfetta, pronta, determinata come una martire che conosce già il sapore della propria agonia.

Prendo il barattolo di crema alla menta e la spalmo sulle braccia, risalendo verso il collo e poi oltre, sulle spalle. La sensazione di freschezza mi fa rabbrividire, ma il freddo dura un attimo: il calore della pelle lo divora subito. Ne prelevo ancora, la massaggio sulle cosce, sulle ginocchia, tra le dita dei piedi, e infine passo la mano sotto il seno, facendolo oscillare un secondo prima di lasciarlo vibrare libero. Michela si avvicina, la pelle che profuma già di sesso e desiderio, e mi porge la schiena: vuole che sia io a occuparmi dei suoi punti più segreti.

«Lascia che te la spalmi io» le dico, bassa, quasi minacciosa. Prendo il vasetto di vaselina e mi inginocchio dietro di lei. Il plug blu è immerso nella carne, un piccolo universo ellittico che pulsa tra i suoi glutei. Ne stendo una passata generosa intorno, poi spingo piano un dito all’interno, ruotandolo. Michela geme, si piega in avanti, aggrappandosi ai bordi del letto. Le mie dita lavorano in tandem: una che gira, l’altra che massaggia il perineo e la zona tra la figa e l’ano, spargendo la lucentezza ovunque. La so felice così, so che non vede l’ora di essere sfondata, di sentire che tutto il suo corpo è una porta aperta, un invito.

Quando estraggo il dito, ne passo un po’ sulle sue grandi labbra, che sono già scurissime, gonfie e lucide, poi sollevo la testa e le do un colpetto sul fianco.

«Sei pronta.»

Lei si volta, mi guarda con gratitudine e ammirazione, poi si inginocchia e ricambia il favore: mi spalma la crema tra le natiche, la allunga verso la fessura, mi spinge il plug large dentro con un colpo netto. Sento il cuore accelerare, il bisogno di essere umiliata che si fonde con la tenerezza del gesto. È come se ogni volta che ci tocchiamo, ogni volta che ci prepariamo a essere oltraggiate, ci comunicassimo un amore spietato e segreto.

Passiamo forse dieci minuti così, a ungere e lucidare i nostri corpi, a ridere sottovoce, a sussurrarci oscenità. Poi la porta si apre, e Luigi fa il suo ingresso trionfale, circondato da un’aura di complicità maschile che odora di whisky e pelle.
Tiene in mano una scatola di velluto nero; la poggia sul tavolo e la apre con un gesto teatrale. All’interno, il collare: cuoio nero, diamanti veri, cuciti come piccole lacrime di luce lungo tutto il perimetro. C’è anche una targhetta di metallo argento, su cui è inciso il mio nome, come se la bestia da domare fossi io e non Michela.

Luigi inarca il sopracciglio e guarda prima me, poi Michela.

«Per la regina della serata», dice, senza un’ombra di ironia. «Ma so che lo vuoi per la tua troia. Claudia mia ha chiesto di personalizzarlo per te.»

Sorrido, lo guardo negli occhi, e per un attimo ci intendiamo alla perfezione: il potere non mi appartiene mai fino in fondo se non ho qualcuno disposto a consegnarselo, a goderne quanto me. Faccio cenno a Michela di avvicinarsi; lei si mette in ginocchio, la schiena dritta, la testa leggermente inclinata in avanti. Prendo il collare, lo passo sotto la sua mascella, sento le dita leggermente tremare; allaccio la fibbia e stringo fino a che la pelle non arrossisce e i diamanti sembrano brillare ancora di più.

Il collare è pesante, affonda nella carne nuda, ma Michela non si lamenta; anzi, gira la testa piano, come per offrirsi meglio. Quando alza gli occhi su di me, vedo che sono lucidi di lacrime, ma sono lacrime di felicità, e anche di orgoglio.
«Grazie, Padrona», sussurra.

«È bellissimo. Non me lo toglierò mai.»

Le passo il dito sotto la targhetta, la sento fremere. «Dovrai guadagnartelo. Ma sono sicura che ti impegnerai.»
Luigi applaude piano, fa un cenno di approvazione, poi scompare lasciandoci ancora sole.
Per qualche minuto, rimaniamo entrambe in silenzio, a contemplare la tensione erotica che si è creata. Il collare di Michela le trasforma il volto, la rende quasi una dea perversa, un’icona da venerare, ma anche da seviziare. Capisco che stasera è pronta per tutto; che la offro al mondo, ma con l’illusione infantile che tornerà sempre a me.

Mi alzo dal letto, la pelle ormai assuefatta al brivido della menta, e mi avvicino all’armadio. Apro le ante e osservo l’ordine ossessivo con cui ho disposto i vestiti della serata: abiti da puttana di una raffinatezza quasi aristocratica, tutti pensati per esibire, non per coprire. Lascio che sia Michela la prima a scegliere.
Lei si avvicina, sfiora i tessuti con la punta delle dita, poi prende il vestito nero. Lo srotola e lo mette davanti a sé, come fanno le bambine con le gonne della madre. Lo infila senza mutande, ovviamente: le profonde scollature davanti e dietro lasciano completamente scoperti il culo e la figa. Il tessuto si allaccia dietro il collo in un girocollo di raso nero, che si sovrappone provocatoriamente al collare di diamanti, come se la sfida fosse diventare ancora più schiava e più regina insieme.

Il seno di Michela è perfetto, tondo e saldo, ma in questo vestito sembra quasi troppo grande per le strisce di tessuto che lo contengono; a ogni respiro, i capezzoli forano il tessuto come proiettili. Li guardo, li accarezzo, ne sento la durezza che risponde al mio tocco. Gli anelli da quattro centimetri che le pendono dai capezzoli sono lucidissimi, e amplificano ogni piccolo movimento.

Ma la vera meraviglia sono i tatuaggi: sotto il seno destro, il mio volto stilizzato, una linea appena accennata che mi rende quasi una divinità domestica. Dal monte di Venere fino all’ombelico, la scritta in nero maiuscolo «SLAVE», che sembra quasi una minaccia a chiunque osi dimenticare la sua condizione.

«Mettiti in posa davanti allo specchio», le ordino.

Lei obbedisce con un sorriso, e mi mostra il profilo, poi si gira di tre quarti, poi di spalle, come in una passerella perversa.
Mi tolgo l’accappatoio bianco e prendo il mio vestito beige. È più sottile ancora del suo, una tela di ragno che lascia scoperta la schiena e mette in risalto ogni curva. I due spacchi laterali sono così profondi da arrivare quasi all’ascella; quando mi piego o cammino, la figa si scopre ad ogni passo. Non indosso slip, ovviamente: sarebbe una contraddizione con la mia filosofia di base, quella che impone che ogni cosa sia visibile, ogni umiliazione sia potenziale.
Michela mi osserva mentre mi vesto, e sento il suo sguardo: non c’è competizione, né gelosia, solo una brama infantile di essere come me, di farmi orgoglio.

Mi avvicino allo specchio, tiro indietro i capelli e controllo il risultato finale. Il mio plug rosso fa capolino fra le natiche, più piccolo rispetto al suo mostruoso blu, ma comunque ben visibile. Le nostre pelli brillano, le nostre pance sono piatte, le cosce nervose e levigate dalla cera e dalla ginnastica. Siamo oscene, sì, ma anche magnifiche, come pupe di cioccolato pronte a essere masticate, leccate e adorate.

*** NOTE ***

---CAPITOLO 7: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi sei!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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