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Sottomessa al Piacere-Vergogna in ufficio #1


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
01.09.2025    |    23.771    |    7 9.6
"Arrossisco in viso, un misto di imbarazzo e eccitazione che mi fa girare la testa..."
--- PARTE 1 ---

Eccomi qui, seduta alla mia scrivania da amministratrice dell'azienda, a fingere di essere la capa indiscussa di questo circo di impiegati e consulenti.

Oh, ironia della sorte, io, Michela, la donna dal carattere forte, quella che un tempo dettava legge con un solo sguardo, ora mi ritrovo a tremare come una foglia al vento solo perché Daniela, la nuova direttrice del personale, ha deciso di entrare nella mia vita come un uragano. E non un uragano qualsiasi, no: uno di quelli che ti spazza via le certezze e ti lascia eccitata e terrorizzata allo stesso tempo.

Preoccupata? Assolutamente sì. Eccitata? Oh, diamine, più di quanto voglia ammettere. Perché Daniela è la mia Padrona. Sì, con la P maiuscola, come in quelle storie che leggi di nascosto e poi fingi di disprezzare.

Le mie collaboratrici storiche, Luciana e Patrizia, quelle che un tempo pendevano dalle mie labbra, ora obbediscono solo a lei. È come se Daniela avesse premuto un interruttore e trasformato il mio regno in un teatrino dove io sono la marionetta principale.

E l'abbigliamento? Dio mio, l'abbigliamento a cui mi costringe è semplicemente osceno.

Una minigonna che copre a malapena le cosce, calze a rete tenute su da un stringi vita che parte da sopra l'ombelico fino sotto il seno, ma non lo coprono anzi lo spingono verso l'altro mettendolo in evidenza. Tutto questo mi fa sentire come una comparsa in un film di serie B, una camicetta trasparente che lascia poco all'immaginazione, tacchi da 12 centimetri che mi fanno camminare come una gazzella ubriaca, e – ciliegina sulla torta – elastici sui capezzoli che li tengono turgidi e ipersensibili, più un plug nel culo che mi ricorda costantemente chi comanda.


Ironico, no? Io, la donna d'affari impeccabile, ridotta a un oggetto sessuale ambulante. E la cosa peggiore è che una parte di me lo adora.

Dopo avermi costretto a vestirmi come una troia, ora la mia Padrona vuole farmi esibire.

«Credo sia ora di uscire a fare un giro fuori dall'ufficio, no?» dice, con un tono che non ammette repliche.

Sobbalzo sulla sedia, un mix di paura e eccitazione che mi fa formicolare la pelle. Cosa diranno tutti coloro che mi vedranno conciata così?

I consulenti, gli impiegati, le segretarie... oh, già me li immagino a bisbigliare, a giudicare, a desiderare.

«La accompagnerò io!» interviene Patrizia, con un entusiasmo che mi fa storcere il naso. Lei, che un tempo era la mia alleata fidata, ora è la guardiana di Daniela.

«È un'ottima idea,» approva Daniela, fissandomi con quegli occhi che sembrano leggermi l'anima.

«Portala un po' nella sala principale, falla girare in mezzo alle scrivanie. Ma ricordati, Patrizia, qualunque cosa succeda... non deve godere.

Non deve mai arrivare al piacere. Non fino a quando non lo deciderò io. Intesi?»

«Chiarissimo,» annuisce Patrizia, con un rispetto che un tempo riservava a me. Subordinazione totale verso la nuova arrivata.

Io, la capa, ridotta a un giocattolo da passeggio.

«Là fuori, è... è pieno di gente... e io sono vestita in modo indecente...» gemo, sentendo già il rossore salirmi alle guance.

Il cuore mi batte forte, l'eccitazione mi fa bagnare tra le gambe, ma la preoccupazione mi stringe lo stomaco.

«Sono vere tutte e due le cose,» conferma Daniela con un ghigno.

«Ma Patrizia farà buona guardia. Ti osserveranno, commenteranno, capiranno che stai diventando una sexy troia, ma nessuno ti toccherà.»

Arrossisco violentemente a quelle parole. Non so se per l'imbarazzo di essere trattata come una prostituta o per l'idea – ammettiamolo, molto eccitante – che qualcuno dei consulenti presenti quel giorno possa toccarmi nel modo giusto. Fantasie che mi turbinano in testa, facendomi fremere.

Patrizia mi prende per il braccio con delicatezza ma decisione, conducendomi dietro di sé. Io, con questi tacchi chilometrici, quasi inciampo a ogni passo. Sotto lo sguardo attento di Daniela, usciamo dall'ufficio e entriamo nel salone principale, attraversando lo spazioso corridoio centrale fra le due file di scrivanie. Ma lo facciamo molto lentamente.

Patrizia rallenta appositamente il passo, come se volesse prolungare la mia agonia. Io, al contrario, vorrei sfrecciare via come un fulmine, sparire in un buco.

Sento l'aria fresca scorrermi in mezzo alle cosce, lambire il mio sesso esposto, senza mutandine a fare da barriera. Gli elastici sui capezzoli li tengono turgidi, ipersensibili, e ogni movimento è una tortura deliziosa. È come sentire gli sguardi di tutti addosso, pesanti come carezze.

Patrizia, essendo leggermente più bassa – e ancor più con questi tacchi che mi fanno torreggiare – maliziosamente mi strofina le nocche sull'esterno della coscia, creando un contatto che mi destabilizza l'equilibrio.

«Ci hai pensato, troia?» mi sussurra all'orecchio, con un tono che mi fa rabbrividire.

«Qui dentro ti volevano scopare tutti, già quando venivi al lavoro vestita da suora. Pensa cosa vorrebbero farti ora che sembri una puttana di strada...»

Non ho il coraggio di rispondere. Sa bene che ha ragione. Sono sempre stata il sogno erotico dei miei dipendenti – la capa irraggiungibile, con il suo fascino da donna in carriera.

Ora, dai loro sguardi, capisco che sia uomini che donne vorrebbero scoparmi a sangue, o in alternativa usarmi come uno straccio per pulire a terra.

Tutto questo comincia a piacermi. Trovo eccitante essere l'oggetto del desiderio di tutti e tutte. Sento gocciolare tra le gambe, e non ho dubbi sulla causa. Il passo lento e ritmato imposto da Patrizia trasforma questa camminata in una passerella da sfilata erotica. Gli addetti commerciali e le impiegate amministrative si scambiano commenti a sfondo sessuale sempre più estremi sulla loro capa.

«Guardate che tette... sembra uscita da un porno,» bisbiglia uno.

«E quel culo? Vorrei sculacciarlo fino a farlo rosso,» risponde un'altra.

Arrossisco in viso, un misto di imbarazzo e eccitazione che mi fa girare la testa.

Patrizia non ha fretta. Si avvicina a una scrivania di una giovane tirocinante, e io la seguo come un cagnolino al guinzaglio.

Il mio ruolo mi impone di essere gentile, di fingere interesse professionale, quando in realtà ogni fibra della mia attenzione è catturata dalla sensazione del plug metallico che mi dilata l'ano, premendo contro le pareti sensibili ad ogni minimo movimento.

Il mio sesso pulsa, caldo e umido, e sento la lubrificazione scivolare lentamente lungo l'interno coscia, lasciando una scia viscosa sulla pelle tesa.

La ragazza davanti a me è una biondina esile, non più di vent'anni, con capelli color grano raccolti in una coda bassa. Ha occhi azzurri spalancati come quelli di un cerbiatto, le guance spruzzate di lentiggini pallide.

«Come va, Chiara? Ti stai trovando bene qui, nella nostra azienda?» chiedo, mordendomi l'interno della guancia per controllare il respiro che minaccia di trasformarsi in ansiti.

La giovane sbatte le palpebre ripetutamente, le pupille che si dilatano mentre il suo sguardo scivola dal mio viso alla scollatura profonda dove il seno, compresso dallo stringivita, sembra voler traboccare dalla camicetta.

La minigonna è risalita e si vede tutto. I tacchi a spillo mi costringono a inclinare il bacino in avanti, accentuando la curva del sedere. I miei capezzoli, torturati dagli elastici, sporgono come piccoli ciottoli sotto il tessuto trasparente, i contorni delle areole perfettamente visibili.

«Io... sì, dottoressa, sono molto contenta di essere qui...» balbetta infine, un rossore intenso che le risale dal collo fino alle orecchie.

Da dietro, Patrizia urta volontariamente una penna sulla scrivania con un movimento secco del polso, facendola cadere a terra con un tintinnio metallico che attira l'attenzione di tutti. La penna rotola fino a fermarsi proprio tra i miei tacchi a spillo. L'aria si cristallizza in un momento di imbarazzo palpabile, denso come nebbia.

Chiara, con le guance che si tingono di un rosa acceso, sa che sarebbe compito suo raccoglierla, ma le sue mani tremano leggermente sulla tastiera. I suoi occhi azzurri si muovono nervosamente tra la penna e le mie gambe fasciate dalle calze a rete, che lasciano intravedere lembi di pelle nuda.

«Dottoressa, mi scusi,» fa Patrizia con un sorriso falso che le increspa solo un angolo della bocca, mentre gli occhi rimangono freddi e calcolatori.

«Non è che potrebbe raccogliere lei la penna che è caduta?» La sua voce è mielosa, quasi cantilenante.

Il suo intento è trasparente come vetro: farmi chinare, esporre tutto ciò che la stoffa minima della gonna a malapena nasconde.

«Sì, certo, la raccolgo io...» rispondo con un tono forzatamente gentile, mentre dentro di me impreco furiosamente. Se mi chino normalmente, il tessuto elastico della minigonna si tenderà come una seconda pelle, rivelando a tutti il plug metallico che mi dilata l'ano.

L'unica soluzione è mettermi in ginocchio, tenendo le cosce serrate come una morsa. Ma appena mi abbasso sulle ginocchia, il pavimento freddo contro la pelle nuda, Patrizia, con un movimento che simula perfettamente l'involontarietà, allunga il piede dalla scarpa lucida e dà un calcetto alla penna, che scivola con un sibilo sul pavimento liscio fino a scomparire nell'ombra sotto la scrivania di Chiara.

Chiara sgrana gli occhi fino a mostrare il bianco tutto intorno all'iride, le pupille dilatate come pozzi neri. È completamente incapace di distogliere lo sguardo dalla mia scollatura profonda, dove il seno abbondante, compresso dallo stringivita, deborda come panna montata da una coppa troppo piccola, i capezzoli turgidi che premono contro il tessuto trasparente della camicetta.

--- CONTINUA ---

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Terzo capitolo delle Vicissitudini di Michela e della sua padrona Daniela. Anche questo capitolo è diviso in 3 parti e quella che avete appena letto è la prima. Per non perdere il senso di tutto il racconto, vi invito a leggerle in modo progressivo e soprattutto partite al primo capitolo che troverete sempre sul mio profilo con il titolo 'Sottomessa al Piacere'.

Insomma seguite la cronologia e il piacere sarà doppio. L'autrice è "Damabiancaesib" e se volete maggiori dettagli su di lei potete visitare la sua pagina https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib, scritta da un altro autore dalle sue parole un po' di tempo fa e rielaborata da me secondo il mio stile, ma spero che la mia versione vi abbia eccitato di più e che possa essere di ispirazione per le vostre avventure.

Se i racconti vi piacciono, vi prego di lasciarmi un commento, così capirò se proseguire con la storia oppure no.

Se, invece, avete dei pensierini poco decenti e stimolanti per me e il mio corpicino, sarò lieto di creare insieme a voi delle nuove avventure, le nostre, vere e piene di Eros e lussuria. Ovviamente il mio invito è per le creature femminili( in particolar modo le donne, ma non solo) e le coppie. Scrivetemi qui o su altri social, specialmente quello sul telefonino, tanto il mio nickname è sempre lo stesso per tutti i canali.

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