bdsm
Sottomessa al Piacere-L'estetista perversa #1
giorgal73
24.11.2025 |
15.747 |
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"La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib"..."
***MICHELA***Cazzo, il mio corpo è un campo di battaglia devastato, un casino di carne marchiata e pulsante che mi ricorda ogni secondo quanto sono caduta in basso. Per ore infinite quei due bastardi depravati, Giorgio e Marco, mi hanno torturata, costringendomi a esaudire ogni loro perversione schifosa mentre Daniela, la mia padrona sadica, faceva da regista compiaciuta e godeva di ogni mio urlo e gemito come se fosse musica per le sue orecchie dominanti.
Il mio culo è un abisso profanato, inondato da litri di sborra viscida e bollente che quei due mi hanno sparato dentro. Quella pienezza appiccicosa mi dilata dall’interno e mi fa sentire una fogna ambulante: umiliata, ma eccitata da morire al pensiero di essere piena di loro per volere di lei. Penso: «Cazzo, Daniela, mi hai trasformata in un contenitore di sperma… e io lo adoro. Mi fa bagnare la fica nonostante il dolore che mi lacera.»
La vera sofferenza, però, quella che mi tormenta notte e giorno, sono i piercing: sette buchi del cazzo che bruciano come fuoco vivo anche dopo una settimana. Un tormento costante che mi fa contrarre i muscoli in spasmi involontari, un misto di agonia lancinante e desiderio perverso che mi consuma l’anima e mi spinge a implorare silenziosamente più umiliazione.
Da Giorgio ho passato una giornata allucinante, un incubo erotico in cui ogni ago mi trafiggeva la carne come una punizione divina. Ne sono uscita con la figa, i capezzoli, la lingua e l’ombelico bucati e martoriati, il corpo che tremava come una foglia in un uragano, il sangue che colava misto ai miei umori traditori.
Pensavo: «Cazzo, padrona, ogni buco è un tuo sigillo, un marchio che mi lega a te per sempre. Il dolore mi fa urlare, ma l’eccitazione mi fa venire, bagnata per la tua crudeltà.»
Purtroppo la tortura continuerà per altre dodici settimane di merda. Ogni volta dovrò subire ogni tipo di nefandezza sessuale per sdebitarmi della sofferenza procurata da Giorgio e Marco, quei due porci che mi useranno come una bambola da scopare mentre la mia padrona godrà del mio dolore come una dea sadica, seduta a guardare con gli occhi che scintilleranno di lussuria. Ma, cazzo, anche io lo voglio, lo cerco questo tormento: un desiderio malato che mi fa pulsare la fica al solo pensiero. Umiliata ma felice di essere la sua cagna devota, pronta a implorare più aghi, più dilatazioni, più sborra.
L’inventario dei buchi è presto fatto, un catalogo di depravazione che mi fa arrossire e bagnare allo stesso tempo. Le mie grandi labbra hanno un buco ciascuna sulla parte superiore, dove per il momento è incastonato un divaricatore da 2 mm che tira e brucia come acido, dilatandomi lentamente la carne tenera in un’espansione lenta e agonizzante che mi strappa un gemito a ogni passo. Col tempo arriverà a 26 mm, con aumenti di 2 mm a sessione: un processo brutale che mi terrorizza e mi eccita. Penso: «Cazzo, 26 mm… mi spalancheranno come una fogna aperta, pronta per qualunque cosa Daniela voglia infilarci. Il dolore mi squarcia, ma il desiderio mi consuma.»
Il clitoride ha una bella barretta con palline ai lati che me lo ricorda in ogni momento, tirando e sfregando quel bocciolo ipersensibile come una morsa erotica. Mi fa impazzire di piacere represso e costante, soprattutto quando cammino e le palline rotolano contro la carne gonfia, provocandomi spasmi involontari che mi bagnano come una troia in calore.
I capezzoli non sono stati risparmiati: hanno un divaricatore da 2 mm ciascuno che li allarga con un bruciore profondo e incessante. Mi fanno urlare al minimo tocco. La settimana prossima passeranno direttamente a 4 mm in una sola sessione, così da accogliere anelli pesanti e osceni che penderanno come trofei umilianti, tirando la carne dilatata a ogni movimento in un dolore lancinante che si trasformerà in estasi perversa.
La lingua non è più un semplice muscolo, ma uno strumento lussurioso con la sua barretta e le sue sfere – gemma sferica blu sopra che luccica come un gioiello proibito, metallica sotto che tira crudele – rendendo ogni leccata un amplificatore di piacere misto a dolore. Balbetto e gemo mentre sfrego contro la fica di Daniela: un tormento che mi eccita da morire.
Infine la catenella d’argento sull’ombelico crea, a ogni movimento, una sinfonia perversa e tintinnante che mi eccita le viscere, dondolando contro la pancia sudata come un pendolo sadico, tirando il foro fresco in un bruciore ritmico che si mescola al pulsare degli altri buchi.
Penso: «Cazzo, questa catenella è il mio collare pubblico, un marchio che mi fa bagnare al solo suono, pronta per essere esibita e usata da Daniela.»
Come ogni mattina, Luciana – quella stronza della mia dipendente con occhi di ghiaccio e labbra sottili piegate in un ghigno da infermiera sadica – mi spalma la crema antibiotica color avorio tre volte al giorno, come ordinato. Gira lentamente i dilatatori d’acciaio con dita guantate di lattice blu e crudeli per evitare che si blocchino nella carne fresca e arrossata.
È un rituale metodico che mi strappa gemiti rochi e spezzati, echi umidi nel bagno piastrellato. Il bruciore lancinante, come aghi roventi che penetrano fino al midollo, si intreccia a un desiderio ardente e perverso che mi contorce le viscere: un promemoria umiliante della mia sottomissione totale che mi fa bagnare la fica pulsante nonostante le lacrime salate che colano sulle guance infuocate.
Dopo la crema, Luciana lubrifica il mio ano con la vasellina per mantenerlo morbido ed elastico, facendolo brillare come una ciliegia oscena. La sessione di depilazione quotidiana fortunatamente è stata eliminata in attesa della depilazione laser che li estirperà per sempre, bruciandone le radici con precisione chirurgica.
La cerimonia termina quando Luciana estrae lentamente le dita guantate dal mio culo – prima l’indice, poi il medio, infine l’anulare – lasciandomi un vuoto momentaneo che mi strappa un gemito di frustrazione. Il freddo della stanza colpisce l’apertura dilatata e pulsante prima che lei afferri il plug anale, lo cosparga di lubrificante e lo prema contro l’orifizio con lentezza calcolata. Sento ogni centimetro d’acciaio freddo farsi strada dentro di me, allargandomi in un dolore bruciante che si trasforma in piacere vergognoso quando la base si posiziona perfettamente tra le mie natiche. Sono pronta, finalmente completa, per andare a rapporto da Daniela.
***DANIELA***
Oggi farò conoscere alla mia schiava una nuova amica che, per le prossime settimane, la renderà liscia come porcellana, eliminando quei peli ispidi e neri che rovinano la perfezione della sua pelle d’avorio. Cinzia, l’estetista dagli occhi di gatto e dalle dita affusolate, è una lesbica perversa con una collezione di strumenti lucidi e affilati che userà con sadica precisione, facendola contorcere sul lettino mentre le brucia ogni follicolo.
Tra poco la cagna arriverà nel mio ufficio, i tacchi alti che risuoneranno sul marmo freddo come un battito cardiaco accelerato di paura e desiderio, il miniabito che lascerà intravedere i piercing e i dilatatori che le ho donato per rendere il suo corpo perfetto… ma non del tutto. Mancano ancora i tatuaggi.
Chiamo subito Patrizia, la mia assistente che ogni giorno mi aiuta a mantenere dilatato il culo della schiava con sessioni quotidiane di fist e dildo, oltre a somministrarle la dose di umiliazione che la fa bagnare come una fontana nonostante le lacrime mascara-colato.
Dei «toc toc» timidi e patetici risuonano sulla porta di vetro opaco. Quel suono mi fa sorridere: so che è lei, la mia puttana marchiata che trema già al pensiero di ciò che le farò. «Entra, cagna,» ordino con voce tagliente come una frusta. Patrizia apre con un gesto rude e Michela entra barcollante sui tacchi, il corpo che trema come una foglia. Sa esattamente dove andare: dritta nel bagno adiacente, il suo rifugio quotidiano di umiliazione.
Ci guardiamo negli occhi con disprezzo e desiderio intrecciati, ammirando i suoi piercing che luccicano sotto la luce fredda dell’ufficio. Le metto le mani sulle spalle tremanti, la giro con forza brutale come una bambola di pezza e la spingo verso il basso. «Offrimi il tuo culo slabbrato, lo devo allargare di più, puttana schifosa,» ringhio con voce bassa e velenosa. L’ordine viene eseguito senza esitazione: si piega obbediente, il miniabito si solleva scoprendo quel buco dilatato e invitante, il plug che sporge come un trofeo osceno pronto a essere rimosso.
Patrizia, con un ghigno complice, le afferra la testa per i capelli sudati e la guida dentro la tazza del water. L’odore acre del disinfettante la destabilizza, facendola tossire umiliata mentre il viso affonda nella porcellana fredda. «Bevi l’odore della tua umiliazione, cagna da cesso,» sibila Patrizia ridendo. Io tolgo il plug con un gesto secco e violento – il suono umido riecheggia come un invito perverso – e con un fallo dello stesso diametro, un dildo nero e venoso largo 8 cm, la sodomizzo con rudezza brutale. Il cazzo finto entra ed esce come un pistone sadico; la sua pelle si tira e si allunga intorno al silicone, ma lo accoglie con facilità viscida dopo settimane di dilatazione. I suoi gemiti, attutiti dalla tazza, mi fanno bagnare la fica da morire, un calore pulsante tra le cosce mentre la insulto con ogni nefandezza che mi viene in mente: «Senti come ti sfonda, troia da bordello! Il tuo culo è una caverna spalancata per qualunque cazzo io voglia infilarci. Sei una fogna umana, una puttana: prendi ogni colpo, merda umana, e bagnati per me, perché sei nata per questo, vacca da dilatare e umiliare fino a romperti!»
I suoi gemiti si trasformano in singhiozzi bagnati, ma so che lo accetta come un dono prezioso; il suo corpo si contrae intorno al dildo in spasmi di piacere perverso, bagnandosi nonostante le lacrime che colano nel water.
La sessione di umiliazione sarà più breve oggi, perché tra poco andremo da Cinzia per la depilazione laser, ma non resisto a un ultimo insulto mentre estraggo il dildo con un suono schifoso e umido: «Per oggi basta, alzati, cagna. Non ti preoccupare: verrai ancora allargata come la fogna che sei. Il tuo culo assorbirà ogni cosa, proprio come ha fatto con la sborra di quei due porci, e i tuoi buchi dilatati bruceranno per me ogni fottuto giorno.»
Si alza barcollante, il viso rosso e bagnato di lacrime e disinfettante, ma con gli occhi lucidi di una devozione malata che mi fa sorridere sadica. È pronta per il prossimo round di tormento.
»» Parte 1 di 6 - Continua ««
*** NOTE ***
Un nuovo capitolo (diviso in 6 parti) nell'odissea perversa della nostra eroina. Vi ricordo che questa storia non è mera invenzione della mia mente: si ispira a esperienze reali, non mie, ma vissute da DamaBianca. La mia fantasia ha solo arricchito il racconto con i pensieri e i punti di vista di quei personaggi secondari che, nelle narrazioni convenzionali, passano spesso inosservati – eppure, a mio avviso, sono proprio loro a custodire l'essenza più profonda. Non mi limito a descrivere l'atto sessuale in sé, per quello esistono i video pornografici, che lo fanno con maggiore efficacia; il mio è un viaggio interiore nella perversione, un'esplorazione psicologica che mi impone di immedesimarmi in ogni singolo personaggio. Ed è qui che le mie infinite personalità emergono al meglio, intrecciandosi in un mosaico di ombre e desideri.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Queste pagine sono nate da eventi vissuti, solo lievemente impreziositi dalla mia penna. È una reinterpretazione di una storia già esistente, resa più intensa dal mio stile, con l'auspicio di aver acceso in voi emozioni travolgenti e nuove ispirazioni erotiche.
Ora tocca a voi: elevatemi a maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso, o relegatemi tra i sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente – o sussurratemi in privato proposte audaci, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in un Club Privè di Bologna o ovunque il desiderio ci conduca.
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Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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